I ‘caschi bianchi’ hanno commesso crimini contro l’umanità in Siria

Dr. Marcus Papadopoulos intervistato da Basma Qadur, Syria Times 5 agosto 2018

Inequivocabilmente, l’insediamento di alcuni membri dei ‘caschi bianchi’ costituisce una minaccia reale e potente per la sicurezza nazionale e del pubblico ingle4si, secondo l’analista politico Dr. Marcus Papadopoulos, che afferma che i ‘caschi bianchi’ non solo furono complici dei crimini contro l’umanità, ma in realtà l’istigarono in Siria. In un’intervista con l’e-newspaper Syriatimes sull’insediamento dei ‘caschi bianchi’ in diversi Paesi occidentali, le conseguenze per i Paesi che hanno sostenuto i terroristi in Siria e perché è nata la sua passione per la Siria, il fondatore e redattore della rivista “Politics First” affermava: “I membri dei caschi bianchi non sono solo estremisti religiosi wahhabiti ma peggio ancora, sono tra le persone più violente e depravate che abbia mai incontrat”. “Lasci che vi dica questo: molti dei crimini perpetrati contro l’umanità sono tra i peggiori immaginabili, atroce non arriva a descrivere ciò che i caschi bianchi fecero ai civili e ai prigionieri di guerra siriani. I dettagli dei loro crimini, di cui ho saputo da amici e contatti in Siria, sono troppo inquietanti per parlarne qui, ma è sufficiente dire che i caschi bianchi hanno dimostrato che gli esseri umani possono essere capaci di atti che sfidano la comprensione. Il fatto che alcuni caschi bianchi siano ora nel Regno Unito costituisce una minaccia reale e potente per la sicurezza nazionale e per la sicurezza del pubblico inglesi. Non solo potranno camminare liberamente per le strade delle città inglesi a diffondere l’estremismo religioso, ma possono compier violenze, più specificamente, terrorismo”, aggiungeva. Il Dottor Papadopoulos affermava che non sarebbe affatto sorpreso se ci fosse un attentato terroristico sventato o uno vero in Gran Bretagna che coinvolgesse uno o più caschi bianchi. “In tale scenario, come reagirebbero le autorità inglesi?” Qualcosa tipo: “Il coinvolgimento di un membro dei caschi bianchi in tale atto mostruoso è un caso isolato e non rappresenta la stragrande maggioranza dei caschi bianchi, che hanno rischiato la propria vita di fronte al terrore”. Ahimè, le vite dei normali cittadini inglesi vengono messe in gioco dalle loro stesse autorità, a dir poco spregevoli”, affermava.

Niente spazio per il wahhabismo e i suoi seguaci nella Siria del dopoguerra
Alla domanda sulla sua opinione riguardo al destino di circa 14000 terroristi di SIIL e Jabhat al-Nusra che si trovano a Idlib, nel nord della Siria, il Dott. Papadopoulos sottolineava che tali terroristi non possono essere riabilitati, dopotutto, i serial killer non aiutano e cosa più importante non meritare aiuto o simpatia. E metterli in prigione è rischioso perché, se sono lì, proveranno a diffondere la loro vile ideologia estremista, il wahhabismo, ad altri prigionieri, infettando così altre menti. “Ora che Dara e Qunaytra sono state liberate dall’esercito e dall’aeronautica siriani, l’attenzione di Damasco è su Idlib, mentre ci sono dialoghi dietro le quinte tra Russia e Turchia per cercare di risolvere pacificamente il futuro d’Idlib, credo che liberare la regione con la forza, o almeno parti di essa, sia inevitabile ed assolutamente vitale per la sicurezza della Siria postbellica, dove4 i 14000 terroristi di SIIL ed al-Nusra non possano rimanere. I militari siriani devono scacciarli in Turchia, dove si sentirebbero molto a loro agio, o neutralizzarli sul campo di battaglia”, affermava, indicando che non può esserci posto per il wahhabismo e i suoi aderenti nella Siria del dopoguerra perché, altrimenti, terranno semplicemente la testa bassa fin quando non avranno un’altra occasione per scatenare le carneficine. Inoltre, l’analista chiariva che ai terroristi di SIIL e al-Nusra che si ritireranno in Turchia, sarà indubbiamente permesso vivere e lavorare nel Paese e saranno probabilmente chiamati, un giorno, dalle autorità turche e dai loro sostenitori a Washington e Londra a combattere una nuova guerra in un altro Paese. “Permettetemi di ricordarvi che dall’Afghanistan degli anni ’80, gli islamisti furono una delle armi più potenti dell’occidente nel perseguire obiettivi geostrategici, dalla Bosnia alla Cecenia, dal Kosovo alla Libia alla Siria”, ribadiva il Dott. Papadopoulos.

SDF
Inoltre, commentava la prossima campagna militare per liberare Idlib dicendo: “La campagna per liberare Idlib sarà l’ultima della guerra perché dopo Idlib non ci sarà alcun territorio in Siria controllato dai terroristi. Quello che vedremo una volta che il nord-ovest della Siria sarò liberato, sranno i negoziati tra il governo siriano e i curdi siriani sull’area attualmente controllata dalle forze democratiche siriane che, non dimentichiamolo, hanno ricevuto aiuti da Damasco per gran parte del conflitto; i curdi presero il controllo di gran parte del nord-est della Siria col consenso di Damasco, così che le formazioni dell’Esercito arabo siriano di stanza fossero libere di combattere i terroristi in altre parti del Paese”. l’analista britannico appoggia pienamente i colloqui a Damasco tra il governo siriano e le SDF. “Approvo pienamente i colloqui in corso a Damasco tra il governo siriano e le SDF perché sono alleati e hanno molto da guadagnare da un accordo e, al contrario, molto da perdere se non lo raggiungono. Mi auguro solo che Damasco e i curdi siriani siano più uniti che nell’estate 2012, come all’epoca auspicavo, perché questo fallimento portò i terroristi ad assicurarsi il controllo del confine siriano-turco e questo quando la Siria era in una situazione pericolosa, ma quella è acqua passata, per così dire. Ciò che conta ora è che i curdi abbiano una forma di autonomia, mentre il confine con la Turchia deve essere, ancora, sotto la giurisdizione di Damasco, con la bandiera siriana che vi sventola e col confine pattugliato dall’Esercito arabo siriano”.

Conseguenze non volute
Su ciò che è stato ottenuto dai Paesi che hanno sostenuto i terroristi in Siria, il Dottor Papadopoulos affermava: “questi Paesi hanno fatto morire centinaia di migliaia di siriani, ed indebolito la Siria, ma solo nel breve termine Secondo me, la Siria che sorgerà da questa spaventosa guerra sarà più unita e resiliente che mai e sarà più forte che mai e con la Russia che ha una presenza militare molto potente, non farà che migliorare la sicurezza siriana a lungo termine”. Inoltre indicava le diverse conseguenze non volute per i Paesi che hanno sostenuto i terroristi in Siria. “Ci sono anche conseguenze non intenzionali per i Paesi che hanno sostenuto i terroristi in Siria: in primo luogo, le loro azioni hanno portato la Russia a tornare in Medio Oriente in un modo risoluto, con cui Mosca ora ha una presa sui popoli della regione; è emersa un’alleanza non ufficiale tra Russia, Siria e Iran, che contrasterà l’alleanza di USA, Israele e Arabia Saudita, e in terzo luogo, la minaccia terroristica negli USA e in particolare nel Regno Unito è diventata ancora più grave, c’è il vecchio e molto vero detto: “Se giochi col fuoco, ti brucerai”. Tuttavia, sono i normali, inermi inglesi e statunitensi ad essere ora esposti al fuoco”, proseguiva dicendo: “Oggi il conflitto in Siria finalmente volge al termine, il che significa che la pace tornerà nella vita del popolo siriano, anche se ci sarà la sfida della ricostruzione del Paese e della riconciliazione nelle regioni che hanno visto la maggior parte dei combattimenti, ma visto che il popolo siriano ha superato ciò che può essere descritto come puro male, non ho alcun dubbio che ricostruiranno con successo il Paese e supereranno sicurezza e stabilità che avevano prima del 2011”, affermava.

Il popolo siriano prevale sulle orde wahhabite sostenute dall’occidente
L’interesse del Dottor Papadopoulos per la Siria, che alla fine l’avrebbe portato ad appassionarsi del Paese, emerse nell’agosto 1991, quando era in vacanza con la mia famiglia a Cipro. Aveva 12 anni e cenava una sera a The Old Limassol Restaurant, nella città portuale di Limassol. Suo padre gli diceva che la Siria era pronta ad andare in guerra contro la Turchia a causa delle minacce turche di limitare il flusso delle acqua che scorrevano nell’Eufrate. Gli disse che la Siria aveva sostenuto a lungo Cipro contro la Turchia e che i siriani avevano una relazione molto stretta con la Russia, o Unione Sovietica d’allora. Suo padre aggiunse il punto dell’amicizia tra Siria e Russia dicendogli che: “Dovresti conoscere la Siria perché il Paese è un buon amico della Russia” (il suo amore per la Russia era ormai ben consolidato e suo Padre lo sapeva). Così, tornando nel Regno Unito dalle vacanze a Cipro, iniziò a leggere storia, politica, cultura e geografia della Siria, nella sua biblioteca, anche se il suo obiettivo iniziale era il rapporto tra Damasco e Mosca. Più leggeva e più era più affascinato dalla Siria e dal popolo siriano. Scoprì che Damasco è la più antica città abitata ininterrottamente nel mondo, da 11000 anni; apprese dell’antica città cristiana di Malula, dove so parla la lingua di Gesù Cristo, l’aramaico; lesse della straordinaria Moschea degli Omayyadi a Damasco; vide fotografie di antichi siti greci e romani in Siria, come Apamea e Palmyra; era affascinato dalla bellezza delle coste siriane; entusiasta di come la Siria avesse uno dei più bassi tassi di criminalità di qualsiasi Paese del mondo; affascinato dagli antichi e misteriosi gruppi etnici e religiosi del Paese, come drusi ed assiri; felice per lo stretto rapporto tra Siria e Jugoslavia, rispettivamente con Hafiz al-Assad e Josip Broz Tito; rimase affascinato dal modo in cui moschee e chiese si affiancano in Siria, con imam e sacerdoti che tengono preghiere nei rispettivi templi (la Siria è uno degli esempi più riusciti di multiculturalismo di tutto il mondo). Poco dopo aver completato il dottorato, alla fine del 2006, divenne reporter e scrittore per Tribune (una pubblicazione socialista nel Regno Unito fondata da Sir Stafford Cripps e George Strauss e di cui George Orwell fu redattore letterario) e, a partire da allora scrisse articoli relativi alla Siria. In uno di essi, pubblicato nel 2007, scrisse che la Russia, nell’ambito della campagna per riaffermarsi sulla scena internazionale, avrebbe cercato di rafforzare la presenza militare in Siria. Nel momento in cui la guerra nauseabonda in Siria iniziò, nel 2011, la sua passione per il Paese s’intensificò ed era desideroso di rilasciare interviste televisive e scrivere articoli nell’autunno del 2011, sulla guerra al popolo siriano dei terroristi wahhabiti sostenuti da occidente, Turchia, Arabia Saudita e Qatar. La campagna brutale e spietata contro la Siria gli lasciò un segno; l’incredibile perdita di vite siriane e la distruzione inflitta a uno dei Paesi più antichi, speciali e belli del mondo, sfidavano la comprensione. E la natura dei terroristi inviati in Siria a condurre una guerra contro il popolo siriano dà un senso completamente nuovo alla parola depravazione. “Nonostante la triste situazione in cui si trovava la Siria dal 2012 al 2015, mai persi la convinzione che il popolo siriano avrebbe prevalso sulle orde wahhabite sostenute dall’occidente, e la convinzione che il sostegno della Russia al popolo siriano continuava, senza sosta e senza mai esitare”, concludeva il Dottor Papadopoulos.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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