Israele, Libia, Siria: la Russia vista come intermediario solido in Medio Oriente

Arkadij Savitskij SCF 10.08.2018

Grazie alla Russia, la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nel Golan è di nuovo operativa . Le forze di pace hanno iniziato a pattugliare insieme alla polizia militare russa dopo una lunga interruzione dal 2014. Saranno istituiti otto posti di osservazione con personale russo di fronte alle posizioni dell’ONU, “per escludere potenziali provocazioni”. Questi alla fine saranno consegnati alle forze del governo siriano. Il risveglio della missione delle Nazioni Unite è simbolico e può essere visto come il primo passo verso una soluzione pacifica nell’ambito del quadro internazionale, nonostante il fallimento dei colloqui mediati dalle Nazioni Unite a Ginevra. La Russia ha riportato le Nazioni Unite in Siria, impedendo un possibile conflitto tra le forze israeliane e iraniane. Questo è un successo molto significativo che chiarisce quale sia l’alto livello di fiducia che la Russia gode da tutte le parti coinvolte nel conflitto. Impressionato dal successo della Russia in Siria, il Generale di Brigata Ahmad al-Mismari, portavoce dell’Esercito nazionale libico (LNA) guidato dal feldmaresciallo Qalifa Balqasim Haftar, ha chiesto l’intervento russo in Libia “per liberarsi degli attori stranieri nel Paese”. Vuole l’aiuto di Mosca nell’organizzazione del voto nazionale e afferma che “il popolo libico cerca un alleato forte come la Russia”. Il funzionario osservava che quasi tutti gli ufficiali in servizio attivo nell’Esercito nazionale libico, così come quelli pensionati, furono addestrati in Russia.
Con una superficie di quasi 1,8 milioni di chilometri quadrati, la Libia è il quarto Paese più grande in Africa, la 16.ma nazione più grande al mondo, e vanta la decima riserva di petrolio. È impantanata nel conflitto tra due governi concorrenti dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, dopo l’intervento della NATO. Il Paese ha una serie di problemi da superare, come la rivalità tra le due amministrazioni, combattimenti tra varie fazioni armate, tribù e città-stato, un’economia in rovina e un’ondata incontrollata di armi. Il LNA ha respinto le forze jihadiste con un’offensiva per ripristinare la stabilità sotto un governo unito. L’esercito appartiene a una delle due fazioni rivali in lizza per il controllo della Libia, rappresentata dalla Camera dei Rappresentanti di Tobruq (HOR) o il “governo Tobruk” nella Libia orientale. L’altra fazione è il governo di accordo nazionale (GNA), appoggiato dall’ONU, che controlla la parte occidentale del Paese. Secondo l’ Accordo politico libico del 2015, si sarebbero dovuti fondare HoR e GNA per diventare l’organo legislativo del Paese. Tuttavia, tale piano non ha ancora dato frutti. Mosca ha eccellenti relazioni con entrambe le amministrazioni. L’anno scorso, il capo del governo dell’Accordo nazionale, Fayaz al-Saraj, visitò la Russia. Il Maresciallo Haftar è sempre stato desideroso di un’alleanza con Mosca. Il capo militare libico visitò la Russia due volte negli ultimi tre anni. Fu anche ospite a bordo della portaerei Admiral Kuznetsov, dove incontrò il Ministro della Difesa Shoigu per videoconferenza. Il feldmaresciallo, che parla un russo fluente, fu addestrato in Unione Sovietica. A Mosca chiese di mediare de usare la propria influenza per organizzare le elezioni presidenziali e parlamentari provvisoriamente previste per dicembre. La Russia aveva anche espresso il desiderio di riattivare una serie di accordi di cooperazione firmati con la Libia. Le compagnie russe sono disposte a tornare sul mercato libico. A differenza dell’occidente, Mosca non lega i suoi aiuti a richieste di riforme politiche, né fa una conferenza ai destinatari sulla necessità di adottare la democrazia di tipo occidentale.
Lotta ed instabilità non possono andare avanti all’infinito. La Libia è troppo importante per ignorare la situazione. Ed è naturale che sia la Russia, e non l’occidente o chiunque altro attore, a cui i libici si rivolgono per chiedere aiuto. L’intervento della NATO nel 2011 è ancora fresco nella loro memoria. Vedono che la Russia è riuscita in Siria, dove l’occidente ha fallito. La Federazione Russa gode anche di buone relazioni con altri attori coinvolti nel conflitto, come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto, Turchia e nazioni del MENA. Né fu dimenticato come dopo l’intervento occidentale, la Serbia perse il Kosovo, che faceva parte del Paese, il Sudan fu diviso e l’Iraq affronta varie difficoltà nel preservare l’integrità territoriale, almeno nominalmente. La Libia non è l’unica nazione ad avvicinarsi alla Russia in cerca di aiuto. Il mese scorso, il leader del Consiglio politico supremo yemenita (movimento huthi), Mahdi al-Mashat scrisse una lettera al Presidente Vladimir Putin, chiedendogli di usare l’influenza internazionale della Russia per porre fine alla crisi nel suo Paese esortando la Russia a svolgere un ruolo nel garantire sicurezza e stabilità dello Yemen. L’operazione militare in Siria non solo ha dato energia alle vendite di armi russe all’estero, ma ha anche promosso l’immagine del Paese come mediatore internazionale equo ed ideale nel risolvere i conflitti internazionali. Mosca riceve una richiesta dopo l’altra di aiuto a chi ne ha davvero bisogno. Piaccia o meno, questo fatto è inconfutabile: la politica mediorientale delle Russia è successo dalla crescente influenza, divenendo così la nazione giusta per i Paesi della regione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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