Geopolitica delle ombre in Etiopia

Finian Cunningham, SCF 02.08.2018

L’apparente assassinio di una figura pubblica molto apprezzata ha scosso l’Etiopia fino al midollo. Simegnew Bekele, l’architetto che ha supervisionato un prestigioso progetto idroelettrico in Etiopia, è stato ucciso la scorsa settimana nella capitale Addis Abeba da un ignoto aggressore. Molti nel Paese del Corno d’Africa ora sospettano una mano straniera dietro la sua brutale uccisione. Bekele (53 anni) era una figura pubblica molto amata. Era visto come l’incarnazione dell’indipendenza politica e dello sviluppo economico dell’Etiopia. La diga idroelettrica che sovrintendeva era il lavoro della sua vita ed era venerato dalla popolazione per la sua dedizione. Ora quello che sembra esserne l’omicidio a sangue freddo ha scioccato la nazione. L’omicidio giunge tra preoccupazioni che il neo primo ministro faccia parte di un assetto geopolitico dell’Etiopia per portarla sotto il dominio geopolitico di Washington e dei suoi clienti regionali arabi, allontanandosi dall’allineamento strategico con la Cina. In materia di sicurezza africana, l’Etiopia fu alleata degli Stati Uniti negli ultimi tre decenni. Ma per ill suo più importante sviluppo economico, il Paese faceva affidamento sulla Cina. La crescente statura della Cina in Africa, con grande dispiacere degli Stati Uniti, fu in gran parte prefigurata dalla stretta collaborazione strategica con l’Etiopia. L’Etiopia è vista da tempo come leader spirituale e diplomatico delle 54 nazioni del continente, orgogliosamente erettasi come l’unica nazione mai storicamente colonizzata dalle potenze europee. Attraverso la partnership economica con Pechino, l’Etiopia fu per molti aspetti la porta della Cina per il resto dell’Africa.

Cambiamento politico
L’entrata in carica del Primo ministro Abiy Ahmed Ali, a seguito della selezione parlamentare quattro mesi fa, segnava lo spostamento nella politica interna ed internazionale dell’Etiopia. Questo cambiamento sembra dare agli Stati Uniti un ruolo maggiore nello sviluppo economico del Paese relegando il precedente ruolo dominante della Cina. L’omicidio dell’ingegnere capo Bekele, gettava un’ombra premonitrice sul futuro dell’Etiopia. Inoltre getta un’ombra sul nuovo primo ministro e sulla sua tanto decantata leadership. Il premier Abiy Ahmed (41) ha fino ad ora avuto lodi brillanti da media occidentali come “riformatore”. Ha promesso di aprire i settori chiave dell’economia al capitale straniero e di ampliare la democrazia pluripartitica. Dopo la guerra rivoluzionaria dell’Etiopia contro la dittatura del Derg, quasi 30 anni fa, il Paese fu governato da un governo di coalizione dominato in gran parte dal Fronte di liberazione popolare Tigray (TPLF). I Tigray sono una minoranza etnica del nord dell’Etiopia che guidò la guerra rivoluzionaria contro il dispotico regime del Derg. Il Premier Ahmed faceva parte del governo di coalizione, come ministro e nell’intelligence militare. Ma viene dal gruppo etnico Oromo, il più popoloso della nazione etiope di 100 milioni di persone, comprendente circa 84 diversi gruppi etnici. Gli Oromo sono associati al sostegno del precedente regime Derg. Negli ultimi tre decenni ci sono state continue tensioni acrimoniose tra lOromo e Tigray. Da quando Ahmed è in carica, ci sono timori tra i Tigray, specialmente per il fatto che riabilita furtivamente i resti del vecchio regime. Ha rilasciato centinaia di prigionieri politici nel nome di “riforme”, ma molto erano accusati dal Tigray di aver commesso violenze gravi contro lo stato.

Corteggiato da Washington
A livello internazionale, il premier Abiy Ahmed è corteggiato da Washington. Una volta in carica, gli Stati Uniti si sono impegnati a patrocinare il nuovo leader, affermando che il cambiamento nella politica dell’Etiopia annuncia una collaborazione più stretta tra i due Paesi. Ciò che gli Stati Uniti cercano di fare è estromettere la Cina dal ruolo di partner internazionale fondamentale nello sviluppo dell’Etiopia. L’Etiopia è stata il modello africano di sviluppo assistito dalla Cina per l’intero continente. Negli ultimi anni, è la Cina e il suo massiccio investimento finanziario e tecnologico a guidare il potenziale prodigioso del continente, superando statunitensi ed europei come attori. L’Etiopia, nel Corno orientale dell’Africa, è stata un collegamento vitale con le ambizioni cinesi d’integrare l’Africa nei piani globali per far rivivere le antiche Vie della Seta dall’Asia. Dall’insediamento, Abiy Ahmed ha fatto annunci pubblici piuttosto discordanti. Secondo quanto riferito, ha criticato i progetti infrastrutturali di punta supervisionati dalla Cina, come il gigantesco sistema ferroviario che collega la capitale Addis Abeba al vicino Stato costiero di Gibuti. L’Etiopia era senza sbocco sul mare dalla guerra di confine del 1998-2001 con l’Eritrea a nord. La recente apertura di una linea ferroviaria a Gibuti, nel nord-est dell’Etiopia, era vista come importante collegamento strategico al Mar Rosso e al commercio internazionale. Era anche un corridoio vitale per l’accesso della Cina all’Africa orientale. Il premier Ahmed ha anche una visione stranamente debole del progetto della Diga Grande Rinascita dell’Etiopia che mira a sfruttare l’acqua del Nilo Azzurro per l’energia idroelettrica. In costruzione negli ultimi sette anni, la diga doveva iniziare la produzione alla fine del decennio. Il progetto è l’innovazione del compianto primo ministro Meles Zenawi, che era il capo della guerra rivoluzionaria contro il regime del Derg. Zenawi è morto nel 2012 all’età di 57 anni per una rara malattia cerebrale. Fu sostituito da Haile Mariam Desalgn dimessosi a marzo, a causa della guerra civile Oromo, aprendo la strada ad Abiy Ahmed.

Diga ritardata, imgegnere ucciso
Il nuovo primo ministro annunciò inaspettatamente il mese scorso che la costruzione della diga potrebbe essere ritardata di 10 anni. L’annuncio causava molta costernazione pubblica. Poco prima del suo omicidio, l’ingegnere capo Simegnew Bekele, nominato nel 2011 alla guida del progetto, accennò nelle interviste sul suo lavoro minato da alcuni personaggi del governo. In precedenza, all’inizio di giugno, la prima visita ufficiale all’estero del premier Ahmed fu in Egitto, dove fu accolto calorosamente a Cairo dal Presidente al-Sisi. L’Egitto aveva a lungo protestato la costruzione della diga etiopica per timore che riduca drasticamente il flusso di acqua nella valle del Nilo, essenziale per l’agricoltura egiziana. Durante la visita al Cairo, i leader parlarono di un nuovo inizio nelle relazioni amichevoli. Si ritiene che Ahmed, in Etiopia, abbia dato privatamente concessioni al-Sisi sul futuro della diga del Nilo Azzurro. Il discorso successivo sul ritardo senza precedenti nella costruzione sembra far parte della concessione.

Iniziativa di pace a sorpresa
Il successivo grande sviluppo internazionale si ebbe a metà luglio, quando il premier Ahmed concluse un’improvvisa iniziativa di pace con l’Eritrea. I due Paesi erano coinvolti da una guerra di confine da quasi due decenni. Questo conflitto fece seguito al rovesciamento del regime di Derg che provocò la secessione dell’Eritrea dall’Etiopia. L’Etiopia rimase senza sbocco sul mare, isolata dal Mar Rosso. La farsa del leader eritreo Isaias Afwerki ad Addis Abeba fu salutata dai media internazionali come altra “riforma progressista” radicale del premier Ahmed. Ma molti in Etiopia non l’approvano, specialmente tra la popolazione del nord del Tigray che ha perso 150000 persone durante l’aspra guerra civile di tre anni con l’Eritrea. Il primo ministro oromo propone di consegnare all’Eritrea le terre di confine contese nell’ambito dell’accordo di pace. Ciò appare un tradimento per il Tigray. Geopoliticamente, si sospetta anche che l’iniziativa di pace con l’Eritrea sia guidata da un piano degli Stati Uniti per ritagliarsi una nuova rotta commerciale per l’Etiopia attraverso l’Eritrea fino al Mar Rosso. In tal modo, l’importanza del vicino Gibuti e della rotta commerciale guidata dai cinesi verso l’Africa orientale verrebbe meno.

Gli USA vogliono emarginare la Cina
L’apertura per la pace a sorpresa tra Etiopia ed Eritrea seguiva la visita in Africa orientale dell’ex- segretario di Stato USA Rex Tillerson a marzo. Durante il viaggio, Tillerson fece alcune dichiarazioni provocatorie sminuendo la Cina come partner dell’Africa. Questo avvenne tre settimane prima dell’ingresso al potere di Abiy Ahmed il 2 aprile. Seguirono poi, secondo fonti etiopiche, visite di basso profilo da parte di funzionari del dipartimento di Stato USA ad Addis Abeba e alla capitale eritrea Asmara. Il contatto USA con Asmara è stato particolarmente notevole perché per anni Washington ha sanzionato e isolato l’Eritrea per presunte violazioni dei diritti umani da parte del suo leader storico Afwerki. La minuscola economia dell’Eritrea è ampiamente sopravvissuta negli ultimi anni col patrocinio degli Stati arabi del Golfo. Oltre ad offerte di Washington, anche Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno svolto un ruolo dietro le quinte nel riavvicinamento tra Eritrea ed Etiopia. Una settimana dopo che l’accordo di pace fu siglato a metà luglio, i due leader assistettero a una cerimonia di congratulazioni negli Emirati Arabi Uniti ricevendo medaglioni d’oro decorati dal principe ereditario dell’emirato Muhamad bin Zayad. Due giorni dopo, il 26 luglio, gli etiopi furono scioccati nel sapere che l’ingegnere capo della diga del Grande Rinascita fu trovato morto nella sua auto nella principale piazza pubblica di Addis Abeba. Simendew Bekele fu colpito dietro l’orecchio destro a bruciapelo. Una pistola fu trovata nell’auto con il motore acceso. Pochi credono che sia stato un suicidio. Bekele era il volto pubblico del progetto della diga, che molti etiopi speravano promuova lo sviluppo del loro Paese. L’ingegnere era molto apprezzato dal pubblico per la sua dedizione al progetto di punta. Era ampiamente considerato incorrotto. La sua morte ha sollevato preoccupazioni sul fatto che la diga idroelettrica sia interrotta a lungo, o che il suo finanziamento sia radicalmente modificato.

Assassinio politico
Sembra poco probabile che l’assassinio del capo-ingegnere sia un assassinio politico. Nei giorni precedenti all’incontro fatale, le telecamere a circuito chiuso furono inspiegabilmente spente nell’area. Anche la sua guardia del corpo fu licenziata. La mattina dell’assassinio, il primo ministro Abiy Ahmed volò negli Stati Uniti. Con una risposta sconveniente, Ahmed ignorò le proteste pubbliche affinché tornasse in patria alla notizia spaventosa della morte dell’ingegnere. L’assenza dal funerale del 29 luglio, pianto dalla nazione, fu vista come disdicevole. Inoltre, la percepita mancanza del dovere civico di Ahmed scatenava la rabbia pubblica soprattutto tra i tigrini. Durante la scorsa settimana, il Paese assistette a manifestazioni di massa con molte persone che sospettano che la nuova fazione al governo di Ahmed abbia autorizzato l’omicidio dell’ingegnere Bekele. Durante il tour negli Stati Uniti, il primo ministro fu ospitato dalla grande diaspora etiope. Alcuni dei raduni, incluso uno il giorno del funerale di Bekele ad Addis Abeba, videro membri prominenti associati al regime del Derg emarginato condividere il palco con Ahmed. Il popolo in Etiopia fu offesa da ciò che considera un comportamento insensibile da parte del primo ministro non tornando immediatamente per condividere il dolore della nazione per la morte del famoso ingegnere.

Salutato da Lagarde e Pence
La scorsa settimana, negli Stati Uniti, il premier Ahmed incontrò il vicepresidente Mike Pence, che parlò in modo effusivo dei futuri legami economici con l’Etiopia. Un altro impegno fu con Christine Lagarde, a capo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) di Washington. Finora, FMI e capitale finanziario occidentale sono stati tenuti a bada dallo sviluppo dell’Etiopia. Progetti come la diga Grande Rinascita sono stati autofinanziati o ricorrevano alla Cina per gli investimenti. Lagarde, come Pence, salutava il nuovo futuro di stretta collaborazione con l’Etiopia. Con l’uccisione dell’ingegnere Bekele, il progetto della diga da 4 miliardi di dollari nella regione nord-occidentale dell’Etiopia, vicino al confine con il Sudan, è nel disordine. Il ritardo senza precedenti nella costruzione che il premier Ahmed annunciava polemicamente il mese scorso, sembra ora una certezza. Se e quando andrà avanti, l’accordo sul finanziamento potrebbe richiedere l’intervento del Fondo monetario internazionale. Il coinvolgimento del capitale occidentale è ciò che l’ex-primo ministro Meles Zenawi aveva strenuamente cercato di evitare. La sua visione del finanziamento indipendente era condivisa dall’ingegnere assassinato. Per riassumere, l’Etiopia sembra subire un profondo riallineamento geopolitico. Tuttavia, il riallineamento sembra andare avanti senza il consenso nazionale, anche se elogiato in superficie dai media occidentali come “riforme” del nuovo primo ministro Abiy Ahmed. Gli Stati Uniti assumono un ruolo maggiore nel futuro economico del Paese, al posto della Cina. Essendo una nazione africana strategicamente importante, la sede dell’Unione Africana si trova ad Addis Abeba, costruita nel 2012 dalla Cina con una sovvenzione di 200 milioni di dollari, la maggiore influenza di Washington in Etiopia avrà ripercussioni su tutto il continente. L’apparente riavvicinamento guidato dagli Stati Uniti tra Etiopia ed Eritrea è la chiave per la prevista estromissione dal continente della Cina dalla base del porto di Gibuti, dove la Cina l’anno scorso aprì la sua prima base militare d’oltremare. Tale mutamento geopolitico conferisce inoltre a Stati Uniti e Stati arabi del Golfo maggiore dominio sullo stretto del Mar Rosso per il commercio globale, in particolare per il petrolio trasportato via mare. Ciò potrebbe spiegare la guerra saudita sostenuta dagli USA per controllare lo Yemen, che si trova di fronte all’Eritrea e sul Mar Rosso, dalla penisola arabica.

Nuova configurazione geopolitica
In tale nuova configurazione geopolitica, l’Etiopia di Abiy Ahmed Ali sembra allontanarsi dalla partnership strategica con la Cina per allinearsi a Stati Uniti ed alleati regionali arabi, Egitto e petrosceiccati del Golfo. L’eredità musulmana di Abiy si pensa lo renda capace di abbracciare i regimi clienti arabi degli statunitensi. L’apparente assassinio dell’ingegnere Simegnew Bekele ha senso da tale gioco di potere strategico. Ma tale orchestrazione guidata dagli Stati Uniti contro la Cina, o come direbbe Washington “grande competizione del potere”, scatena pericolose tensioni politiche in Etiopia. Lo Stato federale etiopico formatosi dopo la guerra rivoluzionaria contro l’ex-regime del Derg è gravemente teso a causa del presunto favore di Ahmed per gli interessi settari sotto le spoglie delle “riforme”. La sua premiership sembra essere più ponderata dalle figure politiche oromo. Data la grande composizione cristiano-musulmana dell’Etiopia, ci sono anche timori che nel Paese si incitino conflitti religiosi. C’è la rabbia latente che la consacrata figura pubblica dell’ingegnere Simegnew Bekele possa essere stata vittima sacrificale nel gioco di potere geopolitico degli Stati Uniti. In Etiopia cresce la trepidazione sulla direzione futura del Paese. I giorni bui dell’omicidio politico e della persecuzione settaria, che in precedenza si erano placati dopo il rovesciamento del regime del Derg, ancora una volta ossessionano l’Etiopia. Stranamente, l’omicidio di Simegnew Bekele, il cui nome cristiano significa “speranza” nella lingua natia, ha gravemente colpito il senso della nazione e le sue aspirazioni, una volta brillanti, verso uno sviluppo indipendente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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