Gli israeliani colpiscono un cacciabombardiere siriano, i missili Patriot si sono riscattati?

Military Watch 25 luglio 2018

Tra continui scambi di fuoco sul confine tra Israele e Siria, e con l’Esercito arabo siriano sempre più prevalente sui numerosi gruppi islamici supportati dall’occidente, che in precedenza avevano una presenza considerevole nell’area, le tensioni tra Tel Aviv e Damasco continuano a degenerare. Il 24 luglio le batterie della difesa aerea israeliane colpivano un caccia d’attacco siriano Su-22M4 vicino al confine, che secondo Israele per un breve periodo aveva violato il suo spazio aereo e in seguito abbatteva sul territorio siriano. L’incidente è avvenuto poco dopo la pubblicazione di rapporti secondo cui Israele aveva evacuato i caschi bianchi, organizzazione finanziata dall’occidente e ricercata per crimini di guerra dal governo siriano avendo lavorato a stretto contatto coi gruppi terroristici come Jabhat al Nusra. L’abbattimento dell’aviogetto siriano è il secondo caso in cui Israele spara agli aerei da combattimento di Damasco dal 2011, in precedenza abbatté un aereo che nel 2014 operava sempre contro le forze di al-Qaida vicino al confine israeliano, ed ultimo di una serie di ostilità tra due Stati mediorientali. Circa due decine di aviogetti Su-22 sono schierati dall’Aeronautica siriana, piattaforme relativamente leggere e dalla facile manutenzione utilizzate pesantemente per condurre attacchi contro obiettivi islamisti sin dallo scoppio della guerra nel Paese nel 2011. Entrato in servizio nel 1966, il cacciabombardiere si basa sul Su-7 entrato in servizio sette anni prima, aggiungendo ali a geometria variabile e nuova avionica al progetto originale. Con una velocità di Mach 1,5 e una quota operativa di poco più di 14 km, la sopravvivenza del velivolo è relativamente scarsa sui campi di battaglia di oggi, e mentre è capace di colpire Stato islamico, al -Qaida e altri obiettivi islamisti che minacciano Damasco, contro l’aeronautica israeliana e persino le sue batterie antiaeree inaffidabili, il Su-22 rimane estremamente vulnerabile.
L’abbattimento del Su-22 ha in qualche modo riscattato il sistema missilistico Patriot, il più avanzato sistema di difesa aerea a lungo raggio realizzato dagli Stati Uniti, e che in mano saudita ha subito una serie di imbarazzanti fallimenti contro i missili balistici yemeniti e contro i droni da ricognizione iraniani se usati da Israele, così come il fallimento delle prime versioni del sistema contro i primitivi missili balistici iracheni durante l’operazione Desert Storm. L’aereo d’attacco è comunque il meno efficiente nell’arsenale siriano e resta da vedere se il Patriot possa contrastare velivoli più avanzati e più veloci. Il fatto che il Su-22 siriano non si aspettasse di entrare in conflitto con le forze israeliane venendo colto interamente di sorpresa, lo rese considerevolmente più vulnerabile. È probabile che anche il corto raggio con cui le batterie missilistiche hanno colpito l’aeromobile abbia avuto un ruolo considerevole nel successo, e se i Patrioti potranno contrastare gli aerei a maggiori distanze, resta da vedere. Il Su-22 è in particolare schierato in gran numero dall’Aeronautica militare iraniana, che ne ha oltre 40, una delle sue poche risorse offensive. Il successo delle difese aeree israeliane nel contrastare il Su-22 potrebbe fornire qualche rassicurazione contro questo avversario, poiché le tensioni tra Tel Aviv e Teheran restano alte, sebbene l’Iran avrebbe equipaggiato i suoi caccia d’attacco con munizioni avanzate che consentono d’ingaggiare in Israele obiettivi da distanze superiori a quelle con cui i Patriot potrebbe bersagliarli: i missili anti-radiazioni Kh-58 con una gittata di 120 km e la formidabile velocità di Mach 3,5. Nonostante l’età, i caccia d’attacco Su-22 rimarranno attivi in Medio Oriente per anni, presumendo che non vi siano drastici aumenti nei bilanci della difesa della Siria o dell’Iran, rimarranno probabilmente cruciali nelle capacità d’attacco dei principali avversari regionali di Tel Aviv.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “Gli israeliani colpiscono un cacciabombardiere siriano, i missili Patriot si sono riscattati?

  1. Fabio Franceschini il said:

    Beh giustamente si nota che il su 22 è un aereo che nelle sue versioni più aggiornate risale ai primi anni 80 e anche con qualche accorgimento e refitting resta un mezzo buono per bombardare chi ha scadenti difese aa.sinveramente se poi quelli iraniani siano stati dotati di armi più sofisticate non so. Certo è che un patriot costa assai di più di questo vecchio e glorioso caccia che probabilmente continuano a volare perché il gran numero di mezzi prodotti consente di trovare ricambi e motori a prezzo quasi di rottami. Comunque se visto il tiro facile si è pensato di sparare addirittura due missili mi lascia pensare che di fronte ad attacchi di saturazione fatti con mezzi modesti :droni economici,vecchi missili razzi e , perché no, vecchi aerei telecomandati potrebbe davvero costare molto cara agli israeliani (non pensiamo poi ai sauditi). Io credo che un singolo patriot costi circa 4000000$.

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