La ricolonizzazione dell’America: Nicaragua, ONG e guerre di quarta generazione

Pablo Heraklio, Internationalist 360°, 24 luglio 2018

Il Nicaragua è il nuovo obiettivo delle classiche rivoluzioni colorate, l’attuazione della strategia bellica del XXI secolo finanziata da holding internazionali in cui banche, aziende, mercenari ed eserciti si combinano usando politici e fascisti locali chiamati meramente “oppositori”, sostenendoli con mezzi all’avanguardia e tutte le macchinazioni dei media aziendali del mondo. Il Paese è destabilizzato e presentato all’opinione pubblica internazionale pronto all’intervento straniero L’obiettivo: stabilire un territorio in cui le fazioni in guerra riducano il costo della violenza strategica. Quante volte si è visto dal 2000? Ucraina, Siria e Libia. Anche in Messico, Colombia, Bolivia, Afghanistan, Iraq e Nigeria. Ci hanno provato in Algeria, Marocco, Venezuela, Egitto… La lista è molto lunga, ma i metodi scientificamente studiati e praticati sono fondamentalmente gli stessi. Dobbiamo solo esaminare lo sviluppo degli ultimi conflitti e capiremo le linee guida. L’attacco è gestito nel Paese da una miriade di elusive e potenti ONG che sfuggono a qualsiasi controllo, in particolare economico. Due dei burattinai sono NED e USAID, ma la vera novità in Nicaragua è l’uso della chiesa cattolica come un ariete e il peso che prende nella lotta. Come gli islamisti in Medio Oriente, o i nazionalisti in Europa, la chiesa utilizza fanatismo e cecità dei suoi membri per eseguire gli ordini assegnatigli dai padroni nordamericani.
Un’altra novità è l’uso di “gruppi di estrema sinistra”, e la storica guerriglia comunista M19 è molto controversa. Nonostante sia comunista, dagli anni ’80 M19 guarda all’impero degli Stati Uniti per denunciare il Presidente Ortega alla comunità internazionale. Si dice che armino gli squadroni della morte coinvolti nel conflitto. Una delle loro tattiche è l’omicidio di manifestanti, come la “marcia dei fiori”, per creare i martiri con cui giustificare l’intervento internazionale. Nel caso di Venezuela o Brasile, si sa che i governi inetti che usurpano il potere al popolo a beneficio delle élite locali che non sono migliori o più generose delle élites straniere. Il loro unico interesse è lo sfruttamento e il saccheggio, nonostante la loro retorica. Ma come in questi casi, gli interventi imperialisti e neocoloniali, in definitiva criminali, della potenza imperialista decadente e del suo branco di vassalli-iene non impongono l’instabilità ma guerra aperta, distruzione e prigionia del popolo nicaraguense. Uno scenario inaccettabile, e se ne esaminano gli attori si trova la cosiddetta “opposizione” che agisce come martello dell’impero. Potremmo non difendere il governo di Daniel Ortega, ma senza esitazione dobbiamo difendere il popolo nicaraguense. Per il popolo, per i suoi autodeterminazione, autogoverno, sovranità e rivoluzione sociale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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