Due decenni dopo l’11 settembre la prima vittima è l’impero americano

SCF, 10 settembre 2021

Il nefasto piano si è concluso con un abissale fallimento per la sua innata criminalità. “Alla fine del XX secolo, gli Stati Uniti dominavano il mondo come un colosso. Non avevamo pari militari o economici e la nostra vittoria ideologica sugli antagonisti della democrazia liberale sembrava totale. L’11 settembre ha cambiato tutto”, osservava il Brookings Institute, un think tank nordamericano. È difficile non essere d’accordo con tale valutazione anche se non condividiamo il dispiacere per la perdita della posizione degli Stati Uniti. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e prima dell’ascesa della Cina come potenza globale, gli Stati Uniti sembravano vivere un momento unico di dominio unipolare. Ma dopo 20 anni di guerra in Afghanistan, che avrebbe dovuto essere la vendetta per gli attacchi dell’11 settembre, gli Stati Uniti sono visti come impero in declino. Hanno perso il momento.
Una Russia risorgente e una Cina in ascesa sono la prova dell’emergere di un mondo multipolare, in cui gli Stati Uniti non sanno più affermare la propria volontà geopolitica. È un’inversione di tendenza piuttosto sorprendente in un arco di tempo storico relativamente breve. Gli eventi della mattina dell’11 settembre 2001, nella parte nord-orientale degli Stati Uniti, rimangono fonte di polemiche e intrighi. La versione ufficiale, come raccontato dalla Commissione sull’11 settembre, è che quattro aerei di linea commerciali furono dirottati da 19 terroristi di al-Qaida. Due voli si schiantarono contro il World Trade Center di New York; un terzo sull’edificio del Pentagono a Washington DC e un quarto fu abbattuto su un campo della Pennsylvania. Si pensa che quest’ultimo aereo fosse destinato a colpire la Casa Bianca o il Campidoglio, ma i passeggeri a bordo avrebbero ostacolato i piani dei dirottatori. In tutto, 3000 persone rimasero uccise in quello che fu definito il più grande attacco terroristico sul suolo nordamericano. 25000 altri rimasero feriti. Si ipotizza che una violazione così spettacolare della sicurezza nazionale degli Stati Uniti debba aver comportato una certa assistenza interna, diretta o indiretta, con una deliberata negligenza nel prevenire l’attacco.
Anche diversi gruppi professionali che rappresentano l’esperienza di migliaia di analisti aeronautici, piloti di linea, architetti e ingegneri misero in dubbio la narrativa ufficiale. In particolare, è dubbio che gli aerei di linea commerciali furono pilotati con tale precisione nelle condizioni fisiche descritte. Il crollo all’impronta di tre torri al World Trade Center (la terza non fu nemmeno colpita da un aereo) fa pensare che gli edifici e le strutture interne in acciaio semplicemente cedettero per il calore generato dall’esplosione del carburante per aerei. Ci sono prove dalle analisi degli esperti che gli edifici furono abbattuti mediante demolizione controllata.
Gli orribili eventi dell’11 settembre provvidero il momento “Pearl Harbour” che una cabala di pianificatori imperialisti statunitensi aveva apertamente desiderato. La repulsione pubblica potè essere sfruttata per proiettare il “dominio a pieno spettro” della potenza nordamericano a livello globale. Ciò non solo comportò licenza nell’impiegare forze militari in tutto il mondo senza la fastidiosa legalità delle Nazioni Unite. Inoltre concesse licenza nell’imporre restrizioni a libertà civili e democrazia in patria con varie iterazioni degli orwelliani Patriot Act e Homeland Security. Meno di un mese dopo l’11 settembre, gli Stati Uniti erano in guerra in Afghanistan, apparentemente per sconfiggere i governanti islamisti taliban alleati con al-Qaida. Washington fu assistita fin dall’inizio dal fidato complice britannico. La corsa alla guerra era l’opportunità per dimostrare al mondo la grandezza della potenza militare nordamericana o il loro “dominio a pieno spettro”. È dubbio che Washington si aspettasse di rimanere bloccata in Afghanistan per 20 anni, la guerra più lunga degli USA, che si concluse vergognosamente solo due settimane fa, il 30 agosto. In quel periodo gli Stati Uniti s’imbarcarono in un’orgia di violenze militari dall’altra disastrosa guerra in Iraq agli interventi altrettanto distruttivi in molti altri Paesi. A un certo punto, durante l’amministrazione Obama, gli USA bombardavano sette nazioni musulmane con la scusa di combattere la “guerra al terrore”.
Così, l’11 settembre e la guerra in Afghanistan misero tra parentesi un’era atroce di violazioni arbitrarie del diritto internazionale e crimini di guerra da parte di Washington ed alleati della NATO. Ma a che scopo, anche dal resoconto ufficiale del ragionamento? Il terrorismo si diffuse in più Paesi che mai. Questa settimana, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin avvertiva che l’Afghanistan sia focolaio di gruppi terroristici nel prossimo futuro. E’ la prognosi dopo che gli Stati Uniti hanno speso 2 trilioni di dollari nella loro guerra ventennale in Afghanistan causando milioni di vittime. Questo fine settimana verrà inaugurato il nuovo governo dell’Afghanistan. Comprende figure taliban, alcun cacciati dal potere quando gli Stati Uniti invasero il paese nel 2001. In altre parole, dopo tutto il caos e la sofferenza inflitti dall’occupazione militare nordamericana, non solo in Afghanistan, ma in diversi altri Paesi di sia, l’Africa, Medio Oriente ed Europa: la storia ha chiuso il cerchio. Il presidente Joe Biden dichiarava il ritiro delle forze armate statunitensi dall’Afghanistan come “missione completata”. Biden delirava. L’Afghanistan potrà riprendersi col sostegno regionale di Cina, Russia, Iran e altri. Ma ora il Paese sta peggio per condizioni umanitarie a causa del vandalismo imperialista statunitense. Anche altre nazioni furono saccheggiate e distrutte dall’orgia di violenza ventennale. Alcuna missione fu completata. Solo missioni interrotte da caos e sconfitte continue. Inoltre gli imperialisti nordamericani ora vogliono concentrarsi sulla “competizione delle grandi potenze” con Cina e Russia.
Il costo finanziario totale della “guerra al terrore” degli Stati Uniti fu stimato in oltre 8 trilioni di dollari. Lo spreco di risorse si riflette nello stato decrepito della società nordamericana (e britannica) dove i servizi pubblici e le infrastrutture crollano e disuguaglianza e povertà sono a livelli record. La “guerra al terrorismo” ha portato gli Stati Uniti, un tempo rispettati, al discredito internazionale. Sono visti globalmente come Stato canaglia infido e bandito, un paria criminale che non conosce limiti per barbarie. Il preteso mantello per rivendicare la leadership è lacerato. Le pretese di difendere democrazia, stato di diritto e di essere potenza indispensabile sono una parodia. L’impero statunitense ha colto il momento dell’11 settembre per consolidare il potere globale da presunto colosso unipolare. Il nefasto piano si è concluso con un abissale fallimento per la sua innata criminalità. Mentre esaminiamo le rovine lasciate da 11 settembre, Afghanistan ed guerre nordamericane negli ultimi 20 anni, forse la vittima più importante sono le ambizioni statunitensi di potere imperiale. In definitiva, nonostante le indicibili tragedie umane, questa è una buona cosa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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