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Il piano per imprigionare imprenditori per aver “violato” le illegali sanzioni statunitensi

Stansfield Smith, Orinoco Tribune 27 aprile 2021Gli Stati Uniti usano le sanzioni economiche come arma contro gli Stati che scelgono una via di sviluppo indipendente dal dominio globale degli Stati Uniti. Le sanzioni possono assumere la forma di blocco delle transazioni finanziarie e commerciali di una nazione, non consentendo alle istituzioni finanziarie di elaborarle. Gli Stati Uniti possono anche congelare beni di un altro Paese. Gli Stati Uniti usano le sanzioni come strumento per rovesciare i governi che non si inchinano ad essi. Le sanzioni sono un’arma bellica contro i civili. Distruggono l’economia di un paese (“fanno urlare l’economia”) provocando iperinflazione, disoccupazione, impedendo l’importazione di beni di prima necessità come cibo, medicine e attrezzature per mantenere in funzione infrastrutture e industrie. Guidano la fuga di capitali dai Paesi mentre società ed istituzioni finanziarie cercano di prendere le distanze ed evitare di essere prese di mira. Ciò si traduce in conseguenze mortali per la popolazione civile. Le sanzioni statunitensi hanno portata mondiale ed effetto paralizzante perché la maggior parte degli scambi e scambi di valuta avviene in dollari USA e euro degli alleati. Poiché il dollaro è la valuta di riserva mondiale, le transazioni finanziarie e commerciali normalmente passano dal sistema bancario statunitense. Ciò consente agli Stati Uniti di bloccare i trasferimenti di denaro per ogni transazione e confiscare miliardi di dollari detenuti da governi e individui presi di mira. Controllando il sistema finanziario internazionale, Washington può chiedere alle banche di Paesi stranieri di accettare le restrizioni statunitensi o affrontare sanzioni. Tuttavia, secondo le Nazioni Unite, le sanzioni statunitensi sono misure coercitive unilaterali che violano le leggi internazionali. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ripetutamente invitava gli Stati a non riconoscere o applicare misure coercitive unilaterali, come quelle impiegate dagli Stati Uniti. Ogni anno dal 1992 condanna il blocco statunitense di Cuba; la risposta di Washington era peggiorarlo. Il movimento dei 120 non allineati condannava le sanzioni al Venezuela.
Nonostante ciò, gli Stati Uniti continuano a ignorare liberamente l’ONU imponendo sanzioni unilaterali a vari Paesi, le più severe sono contro Iran, Siria, Cuba, Corea democratica e Venezuela. Le sanzioni statunitensi provocarono 40000 morti in Venezuela solo tra 2017 e 2018 e di 4000 nordcoreani nel 2018, la maggior parte dei quali bambini e donne incinte. All’inizio degli anni ’90, le sanzioni statunitensi contro l’Iraq portarono alla morte di ben 880000 bambini sotto i cinque anni a causa di malnutrizione e malattie. Gli Stati Uniti persino minacciano sfacciatamente di sanzionare i giudici della Corte penale internazionale se osassero indagare sui loro crimini di guerra in Afghanistan. Il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton li minacciò: “Vieteremo l’ingresso negli Stati Uniti a giudici e pubblici ministeri. Sanzioneremo i loro fondi nel sistema finanziario degli Stati Uniti e li perseguiremo col sistema criminale degli Stati Uniti… Faremo lo stesso per qualsiasi azienda o Stato che assista l’indagine della Corte penale internazionale sui nordamericani “. Questa non fu una minaccia vana. Gli Stati Uniti resero le loro misure coercitive unilaterali ancora più minacciose accusando e tentando di estradare uomini d’affari stranieri che si attenevano al diritto internazionale piuttosto che a tali misure coercitive statunitensi. I casi di Alex Saab, venezuelano, e Meng Wanzhou del gigante tecnologico cinese Huawei e Mun Chol Myong della Corea democratica, accusati di aver violato le sanzioni statunitensi anche se sono cittadini non statunitensi che vivono al di fuori degli Stati Uniti, conducendo affari al di fuori degli Stati Uniti. Tutti vengono perseguitati politicamente per aver agito nell’interesse dei propri Paesi e non degli Stati Uniti.

Il caso dell’inviato speciale venezuelano Alex Saab
L’amministrazione Obama avviò sanzioni unilaterali contro il Venezuela nel 2015 coll’affermazione del tutto infondata che il Venezuela rappresenta “una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale” degli Stati Uniti. Come notò Reuters, “Dichiarare qualsiasi Paese minaccia per la sicurezza nazionale è il primo passo per avviare un programma di sanzioni degli Stati Uniti”. Saab, uomo d’affari venezuelano, è inviato speciale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, titolare di immunità diplomatica. Era in viaggio per l’Iran per acquisire cibo, medicine e attrezzature mediche di cui aveva molto bisogno il popolo del Venezuela. Fu detenuto, in effetti rapito, a Capo Verde il 12 giugno 2020 durante uno scalo, e da allora trattenuto, prima in prigione e ora agli arresti domiciliari. Saab sottolinea che la sua “detenzione illegale è interamente motivata politicamente”. Gli Stati Uniti accusarono Saab di riciclaggio di denaro. “Riciclaggio di denaro” in questo e negli altri due casi non significa altro che effettuare transazioni commerciali internazionali, che generalmente passano dal sistema finanziario SWIFT controllato dagli Stati Uniti che elabora tutte le transazioni in dollari. In questo modo, gli Stati Uniti possono imporre sanzioni unilaterali al commercio che qualsiasi Paese intraprende con le nazioni che gli Stati Uniti sanzioni o bloccano, come Cuba, Venezuela, Iran, Nicaragua o Russia. Il “riciclaggio di denaro” è l’accusa o la minaccia che gli Stati Uniti usano per imporre le proprie misure coercitive unilaterali al resto del mondo. Saab spiegò: “Lavoro dal 2015 per garantire la fornitura di cibo e medicine di base e altri articoli per il programma alimentare di assistenza sociale (CLAP) del governo. Dall’aprile 2018 lavoro da servitore dello Stato, inviato speciale e non da imprenditore privato”. In altre parole, fu arrestato per non aver aderito alle sanzioni statunitensi contro il suo popolo nelle missioni di acquisto di cibo per il popolo venezuelano che subisce tali sanzioni. Saab dichiarò in una intervista : “Per sette mesi … dal primo giorno del mio rapimento, mi torturarono e fecero pressioni affinché firmassi dichiarazioni di estradizione volontaria e rendessi falsa testimonianza contro il mio governo”. Si rifiutò, affermando che “il Presidente Maduro ha mostrato un’incredibile leadership di fronte a sanzioni senza precedenti e sporchi trucchi degli Stati Uniti. Sono onorato di poter assistere il Presidente Maduro in ogni modo possibile, poiché cerca di garantire il benessere del popolo del Venezuela “. In prigione fu tenuto al buio per 23 ore al giorno, “sdraiato sul pavimento di cemento”. Parzialmente perse la vista. “Mi fu proibito di parlare con chiunque in prigione, e a tutti gli altri era vietato parlare con me… Ho perso 25 chili”. Il 25 marzo 2021, i tribunali svizzeri, stabilendo che non vi erano prove che Saab avesse commesso irregolarità, chiusero formalmente l’indagine contro di lui per riciclaggio di denaro attraverso banche svizzere. Subito dopo la dichiarazione svizzera, il 31 marzo, il dipartimento del Tesoro nordamericano ritirò le sanzioni che il presidente Trump aveva emesso nei confronti di un gruppo di società presumibilmente legate ad Alex Saab. Mentre le autorità capoverdiane ne approvavano l’estradizione negli Stati Uniti, la corte di giustizia della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) dichiarò la sua detenzione illegale e quindi che non poteva essere estradato. Allo stesso modo, l’African Bar Association decise che l’inviato diplomatico non andava incarcerato. Tuttavia, gli Stati Uniti sotto il presidente Biden chiedono a Capo Verde di mantenere Saab agli arresti domiciliari in attesa dell’estradizione.

Il caso dell’uomo d’affari nordcoreano Mun Chol Myong
Per la prima volta nella storia, il 20 marzo 2021 un uomo d’affari nordcoreano, Mun Chol Myong, fu estradato negli Stati Uniti dalla Malaysia per accuse di “riciclaggio di denaro”, “cospirazione” e fornitura di merci alla Corea democratica in violazione della legge statunitense. Mun fu arrestato in Malaysia nel maggio 2019 poco dopo che un giudice federale di Washington DC emise un mandato di arresto. Trascorse due anni a combattere l’estradizione, sottolineando che il caso era politicamente motivato, utilizzato come leva in possibili negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Corea democratica. Il suo vero “crimine”, agli occhi dei governanti statunitensi, era fornire i beni necessari alla Corea democratica aggirando le sanzioni statunitensi e le sanzioni istigate dagli statunitensi alle Nazioni Unite. Le autorità statunitensi, al 22 marzo 2021, non indicarono quali merci avrebbe esportato in Corea democratica. Secondo un atto d’ accusa del tribunale distrettuale degli Stati Uniti del distretto di Columbia, Mun e i suoi “co-cospiratori” anonimi utilizzavano società di “copertura” e conti bancari registrati su nome falso per conto di entità nordcoreane a cui era vietato lo SWIFT. L’FBI afferma che nascondendo che le loro transazioni erano a vantaggio della Corea democratica, Mun ingannò le istituzioni finanziarie statunitensi facendole inviare più di 1,5 milioni di dollari in transazioni che altrimenti non avrebbe accettato. John Demers, l’assistente procuratore generale della divisione per la sicurezza nazionale del dipartimento di giustizia, commentò: “È il primo agente dei servizi segreti nordcoreani [gli Stati Uniti chiamano diplomatici nordcoreani e uomini d’affari internazionali” agenti dei servizi segreti”], e il secondo ad essere stato estradato negli Stati Uniti per violazione delle nostre leggi”. Si noti che un alto funzionario del dipartimento di Giustizia pretendeva che tranieri che non sono mai stati negli Stati Uniti possono esservi estradati per aver violato le “nostre leggi”. Demers poi affermò ridicolmente che l’esportazione di merci di Mun verso la Corea democratica era una minaccia alla sicurezza nazionale del popolo statunitense: “Continueremo a utilizzare la lunga portata delle nostre leggi per proteggere il popolo nordamericano dall’evasione delle sanzioni e da altre minacce alla sicurezza nazionale”. Il vicedirettore Alan Kohler Jr. della divisione di controspionaggio dell’FBI, aggiunse minacciosamente: “Speriamo che sia il primo di molti”. Gli Stati Uniti imposero sanzioni, o blocchi, alla Corea democratica dal 1950, all’inizio della guerra contro la Corea. Le sanzioni furono volte ad isolare il Paese dal commercio internazionale e a paralizzarne lo sviluppo economico e sociale. Gli Stati Uniti affermano che le sanzioni odierne furono emanate per il programma nucleare della Corea democratica, programma di autodifesa perfettamente legittimo da parte di un Paese minacciato dalle armi nucleari degli Stati Uniti. L’incaricato d’affari nordcoreano Kim Yu Song in Malaysia condannò l’estradizione come “crimine imperdonabile” e prodotto del programma di sanzioni guidato dagli Stati Uniti, “che cerca di privare il nostro Stato di sovranità, esistenza pacifica e sviluppo”, per “isolare e soffocare” la Repubblica Democratica Popolare di Corea.

Il caso della dirigente Huawei Meng Wanzhou
Il più famigerato (1) dei tre casi è quello di Meng Wanzhou, Chief Financial Officer e Vicepresidente del Consiglio di Huawei per 25 anni. Affronta le accuse di frode bancaria per aver presumibilmente fuorviato HSBC, banca britannica, sui rapporti d’affari di Huawei in Iran, inducendo la banca a violare le sanzioni illegali degli Stati Uniti contro l’Iran. Il 22 agosto 2018, un tribunale distrettuale degli Stati Uniti a New York emise un mandato di arresto per Meng, e l’RCMP canadese l’arrestò a Vancouver il 1° dicembre 2018. Ora è agli arresti domiciliari da due anni e mezzo. Il governo cinese ha definito la detenzione “illegale, senza ragione e spietata, ed è estremamente viziata”. L’amministrazione Trump si basò su due articoli Reuters del 2012 e 2013 per accusare Huawei di violare le sanzioni statunitensi contro l’Iran. Gli Stati Uniti imposero sanzioni poco dopo la rivoluzione iraniana del 1979. Si afferma che le attuali sanzioni statunitensi siano in risposta al programma di armi nucleari iraniane, anche se il paese non le ha sviluppate. Tutte le misure approvate dalle Nazioni Unite contro l’Iran finirono col JCPOA (accordo nucleare iraniano) del 2015 e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica confermò che l’Iran era conforme all’accordo. Pertanto, la giustificazione per le sanzioni statunitensi contro l’Iran non ha alcun fondamento e viola il diritto internazionale, perché le sanzioni che Meng avrebbe aggirato sono illegali secondo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Inoltre, Stati Uniti e Israele, suo principale alleato del Medio Oriente, possiedono armi nucleari. Come con la Corea democratica, l’Iran ha il diritto di proteggersi dagli attacchi nucleari statunitensi o israeliani sviluppando le proprie armi. È il massimo dell’ipocrisia che l’unico Paese che abbia usato armi nuclearisanzioni altri paesi per averli presumibilmente sviluppati. KJ Noh scrsse : “La maggior parte delle persone sa che Meng non è colpevole di nient’altro che essere la figlia di Ren Zeng Fei, fondatore di Huawei. Huawei, in quanto potenza tecnologica globale, rappresenta il potere cinese e l’abilità tecnica cinese, che gli Stati Uniti sono decisi a distruggere. Con una manovra che ricorda la guerra medievale o coloniale, gli Stati Uniti si offrivano esplicitamente di rilasciarla se la Cina capitolava su un accordo commerciale, chiarendo che la tiene in ostaggio. Ciò costituisce una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sugli ostaggi”. In tribunale la difesa di Meng osservò, in primo luogo, che il governo degli Stati Uniti deliberatamente dichiarò ingannevolnente le prove e le negò al tribunale canadese. In secondo luogo, l’amministrazione Trump la usa come “merce di scambio”. Terzo, la difesa di Meng negò la giurisdizione di Washington per incriminare una cittadina cinese per attività al di fuori del suolo statunitense. “Non c’è connessione… alcuna delle presunte condotte [di Meng] si è verificata in tutto o in parte negli Stati Uniti. Né vi hanno avuto alcun effetto”, osservavano i suoi avvocati . È anche molto insolito per Washington perseguire con accuse penali per violazioni di sanzioni un individuo piuttosto che una società. Laddove un dirigente attui la politica aziendale, ci si aspetterebbe che gli individui non vengano accusati, piuttosto che la società sia multata. Come notava Jeffrey Sachs: “JP Morgan Chase ha pagato 88,3 milioni di multe nel 2011 per aver violato le sanzioni statunitensi contro Cuba, Iran e Sudan. Eppure Jamie Dimon non fu portato via da un aereo e messo in custodia. E JP Morgan Chase non fu il solo a violare le sanzioni statunitensi. Dal 2010, le seguenti principali istituzioni finanziarie hanno pagato multe per aver violato le sanzioni statunitensi :Banco do Brasil, Bank of America, Bank of Guam, Bank of Moscow, Bank of Tokyo-Mitsubishi, Barclays, BNP Paribas, Clearstream Banking, Commerzbank, Compass, Crédit Agricole, Deutsche Bank, HSBC, ING, Intesa Sanpaolo, JP Morgan Chase , National Bank of Abu Dhabi, National Bank of Pakistan, PayPal, RBS (ABN Amro), Société Générale, Toronto-Dominion Bank, Trans-Pacific National Bank (ora nota come Beacon Business Bank), Standard Chartered e Wells Fargo. Nessuno degli amministratori delegati o CFO di queste banche anti-sanzionatorie fu arrestato e messo in custodia per queste violazioni. In tutti i casi, la società, piuttosto che il solo manager, era ritenuta responsabile”.
È probabile che Saab, Mun o Meng ricevano un processo “equo” quanto quello inflitto ai 5 cubani o Simon Trinidad . Si tratta di casi politici, mascherati da penali, col crimine che viola le leggi sulle sanzioni statunitensi, illegali per il tribunale delle Nazioni Unite, da parte di cittadini non statunitensi che vivono al di fuori degli Stati Uniti. Di conseguenza, ignorare le sanzioni statunitensi sarà la linea di condotta legale; aderirvi è illegale. Gli Stati Uniti ignorano una legge mondiale riconosciuta, addebitando ai tre Paesi affari legali tra nazioni che violano le misure illegali degli Stati Uniti. Tutti e tre rappresentano interessi dei governi che gli Stati Uniti cercano di schiacciare e tutte e tre le detenzioni equivalgono al sequestro di ostaggi. Questi casi aprono la porta agli Stati Uniti per incriminare ed estradare qualsiasi persona nel mondo per “criminalità organizzata, riciclaggio di denaro o finanziamento del terrorismo”, quando si impegnano nel commercio internazionale perfettamente legale che gli Stati Uniti dichiarano invece violare le loro sanzioni unilaterali nei confronti dei Paesi. Come scrisse il relatore delle Nazioni Unite per i diritti umani Alfred de Zayas, potenti “Stati canaglia” come gli Stati Uniti, “deliberatamente … violano il diritto internazionale e lo fanno impunemente”.

Nota
1) Il primo è stato Xu Yanjun, presumibilmente del Ministero per la sicurezza dello Stato cinese, arrestato in Belgio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio