Il discorso di Lavrov indica alcune importanti lezioni da trarre

James Oneill, New Eastern Outlook 15.06.2021

Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov recentemente teneva un discorso molto importante che, non a caso, ebbe scarsa attenzione dai media occidentali. Il 9 giugno il Signor Lavrov si rivolse al Forum internazionale dei Primakov Readings a Mosca. Nel suo discorso, Lavrov attirò l’attenzione su ciò che insiste nel chiamare riluttanza dei “nostri colleghi occidentali” ad accettare la “realtà oggettiva” del movimento pacifico a un mondo policentrico. Invece, l’occidente collettivo si è sforzato di garantire la continuazione della sua “opinione internazionale privilegiata” a tutti i costi. L’impreparazione dell’occidente a “un dialogo onesto e basato sui fatti”sicuramente mina la fiducia nell’idea stessa di dialogo come metodo per appianare le divergenze “erodendo le capacità della diplomazia come strumento cruciale di politica estera”. Il principale meccanismo utilizzato dall’occidente nel tentativo di stabilire il proprio punto di vista fu l’incessante promozione di ciò che si compiace di chiamare “ordine mondiale basato sulle regole”. Questo è un concetto, sosteneva Lavrov, che era “ancora più irrazionale e privo di prospettive”. Il concetto occidentale di ordine mondiale basato su regole va contrapposto alla Carta delle Nazioni Unite, anch’essa delle regole, ma universalmente accettate e coordinate da tutti i membri della comunità internazionale. È quest’ultimo il fondamento del diritto internazionale. L’occidente, al contrario, usa il termine “ordine mondiale basato su regole”, pensando a qualcosa di completamente diverso. L’occidente per la sua terminologia, ha in mente di voler sviluppare concetti e approcci incentrati sull’occidente “poi spacciati come ideale del multilateralismo e verità ultima”. Tali idee dell’ordine basato su regole sono particolarmente marcate in Europa, Stati Uniti e Australia.
Al contrario, la Russia promuove le sue idee in Eurasia. Lavrov richiamava l’attenzione sul fatto che i valori promossi dai russi sono alla base di una serie di organizzazioni internazionali sviluppatesi soprattutto nell’ultimo decennio. Questi includono il Commonwealth degli Stati indipendenti, l’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva, l’Unione economica eurasiatica e l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Queste organizzazioni possono caratterizzate come associazioni basate esclusivamente sul principio di “partecipazione volontaria, uguaglianza e bene comune”. Una delle priorità della Russia era il rafforzamento dell’interazione globale con la Cina. Quest’anno segna il 20° anniversario del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole tra Russia e Cina. Questa è una relazione che i nordamericani vorrebbero spezzare. È senza dubbio una delle principali motivazioni dell’ansia del presidente degli Stati Uniti Biden d’incontrare Vladimir Putin a Ginevra. Fu annunciato che Biden veniva accompagnato dal suo segretario di Dtato Antony Blinken, senza dubbio per assicurarsi che Biden non metta in imbarazzo se stesso e gli Stati Uniti. Data l’incerta presa mentale di Biden in questi giorni, dire la cosa sbagliata è un pericolo incombente.
I russi perseguono incessantemente una politica sul modello ASEAN, basata su ciò che Lavrov chiama “filosofia dell’unificazione”. Il concetto abbraccia tutte le nazioni dell’Eurasia e Lavrov lo vede come mezzo per aumentare drasticamente i vantaggi comparativi di tutti i Paesi in questa enorme regione. Le suddette organizzazioni sono un’illustrazione di quanti Paesi in questa vasta regione cooperano al proprio sviluppo economico e sociale. A Lavrov fu posta una domanda sul prossimo incontro con Biden. Diede una risposta prudente. Il successo o meno della missione dipendeva dalla mentalità che i nordamericani portavano alla riunione. Lavrov avvertiva che se i nordamericani continuano a seguire la propria propaganda, che assorda anche l’élite degli Stati Uniti, allora non c’era “molto da aspettarsi da questo vertice”. Era una visione totalmente realistica. La storia delle relazioni tra Stati Uniti e Russia è piena di problemi. È difficile sfuggire all’idea che l’ultimo vertice non offrirà alcun miglioramento realistico nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia. I nordamericani vedono chiaramente i cinesi come la peggiore minaccia alla loro posizione mondiale e modo per affrontare i cinesi è cercare di separarli dalla Russia. In questo, e in tante altre cose, i nordamericani non capiscono le realtà geopolitiche del 21° secolo. Cercano disperatamente di rappattumare un’alleanza tra India, Giappone, Australia ed essi stessi. Invitare l’Australia alla riunione del G7 nel Regno Unito sicuramente lusinga la percezione dell’Australia di se stessa come attore chiave nella regione dell’Indo-Pacifico, ma per il resto del mondo è solo un altro esempio dell servilismo dell’Australia cogli Stati Uniti. È improbabile che spaventi i cinesi che potrebbero distruggere l’Australia in 30 minuti se un giorno rappresentasse una seria minaccia per la Cina. Persino il governo australiano non è così stupido da credere che l’eventuale ricezione di una collezione di sottomarini cambierà seriamente l’equilibrio del potere regionale. L’Australia dovrà sfruttare le opportunità offerte dal numero crescente di organizzazioni regionali summenzionate come chiave per la sua futura prosperità. Sfortunatamente, l’attuale sua politica estera non incoraggia la convinzione che l’Australia abbia capito le realtà dei cambiamenti politici, economici e militari del 21° secolo.

James O’Neill, ex-avvocato australiano, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio