La nuova triade nucleare della Russia

Sputnik 27.07.2018

All’inizio di questo mese, le Forze Missilistiche Strategiche della Russia annunciavano che il riarmo coi nuovi vettori nucleari sarà completato entro il 2020. Sputnik descrive cosa comporta esattamente tale riarmo.
La scorsa settimana, il Ministero della Difesa russo rilasciava una serie di video che mostrano il collaudo e il dispiegamento di diversi nuovi sistemi di armi russi, tra cui il missile balistico intercontinentale Sarmat, il velivolo ipersonico Avangard, il siluro nucleare Posejdon, il missile da crociera a propulsione nucleare, e il missile aerolanciato ipersonico Kinzhal. In una forma o nell’altra, questi sistemi sono legati alla difesa strategica della Russia. Nell’ormai famoso discorso di marzo, il Presidente Vladimir Putin ribadiva che con la dottrina nucleare russa, le armi nucleari possono essere utilizzate solo in caso di attacco nucleare alla Russia, o aggressione convenzionale così grave da minacciare l’esistenza dello Stato russo. “In quanto tale, ritengo sia mio dovere annunciare quanto segue: Qualsiasi utilizzo di armi nucleari contro la Russia o i suoi alleati, armi a corto, medio o altro raggio d’azione, sarà considerato attacco nucleare al Paese, con tutte le conseguenze“, sottolineava il capo dello Stato. Tra gli schieramenti della NATO sempre più vicino ai confini della Russia, la costruzione statunitense dello scudo antimissile in Romania e Polonia e il piano di Washington di spendere oltre 1 trilione di dollari per modernizzare il proprio arsenale nucleare, il Ministero della Difesa russo giustificava le proprie armi strategiche nuove o potenziate come strumenti che “potenziano significativamente la difesa della Russia” e “impediscono qualsiasi aggressione al Paese e agli alleati”.

A terra
L’ampio sforzo russo per preservare l’equilibrio strategico globale iniziò negli anni 2000, quando l’amministrazione Bush iniziò la costruzione dello scudo nucleare europeo, che gli Stati Uniti sostenevano fosse volto a contenere la minaccia nucleare iraniana. Nei primi anni 2010, dopo oltre un decennio di sviluppo, l’ICBM RS-24 Jars, in grado di trasportare fino a sei testate a puntamento indipendente dalla potenza di 300 kiloton, iniziò ad entrare nelle Forze Strategiche Missilistiche. Questo processo prosegue oggi con le unità mobili delle regioni di Tejkovo, Tazhil e Novosibirsk recentemente armate col sistema, e le truppe missilistiche di Irkutsk e Joshkar-Ola, in attesa della loro consegna. La 28.ma Divisione Missili della Guardia di Kozelsk, nella regione occidentale di Kaluga, in Russia, sarà equipaggiata con una versione dell’RS-24 nel prossimo futuro. Insieme al Topol-M, lo Jars sarà la spina dorsale della componente terrestre del deterrente nucleare russo per i prossimi decenni. I missili Jars hanno una gittata stimata in 12000 km. Negli ultimi anni, le Forze Missilistiche Strategiche hanno compiuto uno sforzo concertato per rinforzare la protezione lungo le tratte di pattuglia delle truppe missilistiche. Queste misure includono il spiegamento del veicolo da combattimento antisabotaggio Tajfun-M, i cui avanzati sistemi di sorveglianza radio-ottica e di controllo elettro-ottico consentono di rilevare intrusi ad una distanza di 3 km e veicoli a una distanza di 6 km. In futuro, il Ministero della Difesa ha anche mostrato interesse per l’uso di sistemi robotici come il robot da combattimento Nerekhta, dimostratosi efficace nelle esercitazioni contro-sabotaggio e antiterrorismo. Nella categoria dei missili nucleari super-pesanti del deterrente nucleare russo vi è l’RS-28 Sarmat, missile basato su silos con gittata di 11000 km. Con una potenza di 350 chilotoni per ciascuna delle sue 15 testate MIRV, o 10 testate MIRV pesanti o testate combinate con un gran numero di esche, l’RS-28 è la risposta della Russia alle difese missilistiche degli Stati Uniti e al programma Prompt Global Strike del Pentagono. Con l’inizio della produzione in serie del Sarmat previsto per il 2020, il primo reggimento missilistico dovrebbe riceverli entro il 2021. L’RS-28 sostituirà i missili R-36M2 Voevoda e RS-18A in servizio oggi. A complemento del Sarmat vi è l’Avangard, un nuovo velivolo ipersonica con motore Scramjet in grado di trasportare testate nucleari e convenzionali alla velocità di Mach 20. In grado di manovrare in volo, il sistema è invulnerabile a qualsiasi sistema di difesa missilistico esistente o futuro e dovrebbe diventare operativo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019.

In mare
La spina dorsale della deterrenza strategica della Russia in mare è l’R-30 Bulava, missile balistico lanciato da sottomarino introdotto nel 2011 e dispiegato nel 2013 a bordo della capoclasse della nuova classe di sottomarini strategici lanciamissili Borej, appropriatamente denominato Jurij Dolgorukij (‘Jurij dalle lunghe braccia’). Da allora la Marina russa ha ricevuto altri due sottomarini Borej, con altri cinque in costruzione e altri sei in programma. Entro il 2021, la Marina si aspetta di disporre di sette sottomarini nelle flotte del Nord e del Pacifico. Con una gittata di 8000 km e una massa al lancio di 36,8 tonnellate, il Bulava può trasportare 6 MIRV dalla potenza di 150 kilotoni ciascuno e 10-40 inganni, con le testate in grado di cambiare traiettoria in volo. I Borej sostituiranno i sottomarini di missili balistici della classe Akula, massiccio progetto sovietico adottato negli anni ’80 e che fu la base della presenza strategica sovietica nei mari. Oggi, un solo Akula, il Dmitrij Donskoj, rimane operativo. Altri sottomarini lanciamissili, i battelli classe Kalmar e Delfin, continuano le operazioni, ma dovrebbero essere ritirati quando arriveranno gli altri Borej. A completare la nuova potenza nucleare della Marina vi è il Posejdon, in arte Status-6, siluro ad alta velocità nucleare e dotato di testata nucleare che sarà trasportato da sottomarini d’attacco e descritto dai funzionari del Pentagono come “grave minaccia strategica” per porti, installazioni costiere e gruppi di battaglia delle portaerei statunitensi.

In aria
A completare il progarmma nucleare russo c’è la componente aerea, che avrà attenzione. Al centro vi sono i bombardieri Tu-95MSM e Tu-160; ogni anno, le Forze Aerospaziali ricevono diverse versioni aggiornate di ciascuno degli aerei, con nuove tecnologie che gli consentono di rimanere aggiornati decenni dopo l’adozione originaria. All’inizio di quest’anno, ad esempio, il Ministero della Difesa annunciava che i nuovi motori del Tu-160 avrebbero aggiunto 1000 km almeno ai 12.300 km di autonomia. Sul carico utile nucleare, gli aerei sono armati con missili da crociera a testata nucleare Kh-102, dalla gittata di 5500 km. Il Tu-22M3, altro bombardiere strategico e marittimo, è forse il candidato più favorito agli aggiornamenti. Nel 2016, le Forze Aerospaziali ricevettero il Kh-32, nuovo missile da crociera nucleare con gittata presunta di 1000 km e una velocità massima di Mach 4,1. Inoltre, nel video diffuso la settimana scorsa, il Ministero della Difesa confermava che il Kinzhal, nuovo missile ipersonico manovrabile aerolanciato nucleare, con una velocità di Mach 10 e una gittata di 2.000 km, sarà testato dal Tu- 22M3. Data l’autonomia di 5100 km del Tu-22M, si può dire che il Kinzhal acquista capacità di attacco intercontinentale. Il missile è già schierato e ha visto un lungo addestramento a bordo dell’intercettore supersonico MiG-31BM.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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