Il Pentagono cerca nuovi pretesti in Siria

Tony Cartalucci, LD 7 agosto 2018

I piani statunitensi in Siria furono chiariti dal generale statunitense Joseph Votel, capo del Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), durante una conferenza stampa del 19 luglio. Il generale Votel dichiarò inequivocabilmente, alla domanda quale fosse la “disposizione” sulla Siria: “La nostra missione è molto, molto chiara: si concentra sulla sconfitta dello SIIL e aiutare i nostri partner sin Iraq e Siria a stabilizzare la situazione e in particolare in Iraq contribuendo a creare una piattaforma che possa portare a una soluzione politica a lungo termine attraverso l’ONU”. Diversi aspetti di tale affermazione chiariscono che cosa facevano gli Stati Uniti in Siria, e cosa cercano di fare ora.

Gli Stati Uniti hanno creato e protetto lo SIIL
Il generale Votel riecheggia le ripetute affermazioni dei responsabili politici e della leadership statunitensi sugli Stati Uniti dediti a combattere e sconfiggere il cosiddetto “Stato islamico” (SIIl). Eppure lo SIIL fu certamente creato da Stati Uniti e partner nella regione. Nel 2012 trapelò il memorandum della Defense Intelligence Agency (DIA) che rivelava: “Se la situazione si sgretola, c’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o meno nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che vogliono le potenze che sostengono l’opposizione, per isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Il memo della DIA spiegava esplicitamente chi erano tali “potenze che sostengono”: “occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. Lo SIIL si formò proprio nella Siria orientale, dove il memorandum della DIA affermava avrebbe dovuto il suo “principato” (“salafita”) per fare pressione su Damasco e isolarlo, in particolare dagli sforzi logistici iraniani attraverso l’Iraq e condensatisi sul fiume Eufrate prima di entrare nel territorio siriano. Mentre gli Stati Uniti invasero ed occuparono la Siria apertamente nel 2014, solo l’intervento militare della Federazione Russa nel 2015 colpì e distrusse le linee di rifornimento dello SIIL verso la Turchia, membro della NATO. Fu allora e solo allora che le posizioni dell’ISIS in tutta la nazione cominciarono a crollare. È interessante notare che la macchina militare statunitense da mille miliardi di dollari non riusciva ad eliminare le poche sacche rimanenti dello SIIL nella Siria orientale, a tutti gli effetti isolate da qualsiasi supporto estero che permise al gruppo di prosperare per tutto il tempo. Altrove in Siria, le forze governative col sostegno di Russia e Iran avevano quasi completamente eliminato lo SIIL. Le operazioni nel sud della Siria spazzano via i resti finali di tale fronte terroristico, che si trova per coincidenza al confine con le alture del Golan occupate da Israele. Perché le risorse limitate dell’Esercito arabo siriano possono organizzare campagne riuscite per eliminare lo SIIL ad ovest dell’Eufrate, ma non gli Stati Uniti ad est?

Lo SIIL continua a tentare di “isolare Damasco”
Le maggiori sacche dello ISIS rimangono nel territorio occupato dagli Stati Uniti in Siria. È da tali sacche che i terroristi dello SIIL lanciavano ripetuti attacchi alle forze siriane lungo l’Eufrate, in particolare vicino al valico di confine iracheno-siriano dove il sostegno iraniano entra in Siria. Questo è anche il punto in cui le forze aeree occidentali a giugno colpirono le milizie irachene che combattevano lo SIIL. La BBC affermava nell’articolo “Guerra in Siria: le milizie irachene accusano gli Stati Uniti dell’attacco mortale al confine“, che: “La mobilitazione popolare irachena affermava che i missili colpivano una delle sue postazioni al confine iracheno-siriano nella notte. La forza paramilitare guidata dalle milizie sciite sostenute dall’Iran che combatte lo SIIL”. Mentre il generale Votel, quando gli chiesero cosa facessero gli Stati Uniti per “fermare l’espansione iraniana in Siria”, sostenne che erano concentrati esclusivamente sulla lotta contro lo SIIL”, ma è l’occupazione statunitense della Siria orientale ad impedire alle forze siriane di sconfiggere lo SIIL, consentendo ai terroristi di attaccare e minare il sostegno iraniano al governo siriano. Sempre l’occupazione statunitense della Siria orientale forniva un pretesto perpetuo e punto d’appoggio da cui attaccare direttamente le forze siriane ed alleate mentre lottavano per mantenere aperta la frontiera siriano-irachena.

Gli Stati Uniti non hanno partner legittimi in Siria
L’affermazione del generale Votel secondo cui gli Stati Uniti cercano di lavorare coi “partner” in Siria per “stabilizzare la situazione”, ignora il fatto che l’occupazione statunitense della Siria è illegale e che i suoi partner in Siria non sono né rappresentanti riconosciuti del popolo siriano, né capaci di stabilizzare la situazione. Le cosiddette “forze democratiche siriane” (SDF) sono un fronte curdo sovraffollato e rappresentate una frazione della popolazione, persino nel territorio in cui si trovavano, creando tensioni e persino violenze nelle aree che la SDF occupava. La capacità di mantenere la Siria orientale è alquanto tenue e qualsiasi prospettiva di espansione oltre gli attuali limiti è improbabile. La loro posizione attuale, politicamente e militarmente, dipende solo dagli Stati Uniti, che a loro volta occupano una posizione traballante nella Siria orientale, basandosi su un pretesto. Il cambio di regime in Siria è fallito. La balcanizzazione della Siria avrebbe semplicemente creato un onere netto per Stati Uniti ed alleati, aggrappandosi al territorio con l’occupazione militare diretta e agenti impopolari e indifendibili. Il tempo, per ora, è dalla parte di Damasco.

Comprarsi un nuovo pretesto
Così, e con la guerra alla Siria guidata dagli Stati Uniti, lanciata come mera pietra miliare per accerchiare, sovvertire e rovesciare il governo iraniano, gli Stati Uniti corrono contro il tempo per portare il conflitto al termine dalla Siria all’Iran. Gli sforzi per suscitare violenze di piazza nell’Iran sono in corso. Reuters ammise nell’articolo, “Gli Stati Uniti lanciano una campagna per erodere il sostegno ai leader iraniani”, che: “L’amministrazione Trump ha lanciato un’offensiva con discorsi e comunicazioni online per fomentare disordini e fare pressione sull’Iran per porre fine al suo programma nucleare e al suo sostegno a gruppi militanti, secondo funzionari statunitensi collegati alla questione”. Le forze statunitensi che occupano le nazioni alla periferia dell’Iran saranno una componente chiave per sostenere le violenze per procura in Iran e qualsiasi operazione militare diretta all’Iran. Le truppe USA sono attualmente in Siria, Iraq e Afghanistan., ed anche di stanza nel Golfo Persico. Il palcoscenico è deciso, ma i tentativi di accendere la Siria e farla esplodere in Iran sono falliti. Gli Stati Uniti avranno bisogno di un nuovo pretesto per mantenere posizioni sempre più tenui in Medio Oriente e Asia centrale, e per provocare ulteriormente e sovvertire l’Iran. Mentre il pretesto “SIIL” inizia a svanire, i tentativi di citare minacce o provocazioni iraniane come pari o peggiori alla minaccia evanescente dello SIIL sono in corso. Così, mentre la Siria vede la luce alla fine del proverbiale tunnel, con regioni devastate dalla guerra finalmente riportate a stabilità e ricostruzione, la guerra di cui il conflitto siriano fa parte è ancora perseguita da Stati Uniti e loro alleati. È iniziato un periodo pericoloso nel respingere i tentativi degli Stati Uniti di riaccendere il conflitto siriano nel vicino Iran e su scala molto più ampia. Richiederà misure politiche, economiche e militari da chi aiuta Damasco, nonché dagli alleati e partner commerciali dell’Iran. Va anche ricordato che i gruppi terroristici in Siria non sono stati completamente sconfitti. Nel nord della Siria, la maggior parte dei terroristi e loro sostenitori si sono consolidati e potrebbero essere utilizzati per riportare la guerra in Siria, specialmente se gli Stati Uniti compiono progressi nell’isolare la Siria dal sostegno iraniano. Gli Stati Uniti sono in ritardo, esposti e sempre più disperati. Ma la minaccia che costituiscono non va sottovalutata, né chi sovrintende alla difesa della Siria dev’essere troppo sicuro.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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