BRICS, una nuova geometria delle relazioni internazionali

Mision Verdad 3 agosto 2018

Questo blocco fondato nel 2006 durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo rappresenta oltre il 40% della popolazione mondiale e il 25% del PIL mondiale. Come blocco che guida il Sud Globale, ha diverse sfide che ci permettono di discernere i riallineamenti globali degli Stati-nazione alla ricerca della propria voce.

Alcuni fatti sulla geometria di BRICS
Ciò che accomuna i Paesi che compongono questo blocco è che sono cosiddetti Paesi “emergenti”, cioè, sono destinati ad essere potenze mondiali per l’importanza economica, militare e geopolitica. Se qualcosa li definisce, è il riordino dell’ordine mondiale. Due polarità esposte dai collegamenti BRICS potrebbero essere d’ostacolo al loro sviluppo, ma anche un’opportunità per riconfigurare i modelli classici delle relazioni internazionali, tra cui differenze concettuali o ideologiche. Sul fattore della distanza ci sono dati come:
La distanza media da uno qualsiasi degli aderenti a BRICS verso gli altri è probabilmente la più alta di tutti i raggruppamenti regionali.
La distanza tra Mosca e Brasilia è di 11180 chilometri.
Le distanze tra Mosca e Pechino, così come tra Nuova Delhi e Pechino, sono rispettivamente 5787 chilometri e 3800 chilometri, mentre il collegamento tra Lisbona e Varsavia (una delle più lunghe tra le capitali dell’Unione europea) copre 2760 chilometri.
Ogni economia BRICS è una forza trainante in ciascuna delle principali regioni del mondo in via di sviluppo: Brasile in Sud America, Sud Africa nel continente africano, Russia nella regione CSI, Cina nell’Asia orientale e India nel sud dell’Asia. Se si calcola la media di tutte le connessioni tra ciascun nucleo dei BRICS, è probabile che sia molto più avanti rispetto a qualsiasi altro blocco, il che conferisce al gruppo una copertura delle relazioni ed influenza in buona parte del pianeta. Sebbene siano molto lontani, come blocco i BRICS sono allo stesso tempo più vicini di qualsiasi altro, non essendoci né un nucleo né una periferia, infatti possono essere defiinti “equidistanti”, un’opportunità per dare priorità ad investimenti, servizi e cooperazione regionale. La geometria descritta consente di promuovere l’integrazione economica regionale tra i BRICS e i rispettivi partner regionali, questo potrebbe aumentare significativamente la “conduttività” dei collegamenti tra i principali aderenti dei BRICS e altre regioni, nonché nelle formazioni regionali in cui hanno influenza. Inoltre, un quadro dell'”integrazione delle integrazioni” che funge da piattaforma per la cooperazione tra gruppi regionali guidati dai BRICS potrebbe aumentare significativamente le capacità di aderenti e partner regionali di raggiungere e stabilire collegamenti in altre macroregioni.

Un contrappeso geopolitico alle istituzioni occidentali?
Mentre il primo vertice BRIC si tenne nel 2009 (il Sudafrica è stato integrato nel 2010), il mondo era nel pieno di una crisi finanziaria causata dal mondo sviluppato; il blocco BRIC sempre più dinamico rappresentava un’alternativa. Con l’adesione, questi Paesi possono fare da contrappeso ai piani geopolitici dell’occidente. A quel tempo, i Paesi BRICS si proponevano di cercare “opzioni esterne”, stabilendo la Nuova Banca di Sviluppo (NBD) e l’Accordo di Riserva Contingente nel 2014. Queste iniziative sono presentate come complementari all’attuale sistema di Bretton Woods. Sebbene i BRICS enfatizzino ancora l’importanza del multilateralismo, è chiaro che non sono collegati all’attuale ordine internazionale, e addirittura cercano un consenso internazionale nella creazione di un nuovo sistema di potere (multipolare). Mentre l’appartenenza permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite conferisce a Cina e Russia chiari vantaggi rispetto alla maggior parte degli altri Paesi, entrambi sono scettici sull’ordine esistente. Di fronte a problemi globali comuni, che hanno cercato di superare con alcune azioni:
Criticare le Nazioni Unite sulla base delle sue attuali componenti internazionali e della sua insufficienza per risolvere i problemi globali comuni e chiedere riforme strutturali nell’organizzazione.
Necessità di formazioni finanziarie alternative alle istituzioni post-Seconda guerra mondiale gestite dagli Stati Uniti, come Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, considerati ostacoli allo sviluppo delle economie emergenti.
Tendenza a utilizzare le valute nazionali anziché il dollaro USA nel commercio internazionale.
Insoddisfazione per le agenzie di rating di Stati Uniti/occidente, viste come “strumenti di pressione economica” sulle economie emergenti.

Anche contrappeso finanziario?
Nel 2013 la Cina ha istituito l’Asian Investment Infrastructure Bank (BAII), lanciato la Strip and Route Initiative (IFR) e proposto di estendere i BRICS a “BRICS Plus”, includendo Paesi come Messico, Argentina, Corea del Sud, Indonesia, Giamaica e recentemente Turchia. Ciò che suggerisce anche è che questo formato ampliato, che riunisce gli aderenti principali ai BRICS e i partner regionali, potrebbe trarre beneficio da un “tipo di rete” flessibile di accordi invece di basarsi su standard rigidi e uniformi. La Cina ha annunciato i piani per la BAII poco dopo la firma degli articoli dell’accordo della NBD nel 2014. Nel caso della NBD, ciascuno dei Paesi BRICS ha una partecipazione uguale, contribuendo con 10 miliardi di dollari al capitale iniziale sottoscritto. Queste iniziative cercano di ridurre l’egemonia del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (WB) nelle economie emergenti, al di fuori del circuito finanziario tradizionale. L’obiettivo della NBD sono 100 miliardi di dollari in capitale da dividere tra Stati aderenti ed altri del sud del mondo. Entro la fine del 2018, l’NBD avrà prestato 7,5 miliardi di dollari a diversi Paesi. La decima edizione del vertice dei BRICS, tenutasi a Johannesburg, in Sudafrica, attaccava la forte opposizione al libero commercio e alle guerre commerciali avviate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nonché l’imposizione di dazi doganali da parte degli Stati Uniti a Canada, Unione europea e Cina.

Dinamismo e prospettive
Jim O’Neill, economista di Goldman Sachs, sostiene che il potenziale economico di Brasile, Russia, India e Cina è tale da poter diventare le quattro economie dominanti nel 2050, tuttavia tali prospettive dipendono dalle diverse dinamiche attuali. Ad esempio, la presidenza della Cina nei Paesi BRICS, ipotizzata nel 2017, ha avuto molto successo ed è ambiziosa, mentre le presidenze di Sudafrica e Brasile sono state, al momento, una sorta di “plateau”, perché entrambi i Paesi non hanno risorse per promuovere progetti mentre erano alla presidenza. Oggi entrambi hanno situazioni politiche complicate in cui le azioni degli Stati Uniti erano evidenti. Al summit appena concluso, il Sudafrica assunse la presidenza dei BRICS. Di recente il Paese ha avuto un cambio di leadership, la crisi è stata risolta con costi minimi, ma mancano i passi per il consolidamento dell’élite politica. Nel caso del Brasile, che ha consegnato la presidenza dei BRICS nel 2014, la crisi che ha finito col far decadere Dilma Rouseff dalla presidenza della Repubblica, causava un gravissimo fallimento, facendo riflettere sull’immunità dei BRICS a tale azioni. D’altra parte, un attore controverso come la Turchia è stato invitato all’ultimo Summit dei BRICS nell’ambito dell’iniziativa “BRICS Plus”, ma come presidente dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), non come Paese. Va notato che tale Paese appartiene alla NATO e prevede un nuovo ruolo cruciale nell’alleanza guidata dagli Stati Uniti. Ma si può anche elencare la recente cultura della cooperazione tra Ankara e i Paesi BRICS a causa di:
Stallo dell’offerta di aderire all’UE da molto tempo.
Relazioni con gli Stati Uniti ai margini del precipizio.
La Turchia sarà coi Paesi più simili da molti punti di vista, socialmente e politicamente.
Ciò fu espresso nelle dichiarazioni del presidente Erdogan: “Siamo nel G20 con cinque di questi Paesi, vorrei che prendessero le misure necessarie per lasciarci entrare e potremmo prendere il nostro posto nei BRICS”.

I passi decisivi e ciò che è in gioco
I principi fondanti dei BRICS, come il rispetto per l’uguaglianza sovrana e il pluralismo nella governance globale, possono essere messi alla prova poiché i cinque Paesi aderenti perseguono propri programmi nazionali. Su ogni debolezza, asimmetria o frattura del blocco, i Paesi del Nord del mondo vi si appoggiano per cercare di smantellarlo, motivo per cui le minacce permanenti sono terrorismo, guerre commerciali e dispute permanenti su risorse sempre più scarse. Ogni aderente ha un proprio motivo per supportare il raggruppamento. La Russia lo considera un contrappeso geopolitico all’espansione verso est della NATO. Il Sudafrica lo considera un mezzo per legittimare il ruolo di porta e potenza del continente africano. Permette al Brasile di collaborare alla configurazione del secolo asiatico, nonostante la sua posizione geografica. La Cina partecipa al forum perché lo riconosce come importante veicolo per la creazione di sistemi di governance, in cui la sua influenza politica è proporzionale al crescente potere economico. Infine, per l’India è un utile ponte tra il crescente status di potenza dominante e precedente identità di leader del Sud Globale. Se queste nazioni riaffermano l’impegno a un mondo multipolare, potranno affrontare l’asimmetria del potere nel gruppo e della governance globale in generale. Il successo dell’NBD e l’innovazione nel modo di affrontare i problemi comuni potrebbero offrire soluzioni diverse dai noti paradigmi guidati dall’occidente che siano più adatte per il Sud Globale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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