Il programma dei droni dello Stato islamico svela le linee dei ratti della NATO

Ulson Gunnar, LD 30 luglio 2018

Nonostante i tentativi dei media statunitensi ed europei di raffigurare l’autoproclamato Stato Islamico (IS) come un malvagio da cartone animato, è sempre stato chiaro con analisi seria che combattenti, armi, forniture e denaro dell’organizzazione terroristica arrivavano in Siria risultando da un ampio sostegno estero. Uno sguardo a una mappa del conflitto siriano, a prescindere dalla fonte, negli ultimi 7 anni mostra che SIIL e altri gruppi terroristici occupavano territorio con corridoi diretti confini dei vicini della Siria, in particolare Turchia ed alleati degli Stati Uniti come Israele e Giordania. Ci furono ammissioni dirette dagli stessi Stati Uniti di aver avuto un ruolo nella creazione dello SIIL. Un memorandum dell’Agenzia della Difesa degli Stati Uniti apparsa nel 2013 notava esplicitamente che Stati Uniti ed alleati cercavano di creare ciò che allora si definiva “principato salafita” nella Siria orientale, precisamente laddove lo SIIL s’insediò poi. Ci furono anche ammissioni dirette dagli alleati degli Stati Uniti che inviavano armi e denaro a SIIL ed altre organizzazioni terroristiche estere. In una e-mail trapelata inviata dall’ex-segretaria di Stato USA Hillary Clinton al lobbista John Podesta, affermò esplicitamente: “… dobbiamo usare le nostre risorse d’intelligence diplomatiche e tradizionali per fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che danno sostegno finanziario e logistico clandestino a SIL ed altri gruppi radicali sunniti nella regione”.
Ci furono anche ammissioni indirette, sui media statunitensi ed europei si affermò che grandi quantità di armi e denaro forniti dagli Stati Uniti cadevano “accidentalmente” nelle mani dello SIIL attraverso presunti “ribelli moderati”, anche quando numerosi di tali cosiddetti ribelli moderati passavano allo SIIL. Un articolo del 2014 del Telegraph intitolato “I ribelli siriani moderati che si difendono dallo SIIL, accusano assenza di sostegno e armi dagli Stati Uniti”, ammise: “I ribelli “moderati”, appoggiati dall’occidente, che combattono i jihadisti in Siria si rifiutano di combattere e addirittura e perfino passano allo SIIL per mancanza di armi e altri aiuti promessi, secondo i loro capi”. Chi prendeva armi statunitensi, tra cui missili anticarro TOW fabbricati negli Stati Uniti, alla fine passavano ai terroristi dello SIIL. Un precedente articolo del Telegraph del 2012 ammise indirettamente che armi e denaro degli USA finivano elle mani di al-Nusra (al-Qaida) con simili “defezioni”.

Il programma dei droni dello Stato islamico rifornito via Turchia
Quando lo SIIL iniziò a impiegare droni per sorveglianza, osservazione e persino bombardare obiettivi, fu posta la domanda su come tale programma potesse essere sviluppato da un’organizzazione ordinariamente rappresentata dai media statunitensi ed europei come semplicemente nata da tra le dune di sabbia siriane e irachene. Tra chi si fece queste domande trovando le risposte, c’era il Centro di lotta al terrorismo dell’esercito USA a West Point. Nel suo rapporto del 2018 intitolato “Stato islamico e droni: offerta, scala e minacce future“, nota come droni e altre parti e attrezzature arrivavano all’organizzazione terroristica in Siria.
Il rapporto notava: “Nell’ottobre 2014 e nel dicembre 2014, alcuni mesi dopo che lo Stato islamico aveva dichiarato la creazione del califfato alla fine di giugno dello stesso anno, Sujan. usando l’alias Peter Soren. acquistò quattro antenne per droni da Company 3 e una microturbina usata in per aerei telecomandati da Company 4, queste due compagnie spedivano tali oggetti direttamente a Sanliurfa, in Turchia, città a un’ora di auto dalla città di Tal Abyad, confinante con la Siria, controllata dallo Stato Islamico, e a due e-mezz’ora di guida al quartier generale del gruppo a Raqqa, in Siria. Il rapporto notava che decine di migliaia di dollari in parti di droni furono ordinati e spediti a Sanliurfa, in Turchia, prima di essere portati oltre confine e poi nel territorio dello SIIL. Fu attraverso tale processo che lo SIIL sviluppò il suo programma di droni che, secondo il rapporto del CTC che citava un generale statunitense, aveva 70 droni in volo in determinati giorni. Il programma provocava direttamente diverse decine di morti coi droni armati e indirettamente molti altri nell’uso come osservatori per guidare il tiro indiretto delle armi e lanciare ordigni esplosivi improvvisati (VBIED) sugli obiettivi. Mentre il rapporto rileva che alcune spedizioni furono intercettate dal governo turco, molte altre passarono. Mentre le agenzie di sicurezza occidentali alla fine liquidarono le persone coinvolte nel programma in Siria e in Iraq e all’estero, ciò avvenne alla fine del 2015, dopo l’intervento militare della Russia e quando il “principato salafita” statunitense finalmente affrontava un vera confronto e la sconfitta.
Il rapporto CTC è un’altra tessera del puzzle che svela chi guida realmente il terrorismo globale e perché. Chi seguiva il programma dei droni dello SIIL si procurò componenti e interi droni attraverso società e facciate, operando direttamente nel cuore dello stato di polizia occidentale per un anno intero prima di essere fermato mettendo in discussione l’efficacia delle misure antiterrorismo statunitensi-europee, o la sincerità sull’attuazione di esse. Alcuni sarebbero tentati di attribuire l’attuazione del programma dei droni dello SIIL all’incompetenza delle agenzie di sicurezza occidentali. Resta comunque il fatto che ancora una volta Stati europei ed USA diedero l’opportunità di sostenere i piani dello SIIL, mentre la Turchia, membro della NATO, ebbe il ruolo di centro logistico rifornendo tali forniture e armi presso la vicina Siria. Considerando la natura di nascita e longevità dello SIL, in particolare nelle aree in cui gli Stati Uniti sostenevano di combatterlo, è difficile non considerare almeno la cospirazione, se non concludere oltre.

Ulson Gunnar, analista geopolitico e autore di New York.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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