Siria, 25 Luglio 2018

Il 25 luglio, l’Esercito arabo siriano liberava Jalin, la compagnia Libi, Sayda Julan, Qan Sayda, al-Lubid, al-Maqraz e Basah al-Sharqi, eliminando numerosi terroristi nella regione al confine con il Golan occupato da Israel. Nel frattempo, l’artiglieria siriana bombardava le posizioni dei terroristi presso Tasil e Tal Jumuah, nella regione di Huz Yarmuq.
Il cacciabombardiere Sukhoj Su-22M siriano era stato abbattuto nello spazio aereo siriano da Israele, per concedere ai terroristi dello SIIL la possibilità di catturarne il pilota e pretendere dall’Esercito arabo siriano l’apertura di negoziati e la sospensione delle operazioni militari nelle regioni occupate dallo SIIL, a sud-ovest di Dara, per avviare quelle di salvataggio del pilota. Il pilota, Colonnello Umaran Muriy, invece veniva ucciso dopo che il suo aviogetto era stato abbattuto dal 138.mo battaglione missili Patriot delle IDF, mentre bombardava i gruppi terroristici presso Sayda. In Iran, 10 cacciabombardieri Sukhoj Su-22M venivano aggiornati dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica presso la Base Aerea Shahid Babayee di Qazvin; il Generale di Brigata comandante della forza aerospaziale dell’IRGC, Amir Ali Hajizadeh, dichiarava, “Dopo questa revisione, i bombardieri potranno trasportare e utilizzare bombe a grappolo intelligenti e guidate, missili aria-terra e aria-aria e trasmettere dati e informazioni coi droni da una distanza di diversi chilometri. I sistemi missilistici da crociera aerolanciati e una portata di 1500 km saranno trasportati da questi cacciabombardieri nel prossimo futuro“.
L’Esercito arabo siriano e le forze popolari respingevano un pesante attacco dello SIIL su Matunah, Suaymarah, Shabaqi, Duma, Tarba, Rami, a nord-est di Suwayda, e liberavano Tal Basir, ad est di Suwayda. L’attacco era stato preceduto da attentati suicidi che avevano ucciso 50 civili e ferito altri 78 a Maslaq e in diversi villaggi alla periferia di Suwayda. Tali attacchi terroristici furono lanciati dalla regione di al-Tanaf, nella provincia di Homs, occupata dai terroristi sostenuti dagli Stati Uniti.
Altri 3 capi dei terroristi venivano liquidati; Abu Mahdi al-Shami e Abu Abas Tanfizi, dell’Hayat Tahrir al-Sham, lungo la strada tra Sarmada e Ras al-Hasan, a nord d’Iblib, e Abu Said Shishani, capo della base dello SIIL a Jisr al-Shughur, a sud-ovest d’Idlib. Nel frattempo, numerosi incursori ignoti attaccavano una base del Tahrir al-Sham a Qafr Taqarim, a nord-ovest d’Idlib, eliminando diversi terroristi.

Colonnello Umaran Muriy

I capi dei terroristi fuggono dalla Siria meridionale verso Israele
PressTV 23 luglio 2018

Quattro capi supremi dei terroristi fuggivano dalla Siria meridionale in Israele dopo che centinaia di “caschi bianchi” appoggiati dall’occidente fecero lo stesso di fronte all’imminente riconquista dell’Esercito arabo siriano della provincia. Secondo il notiziario al-Masdar, i terroristi erano fuggiti dalla provincia siriana di Qunaytra con le famiglie e furono raggiunti dai militari israeliani una volta arrivati nelle alture del Golan occupate. I capi erano Muaz Nasar e Abu Ratab della brigata Fursan al-Julan, Ahmad al-Nahs della brigata Sayf al-Sham e Ala al-Halaqi del Jaysh Ababil. Il sito citava ciò che chiamava fonti dell’opposizione che rivelavano che i capi furono reclutati dall’intelligence israeliana e rimasero in contatto cogli ufficiali israeliani per anni. Qunaytra e la vicina provincia di Dara furono usati per anni per inviare i terroristi feriti nelle alture del Golan occupate per cure. Israele aveva trasportato diverse centinaia di “addetti alla protezione civile”, conosciuti come caschi bianchi dal sud-ovest della Siria in Giordania, su richiesta di Stati Uniti e Paesi europei. Le autorità militari affermavamo che Israele si era impegnata nell’operazione “fuori dall’ordinario” a causa del “rischio immediato” per le vite quando le forze siriane si avvicinavano all’area. Israele sottolineava che non interveniva nei combattimenti in Siria, ma il 22 luglio un attacco aereo israeliano colpiva una postazione militare a Misyaf, nella provincia di Hama. Israele aveva attaccato obiettivi in Siria in molte occasioni dal 2011. La scorsa settimana, i media siriani riferivano che missili israeliani avevano colpito una postazione militare siriana presso l’aeroporto di Nayrab, alla periferia di Aleppo.
I membri del gruppo di soccorso sostenuti dall’occidente, accusati di collaborare coi taqfiri e d’inscenare finti attacchi coi gas in Siria, furono evacuati in una base militare israeliana. L’accusa si aveva dopo che il quotidiano Bild tedesco riferiva che un convoglio di decine di autobus aveva attraversato il confine siriano verso Israele e fu scortato al confine giordano, portando con sé i caschi bianchi. Il governo giordano, che ha ripetutamente rifiutato di accettare rifugiati siriani negli ultimi anni, affermava che in questo caso fu fatta un’eccezione in quanto Regno Unito, Canada e Germania avevano accettato di prendere gli 800 caschi bianchi e le loro famiglie. Secondo Bild, l’operazione segreta iniziò verso le 21:00 del 21 luglio, raggiungendo il picco dopo la mezzanotte. La TV siriana al-Iqbariya denunciava l’evacuazione israeliana dei caschi bianchi definendola “scandalo” e dicendo che “i gruppi terroristici” ora hanno “zero opzioni”. Secondo il quotidiano Times of Israel, la pianificazione dell’evacuazione era in corso da tempo ma fu accelerata dopo l’ultimo vertice della NATO a Bruxelles.
Il gruppo dei caschi bianchi fu fondato dall’ex-ufficiale dell’esercito inglese James Le Mesurier nel 2014. Il gruppo di volontari è stato ripetutamente accusato di essere il “braccio mediatico” dei gruppi taqfiri e di aver inscenato attacchi per sollecitare l’intervento militare occidentale in Siria. Ad aprile, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna lanciarono attacchi missilistici contro obiettivi in Siria, giustificandoli con “prove video” di un presunto attacco chimico a Duma fornito dai caschi bianchi, ma successive indagini dimostrarono che il video era un falso.

Netanyahu accoglie i terroristi islamisti ricoverati in Israele.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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