La coalizione saudita rinnova l’attacco allo Yemen

Moon of Alabama, 3 agosto 2018

La guerra nello Yemen, che dura da tre anni, non merita menzione nei media “occidentali”: “La ragione della disattenzione è ovvia: gli Stati Uniti hanno la responsabilità della crisi. La citazione di un medico yemenita sul pezzo della giornalista della PBS Jane Ferguson riassume: “I missili che ci uccidono, sono prodotti dagli statunitensi. Gli aerei che ci uccidono, sono prodotti dagli statunitensi. I carri armati… sono prodotti dagli statunitensi. Mi sta dicendo, dove sono gli USA? Gli USA sono dappertutto qui”. La guerra è anche complicata e difficile da spiegare. Le alleanze sono opache e hanno poco senso. I singoli eventi nascondono il quadro generale. I sauditi iniziarono la guerra dopo che il movimento sciita zaidi degli altopiani settentrionali dello Yemen, gli huthi, scacciò dalla capitale Sana il governo dell’agente saudita ex-presidente Hadi. Il governo in esilio di Hadi è ancora riconosciuto a livello internazionale ma è sotto il completo controllo saudita. I sauditi vogliono controllare lo Yemen, che sebbene geograficamente più piccolo e povero, ha un numero uguale di cittadini e alcune risorse preziose. I sauditi hanno finanziato per decenni predicatori wahhabiti per far proseliti nello Yemen. Ma lo Yemen ha una corrente più mite e i wahhabiti generalmente non sono graditi. Ci sono anche piani per un oleodotto saudita verso i porti yemeniti che consentirebbe alle esportazioni saudite di scavalcare lo stretto di Hormuz. Per la guerra contro lo Yemen, i sauditi si allearono cogli Emirati Arabi Uniti. Gli Emirati Arabi hanno i loro piani per lo Yemen. Vogliono controllarne il sud e il porto di Aden al centro del loro conglomerato espansivo del Dubai Port World. Entrambi hanno ingaggiato ascari yemeniti e mercenari stranieri per aiutarli nelle operazioni. I sauditi si sono alleati col partito yemenita Islah dei Fratelli musulmani internazionali. Gli Emirati Arabi Uniti si sono alleati con alcune tribù yemenite meridionali che si battono per l’indipendenza dal nord. Gli Stati Uniti supportano i loro “alleati” del Golfo e gli vendono molte armi. E sono anche interessati a controllare al-Qaida nello Yemen. Tali obiettivi sono in conflitto tra essi.
Ahmad Muthana, ex-diplomatico yemenita residente a Washington DC, spiega perché, ad esempio, al-Qaida nella penisola araba (AQAP) non può essere eliminato dallo Yemen: “La ragione per cui oggi è impossibile sconfiggere al-Qaida nello Yemen è il profondo coordinamento tra AQAP e al-Islah, il partito dei Fratelli musulmani nel Paese. Al-Islah è una parte cruciale del governo yemenita. I legami tra al-Islah e al-Qaida sono vecchi e il capo di al-Islah Abdulmajid al-Zindani svolse un ruolo vitale da ponte tra le due parti. Nel 2004, il governo degli Stati Uniti l’etichettò come “Terrorista mondiale specificatamente segnalato” per i legami col fondatore di al-Qaida Usama bin Ladin. Quando l’esercito yemenita stava per iniziare l’offensiva contro al-Qaida ad Abyan nel sud dello Yemen nel 2012, al-Zindani ne chiese la sospensione. Il capo di al-Islah è uno stretto alleato del presidente Hadi. Secondo Marib Press, fonte fedele al governo, Hadi incontrò al-Zindani nel 2018 e lo descrisse come “erede del Profeta”. Durante l’incontro, Hadi insistette affinché al-Zindani fosse un predicatore più importante nello Yemen, istigando a un pensiero più violento nella regione. Uno dei capi militari di Hadi, il generale Ali Muhsan al-Ahmar, è un alleato di al-Qaida: Nel 2005, l’ambasciata degli Stati Uniti nello Yemen diede l’allarme sui viaggi di al-Ahmar in Afghanistan e gli incontri con Bin Ladin negli anni ’80. Negli Stati Uniti si ritiene che al-Ahmar abbia avuto un ruolo chiave nel trasferimento di grossi gruppi di combattenti di al-Qaida dall’Afghanistan allo Yemen. Al-Ahmar reinsediò molti terroristi ai quali fu vietato di tornare nei loro Paesi”. Con un individuo dalla lunga amicizia con AQAP guidi l’esercito del Paese, non sorprende che il gruppo terroristico non sia stato sconfitto. I sauditi di nuovo usano al-Qaida per i loro scopi mentre gli Stati Uniti ancora cercano di controllarli. Ma entrambi vogliono anche che l’ex-presidente Hadi riacquisti la sua posizione a Sana.
Le truppe degli Emirati Arabi Uniti nello Yemen, alleate ufficialmente dei sauditi, sono diventate uno degli obiettivi principali di al-Qaida:
“Elisabeth Kendall – @Dr_E_Kendall – 13:47 utc – 3 ago 2018
La rivendicazione formale di AQAP in 2 settimane: i jihadisti hanno teso un’imboscata alle Forze di reazione rapida sostenute dagli EAU alle 11 di oggi ad al-Mahfad, Abyan. 4 soldati uccisi, comandante gravemente ferito, 2 veicoli distrutti. Segue dettaglio su scontri a fuoco la scorsa notte tra AQAP e militari nella città di al-Mahfad”.
Lo Yemen non ha aviazione o difesa aerea. La coalizione saudita ha bombardato la parte del Paese controllata dagli huthi da tre anni e distrutto gran parte delle infrastrutture. Uccide indiscriminatamente. ONU e media minimizzano il numero di vittime citando 10000 morti, cifra mai aggiornata da metà 2016. L’anno scorso un articolo di Moon of Alabama indicava che il vero numero di vittime è probabilmente molto più alto: “Fino a luglio 2017 la coalizione USA-Arabia Saudita aveva svolto più di 90000 missioni aeree nello Yemen. La maggior parte di questi con lancio di armi… 100000 civili morti provocati dalla guerra finora è un numero più probabile di quelli che non cambiano mai”. I media statunitensi lentamente si svegliano su ciò: “Da quasi due anni, una cifra, 10000 persone, viene spesso citata da giornalisti e agenzie di soccorso per descrivere il numero di morti civili nel conflitto… Ma nella discussione pubblica sul conflitto, il numero non è mai stato rivisto, anche se la guerra mantiene una spietata intensità”. Ma nonostante tale intuizione, il Washington Post parlava ancora di cifre minime: “I dati raccolti da ACLED, un gruppo che studia i conflitti, indicano le vittime in quasi 50000 persone tra gennaio 2016 e fine luglio 2018. Il numero include combattenti ma esclude persone non uccise direttamente dai combattimenti, migliaia di civili morti per malnutrizione o colera, per esempio. L’anno scorso, Save the Children parlò di 130 bambini che morivano ogni giorno per “fame e malattie acute”.”
La coalizione saudita blocca la parte del Paese controllata dagli gli huthi. Il 70% del cibo disponibile arriva dal porto di Hudaydah che gli huthi controllano. Se la coalizione saudita riuscisse a catturare il porto, potrebbe assediare gli altipiani yemeniti con la fame. Gli huthi dovrebbero arrendersi. A giugno, gli Emirati Arabi Uniti condussero operazioni terrestri e marittime per tentare di togliere Hudaydah agli huthi. L’attacco lungo la costa sud-occidentale raggiunse il confine dell’aeroporto a sud della città, quando le forze huthi tagliarono la linea dei rifornimenti. L’attacco degli Emirati Arabi Uniti da allora è in stallo. L’inviato ONU nello Yemen negozia con entrambe le parti il controllo del porto. Perdere o occupare il porto probabilmente deciderà la guerra. Hudaydah veniva bombardata dagli aerei sauditi nonostante il cessate il fuoco. In seguito ai recenti attacchi aerei, le Nazioni Unite avvertivano su una catastrofe umana: “Il 26, 27 e 28 luglio, attacchi aerei si sono verificati nei pressi di un centro medico e un laboratorio pubblico a Hudaydah colpendo e danneggiando una struttura dei servizi igienici a Zabid e una stazione idrica che rifornisce di acqua alla città di Hudaydah… Il colera è già presente nei quartieri della città e nel governatorato. I danni alle strutture igienico-sanitarie, idriche e sanitarie mettono a repentaglio tutto ciò che cerchiamo di fare”, aveva detto la signora Grand, coordinatrice umanitaria per lo Yemen. “Potremmo essere a un attacco aereo dall’epidemia inarrestabile”.
Il bombardamento di installazioni civili non è un errore, ma tattica della coalizione saudita per fare pressione sulla popolazione yemenita. Ieri un doppio attacco colpiva le banchine dei pescatori del porto di Hudaydah dove centinaia di pescatori, venditori ambulanti e compratori contrattavano l’acquisto giornaliero. Un’ora dopo il primo attacco, la coalizione saudita colpiva l’ingresso del vicino ospedale al-Thura. Più di 70 morti e più di 150 feriti. Per mancanza di cibo, risorse mediche e finanziarie, molti dei feriti rischiano di morire nei prossimi giorni. Secondo le fonti locali tutte le vittime erano civili. Le autorità di Hudaydah dissero che tali attacchi aerei “erano inattesi perché sia i combattenti huthi che l’alleanza degli Emirati Arabi annunciarono la cessazione delle ostilità presso il porto di Hudaydah per dare un’opportunità all’ONU”. L’unico articolo sull’attacco mortale sul sito del New York Times è un pezzo della Reuters che accusa gli huthi.

Immagini e video mostrano che almeno uno degli attacchi non avvenne da aerei, ma da mortai inglesi che sparavano da sud. L’area bersaglio, contrassegnata in rosso, si trovava nel raggio di tiro dei mortai delle forze degli EAU a sud dell’aeroporto. Gli Emirati Arabi Uniti avevano recentemente inviato nuovi materiali e soldati nell’area, formando la forza per rinnovare l’attacco. Tali forze non hanno rispetto della vita dei civili yemeniti. Iona Craig, una delle poche giornaliste “occidentali” nello Yemen, recentemente aveva messo le mani su un rapporto dell’intelligence che descriveva un bombardamento notturno saudita di alcune tende nel deserto: “All’insaputa dei Masuadah, i droni della Royal Saudi Air Force erano rimasti in volo per 45 minuti sulle loro abitazioni ai margini della vasta pianura circondata da montagne. Gli ufficiali sauditi a più di 550 miglia di distanza guardarono le tende della famiglia sugli schermi, insieme a due “punti caldi” probabilmente creati dal calore corporeo di persone e animali all’interno… Non osservarono “personale o veicoli visibili, né altre informazioni d’intelligence sulla posizione”, secondo il rapporto… Alle 21:25, il generale assente emise l’ordine (per telefono) di colpire le tende”. La famiglia nella tenda, che comprendeva nove bambini, fu fortunata. La bomba colpì oltre la piccola collina accanto la tenda. Ma l’attacco era chiaramente indiscriminato”. Il governo del Regno Unito ammise che suoi agenti supervisionano il processo di bombardamento dei sauditi. Allo stesso modo, ufficiali statunitensi si trovano nei centri operativi sauditi e osservano pure i bombardamenti sauditi. Ovviamente non intervengono contro gli attacchi indiscriminati: “Come mostra il rapporto dell’intelligence, gli Stati Uniti mantengono una presenza significativa nel centro operativo saudita. Inoltre vendono munizioni e aeromobili alla coalizione e forniscono manutenzione, addestramento, assistenza e rifornimento in volo agli aerei da combattimento che effettuano i bombardamenti”.
La scorsa settimana una petroliera saudita fu presumibilmente colpita da un missile mentre navigava nello stretto di Bab al-Mandab sul Mar Rosso. I sauditi sostengono che era opera delle forze huthi e cercano di spacciarlo come ragione per colpire Hudaydah. Gli huthi non hanno una Marina. Hudaydah si trova 300 chilometri a nord dello stretto e la costa adiacente è controllata dagli EAU. Tuttavia i sauditi vietavano alle loro petroliere di passare dal Mar Rosso. Non per un possibile pericolo, ma per aumentare la pressione su Stati Uniti, Gran Bretagna e altri per aiutarli ad invadere Hudaydah: “Gli analisti dicono che l’Arabia Saudita cerca d’incoraggiare gli alleati occidentali a prendere sul serio il pericolo rappresentato dagli huthi e rafforzare il sostegno alla guerra nello Yemen, dove migliaia di attacchi aerei e operazioni a terra hanno prodotto solo risultati modesti mentre aggravano la peggiore crisi umanitaria del mondo… La sospensione del traffico saudita, con la minaccia implicita dell’aumento dei prezzi del petrolio, potrebbe anche essere intesa a far pressione sugli alleati europei che continuano a sostenere l’accordo nucleare con l’Iran dopo il ritiro degli Stati Uniti, assumendo una posizione decisa contro il programma dei missili balistici di Teheran e il supporto a gruppi armati nella regione. Non c’è stata alcuna conferma ufficiale che la mossa sia stata coordinata con Washington, ma un analista affermava che sarebbe sorprendente se non lo fosse, data l’alleanza strategica tra i due Paesi”. Dopo che la nave saudita fu colpita, il governo inglese inviò 20 forze speciali in un ignoto “Porto del Mar Rosso” ed una fregata nella zona. Le affermazioni saudite, secondo cui l’Iran è coinvolto nella guerra e invia missili balistici attraverso Hudaydah agli huthi, sono false. Tutte le navi che vanno a Hudaydah vengono ispezionate. Gli huthi potrebbero ricevere sostegno materiale di contrabbandando dall’Oman attraverso le linee della coalizione saudita, ma chiaramente non è molto o in quantità decisiva. La più grande fonte di armi e munizioni proveniva dalle incursioni contro i depositi della coalizione saudita o veniva acquistata dagli ascari dei sauditi. Hudaydah non è rilevante per il contrabbando, ma è l’ancora di salvezza degli altipiani del nord assediati. Più di 10 milioni di vite dipendono dal cibo che passa dal porto. Se gli huthi ne perdessero il controllo a favore di ONU o coalizione saudita, il popolo morirà di fame e perderebbero la guerra.
Il piano dell’attuale tattica saudita di bombardare le riserve idriche e i mercati di Hudaydah è scacciare la popolazione dalla città per rendere più facile attaccarla e occuparla. La città è la giugulare degli huthi e i sauditi vogliono tagliarla. Stati Uniti e altri governi “occidentali” lo sanno. Se permetteranno alla coalizione saudita di prendere il porto saranno complici della carestia genocida che ne seguirà.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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