Indizi ed elementi: l’oligarchia colombiana dietro il piano di assassinio

Mision Verdad

Non è irragionevole pensare che il governo colombiano sia coinvolto nell’operazione che mirava ad assassinare il Presidente Nicolás Maduro (e l’alto comando militare) tramite droni ed esplosivi. I politici più importanti del Paese vicino hanno dichiarato, in varie occasioni, che gli piacerebbe vedere rovesciato il chavismo dal potere. In Colombia, gli agenti mercenari dell’oligarchia si sono specializzati nell’assassinare i dirigenti politici e sociali di diverso calibro, negli ultimi 70 anni. Da Jorge Eliecer Gaitan sino a persone coinvolte nell’ultima campagna presidenziale di Gustavo Petro, gli attentati sono una costante come riportato dal Difensore del Popolo (difensore civico dei diritti umani. ndt) del Paese confinante: più di 300 dirigenti sociali e attivisti dei diritti umani sono morti per mano del paramilitarismo, del sicariato politico e della violenza armata ufficiale. Quella stessa strategia sembra avere un carattere di esportazione, se prendiamo in considerazione quanto dichiarano sul Venezuela i personaggi più rappresentativi dell’establishment colombiano, dove recentemente c’è stato un tentativo di assassinare il Presidente Nicolás Maduro. Il Presidente nazionale ha direttamente accusato Juan Manuel Santos, uscente dal suo ruolo presidenziale ma ancora parte dell’oligarchia mediatica tramite la sua ricca famiglia, del tentato omicidio ed esiste materiale di libera consultazione che contraddistingue questa possibilità come certa.

Ragioni del sospetto
L’ultima dichiarazione di Santos sul Venezuela chiarisce l’obiettivo principale della politica estera colombiana: “Vedo vicina la caduta del ‘regime’ di Maduro” ed ha insistito sul fatto che “magari domani” stesso terminasse il governo di Maduro, nel qual caso “la Colombia sarebbe più che disposta e pronta ad aiutare in ogni modo possibile”. L’aveva detto il 30 luglio scorso, una settimana prima del volo dei droni. Il governo colombiano è pienamente coinvolto nella destabilizzazione economica, finanziaria e persino sociale del suo vicino, giungendo persino a compromettersi con gli USA per bloccare cibo e medicine importate, in precedenza, dal Governo Bolivariano. Assassinare Nicolás Maduro sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Bisogna prendere in considerazione che la Colombia, mentre Santos è stato nella Casa de Nariño (palazzo presidenziale. ndt), non ha designato alcun ambasciatore a Caracas dopo le turbolenze diplomatiche tra i due Paesi nel 2016, per cui si è alzato il tono conflittuale negli ultimi tempi. Un altro impegnato nella distruzione del Venezuela è Alvaro Uribe Velez, che lo stesso giorno dell’attentato spiegava ad impresari USA perché invadere il Paese per rovesciare il governo Maduro, con il Pentagono come vitale protagonista nell’operazione. Non è nuova la sua minaccia poiché Uribe aveva già fatto appello alle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) a deporre il presidente, a gennaio, così come recentemente aveva fatto domenica: il giorno dopo la fallita missione di porre fine alla vita del capo di Stato venezuelano. Pertanto, gli attori più importanti della politica colombiana invocano, costantemente, un colpo di Stato in diversi modi e contemplando varie risorse. Lo stesso presidente eletto Ivan Duque, protetto di Uribe Velez ha promesso, analogamente, di fare sforzi per togliere Maduro da Miraflores. È proprio l’ala più legata all’establishment USA quella che pone il discorso sul lato belligerante contro il Venezuela, e questo non dovrebbe essere una sorpresa.

Il ruolo degli USA
Risalta, quindi, il mandato da parte dei centri di potere degli USA agli attori dell’oligarchia colombiana al fine di promuovere un conflitto su larga scala con il Venezuela. È documentato e analizzato, in precedenza, da questa tribuna. Ma la cosa più importante da sottolineare, in questo momento, sono le dichiarazioni e scoperte che hanno avuto Bogotá come protagonista di punta nei piani di intervento contro il Paese. Colui che fino a pochi mesi fa era il direttore della Central Intelligence Agency (CIA), Mike Pompeo, ora segretario di Stato di Donald Trump, aveva riconosciuto di lavorare in coordinamento con i governi di Messico e Colombia per rovesciare il Governo Bolivariano. Tattiche diverse si mescolano coi colpi, economico-finanziarie e mediatici, decisioni militari sulla frontiera, tra le altre mosse usuali dei manuali della CIA, già conosciuti nella guerra sporca contro altri Paesi della regione nel corso del XX secolo. Il vantaggio che gli USA hanno in Colombia sono l’infrastruttura militare trincerata territorialmente in nove basi e l’influenza che hanno sul sistema economico colombiano. Tutte le risorse della guerra contro il Venezuela, e questa volta specificamente sul Presidente Maduro, sono delegati se hanno accento colombiano. In effetti, il media di New York Bloomberg confermava che USA e Colombia coordinavano un’operazione militare interna alle FANB per rovesciare il Presidente Maduro, chiamata “Operazione Costituzione”. Ciò non accadde perché “qualcosa è fallito”, secondo il reportage. Si espone Bogotà come il centro della fallita cospirazione, dove attualmente risiede il sedicente “Tribunale Supremo di Giustizia in esilio” in attesa di giudicare Maduro. Lo stesso presidente venezuelano ha denunciato, a fine giugno, che dalla Colombia si veniva preparando un’operazione false flag per incriminare il Governo Bolivariano per presunti crimini di lesa umanità: “montano delle falsità da Bogota, per turbare la pace del Venezuela e contano su un pugno di traditori, politici traditori, militari in pensione traditori, che non rappresentano la nazionalità venezuelana”. Con dichiarazioni e recenti prove che la Casa de Nariño pianifica una cospirazione contro la stabilità del Venezuela, non solo a breve ma a medio e lungo termine, non risulta quindi illogico che il fallito assassinio contro il capo dello Stato venezuelano abbia impronta colombiana.

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