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Open society: la facciata di Soros per saccheggiare

Mision Verdad, 22 aprile 2021

Una vasta rete di ONG fu dispiegata negli ultimi decenni nel mondo, molte controllate dalle fondazioni di George Soros, non solo per imporre storie che servono a mediocrazia locale ed interessi stranieri, ma anche per influenzare le leggi che operano nelle strutture giudiziarie delle democrazie rappresentative. In Venezuela, l’organizzazione non governativa più mediata, coll’inchiostro tagliente nel creare espedienti, è il Venezuela Education-Action Program, meglio conosciuto con l’acronimo Provea. Mision Verdad denunciò le azioni di tale ONG interne e internazionali. Quali sono le sue intenzioni, mascherate da filantropia? Sarebbe necessario conoscere il personaggio in questione.

Chi è George Soros
Evidenzieremo alcuni aspetti di Soros per chiarirne la cartella clinica. Ungherese di nascita, nato Gyorgy Schwartz, visse fino all’adolescenza nel Paese europeo, “felice” che la Wehrmacht invadesse l’Ungheria nel 1944 collaborando coi nazisti, consegnando ebrei da trasferire nei campi di concentramento, derubarli e catalogarne le proprietà. Aveva solo 14 anni. Dopo la vittoria sovietica contro i nazisti nel 1945, Soros andò a Londra per studiare economia a metà degli anni 1950. Lì incontrò il filosofo Karl Popper, che ne influenzò la sua visione libertaria politica per riempire il vuoto teorico delle sue ambizioni finanziarie. Entrò in azione con Singer&Friedlander Bank a Londra, poi andò negli Stati Uniti per lavorare con FM Mayer a New York. Quindi divenne il padrone finanziario col suo fondo speculativa, Quantum Fund, ancora la sua principale operazione, ma che usò principalmente per rovinare la sterlina britannica, da cui Soros ottene suoi primi miliardi coll’attuazione della sua massima: “Trova una tendenza la cui premessa è falsa e scommettici i soldi contro”. Il dispiegamento delle sue ONG è in linea con le sue ambizioni finanziarie, motivo per cui basò il suo piano sui concetti delle società ed economia proclamati da Popper, odio per le democrazie rappresentative, per ridurre al minimo lo Stato e sviluppare al massimo il mercato. Nel 1993 fondò l’Open Society Institute, il cui sistema di finanziamento è diventata una struttura globale che si chiama Open Society Foundations. La società aperta assunse la forma di movimento finanziario e dietro le quinte le lobby di banche e fondi di investimento si sono mosse, con le loro istituzioni, a legalizzarla: FMI e Banca Mondiale agli ordini di Washington e Wall Street. Dopotutto, è membro del Carlyle Group, un cartello di ricchi che vogliono diventare ancor più ricchi.

Il concetto di società aperta
Lo stesso Soros scrisse e pubblicò un libro nel 2000 intitolato Open Society: Reforming Global Capitalism , dove parla delle società aperte che promuove col movimento delle ong. La società aperta “ha il grande merito di garantire libertà di pensiero ed espressione, dando ampio spettro a sperimentazione e creatività”. Si riferiva, ovviamente, a quelle società in cui la penetrazione capitalista fu senza crepe o resistenze in certi territori, in cui le condizioni ideali sono soggette a ciò che i tecnocrati chiamano “mercati liberi”. Soros suggeriva che “Stati Uniti, Unione Europea e molte altre parti del mondo si avvicinano a classificarsi società aperte”. Inoltre, “i concetti di società aperta ed economia di mercato sono intimamente connessi e il capitalismo globale ci ha dato la cosa più vicina a una società globale aperta”. La società aperta ideale “è aperta a cambiamento e miglioramento”. Insomma, il turbo-capitalismo finanziario come dogma di fede. Le ONG che finanzia con la sua fondazione sarebbero i pilastri politici e legali per placare un certo “fondamentalismo di mercato”, come lo chiama lui. La democrazia senza Stato protezionista sarebbe l’ideale per creare “leggi e istituzioni necessarie per la coesistenza degli individui e delle comunità, che potrebbe portare a una società globale”. Oltre le insidie dell’invasione capitalista di un territorio “vergine”, destinato esclusivamente all’estrazione di materie prime, come i Paesi latinoamericani o i feudi semindustrializzati dell’Europa dell’Est, ben conosciamo la retorica propagata in quelle aree infettate dalle ONG controllate dalla Open Society Foundations; gente di Soros che ha l'”etica” del cattivo Stato contro il buono civismo e separazione dei poteri, specchi ideologici tipici dei difensori della democrazia rappresentativa, o di ciò che ne resta. Una società che include individui senza scrupoli, aperta al mercato (controllata da società e banche anglosassoni, niente a che fare con BRICS o altre alternative) e il culturicidio di città e regioni alle spalle quale paesaggio devastato. Questa è la vera immagine della società aperta.

L’ambito strutturale delle ONG finanziare de Open society
Non è un caso che Putin abbia espulso la fondazione di Soros dal suolo russo nel 2003. Perché l’obiettivo dello speculatore seriale è “rafforzare la società globale aperta”, motivo per cui le sue principali organizzazioni, International Crisis Group, un think-tank noto per i rapporti su situazioni estreme e caos nelle zone di guerra, e Human Rights Watch, fratello maggiore di Provea. Soros afferma che le società devono essere omologate a un mondo unificato, “deve essere di portata globale e in grado di influenzare governi ed istituzioni internazionali”. Il vantaggio, ovviamente, non va al 99% della popolazione, ma ai pochi rimasti. L’Open Society, gruppo di fondazioni e organizzazioni autonome in più di 50 Paesi, è l’antecedente istituzionale degli “aiuti” di Soros per tentare di fare implodere i Paesi dell’ex-Unione Sovietica e dell’Europa orientale (Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia) le cui ONG dominano Paesi come Lettonia e Georgia, secondo il ricercatore Phil Butler, dove le fondazioni Soros “operano come un qualsiasi fondo di investimento. Mirano ad investire e raccogliere più investitori, e a monitorare la maturazione del piano”. La rivoluzione colorata in Macedonia, i tentativi di creare un’Ucraina nazista per invadere la Russia di Putin e persino l’uso delle ONG, con cui Soros fa grandi affari, e il cui pilastro è il Natural Resoruce Governance Institute, per fermare la costruzione di oleodotti e dighe utili la Cina e Myanmar e non ai loro nemici, sono alcuni esempi di come le organizzazioni non governative operano seguendo la visione della società aperta. Dopo che Soros donò un milione a Human Rights Watch, tale istituzione cercò di perseguire il colonnello Gheddafi a livello internazionale, proprio come fece con Milosevic, per “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità” nel Kosovo. Fu dispiegata un’ampia campagna ed entrambi i Paesi, Libia e Jugoslavia, furono bombardati dalla NATO.
Open Society ha un piano per l’America Latina e i Caraibi, coll’ufficio in Brasile incaricato di coordinare il dispiegamento delle sue ONG nella regione. L’obiettivo è la neoliberalizzazione da Cabo de San Román alla Terra del Fuoco con incursioni finanziarie di Soros: una società aperta alle tasche dei finanzieri del caos mondiale. Non invano il “venezuelano” Moisés Naím, fascista globalista che proclama la “fine del potere” come eufemismo nel denominare il dominio globalista sul pianeta, fa parte della direzione internazionale. Quindi la balcanizzazione del mondo è il leitmotiv di Soros. Ecco perché la sua dimostrata alleanza con la CIA per destabilizzare l’Europa nella cosiddetta “crisi dei rifugiati”. Insieme ai suoi think tank, col concetto di “frontiere aperte” sotto braccio, Soros da anni finanzia il Piano Merkel sul problema migratorio che l’Europa affronta.
Soros, di fronte al grave declino del mondo finanziario, prende a calci chi annega e ridefinisce la politica a favore del caos, dove è sicuro di trarre ancor più profitti, supportato dalle ONG che esso stesso crea coi suoi movimenti finanziari. Dopotutto, è uno speculatore danaroso e manipolatore di monete contraffatte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio