La grande illusione dell’imperialismo

Paul Fitzgerald e Elizabeth Gould, Internationalist 360°, 30 luglio 2018

Tutti sognano, ma non nello stesso modo. Chi sogna di notte tra i recessi polverosi della mente si sveglia scoprendo che era vanità: ma chi sogna di giorno è pericoloso perché agisce ad occhi aperti, per renderlo possibile.
– TE Lawrence, Sette pilastri della saggezza

Come l’infinito sogno egemonico neocon ha fatto degli USA un incubo
Pochi statunitensi oggi sanno come gli Stati Uniti siano proprietà dell’alleanza neoconservatrice di destra sostenuta da Londra, nata dal tumulto istituzionale dell’era post-Vietnam. Ancor meno sanno come la sua missione di mantenere i resti del vecchio impero inglesi abbia gradualmente sopraffatto la democrazia e sostituendola con la burocrazia “della sicurezza nazionale” di sua ideazione. Dobbiamo l’idea di quel piano a James Burnham, trotskysta, uomo dell’OSS ed architetto del movimento neoconservatore la cui esposizione del Formale e del Reale nel suo Machiavellismo Moderno del 1943 giustificava l’ascesa dell’oligarchia e il dominio assoluto dell’ élite manageriale. Ma gli statunitensi sarebbero scioccati scoprendo che il nostro attuale incubo politico è salito al potere con consenso e cooperazione del presidente James Earl Carter e del suo consigliere per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski; aiutati dalle agenzie di intelligence di Europa e Medio Oriente. Si può tracciare una linea retta tra l’isterismo politico di oggi e l’isteria antisovietica di destra degli anni ’70, con la Russia accusata di “ingerenza” nella democrazia statunitense. I meriti di tali accuse furono discussi in profondità altrove. Secondo il preside degli studiosi dell’ntelligence statunitense, Loch K. Johnson, sul New York Times, gli Stati Uniti si sono intromessi continuamente nelle elezioni di altre nazioni. E poi c’è quel “mediatore” nascosto dietro l’ingerenza; il Regno Unito. Il grado di intromissione inglese nella politica statunitense, almeno da allora, all’inizio del XX secolo avrebbe scioccato persino le più devote cheerleaders dell’ex-agente dell’MI6 Christopher Steele e il suo “sporco dossier”. In un caso che ricorda l’attuale isteria sulla Russia, l’intelligence inglese addirittura s’intromise nel proprio governo a metà degli anni ’70, quando elementi di destra dell’esercito tracciarono un colpo di Stato contro il primo ministro laburista Harold Wilson basandosi su informazioni generate dalla loro campagna di disinformazione sull’influenza sovietica. Il telegramma di Zimmerman del 1917 e la creazione del Coordinamento per la sicurezza inglese nel 1940 intervennero direttamente nella politica statunitense per conto del Regno Unito. Ma la creazione del 1970 dell’Istituto per lo studio del conflitto (ISC) per mando dell’agente segreto inglese Brian Crozier fu il punto di svolta fondamentale nella trasformazione della propaganda ufficialmente approvata.
Come presentato da Edward Herman e Gerry O ‘Sullivan nel loro studio del 1989, The Terrorism Industry, “L’Institute for Conflict (ISC) di Londra è un caso da manuale particolarmente ben documentato sull’uso di un presunto istituto “indipendente” per le operazioni di propaganda delle agenzie di intelligence occulte e sponsor aziendali. “Lo scopo dell’ISC era dare a screditati cliché di destra, anticomunisti e antisindacali nel Regno Unito una legittimità. L'”Istituto” arrivò rapidamente negli Stati Uniti stringendo un’alleanza col National Strategy Information Center, NSIC, un think tank neoconservatore di destra fondato da Frank Barnett, William Casey e Joseph Coors nel 1962. Il primo grande trionfo dell’ISC arrivò collaborando coll’ultra-destra Pinay Cercle, quando Crozier e il suo protetto Robert Moss redassero un rapporto speciale che attacca la legittimità della distensione con l’Unione Sovietica chiamato Sicurezza europea e problema sovietico. Lo studio, finanziato dal gruppo di Pinay, non mise in discussione il suo “problema sovietico”, in realtà il vecchio “problema russo” che gli imperialisti europei speravano di risolvere con la disastrosa marcia di Napoleone su Mosca nel 1812. Come accolito devoto di James Burnham, Crozier portò nel suo mondo segreto uomini d’affari, ufficiali dell’intelligence, politici e militari di destra col piano strategico d’usare i media per portare le democrazie occidentali verso destra inventandosi minacce sulla sovversione comunista. Determinato a minare la distensione, Antoine Pinay fu così contento del doppio discorso di Crozier che presentò di persona lo studio al presidente Nixon e a Henry Kissinger, e nel 1975 il gruppo si trasferì a Washington. Meno di due mesi prima della caduta di Saigon, fu varato il Comitato degli Stati Uniti dell’ISC (USISC), che fungeva da corpo genitore del Washington Institute for the Study of Conflict (WISC). Nel vuoto creato dal Vietnam, l’estremismo di Crozier e Pinay non era più considerato tale. Nonostante lo scandalo pubblico sull’uso del Forum World Features di Crozier da parte della CIA per diffondere notizie false da Londra, le élite di Washington stesero il tappeto rosso per accoglierli, tra cui Zbigniew Brzezinski e George Ball, sotto la cui presidenza il WISC apparve come la guida dei capi della CIA, di influenti neoconservatori e di destra. Dall’università di Georgetown venne il primo presidente del WISC James Theberge, i cui libri sull’influenza sovietica nei Caraibi contribuirono a fornire i pretesti per rovesciare il presidente di sinistra legittimamente eletto Salvador Allende. E poi c’era Richard Pipes, professore antisovietico dell’Università di Harvard, che fu scelto per condurre l’attacco neoconservatore alla CIA con la squadra B.
Secondo Lawrence J. Korb, del Center for American Progress e assistente segretario alla Difesa dal 1981 al 1985, Pipes e la squadra B erano la vera ragione dei fallimenti dell’intelligence rappresentati dall’11 settembre, a causa dei loro pregiudizi e giudizi squilibrati. Ma alla fine le idee della squadra B prevalsero. Con la nomina del membro della WISC Zbigniew Brzezinski a consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, il piano dell’intelligence inglese di Brian Crozier cambiò il processo di distensione con l’Unione Sovietica. La credenza di Crozier “che l’apparato della sicurezza degli Stati Uniti fosse quasi al collasso”, provocò l’ennesima mossa per interferire nella politica statunitense. La sua soluzione era un segreto noto: “un’agenzia d’intelligence privata, non appartenente ad alcun governo, ma a disposizione di governi alleati o amichevoli per determinati compiti che, per una ragione o per l’altra, non potevano più affrontare… le operazioni contro-sovversione segrete in qualsiasi Paese in cui tali azioni fossero ritenute fattibili”. Brian Crozier e Zbigniew Brzezinski avevano una sola opinione quando si trattava di credere nella “mutua convivenza” o condivisione del potere con l’Unione Sovietica, e l’appartenenza di Brzezinski al WISC lo dimostrava. Grazie al membro della WISC Richard Pipes e alla squadra B, Brzezinski ora poteva portare la formula della destra radicale inglese per il cambio sociale direttamente nell’Ufficio Ovale. Brzezinski ideaò una struttura che convogliava tutte le decisioni esecutive in due commissioni, il Comitato di revisione politica (RPC) e il Comitato di coordinamento speciale (SCC) presieduto da lui. Carter elevò quindi il consigliere per la sicurezza nazionale al governo e il colpo di Stato del palazzo fu completato. Come ricorda l’autore neoconservatore David J. Rothkopf nel libro di Charles Gati del 2013, Zbig, “Fu il primo colpo burocratico di primo ordine. Il sistema essenzialmente diede la responsabilità sulle questioni più importanti e sensibili a Brzezinski”. Un’altra operazione avviata da Brzezinski nel 1977 fu il Nationalities Working Group (NWG) , dedito ad infiammare le tensioni etniche tra le popolazioni islamiche della regione dell’Asia meridionale. Brzezinski quindi proseguì la sua politica nucleare, modificando la struttura del SALT e poi truccò i negoziati col segretario di Stato Cyrus Vance. Con Brzezinski che espandeva le opzioni di puntamento nucleare da 25000 a 40000 e le squadre d’azione segrete di sabotaggio dietro le linee sovietiche dall’inizio del 1977 in poi, il messaggio era chiaro; SALT e intesa si sgretolavano come le stesse ipotesi su cui si basavano.
Nel 1978, il piano di Brzezinski di usare la Cina contro i sovietici operava in Afghanistan. Il colpo di Stato marxista dell’aprile 1978 contro il cugino del re, Muhamad Daud, fu la “predizione” di Brzezinski di un piano sovietico per annettere Persia ed Asia centro-meridionale nella sfera sovietica e in definitiva prendere il Medio Oriente. Vance respinse l’argomento di Brzezinski. Il colpo di Stato colse di sorpresa sia i sovietici che il dipartimento di Stato e il capo del golpe, Hafizullah Amin, sollevò dubbi su entrambi i lati della barricata come agente provocatore imprevedibile. Amin prendeva soldi dalla CIA e dirigeva l’Associazione degli studenti afghani quanto era lo strumento di reclutamento della CIA di futuri leader del Terzo Mondo. Amin era ora uno di quei leader e Vance invio un ambasciatore duro e esperto a Kabul, Adolph “Spike” Dubs, per occuparsene. Il risultato avrebbe cambiato il mondo finendo in tragedia per tutti. In un’intervista che conducemmo nel 1993 con Selig Harrison, corrispondente del Washington Post e associato del Carnegie Endowment, l’ambasciatore Dubs ammise che si recò a Kabul nell’estate del 1978 per portare il capo afgano Hafizullah Amin dalla parte statunitense e cacciare i sovietici. Il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, Zbigniew Brzezinski aveva progettato una missione più grande: spingere Amin ad attirare i sovietici con la destabilizzazione e poi trascinarli nel loro Vietnam. Quando l’Ambasciatore Dubs arrivò a Kabul, l’Afghanistan era diventato il punto zero della campagna antisovietica di destabilizzazione a lungo organizzata da Brzezinski e attuata con un’operazione di spionaggio nota come Safari Club. Il “club” rappresentava la vera essenza dell’ethos della CIA; un’organizzazione operativa segreta autonoma dalla portata globale, al di fuori della giurisdizione statunitense e responsabile verso nessuno. Emanazione del Pinay Cercle, il Safari Club fu attivo informalmente in Medio Oriente e Africa per anni. Ma il club trovò la sua vera vocazione dopo il Watergate e le audizioni del Comitato Church su 30 anni di colpi di Stato, insabbiamenti e omicidi della CIA. Gestito dal capo dell’intelligence estera francese conte Alexandre de Marenches, il club comprendeva lo scià dell’Iran, re Hassan II del Marocco, il presidente Anwar al-Sadat d’Egitto, Qamal Adham, capo dell’intelligence del re saudita Faysal e l’uomo forte iracheno Sadam Husayn. Più precisamente, nel 1976 il Safari Club era diventata la vera CIA, segretamente finanziata dal capo dell’intelligence dell’Arabia Saudita Qamal Adham attraverso la Banca del Commercio e del Credito Internazionale (BCCI) e gestito dall’ambasciata statunitense a Teheran.

Il Papa polacco incontra Agha Hasan Abedi, fondatore della BCCI, la banca saudita-statunitense che finanziò la creazione di al-Qaida.

Brzezinski, Afghanistan e la fine degli imperatori
Dal sublime al ridicolo c’è solo un passo”.
– Napoleone Bonaparte durante la ritirata dalla Russia

Secondo Joe Trento, investigatore speciale della CNN nella sua opera del 2005 Preludio al Terrore, il capo dell’intelligence dell’Arabia Saudita, Qamal Adham collaborò col fondatore della Bank of Commerce and Credit International (BCCI), Agha Hasan Abedi per espandere il concetto di azione segreta usando la BCCI per finanziare tramite il Safari Club “tutte le principali organizzazioni terroristiche, ribelli e clandestine del mondo”. Un articolo della rivista Time del 2001 scoprì che la banca funzionava come “vasta società senza stato multinazionale che aveva una propria agenzia d’intelligence, completa con l’ala paramilitare e unità commando, conosciute collettivamente come la “rete nera”, che corrompe o assassina chiunque per trasformare l’Afghanistan nella trappola per dare all’Unione Sovietica il suo Vietnam”. Disinformato dalle attività del Safari Club, l’ambasciatore statunitense continuò ad incontrarsi con Amin nell’autunno 1978 e nell’inverno 1979, spesso segretamente. Ma la continua destabilizzazione di Brzezinski, le sue relazioni militari coi cinesi e l’antagonismo di Amin verso i russi resero a Dubs la vita sempre più pericolosa. Si allarmò per il comportamento provocatorio di Amin e chiese al capo della CIA se fosse stato assunto da loro. Gli fu detto di no, ma a quel punto i ribelli afgani si addestravano apertamente in Pakistan e nella provincia cinese dello Xinjiang. Inoltre, c’era ciò che Joe Trento chiama bande di disadattati e malcontenti della CIA, finanziati dai sauditi, che guidavano l’esercito di 1500 assassini del Safari Club. E, ultimo ma non meno importante, le fazioni maoiste appoggiate dalla Cina, i Setam-i Melli, Sholah Jawid e SAMA, programmate da Pechino per abbattere l’oppressore afghano, Hafizullah Amin. Grazie al capo dell’intelligence saudita Qamal Adham e al banchiere della BCCI Agha Hasan Abedi, c’erano molti incentivi per una jihad contro l’URSS. L’Afganistan offrì l’opportunità alla BCCI di far migrare il redditizio business dell’eroina dal Sud-Est asiatico al confine pakistano-afgano sotto la protezione delle agenzie di intelligence occidentali. Il presidente Carter sostenne le incursioni transfrontaliere di Brzezinski nel territorio sovietico e anche sancì il piano di Brzezinski per usare l’Afghanistan per attirare l’Unione Sovietica nel suo Vietnam; e mentì in pubblico quando cadde nella trappola il 27 dicembre 1979. Joseph Trento scrive: “Carter potrebbe aver firmato la direttiva nel luglio 1979, ma i combattenti islamici del Safari Club spingevano Mosca ad invadere da quasi un anno”.
Nel gennaio 1979 la nuova regione instabile divenne la principale fonte di finanziamento del terrorismo che si sarebbe diffuso in tutto il mondo. Ma mentre Dubs sosteneva che la destabilizzazione avrebbe provocato l’intervento sovietico diretto, Brzezinski promuoveva l’opposizione armata. Nello stesso mese, il direttore dell’NSC per gli affari del Sud America di Brzezinski, Thomas P. Thornton, arrivò a Kabul per sostituire Dubs, ma Dubs continuò la missione. Tra l’arrivo di Dubs nel luglio del 1978 e la caduta dello Shah il 16 gennaio 1979, la politica statunitense in Iran, Cina e Afghanistan passò nelle mani della cabala di destra del Pinay Cercle. Gestito da un consorzio di influencer dell’intelligence, il piano geopolitico decennale per portare gli Stati Uniti al fianco della vecchia destra europea del Pinay Cercle era quasi completato. A metà febbraio lo scià era caduto e la campagna afgana era in aperta rivolta. Il regime marxista di Hafizullah Amin chiedeva l’assistenza militare di Mosca e l’unico rimasto a trattenere la rappresaglia sovietica era l’ambasciatore Dubs. Ma la mattina del 14 febbraio 1979, Dubs stesso divenne autore del risultato che recandosi a Kabul doveva impedire, quando quattro uomini lo rapirono mentre andava al lavoro portandolo all’Hotel Kabul. Tre ore dopo l’ambasciatore fu ucciso in una sparatoria descritta come tentativo fallito di salvataggio. Il successivo dibattito a Washington si concentrò principalmente sull’accusa ai sovietici da anonime “fonti del Congresso USA”, sostenendo che “i sovietici volevano che Dubs morisse”. Ma come descritto in un’intervista per il Washingtonian Magazine del 2017 di Bruce Flatin, il consigliere politico inviato dall’ambasciata degli Stati Uniti all’albergo, quella mattina, l’intera faccenda non aveva senso; a meno che il rapimento non fosse inteso come sfortunata morte di Dubs risultata dal fallito tentativo di salvataggio, ma come operazione di Safari Club per rimuovere l’ultimo ostacolo al loro piano. In un simposio Nobel del 1995 sulle cause della guerra afgana. alla presenza dell’ex-direttore della CIA ammiraglio Stansfield Turner, dell’ex-direttore degli affari sovietici presso il Consiglio di sicurezza nazionale, generale William Odom, e di decine di ex-alti funzionari, il generale russo Aleksandr Ljakhovskij suggerì l’esistenza di una copertura. “Dubs fu visto in compagnia delle stesse persone che lo rapirono più tardi nello stesso hotel, nella stessa stanza, il giorno prima che lo rapissero. E poi in seguito Dubs era nella propria auto, con una valigia. Fermò la sua auto quando le stesse persone che vide il giorno prima gli ordinarono di fermarsi, come se si conoscessero”. Nessuno ha mai suggerito l’esistenza di un’agenzia non governativa nella morte di Adolph Dubs. Ma l’agenda anticomunista del Safari Club era diretta dalla Casa Bianca da Brzezinski, dal 1977, e fu attiva in Afghanistan molto prima del 14 febbraio 1979. Se mai ci fosse stata l’opportunità per la loro “rete nera” di 1500 membri della CIA disadattati, malcontenti ed assassini per avviare l’agenda di Brzezinski, attirando i sovietici nel loro Vietnam, fi nella stanza 117 del Kabul Hotel, il 14 febbraio 1979.
Il rapimento e l’assassinio dell’ambasciatore Adolph Dubs pose fine a ogni sforzo significativo degli Stati Uniti per impedire l’intervento militare sovietico in Afghanistan. La morte fu tuttavia usata da quel giorno in avanti da Brzezinski come opportunità di aumentare le provocazioni attirando i sovietici nel loro “pantano vietnamita” e bloccarli il più a lungo possibile. Grazie alla morte di Dubs, Brzezinski ebbe il controllo della politica estera; la sua linea dura, la politica neocon verso l’Unione Sovietica si spinse oltre e pose fine al sostegno alla distensione una volta per tutte e sospese la limitazione degli armamenti strategici. Continuando il colpo di Stato, Brzezinski proseguì coi piani per la trasformazione radicale della dottrina nucleare statunitense della Mutua Distruzione Assurata, MAD, in un “combattimento bellico” nucleare, attraverso una serie di direttive presidenziali. Ma la vera ironia della presidenza Carter era che il suo più grande successo, il trattato di pace USA-Egitto-Israele, fu sempre organizzato dal Safari Club . La morte dell’ambasciatore Dubs, la crisi degli ostaggi in Iran e l’invasione sovietica dell’Afghanistan alla fine del dicembre 1979 condannarono la rielezione di Carter al fallimento. L’Afghanistan presto divenne profezia che si autoavvera sull’iniquità sovietica, con cui la destra aveva cercato di creare per decenni; una crisi permanente nelle relazioni USA-sovietiche era precipitata, poi affermando di scoprirla e rispondervi. La “massima sofisticazione della sovversione” di Brian Crozier fece sì che suo candidato, Ronald Reagan, venisse eletto nel 1980 mentre completava l’acquisizione neoconservatrice e di destra del governo statunitense da parte di Londra. E da cui non fu mai più liberato.
Modello e profilo degli eventi che sfilano sui nostri schermi rispecchia oggi modello e profilo degli eventi progettati alla fine degli anni ’70 dall’alleanza neoconservatrice e di destra sostenuta da Londra che seguiva modello e profilo della fine degli anni ’40 con la genesi della guerra fredda. Stati Uniti, Gran Bretagna e la loro creatura europea post-Seconda Guerra Mondiale continuano a produrre questioni con cui demonizzare la Russia, come demonizzarono l’Unione Sovietica. Ma alla fine si può dire che l’obiettivo deciso dal Pinay Cercle e attuato dall’amministrazione Carter è stato mancato. Nel suo libro del 1997 The Grand Chessboard, Zbigniew Brzezinski vedeva gli Stati Uniti “come l’unica e, in effetti, prima vera potenza globale” usando Francia, Germania, Polonia e Ucraina come “testa di ponte democratica per proiettare in Eurasia l’ordine collettivo democratico internazionale”. Eppure, mentre gli Stati Uniti cominciavano a flettere la loro incontrastata potenza globale, il difetto etnico che circonda le motivazioni di Brzezinski cominciò a manifestarsi. Alla domanda sul vero motivo per cui gli Stati Uniti avessero adottato una linea così dura verso l’Unione Sovietica in Afghanistan, al Nobel Symposium del 1995, il direttore della CIA del presidente Carter Stansfield Turner rispose che la responsabilità poteva essere localizzata solo in un individuo. “Il nome di Brzezinski arriva qui ogni cinque minuti; ma nessuno ha ancora detto che è un polacco”, disse Turner, sottintendendo che fu l’odio etnico nei confronti della Russia che spinse la sua politica contro l’Unione Sovietica; non solo la geopolitica. Eppure chiunque conoscesse Brzezinski in quel momento sapeva cosa esattamente stesse facendo, ma tutti guardarono dall’altra parte.
L’anno prima della morte, Brzezinski fece una profonda rivelazione in un articolo dal titolo “Verso il riallineamento globale” che ammoniva che “gli Stati Uniti sono ancora l’entità politicamente, economicamente e militarmente più potente del mondo, ma dati complessi cambiamenti geopolitici negli equilibri regionali, non è più la potenza imperiale globale”. Zbigniew Brzezinski si aspettava che la Polonia fosse al centro della conquista dell’Eurasia da parte degli USA. Ma dopo anni di passi falsi capì che il suo sogno non si sarebbe mai realizzato. Benché contento di aver usato l’arroganza imperiale per attirare i sovietici in Afghanistan, non si aspettò che il suo amato impero statunitense cadesse nella stessa trappola e alla fine sopravvisse abbastanza a lungo da vedere che alla fine, l’uso della potenza imperiale gli aveva concesso solo una vittoria di Pirro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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