Tre eroici Comandanti

Alberto Alvariño Atiénzar, Granma

Tra i primi nomi che affioravano ogni volta che il dirigente storico della Rivoluzione ricordava gli eroi caduti che lo accompagnarono nelle battaglie decisive e nei combattimenti che intraprese la Colonna 1, sotto il suo diretto comando, vi erano quelli dei Comandanti Ramón Paz Borroto, Andrés Cuevas Heredia e René Ramos Latour, che offrirono le loro preziose vite nella seconda metà del luglio 1958.
Gli ultimi giorni dell’Offensiva d’Estate della dittatura erano contati. Le vittoriose battaglie di El Jigüe e la seconda di Santo Domingo furono il punto di partenza dell’incontenibile controffensiva ribelle. I combattimenti a Purialón, Casa de Piedras, Providencia e El Jobal segnarono le azioni più caratteristiche che precedettero la Battaglia de Las Mercedes, l’ultima che condusse alla cacciata vergognosa, totale e definitiva delle truppe dell’esercito della tirannia dalla Sierra Maestra proprio nello stesso luogo dove era iniziata l’offensiva, il 25 maggio 1958. Il segno indelebile dei tre eroi di quell’impresa militare, senza che si preoccupassero di difficoltà ed numero di nemici, è parte inseparabile della storia della Patria.

Cuevas: uno dei capi più intrepidi e capaci
Andrés Cuevas Heredia era nato a Camajuaní, vecchia provincia di Las Villas, il 2 luglio 1915. Di umile origine, studiò in una scuola elementare rurale fino alla quinta elementare; lavorò come tagliatore di canna nello zuccherificio di Jaronú (ora Brasile) nell’allora provincia di Camagüey. Lavorò presso la Base Navale di Guantanamo, tra il 1950 ed il 1952, e dopo la cessazione del lavoro in quell’enclave militare yankee ritornò al quartiere natio di Savannah, lavorò nel campo, fu venditore ambulante, si dedicò alla compravendita di bestiame e, con sforzi, arrivò a possedere una piccola fattoria ed un deposito in campagna.
Oppositore di tutte le ingiustizie, dopo lo sbarco della spedizione del Granma vide questa nuova forza come l’unica capace di affrontare la tirannia, por fine ai mali sociali e lo sfruttamento regnante. Aveva quattro figli quando decise di impegnarsi nella lotta definitivamente. Coerentemente con le sue idee, arrivò nella Sierra Maestra a metà del 1957 e contattò Fidel tra Palma Mocha e La Plata. Era latore di un messaggio inviato dal Movimento 26 Luglio dal luogo di origine. Il comandante ribelle lo accettò nelle file insurrezionali; partecipò al primo combattimento con un’arma prestata e dal battesimo del fuoco si notò per l’aggressività verso il nemico, in piedi senza badare a rischi e pericoli. Per valore e capacità gli fu assegnato un plotone. Partecipò alla prima battaglia di Pino del Agua, El Salto, Veguitas, nella seconda di Pino del Agua e San Ramon e, dall’inizio dell’Offensiva d’Estate, prese parte alla cacciata del nemico sbarcato dal sud, al blocco de La Caridad, alle battaglie di Santo Domingo, Meriño e El Jigüe. A capo del plotone, insieme ai capitani Eduardo (Lalo) Sardinas e Ramon Paz Borroto, ebbe ruolo decisivo nell’imboscata tesa a Purialón, annientando i rinforzi nemici che si trasferivano per soccorrere il Battaglione 18, assediato a El Jigüe dalla truppa del capitano Guillermo García e da altre forze che cinsero l’assedio. Fidel seguì i dettagli e diresse personalmente quell’importante battaglia. In queste circostanze, il Comandante in Capo impartì istruzioni a Cuevas, Lalo Sardiñas e Paz per la successiva azione. Il 17 e 19 luglio si produssero violenti combattimenti e Cuevas completò totalmente la missione. Nello scontro contro il Battaglione Los Livianos, ultimo rinforzo inviato dall’esercito con l’illusione di liberare le truppe accerchiate in un situazione disperata, distrusse l’avanguardia, combatté tenacemente sotto il fuoco di artiglieria, aviazione e fanteria e, quando il nemico esaurì le forze e la resa era evidente, Cuevas, come sua abitudine, uscì dalla posizione con l’intenzione di accelerarne la capitolazione, avanzando decisamente verso il nemico, ma fu abbattuto da una raffica. Cuevas si distinse per l’esempio personale, conquistò amore, ammirazione ed il rispetto di capi e subordinati. Era sempre tra chi partecipava alle missioni più importanti ed in luoghi decisivi, e prima della battaglia di El Jigüe propose a Fidel la creazione di un fronte guerrigliero nel territorio di Camajuaní. Il Comandante in Capo, costernato, avrebbe detto al Che che la morte di Cuevas rendeva tutti molto tristi e l’esito dei combattimenti fu un’amara vittoria. Quello stesso giorno, il 19 luglio, firmò l’ordine postumo di promozione:
Sierra Maestra, luglio 19-58. 17:30 Ordine Militare. Si promuove, in modo postumo, al grado di Comandante dell’Esercito Ribelle, per l’esemplare condotta militare ed eroico coraggio, il Capitano Andrés Cuevas, morto oggi, quando avanzava sul nemico. D’ora in poi, il suo nome sarà citato co grado di Comandante. Si segni il sito della sua sepoltura per costruirvi un obelisco nel ricordo indelebile di tutti i suoi compagni di ideali.
Fidel Castro R.
Comandante in Capo

I suoi compagni gli resero i meritati onori e cordoglio con sentite parole. A Purialón, a pochi metri da dove cadde, la Rivoluzione innalzò un monumento che perpetua la memoria di uno dei più agguerriti combattenti, dei più audaci e capaci capi dell’Esercito Ribelle.

Paz: uno dei combattenti più completi
Ramón Paz Borroto nacque nella città di Ciego de Avila, il 31 agosto 1924. Iscritto a Morón coi due fratelli, si trasferì coi suoi genitori ad oriente del Paese e crebbe tra le cure di una zia e del marito, nei pressi dello zuccherificio America (oggi America Libre), a Contramaestre, Santiago de Cuba.
Completò appena i primi anni di scuola elementare nelle scuole rurali. Cominciò a lavorare fin da giovane, acquisì coscienza di classe e difese i lavoratori, un atteggiamento che gli comportò difficoltà coi proprietari dello zuccherificio America e successivamente a Santa Martha, Santa Cruz del Sur, Camagüey. Fu padre di tre figli. Le Miniere de Charco Redondo, a Santa Rita, Granma, contribuirono, in modo significativo alla sua formazione rivoluzionaria. Qui guidò la cellula del Movimento 26 Luglio, assunse le missioni più rischiose e si distinse per decisione e coraggio. Rifornì di dinamite ed esplosivi la Sierra Maestra e la pianura e contribuì a ingrossare i ranghi ribelli cogli uomini più idonei. Ebbe una crescente relazione, nella lotta, con lo straordinario dirigente clandestino Frank País, che lo reclutò per il Movimento, gli diede indicazioni dirette ed ebbe incontri. Detenuto per le attività rivoluzionarie e tenacemente perseguitato fece parte del terzo rinforzo inviato da René Ramos Latour (Daniele) alla Sierra Maestra, a metà novembre 1957, e nel suo primo incontro col massimo capo ribelle, fu assegnato al comando di una squadra col grado di tenente. Partecipò al combattimento di El Salto, all’attacco alle caserme di Veguitas, Estrada Palma e San Ramón e all’imboscata di El Pozón. In previsione dell’offensiva nemica, compì una missione speciale affidatagli da Fidel per il trasferimento di bestiame verso la Sierra Maestra per alimentare contadini e guerriglieri. L’azione di Paz fu decisiva nel respingere le forze sbarcate da sud durante l’Offensiva d’Estate. Con un momento complesso, di fronte alle truppe dell’esercito che avanzavano da nord e sud, nelle prime settimane dopo l’inizio dell’offensiva della tirannia, si ebbe la battaglia di La Caridad, in cui solo con una squadra fermò la spinta iniziale del Battaglione 18 costringendolo a ritirarsi verso le coste, azione che per audacia e spirito combattivo, meritò il riconoscimento di Fidel in un messaggio: “Paz: non sai quanto sia prezioso, in questi momenti, aver respinto le guardie da quella strada. Mi congratulo per il successo e per l’azione, così come coi coraggiosi compagni che sono con te…” I combattimenti di La Caridad, El Naranjal, Purialón, Casa de Piedras e Providencia segnarono la prodezze scritte dall’eccezionale capitano ribelle contro l’offensiva. Durante questo periodo furono numerosi i messaggi scambiati tra Fidel e Paz che trascendevano riconoscimento e fiducia nel coraggioso combattente, e lealtà e disciplina del capo guerrigliero verso il massimo dirigente ribelle. Il suo carattere era gioviale, chiacchierone e scherzoso, al contempo era esigente. Il Che lo avrebbe caratterizzato in poche righe in risposta a un compagno: “…devo ricordarti che Paz è il nostro miglior capitano. Un po’ duro a volte, ma giusto e molto coraggioso”. Chi combatté con lui, l’amava ed ammirava per il coraggio e la capacità di organizzare e dirigere la lotta; agiva come se si trattasse di un soldato professionista. Nelle imboscate aspettava che il nemico si avvicinasse e spesso combatteva ad una distanza di cinque, dieci metri. In un’occasione, con l’avversario a pochi metri ed in condizioni svantaggiose per gli insorti, prese una mitragliatrice, la portò in spalla, la mise in mezzo alla strada e iniziò a sparare. Quella audacia salvò la situazione. A Casa de Piedras, senza finire l’azione, partì rapidamente verso le posizioni nemiche, seguito da Daniel e pochi ribelli per prendere prigionieri, sequestrando armi e curano i feriti.
Per i suoi straordinari meriti fu promosso Comandante dell’Esercito Ribelle all’alba del 26 luglio 1958, dopo quel vittorioso scontro. Due giorni dopo, a Providencia, nelle prime ore del mattino quando cercava di raggiungere una linea per respingere gli effettivi del Battaglione 11 che si ritiravano in disordine attraverso il rio Yara, e senza giungere a posizionarvi le imboscate alle spalle, Ramón Paz Borroto cadde tra due fuochi, incluso dal Battaglione 22 che, proveniente dallo zuccherificio Estrada Palma ed in supporto alle forze che si ritiravano, aveva lasciato il fianco destro e la retroguardia della posizione senza alcuna resistenza. Solo con la sua morte il nemico poté passare. Sotto il suo comando c’erano guerriglieri di spicco come Andrés Cuevas; Braulio Curuneaux; Antonio Sánchez Díaz (Pinares) e Manuel Hernández Osorio, caduti eroicamente in Bolivia; Eddy Suñol e René Ramos Latour, accanto a cui sostenne l’ultimo combattimento. Le sue spoglie riposano in una semplice tomba nel luogo in cui morì eroicamente a capo degli altri compagni.

Daniel: fedele continuatore di Frank fino alla morte
René Ramos Latour nacque ad Antillas, l’ex-provincia di Oriente, il 12 maggio 1932. Si diplomò ragioniere, ma non concluse gli studi universitari per la sua devozione alla Rivoluzione. Lavorò a Nicaro e si unì alla lotta rivoluzionaria sotto la direzione di Rafael Orejón Forment nel nord d’Oriente, fino alla morte di questi nel dicembre 1956. Fece parte del primo rinforzo inviato da Frank País alla Sierra Maestra, nel marzo 1957. Quando il famoso dirigente fu assassinato, il 30 luglio 1957, Daniel lo sostituì come Capo-sabotatore del Movimento 26 Luglio, in cui svolse un’intensa attività in tutto il paese organizzando le milizie, inviando armi, denaro e rifornimenti alla Sierra Maestra, incendiando i campi di canna per ostacolare il raccolto ed altri compiti. Le sue qualità furono avallate in una lettera di Frank per Fidel, in cui lo descriveva come uomo di forte carattere, leale e martiano. Nell’ambito delle azioni di supporto allo Sciopero di Aprile, organizzò e diresse l’attacco alla caserma di Boniato, a capo della Colonna 9 Pepito Tey che, successivamente, aderì al II Fronte Orientale Frank País. Ricopriva allora il grado di comandante, che gli fu ratificato da Fidel. Dopo la riunione di Altos de Mompié, il 3 maggio 1958, in cui furono analizzate le cause del fallimento dello sciopero, furono adottate decisioni che si sarebbero ripercosse sul corso successivo della guerra. Daniel fece parte del nuovo Esecutivo del Movimento 26 Luglio. Giunse a La Plata nella seconda metà di giugno 1958, proveniente da Santiago de Cuba, accompagnato da un gruppo di combattenti temprati dalla clandestinità e decisi a lottare nelle nuove condizioni, e compì varie missioni sotto il comando diretto del Comandante in Capo. All’alba del 25 luglio, Daniel ricevette un messaggio dal massimo capo ribelle, che gli indicava di unirsi a Paz: “Trasferisciti molto presto con tutta la tua forza per rafforzare la posizione di Paz. Sembra che le guardie usciranno domani e questa potrebbe essere la grande opportunità, dal momento che abbiamo forze disposte ad attaccare da diverse direzioni. Un altro grande colpo in questo momento sarebbe mortale per Batista…” A capo del gruppo si distinse nei combattimenti di Casa de Piedras e Providencia. Con 43 uomini rinforzò le truppe di Paz in entrambe le azioni. Per ordine di Fidel, caduto questi, assunse il comando dei ribelli a lui subordinati. A El Jobal, sotto il fuoco dell’artiglieria e dei fucili, Daniel fu gravemente ferito e fu rimosso dal campo di battaglia. Ancora cosciente, dava ordini e in quello stato si preoccupò più dei guerriglieri rimasti dispersi che del proprio destino. La morte apparve sul suo viso e diversi minuti dopo, in suo aiuto, arrivarono come medici Ernesto Che Guevara e Sergio del Valle. Ogni sforzo per riportarlo in vita fu inutile. Morì il 30 luglio 1958, proprio un anno dopo l’omicidio del suo capo: Frank País. Daniel cadde mentre avanzava a capo dei suoi uomini, fu una perdita sensibile per il Movimento 26 Luglio e per l’Esercito ribelle. I compagni lo vestirono con l’uniforme verde oliva, gli resero la guardia d’onore e giurarono davanti al suo corpo di continuare la lotta con fermezza e secondo il suo esempio. Al momento della morte lasciò una figlia piccola. A El Hormiguero, molto vicino a El Jobal, fu sepolto su una piccola collina con folta vegetazione. Una croce indicò il luogo in cui dopo venne collocata una targa che ne conserva la memoria. La fermezza degli ideali trascese nelle sue parole: “Ho fede nel trionfo della Rivoluzione e nella chiarezza e nella spinta del suo popolo che deve attuarla”.

Cuevas, Paza e Danile: Fratelli d’arme ed idee
I tre si stimavano e rispettavano. Raggiunsero i gradini più alti sotto il magistero di Fidel. Erano tra i principali eroi nella lotta contro l’Offensiva d’Estate dell’esercito batistiano e forgiatori della prodezza che scrisse l’Esercito Ribelle 60 anni fa. A quei tempi, i combattenti sentivano la morte, in particolare i più importanti ufficiali, ma per Fidel la morte di questi tre suoi comandanti fu estremamente dolorosa. Erano tra gli elementi essenziali. Non fu un fatto casuale che, di fronte all’insoddisfazione che sentiva per alcune prestazioni quando fissava le ultime istruzioni ai capi subordinati, alla vigilia del colpo finale su Las Mercedes, ai primi d’agosto 1958, Fidel ne commentò la mancanza, in quel momento, di uomini come questi. Per questi indimenticabili combattenti vale il motto del leader storico della Rivoluzione: “…gli eroi non hanno età, hanno storia, fanno la storia, sono la storia…”

Fonti:
La victoria estratégica. Fidel Castro Ruz. Oficina de Publicaciones del Consejo de Estado. Edición 2010.
Daniel, combatiente del llano y de la Sierra. Biografía. Autores varios. Editora Política, año 2008.
Rebelde hasta la victoria. Fernando Vecino Alegret. Editorial de Ciencias Sociales, año 2013.
Archivo de la Oficina de Asuntos Históricos del Consejo de Estado.

Precedente L'era della post-verità o della moltiplicazione delle menzogne? Successivo Daniel Ortega: "Il golpe è stato sconfitto"

Lascia un commento