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Sul nuovo “asse strategico” del Medio Oriente

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 28.04.2021

La “riunione di Cipro” dei funzionari israeliani, di Emirati Arabi Uniti, Grecia e Cipro evidenzia il “cambiamento” del Medio Oriente. Mentre gli Stati Uniti, dalla sconfitta di Trump e arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, hanno apparentemente fatto un passo indietro nel spingere il Golfo e gli Stati arabi a firmare gli accordi di Abraham, il patto continua ancora a plasmare il panorama geopolitico mediorientale in un modo significativo. Per molti versi, l’incontro a Cipro e la presenza di Israele ed Emirati Arabi Uniti è prova inconfondibile di come il panorama sia cambiato dagli accordi. In molti modi, il nuovo paradigma di sicurezza reso operativo mira a stabilire Emirati Arabi Uniti e Israele come nuovi detentori del potere nella regione. Il fatto che tutti i partecipanti all’incontro abbiano “cattive” relazioni con la Turchia, altro pretendente al dominio regionale, la dice lunga su come le vecchie rivalità geopolitiche verranno giocate sulla “nuova” piattaforma geopolitica. Mentre l’Iran rimane all’ordine del giorno di ogni incontro e vertice di Israele e Emirati Arabi Uniti, gli Stati del Golfo sono sempre più consapevoli degli sforzi della Turchia per espandere la sua influenza e raggiungerla a spese dei rivali. Le mosse in Siria e Libia e il sostegno al Qatar durante il blocco saudita mostrano che la Turchia tende a muoversi rapidamente a riempire qualsiasi “vuoto” che si rende disponibile durante gli sconvolgimenti geopolitici, e che utilizza tale scenario per promuovere le sue ambizioni “neo-ottomane”. Come rilevava un rapporto del Consiglio europeo sulle relazioni estere , la Turchia, nel 2020, ampiamente “si è fuso come rivale più significativo di altri attori regionali, come l’Iran, che gli Emirati Arabi Uniti vedevano indebolito dal covid-19 e dalle sanzioni sotto la campagna di ‘massima pressione’ dell’amministrazione Trump. Il discorso pubblico e la narrativa dei media negli Emirati Arabi Uniti abbracciavano un tono anti-turco negli ultimi anni, sforzo guidato da figure influenti e di alto profili negli Emirati”.
I forti legami della Turchia col Qatar hanno costringevano gli Emirati Arabi Uniti a unirsi al ‘raggruppamento di Cipro’ per evitare che si mettessero al centro di una rete islamista regionale guidata dalla Fratellanza Musulmana, suscitando rivolte negli Emirati Arabi Uniti e nelle altre monarchie del Golfo per indebolirle. Tale scenario colpirebbe le monarchie del Golfo, in particolare Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita, dall’interno e consentirebbe agli Stati rivali, la Turchia, di espandere la loro influenza. Pertanto, l’inclusione degli Emirati Arabi Uniti in quello che era chiamato “nuovo asse strategico” nel 2016, quando fu originariamente fondato, mostra come l’asse si estenda dalle rive del Golfo Persico a Mediterraneo ed Europa. Il fatto che gli Emirati Arabi Uniti non siano l’unico Paese che abbia interessi divergenti colla Turchia significa che altri Paesi dell””asse”, come Grecia e Cipro, con interessi divergenti simili, ne trarranno un vantaggio immenso. Allo stato attuale, Israele e Grecia hanno già firmato il più grande accordo per la difesa . L’accordo include un contratto da 1,65 miliardi di dollari per la creazione e funzionamento di un centro di addestramento per l’aeronautica militare ellenica da parte dell’industria della difesa israeliana Elbit Systems (ESLT.TA) per 22 anni. L’accordo tra Israele e la Grecia segue un precedente accordo di “partnership strategica” firmato tra Emirati Arabi Uniti e Grecia nel novembre 2020. Mentre l’accordo non rafforza la crescente collaborazione Abu Dhabi-Atene, con esso l’Europa è sempre più avviluppato nelle rivalità del Golfo e nel conflitto geopolitico mediorientale. Allo stato attuale, le clausole più importanti del partenariato sono sulla politica estera e di difesa, direttamente correlate al consolidamento della cooperazione greco-emiratina contro il comune antagonista, la Turchia. Anche in questo caso, con un occhio sulla Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, dal 2017, partecipano alle esercitazioni militari annuali greche Iniochos, assieme anche a Stati Uniti, Israele e, dal 2018, Cipro e Italia, coll’Egitto come osservatore. Ciò si aggiunge al fatto che gli Emirati Arabi Uniti estendono il loro pieno sostegno alla sovranità cipriota contro le rivendicazioni della Repubblica turca di Cipro del Nord sostenuta da Ankara. Di conseguenza, gli Emirati Arabi Uniti non erano riluttanti ad unirsi a Cipro, Grecia, Francia ed Egitto per avere una posizione congiunta contro le incursioni della Turchia nel Mediterraneo orientale. La dichiarazione congiunta del maggio 2020 “condannava l’escalation delle violazioni dello spazio aereo nazionale greco da parte della Turchia, compresi sorvoli di aree abitate e acque territoriali in violazione del diritto internazionale. Inoltre, i ministri condannavano la strumentalizzazione dei civili da parte della Turchia nel tentativo di violare i confini terrestri greci, nonché il continuo sostegno alla violazione dei confini marittimi greci”. Prendendo di mira le avventure estere della Turchia in Libia, la dichiarazione congiunta “condannava fermamente l’interferenza militare della Turchia in Libia, e esortava la Turchia a rispettare pienamente l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite e a fermare l’afflusso di combattenti stranieri dalla Siria alla Libia. Questi sviluppi costituiscono una minaccia alla stabilità dei vicini della Libia in Africa e Europa”.
Non vi è, quindi, alcun vantaggio sul fatto che gli interessi greci, israeliani ed emiratini convergano sempre più sul “contenimento” delle ambizioni espansionistiche “neo-ottomane” della Turchia.
Per la Turchia il segnale preoccupante è che questo “asse” ha anche il sostegno degli Stati Uniti. Oltre al fatto che molti ad Ankara credono che gli Stati Uniti portino la loro alleanza dalla Turchia alla Grecia coll’obiettivo di fare di quest’ultimo il loro principale partner per la sicurezza e la difesa nel Mediterraneo, motivo per cui gli Stati Uniti forniscono alla Grecia armi avanzate, gli Stati Uniti avrebbero autorizzato la vendita di F-35 anche agli Emirati Arabi Uniti. Il nuovo “asse strategico” quindi, rilascia le forze della feroce competizione geopolitica che travolge il Golfo e il Mediterraneo. Con la Turchia che già percepisce un cambiamento nelle politiche statunitensi, sarà interessante come Ankara controbilancerà questo “asse”. Potrebbe non solo muoversi per creare un “controasse” che coinvolga Qatar e Iran, ma anche impegnarsi profondamente con la Russia per punire gli Stati Uniti del crescente sostegno a Grecia ed Emirati Arabi Uniti.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di Relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio