La guerra in Siria volge al termine

Ziad Fadil, Syrian Perspective 3/8/2018

Con la guerra in Siria ormai ricordo evanescente, l’Esercito arabo siriano rivolge l’attenzione al nord dove i ratti hanno recentemente formato un nuovo fronte senza l’Hayat Tahrir al-Sham (HTS). Inutile dire che Jaysh al-Islam, il gruppo terroristico finanziato dall’Arabia Saudita che s’immaginava una specie di esercito convenzionale, è stato sradicato. Muhamad al-Lush sarebbe in Turchia o Arabia Saudita a divorare compresse di Alka Seltzer. È già stato condannato a morte e affronta il cappio nell’istante tentasse di entrare in Siria. Tale nuovo fronte è composto principalmente dal gruppo Nuradin al-Zinqi (famoso per il “carattere moderato” quando decapitò un ragazzino palestinese di 12 anni di fronte alle telecamere) insieme a una poltiglia di altri criminali. Mi è stato detto che il ratto che decapitò il ragazzo è ricercato dal PFLP-GC vivo o morto, preferibilmente vivo. Se preso vivo, come scrisse il grande regista inglese Ken Russell: “L’inferno non gli riserverà sorprese”. Come già detto, i curdi sono profondamente sospettosi delle intenzioni statunitensi e non hanno voglia di ripetere disastri storici. L’articolo di Ghasan Qadi, qui sotto, è in accordo di massima con questa proposizione. È giusto dire che anche la questione curda è stata risolta col negoziato, un modo molto più civile per risolvere i conflitti. Tuttavia, il governo siriano insiste sul disarmo curdo, questione che potrebbe incontrare alcuni ostacoli. Ad al-Qasir, nel Golan, lo SIIL è stato eliminato dall’ultima roccaforte dall’Esercito arabo siriano. I terroristi dello SIIL erano sorvegliati mentre cercavano di uscire dal Medio Oriente, soprattutto verso l’Europa o, addirittura, Bangla Desh. Con Angela Merkel in carica, possiamo aspettarci che la Germania diventi un altro Afghanistan se le avrà conferita l’autorità di aprire le porte europea ai ratti in fuga.
Ho un parente stretto in Siria che mi dice che tutto torna alla normalità. Mentre c’è il timore che i terroristi rintanati a Idlib possano bersagliare Lataqia, i russi avvertivano i turchi che tale scenario non si verificherà. Certo, Erdogan è un traditore e membro della Fratellanza musulmana. Non possiamo essere tranquilli, ma assicuriamo che non rinnegherà le promesse. Decine di migliaia di rifugiati siriani tornano a casa. La notizia è che il programma di amnistia funziona e viene preso sul serio dal governo. Cioè, a meno che si non abbia ucciso soldati o poliziotti siriani presi in ostaggio. Chi ha le mani insanguinate finisce nelle capitali europee, in Canada o Stati Uniti. Le domande per lo status di rifugiato sono indicatori della riluttanza a ritornare in Siria per paura di arresto e processo. Individui, come chi è in Libano, tornano senza alcuna paura.
Dato che i russi hanno un atteggiamento negativo nei confronti della liberazione d’Idlib, inizieremo a concentrarci su quel particolare problema nei prossimi post. Non riferirò degli assalti dell’EAS in Oriente per il motivo che tali sacche di scarafaggi sono condannate a causa della loro depressione psicologica. Si prevede che i terroristi di al-Tanaf si arrenderanno nel momento in cui gli Stati Uniti si ritireranno entro la fine dell’anno. Alcuni potrebbero provare a trasferirsi in Giordania, ma la maggioranza probabilmente si nasconderà tra la popolazione, o almeno così pensano. Alcuni suggeriscono che la Giordania raccoglierà ciò che gli Stati Uniti lasciano ad al-Tanaf assieme ai sauditi che gli hanno ritirato il conto.

L’analista spiega le “linee rosse” di Damasco sulla richiesta curda di “decentramento”
Ekaterina Blinova, Sputnik 03.08.2018

L’incontro tra i funzionari del governo siriano e membri del Consiglio democratico siriano (DSC) può aprire la strada alla soluzione della questione curda una volta per tutte, e facilitare la riunificazione del Paese devastato dalla guerra sotto la bandiera di Damasco, secondo l’analista politico Ghasan Qadi. La potenziale alleanza tra governo di Assad e i curdi appoggiati dagli Stati Uniti potrebbe mandar via le truppe turche e statunitensi, Ghassan Qadi, analista politico di origine siriana, sottolineava che l’accordo proposto è “rientra nell’accordo di Damasco che può essere un punto di svolta”. Il 26 luglio, membri del Consiglio democratico siriano (DSC), l’ala politica delle forze democratiche siriane sostenute dagli Stati Uniti (SDF), annunciava un viaggio a Damasco per la prima volta per colloqui col governo del Presidente Bashar al-Assad . I curdi siriani si trovavano recentemente in gravi difficoltà tra la possibile offensiva turca e il presunto ritiro delle truppe statunitensi che incombe su di loro come una spada di Damocle. Inoltre, a fine maggio, il Presidente Assad chiariva che è deciso a riconquistare il pieno controllo della Siria. Avendo detto che preferirebbe tenere colloqui con le SDF sui territori del nord della Siria controllati dai curdi, aggiunse che Damasco “ricorrerà alla liberazione di queste aree con la forza” se i curdi sostenuti dagli Stati Uniti rifiutavano la sua offerta. Qadi sottolineava che non era la prima volta che Damasco offriva ai curdi siriani l’opportunità di negoziare sulle loro richieste.
“Il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam aveva detto nel settembre 2017 che la Siria era pronta a negoziare una forma di autonomia con i curdi siriani, ma la decisione non attrasse molta attenzione dai media, ma era un punto cruciale”, affermava l’analista politico. Secondo Qadi, non si dovrebbe dimenticare “un principio fondamentale di base qui: i curdi siriani sono siriani”. “Se alcuni di loro furono ingannati dalle promesse statunitensi, come certi loro cugini iracheni in passato, se alcuni di loro si sono visti promettere indipendenza, statualità, ricchezza e prestigio, i fatti indicano che Turchia e Stati Uniti, nonostante le loro differenze, sono uniti contro la Siria”, dichiarava l’analista.

Perché i curdi siriani non hanno altre opzioni?
Valutando il risultato dei colloqui coi rappresentanti del governo siriano, la DSC affermava che Damasco accettava di “tracciare una tabella di marcia verso una Siria democratica e decentralizzata”. Il governo di Assad non l’aveva ancora confermato. Da parte sua, Qadi metteva in dubbio la possibilità della futura “partizione” siriana o “federalizzazione”. “Sarebbe incomprensibile pensare che il governo siriano approvi una qualsiasi partizione o indipendenza curda, o addirittura federazione. Alcune forme di autonomia culturale, non politica, militare o economica, sotto Damasco è più realistico, come mi hanno sempre detto personalmente”, affermava. Dopo il vertice, la DSC invitava tutte le parti sotto il suo ombrello ad unirsi ai colloqui col governo di Assad “in modo che sia più efficace e influente nel porre fine a violenze e guerra”, riferiva Rudaw il 30 luglio. Nel frattempo, Umar Usa, parlamentare curdo siriano e capo dell’Iniziativa nazionale dei curdi siriani di Damasco (SKNI), esortava i curdi a cogliere l’opportunità di riparare le differenze con Damasco. “Per quanto ne so, gli statunitensi lasceranno il Paese alla fine dell’anno e allo stesso tempo non avranno problemi col dialogo del governo curdo”, affermava Usa a Kurdistan24 il 31 luglio. Commentando la questione, Qadi notava che “i curdi della Siria non hanno altra scelta, dato che né Turchia né USA difenderanno i loro diritti e la loro libertà”. “Solo una Siria forte e unita può proteggere e rispettare la loro integrità”, sottolineava.

Unità ed integrità della Siria sono le linee rosse di Damasco
L’analista politico notava che “la questione curda in Siria non è nuova”, aggiungendo, “Fu messa sotto il tappeto e nessuno voleva aprire il vaso di Pandora”. “Alla vigilia della “Guerra alla Siria”, la minaccia jihadista fu il risultato dell’accordo incompleto iniziato nel 1982″, ricordava Qadi. “Molti dicono che il governo di Hafiz Assad fu brutale schiacciando la rivolta fondamentalista sunnita ad Hama, ma la storia dimostra che non fu abbastanza deciso, mentre le altre due minacce erano la questione curda e la corruzione irrisolta”. Aggiungeva che “se la questione curda viene risolta con le buone intenzioni da tutte le parti, il governo può quindi concentrarsi sull’eliminazione della corruzione, ancora endemica”. Qadi suggeriva che “la tragedia della guerra offre l’opportunità di risolvere definitivamente l’incombente questione curda una volta per tutte” aggiungendo che “le linee rosse saranno sicuramente unità ed integrità della Siria”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “La guerra in Siria volge al termine

  1. Ezio Maria Claudio Luigi Bigliazzi LR il said:

    Non mi fiderei di un curdo, non farei affari con un curdo, non lo vorrei come conoscente un curdo. Traditori genetici.

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