Zizek a Manhattan: un ciarlatano mascherato da “sinistro”

Bill Van Auken e Adam Haig WSWS 12 novembre 2010

L’accademico e autore sloveno Slavoj Zizek ha parlato davanti a una piena aula della Cooper Union’s Great Hall di Manhattan, offrendo un monologo di 90 minuti aggirandosi freneticamente tra osservazioni compiacenti circa l’ondata di misure di austerità che attraversa l’Europa, gli allarmi di catastrofi ecologiche e digressioni nel suo interesse peculiare sugli aspetti sado-pornografici della cultura popolare.
Zizek è stato salutato come uno dei più grandi intellettuali del mondo, un importante filosofo postmoderno, o “post-marxista” e un “Elvis della teoria culturale.” E’ ricercato come lettore nella facoltà sia in Europa che negli Stati Uniti e ha un seguito di fedelissimi, in particolare tra uno strato di accademici e aspiranti accademici che erano ben rappresentati nell’ampiamente omogeneo pubblico di New York City. Questo strato ristretto sociale è l’universo di Zizek e i sua festosi annunci fumettistici, sono fatti su misura per provocarlo, titillarlo e divertirlo.
Filosoficamente, Zizek non è un pensatore originale o innovativo. Un commentatore accademico ha sostenuto che Hegel e Marx sono tra le sue influenze principali, ma questa è una genealogia falsa. Zizek è una conseguenza della reazionaria tradizione anti-marxista e anti-materialista che discende dall’irrazionalismo di Schelling, Kierkegaard, Nietzsche e Heidegger. Egli attinge ecletticamente dal pensiero neo-nietzscheano e neo-heideggeriano del post-strutturalismo francese degli ’60, avendo adottato le idee dei suoi intellettuali di spicco, soprattutto la psicoanalisi post-heideggeriana di Jacques Lacan, quando era uno studente universitario. Molti post-strutturalisti francesi sono stati compagni di viaggio dello stalinismo o del maoismo (per esempio, Baudrillard, Derrida, Foucault, Guattari e Kristeva) e non è sorprendente che Zizek abbia occasionalmente detto cose positive circa i dittatori sovietici e cinesi. Zizek è anche noto per autodefinirsi un “buon stalinista”, e vi è ragione di credere che lui stesso s’immagini un piccolo Stalin arrivando, come fa a volte, ad adottare l’abitudine di Stalin di farsi applaudire dal pubblico. Zizek seguirà dicendo eccitato ai suoi ascoltatori quali siano i suoi modelli.
Oltre l’irrazionalismo, il post-strutturalismo e la psicoanalisi, una influenza più recente di Zizek è stato il settantenne filosofo francese Alain Badiou, un ammiratore di Mao, che sostiene il concetto piccolo-borghese di “politica senza partito” e sostiene la nozione volontaristica “dobbiamo andare dalla politica all’economia e mai dall’economia alla politica.” [1] Zizek ha espresso idee simili e adotta anche il concetto mistico di Badiou dell’Evento non auto-relativo e del fenomeno auto-inclusivo che appare a coloro che si vedono in tale appello, com’è caratterizzato in The Parallax View di Zizek (2009). [2] Badiou e Zizek, tuttavia, hanno differenze filosofiche, ma questi non sono stati così importanti da compromettere la loro amicizia o la promozione di Zizek da parte di Badiou.
Come i post-strutturalisti e i post-maoisti, Zizek è un opportunista politico, anche se più grossolano e rozzo. Nonostante tutte le spacconate radicali che strombetta, quando si tratta di politica vera, non dei fantasmi politici nel suo cervello, le sue posizioni finiscono per servire gli interessi completamente ostili alla classe operaia internazionale e al socialismo genuino. Zizek ha una storia politica come fondatore e candidato del Partito Liberal Democratico (LDS) della Slovenia, che ha curato la ristrutturazione della Repubblica ex-iugoslava lungo le linee del libero mercato capitalista. Ha anche promosso le illusioni sulla candidatura e sulla vittoria di Obama nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2008, seguita da una campagna basata sulla menzogna di massa. Questo background intellettuale e politico si è chiaramente manifestato durante la conferenza alla Cooper Union. In qualità di relatore, Zizek era sia distraente che distratto. Una collezione ribollente di tic ossessivo-compulsivi, raramente completava una frase o un frammento di un pensiero senza asciugarsi il naso e poi scorrere le dita tra i capelli, o tirandosi su una T-shirt malamente indossata. Il suo aspetto trasandato, le digressioni clownesche e un scarica continua di battute comiche, l’hanno costretto a pronunciare più volte la frase: “Questo non è uno scherzo.”
La comparsata a New York City era parte di una lunga tournée in tutto il mondo per promuovere il suo ultimo libro, Living in the End Times, una raccolta di 402 pagine di osservazioni casuali, che vanno dalla sua affermazione che “il sistema capitalista globale si sta avvicinando un apocalittico punto zero” alla sua richiesta che la visione di Marx dello sfruttamento capitalistico dev’essere “radicalmente ripensato” in base alla presunta nuova posizione ‘egemonica’ del lavoro intellettuale (I danni del gramscismo. NdT). Gettandovi in buona misura le ruminazioni sul film Avatar e un’analisi del film d’animazione Kung Fu Panda, come illustrazione delle teorie psicoanalitiche di Lacan.
Sedicente studioso di Hegel, Zizek ha espresso il suo supposto comando della dialettica chiarendo continuamente l’ampio luogo comune dei “paradossi” e dell'”ironia” nell’ideologia e nella cultura di oggi. Zizek ha un bisogno semi-adolescenziale di shoccare. Conosce il proprio ambiente di accademici postmoderni, e si sforza di scandalizzarli mettendo in evidenza le assurdità e le contraddizioni nel loro pensiero, attraverso un facile sberleffo della “correttezza politica“. Mentre si pone da fautore del “comunismo“, si affretta a precisare che il comunismo non ha nulla a che fare con le lotte del 20.mo secolo, o per quella cosa, quale la classe operaia. Le cose, per lui, si riducono alla fine a poco più della ragionevolezza, della civiltà e dell’armonia sociale. Questo non è affatto una sorpresa, dato che Zizek ha approvato banalità come la lontana e distante “democrazia-a-venire” di Derrida, a scapito della lotta unitaria della classe operaia per abolire il capitalismo e la guerra. “Oggi, l’impossibile e il possibile stanno esplodendo nell’eccesso“, ha pretestuosamente detto al suo pubblico, indicando il divario tra la sfera sempre più ampia di ciò che può essere ottenuto dal ricco ed i servizi in costante diminuzione offerti alla società intera.
Riciclando il suo repertorio di battute sessuali, ha detto: “Mi dicono che qui a New York un uomo può avere il pene tagliato in due … quindi è possibile farlo con due donne. È possibile raggiungere l’immortalità. Si può andare nello spazio. Ma il mantenimento di un po’ di assistenza sanitaria è impossibile. ” Ha suggerito la necessità di “riorganizzare un poco le nostre priorità.” Questa è stata seguita da una digressione sulla raccolta dati dei computer come forma di “auto-mercificazione“, evocando solo risate sparse dal suo pubblico. Ha dato un ampia via d’uscita all’imperialismo statunitense, nella conferenza, trattando il militarismo e la guerra in Afghanistan come politiche tristemente sbagliate, e insistendo sul fatto che “quando si è in una crisi, gli Stati Uniti non sono automaticamente il cattivo.”
Zizek ha espresso la sua preferenza per la serie TV 24, che anche una delle preferite di Dick Cheney, rispetto al “moralismo di Hollywood“, a causa della sua illustrazione delle irrisolvibili “contraddizioni politico-etiche“, e ha avvertito il suo pubblico che l’avrebbe “shoccato ancora di più“, ammettendo che egli stesso indulgerebbe alle torture se il suo bambino fosse nelle mani dei terroristi. “L’oscenità è quando la normalizzate“, ha detto, suggerendo che in condizioni estreme, che sono state invocati ininterrottamente dal 9/11, può essere inevitabile.
Provocava i suoi compari professori di “sinistra” che preferiscono che le rivoluzioni avvengano “a distanza di sicurezza, Cuba, Nicaragua, Venezuela, in modo che mentre il mio cuore è riscaldato da eventi lontani, posso promuovere la mia carriera accademica.” Ora, tuttavia, ha avvertito che la crisi del capitalismo li metterà davanti al “vero cambiamento“. Ma la natura di questo “cambiamento reale” era astratta e disincarnata nella lezione di Zizek. Provenendo dall’Europa, non ha fatto alcun riferimento agli scioperi di massa in Francia e le crescenti lotte sociali che stanno eruttando in tutto il continente. Infatti, la classe operaia non esiste nell’universo concettuale di Zizek. A un certo punto, ha fatto riferimento alla mancanza di spirito vitale nei “milioni di innocenti“, che “soffrono le conseguenze” della crisi del capitalismo.
La più grande preoccupazione di Zizek sono i disastri ecologici. Ha espresso il suo disappunto in Obama per la manipolazione “naive” della fuoriuscita di petrolio della BP nel Golfo del Messico, suggerendo che il governo avrebbe dovuto mobilitare l’esercito, e andare oltre, chiedendo che la compagnia pagasse un risarcimento tale da garantire che nessuna azienda potesse fare di nuovo la stessa cosa. Ha anche predetto che il cambiamento climatico o altre catastrofi, costringeranno a trasferimenti di massa delle popolazioni. “Come facciamo a organizzare questo?” Chiede, sottolineando che tali trasferimenti nelle ere precedenti erano state accompagnate da guerre e stragi di massa. “La sovranità nazionale dovrà essere radicalmente ridefinita.” Chi farà questo e come, non è stato definito.
La conclusione di Zizek è che “dobbiamo essere pronti al momento in cui dovremo inventare nuove forme sociali.” Ha sottolineato che questo significherà essere “molto creativi” e cercare un cambiamento di “natura essenzialista“, ma non ha offerto alcun indizio di quanto tutto questo significhi in termini di programma. Ha disegnato una muraglia cinese tra il 20 e il 21° secolo, insistendo sul fatto che la cosiddetta “sinistra” di fronte alla situazione di oggi, farà l’opposto di quello che fece prima del crollo delle burocrazie staliniste. Nel periodo precedente, ha detto, la sinistra “sapeva quello che doveva essere fatto“, la rivoluzione socialista, ma ha dovuto aspettare le giuste condizioni per realizzarlo. Oggi, ha insistito, “non sappiamo quello che dobbiamo fare, ma dobbiamo agire ora, perché non agire significherebbe una catastrofe.” Cosa si Zizek ha premesso che lui non aveva alcun programma. “Non ci sono soluzioni facili e chiare“, ha detto.
In una breve domanda e nella risposta, l’accademico sloveno ha elaborato sulla sua invocazione di “comunismo“. Ha rinnegato la rivoluzione, raccontando al suo pubblico di “far fuori l’idea di un partito leninista che prende il potere.” Invece, ha dichiarato che il suo “comunismo” può assumere molte forme. Come esempio, ha citato il “patto di solidarietà” degli anni ’90, assunto dalle aziende, dai sindacati e dal governo in Norvegia, con aumenti salariali limitati dalla speranza di rendere il capitalismo norvegese più competitivo e di creare posti di lavoro. “Ha funzionato,” ha detto. “Basta fare tutto il possibile, secondo la mia opinione“, ha concluso. Accusarlo di invocare in un momento la “rivoluzione radicale” e nel successivo la collaborazione corporativa, secondo lui era come dire: “Oggi, ti ho visto mangiare pollo teriyaki e ieri la pizza.”
Che questo modo di pensare puerile sia celebrato nelle università e dallo strato di semi-intellettuali di entrambe le sponde dell’Atlantico, è la testimonianza della profonda crisi attuale dell’ideologia borghese. Nella sua conferenza, Zizek ignora non solo i i nomi dei colleghi universitari, come Fredric Jameson e Alain Badiou, ma anche quella di Alex Callinicos, leader del Socialist Workers Party (SWP) britannico, con il quale apparve al “Marxism 2010“, sponsorizzato dal SWP, all’inizio di quest’anno. Presente alla conferenza della Cooper Union c’era la Haymarket Books, la divisione editoriale dell’International Socialist Organization.
Che un ciarlatano anti-marxista come Zizek sia promosso quale importante filosofo da tutta una serie di ex-radicali, è un sintomo preoccupante del profondo disorientamento intellettuale e politico di questo milieu sociale.

[1] Cfr. “On The Idea Of Communism” di Badiou (YouTube video)
[2] Cfr. Zizek, The Parallax View (vedi su Google Libri.)

Traduzione di Alessandro Lattanzio

About aurorasito