Il “Consenso di Pechino”: la cooperazione tra Cina e America Latina segna l’inizio di una nuova era

Paul Antonopoulos, Fort Russ, 2 agosto 2018

Una base spaziale cinese nella Patagonia centrale, in Argentina, ha attirato l’attenzione del New York Times, descrivendola come “uno dei simboli più eclatanti” del ruolo di Pechino nella regione. Il quotidiano statunitense pubblicava l’articolo in prima pagina il 29 luglio e dedicava un articolo dettagliato che analizza le ragioni dell’installazione nella provincia di Neuquén. Sotto il controllo cinese, il sito fa parte dell’ambizioso programma intrapreso da Pechino per approdare sul lato nascosto della Luna. Secondo il New York Times, questa installazione è solo una delle molte prove della crescente influenza della Cina non solo in Argentina, ma anche in altri Paesi della regione in cui ha investito in costruzioni o concesso prestiti in cambio di attività sui giacimenti di idrocarburi. “La base ha una posizione geografica molto vicina alla piattaforma sottomarina dell’Atlantico e una stazione di sorveglianza strategica in Antartide, dove la Cina ha la più grande base scientifica al mondo”, dice l’analista Gustavo Cardozo del Centro di studi internazionali argentini (CAEI). La costruzione del complesso spaziale cinese sul suolo argentino, di circa 200 ettari, è il risultato dei negoziati tra il governo di Cristina Fernández de Kirchner (2007-2015) e l’amministrazione Xi, e vuole essere uno spazio per la ricerca astronomica”. Secondo Cardozo, la base “ha un obiettivo nella sorveglianza militare” privilegiato nello spazio. Negli ultimi anni, con progetti come questo, la Cina ha dimostrato nella politica della “corsa allo spazio” investimenti molto forti e una tecnologia migliorata proveniente da Russia ed ex-Unione Sovietica, consolidandosi come leader nel settore. In realtà, la base in questione fa parte del Deep Space Network, un insieme di risorse di comunicazione per supportare le operazioni cinesi nello spazio.
“La Cina ha la forte intenzione di esplorare lo spazio e di competere strategicamente cogli Stati Uniti. Questa base militare non solo ci consente di monitorare lo spazio, perché la Patagonia argentina e il Cile meridionale sono regioni geograficamente molto buone per la visibilità che offrono, l’interesse fondamentale della Cina ha a che fare con Antartide”, affermava l’esperto. Il continente bianco è una zona “molto strategica” per Pechino data l’abbondanza di risorse naturali, oltre a idrocarburi e miniere. La Cina si appresta ad approfittare del fragile periodo della riforma imperiale USA in cui Washington rivaluta le priorità nel mondo, come Antartide ed America Latina, che fino alla presidenza Trump sembravano avere la precedenza sul teatro europeo atlantista. “Con Donald Trump, il divario tra Washington e il resto dei Paesi latinoamericani si è ampliato e la Cina, con forti investimenti, occupa lo spazio che gli Stati Uniti lasciano”, affermava Cardozo. Pertanto, “con mezzi scientifici e tecnologici”, la presenza militare della Cina si consolida perché in strutture come Neuquén, “il lavoro degli scienziati argentini è minimo”. Gli agenti che controllano il perimetro sono cinesi e “le persone che vivono nella zona non possono entrarvi”. Comunque sia, la Stazione Spaziale di Neuquén è un simbolo del potere del gigante asiatico in America Latina . Secondo l’esperto del CAIE, “in un decennio, la Cina svolgerà un ruolo estremamente importante nella regione”, ruolo preponderante già osservato, dice, a causa dell’importanza strategica dell’America Latina fornitrice di prodotti alimentari, materie prime e idrocarburi. Gli esempi citati dall’analista includono il controllo del Canale di Panama ed investimenti per estenderlo, nonché l’incentivo a creare nuovi corridoi bi-oceanici per migliorare il commercio. Fa parte del progetto cinese includere l’America Latina nella nuova Via della seta, l’ambizioso progetto di investimento infrastrutturale dall’Asia meridionale all’Europa orientale e Africa.
Il New York Times si riferisce alla strategia del Paese asiatico affermando che il legame che si era formato durante l’era dei governi progressisti in America Latina (2005-2015) è persistito anche dopo la transizione a destra di diversi Paesi come nel caso dell’Argentina stessa. “La Cina ha un ruolo da protagonista, che si rafforzerà in futuro perché ha fondi sovrani da investire ed interesso in America Latina, interessi che alcun altra potenza extracontinentale mostra. “Credo che tra qualche anno, in un decennio, sarà qualcosa di totalmente visibile”, affermava Cardozo. Esiste tuttavia una differenza tra la Cina e le altre potenze in precedenza presenti in America Latina: la politica del trattare i Paesi da partner poiché, per Pechino, “l’autodeterminazione dei popoli è di grande importanza”, proprio come il “rispetto della sovranità interna”. Questa è una politica di cooperazione della “non ingerenza negli affari interni altrui” che secondo Cardozo potrebbe essere spiegata con “la sofferenza in passato della Cina della disparità di trattamento” dalle potenze coloniali. Secondo Cardozo, in un momento in cui il cosiddetto “Washington Consensus” dettava una serie di regole da seguire ai Paesi che ricevevano aiuti dalle istituzioni sotto gli auspici degli Stati Uniti, “oggi potremmo dire che esiste il “consenso di Pechino” basato sulla non ingerenza negli affari interni. Questo consenso “è evidente in regioni come Africa ed America Latina, dove i giovani Paesi attribuiscono grande importanza a sovranità e autodeterminazione”, affermava l’esperto. Ad esempio, citava il caso del Venezuela, Paese in cui la Cina ha mantenuto stretti legami anche quando altri imponevano sanzioni economiche e diplomatiche. Pechino ha ribadito che la crisi nel Paese caraibico “è cosa che il suo popolo deve risolvere”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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