La Russia ha scaricato l’84% del debito in dollari

Matt Egan CNN 30 luglio 2018

La Russia ha rapidamente venduto la maggior parte della sua scorta del debito statunitense.
Tra marzo e maggio, le disponibilità in Russia di titoli del Tesoro USA sono crollate di $ 81 miliardi, pari all’84% del totale dei titoli degli Stati Uniti. L’improvvisa discarica del debito potrebbe aver contribuito a un picco a breve termine dei tassi del Tesoro che ha spaventato il mercato. I rendimenti dei buoni a 10 anni hanno raggiunto il 3% ad aprile per la prima volta dal 2014, scatenando il gioco delle ipotesi sulle motivazioni di Mosca. Forse la Russia voleva solo diversificare il proprio portafoglio, come affermava la banca centrale. O forse si vendicava per le paralizzanti sanzioni di Washington sul produttore di alluminio Rusal.

‘Non particolarmente allarmante’
In ogni caso, c’è un piccolo dibattito sull’impatto a lungo termine. La vendita della Russia non ha danneggiato la capacità statunitense di avere prestiti, perché gli investitori, in particolare assicuratori e fondi pensione dei baby boomer, hanno un grande appetito per i redditi fissi. I tassi del Tesoro sono rapidamente calati al di sotto del 3% perché la domanda delle obbligazioni continuava a crescere. L’impatto limitato dalla vendita della Russia ha un senso. Non è un creditore leader degli Stati Uniti. Lo è la Cina. Anche al recente picco della Russia di 105,7 miliardi nel novembre 2017, si classificava 15° maggiore detentore di titoli del debito estero degli Stati Uniti. La Cina ne possiede circa 1,2 trilioni, circa 10 volte la Russia. “Non è particolarmente allarmante”, aveva detto Guy LeBas, capo stratega del reddito fisso di Janney Capital. Eugene Chausovsky, analista dell’Eurasia della società di consulenza Stratfor, conveniva che l’allontanamento della Russia dal debito USA “non è un grosso problema”. “Se avessimo questo tipo di svendita dalla Cina, sarebbe una questione completamente diversa”, aveva detto. Nuovi dati sulla proprietà estera dei titoli del Tesoro USA saranno rilasciati il 15 agosto. La Russia ha dato una risposta anodina sulle vendite del Tesoro. “Abbiamo aumentato la quota di oro negli ultimi anni, dieci volte in dieci anni, quindi diversifichiamo l’intera struttura delle valute”, dichiarava Elvira Nabjullina, a capo della Banca Centrale russa, e aggiungeva che la Russia valuta “tutti i rischi: economico finanziario e geopolitico”.

Schiacciare le sanzioni a Rusal
Certamente, le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Russia sono aumentate qiando le vendite del Tesoro si accelerarono. Ad aprile, l’amministrazione Trump impose dure sanzioni a Rusal, la società di alluminio fondata da uno dei più stretti alleati di Vladimir Putin. Inizialmente le sanzioni vietavano a statunitensi e altri Paesi di fare accordi con Rusal, che produce il 7% dell’alluminio mondiale. I prezzi dell’alluminio salirono alle stelle. “Le esportazioni di Rusal erano essenzialmente paralizzate: era una sanzione molto più pericolosa delle precedenti imposte alla Russia”, affermava Jason Bush, analista presso la società di consulenza Eurasia Group. “Una teoria è che questa era la vendetta della Russia per le sanzioni degli Stati Uniti”. In tal caso, il danno era relativamente minore in considerazione del rimbalzo nel mercato del Tesoro statunitense. L’amministrazione Trump aveva recentemente dichiarato che cerca di revocare le sanzioni contro Rusal. Un’altra teoria è che Mosca temeva ulteriori sanzioni statunitensi che potrebbero congelare o addirittura sequestrare i propri titoli sul debito degli Stati Uniti. “Quindi la Russia potrebbe uscire per evitare tale minaccia. E’ più plausibile”, secondo Bush. In realtà, gli analisti affermavano che è probabile che vi fosse una combinazione di pressioni politiche dal Cremlino e argomenti economici che indussero la Banca Centrale russa a ritirarsi dai titoli del Tesoro USA.

‘Attacco economico’ agli USA
La situazione della Russia sottolinea le preoccupazioni a lungo termine su un importante creditore statunitense che minaccerebbe gli USA scaricando il debito. Queste preoccupazioni sono accentuate dal disastroso deficit del bilancio federale statunitense e dalla guerra commerciale in corso con la Cina. Ma gli analisti mettono in discussione la logica di questa preoccupazione. La Cina farebbe fatica a scaricare tutto quel debito in una volta sola, e il suo portafoglio perderebbe drammaticamente valore con tale vendita improvvisa. “L’idea di armare le partecipazioni in valuta estera per l’attacco economico agli Stati Uniti ha le stesse probabilità di danneggiare l’attaccante”, affermava Jan LeBas. Il rischio maggiore è che la Cina o un altro Paese si svincolino dal debito degli Stati Uniti rallentando i propri acquisti e aspettando che maturino i titoli esistenti. “Il gradualismo potrebbe avere un impatto a lungo termine sugli Stati Uniti, ma sarebbe una politica paziente che non si rivelerebbe facilmente”, dichiarava David Kotok, presidente di Cumberland Advisors.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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