L’ultima pagliacciata dei caschi bianchi

Tony Cartalucci, LDR 25 luglio 2018

È noto che quando una nave affonda, l’equipaggio non si imbarca sulle scialuppe di salvataggio prima dei passeggeri. Il più nobile di tutto è quando capitano ed equipaggio affondano con la nave. Quindi con che livello d’ignominia dovremmo valutare la cosiddetta “Difesa Civile Siriana” più comunemente denominata Caschi Bianchi? Ci viene detto che le forze siriane sostenute dalla forza aerea russa brutalizzano gli ultimi “ribelli” nella Siria meridionale al confine giordano e le alture del Golan occupate da Israele. Sicuramente ora più che mai il popolo del sud della Siria ha bisogno del “più coraggioso dei coraggiosi”, come il ministro degli Esteri inglese Jeremy Hunt li ha descritti sui social media. Eppure, invece di correre verso i cannoni, i caschi bianchi sfrecciano dai confini della Siria con l’aiuto delle Forze di Difesa israeliane, in Giordania, dove l’ONU lavora per trasferirli presumibilmente in Europa e Nord America. È l’atto finale che mette fine una volta per tutte a una menzogna monumentale, che i caschi bianchi fossero altro che emanazione della guerra per procura finanziata dall’estero volta a rovesciare Damasco. E ora che rovesciare Damasco non è più una possibilità, i caschi bianchi vengono evacuati per mentire la prossima volta.

Una compagnia di recitanti
I caschi bianchi non sono mai stati dei “soccorritori”, ma l’ala delle pubbliche relazioni di al-Qaida e vari affiliati. Gli Stati Uniti non hanno armato e finanziato terroristi per anni per devastare la Siria solo per “anche” finanziare dei gruppi umanitari. Invece, l’unico vero mandato dei caschi bianchi era avanzare la guerra per procura, sfruttando temi umanitari similmente a come Stati Uniti e NATO giustificarono la distruzione della Libia. I video di persone chiaramente ferite, inondati di polvere e vernice rossa, che si precipitano ad aspettare le ambulanze, spesso indicano più cameramen nell’inquadratura che presunti soccorritori. Assente dalla stragrande maggioranza dei video dei caschi bianchi sono l’orrore e la miseria di una vera guerra: ferite aperte, arti penzolanti o mancanti, carne e capelli bruciati, gli orrori veri che i siriani affrontano quotidianamente dal 2011 quando gli Stati Uniti iniziarono la guerra per procura. Nelle proteste del 2016 per “Save Aleppo” dell’opposizione siriana in Europa, gli attori furono abbigliati, impolverati e dipinti con sangue artificiale, per poi posare in scene indistinguibili dai loro video in Siria. Ciò che doveva essere un altro espediente emotivo volto a manipolare l’opinione pubblica occidentale per sostenere un maggiore intervento militare occidentale, servì invece come atto d’accusa proprio dell’inganno dei caschi bianchi finanziati dai governi statunitense e inglese per istigare la guerra in Siria. The Guardian, in una confutazione frettolosa della valanga di prove che smascheravano i caschi bianchi che non solo producevano propaganda di guerra, ma anche per conto di al-Qaida ed affiliati, reclamava: “I caschi bianchi, ufficialmente conosciuta come Difesa Civile della Siria, sono un’organizzazione umanitaria composta da 3400 volontari – ex insegnanti, ingegneri, sarti e vigili del fuoco, che si affrettano a strappare gente dalle macerie quando le bombe piovono sui civili. Sono stati accusati di aver salvato migliaia di civili durante la continua guerra civile nel Paese. Hanno anche esposto, attraverso filmati di prima mano, i crimini di guerra tra cui un attacco chimico ad aprile. Il loro lavoro è oggetto di un documentario di Netflix vincitore di un Oscar e di due nomination al premio Nobel per la pace”. In effetti, i caschi bianchi diedero prove degli attacchi chimici, come rilevato da più rapporti dell’OPCW (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), ma che l’OPCW non ha mai potuto verificare.

Propagandisti di al-Qaida
Il motivo per cui l’OPCW non poté verificare le prove era perché i caschi bianchi che presumibilmente le raccolsero per darle agli investigatori dell’OPCW operavano esclusivamente nei territorio occupati dai terroristi, in particolare i vari affiliati di al-Qaida. L’OPCW riferì sull’attacco chimico presunto dell’aprile 2017 a Qan Shayqun: “... era chiaro che il rischio di una visita nell’area dell’incidente fosse proibitiva per la squadra. Pertanto, non poté visitare il sito poco dopo l’incarico di osservare, valutare o registrare la posizione del presunto incidente, non poteva sondare direttamente altri testimoni e raccogliere campioni ambientali e/o residui delle presunte munizioni”. Ciò significa che tutte le prove e le testimonianze considerate dall’OPCW gli furono consegnate. L’OPCW ammise: “Attraverso il collegamento coi rappresentanti di diverse ONG, tra cui la stessa giustizia/centro di documentazione sulle violazioni chimiche Siria (CVDCS), la difesa civile siriana (nota anche come elmetti bianchi e in seguito “SCD”), la Syrian American Medical Society (SAMS) e l’Istituto per la giustizia siriana (SIJ), e la FFM identificarono numerosi testimoni da intervistare. Ci si aspettava che fornissero testimonianze e prove potenzialmente rilevanti”. Il rapporto ammette che furono i caschi bianchi che sarebbero arrivati per primi sulla scena dell’attacco e ripetutamente li cita nel rapporto come fonte principale delle accuse sull’attacco. Il rapporto notava: “Al momento della consegna, il team fu informato che tutti i campioni forniti il 12 e 13 aprile 2017 furono prelevati dall’unità campione chimica del SCD (caschi bianchi). Un membro dell’unità campione chimica che prelevò i campioni era presente al passaggio di consegne e diede informazioni su ogni campione”. Sui rischi che impedivano al team OPCW di raccogliere le prove, un articolo della Deutsche Welle intitolato “Il bilancio delle vittime aumenta in Siria”, forniva un indizio: “La provincia di Idlib, dove si trova Qan Shayqun, è per lo più controllata dall’alleanza Tahrir al-Sham, dominata dal Fronte di Fatah al-Sham, già noto come Fronte al-Nusra affiliato ad al-Qaida”. Pertanto, l’OPCW non poté visitare il sito perché nel territorio occupato dalla filiale siriana di al-Qaida, al-Nusra. Questo è anche il motivo per cui non vediamo personalità dei media occidentali sul terreno occupato dai loro presunti “ribelli moderati”, perché non esistono. I caschi bianchi tuttavia erano ovunque ci fosse al-Qaida, erano i “cameramen” di al-Qaida che presumibilmente all’attacco chimico di Qan Shayqun presumibilmente raccolsero campioni che passarono all’OPCW. Dato che non c’erano indagini in loco e che i campioni che i caschi bianchi avevano consegnato all’OPCW potevano provenite da ovunque, non si ebbe alcuna conclusione su quale attacco ebbe luogo, né tantomeno accusa. Tuttavia l’incidente di Qan Shayqun spinse gli Stati Uniti a compiere un attacco contro obiettivi siriani con 59 missili da crociera. Fu una chiara provocazione finanziata dagli Stati Uniti per inscenare il caso, gli Stati Uniti corsero a giustificare l’attacco alla Siria aggirando le prove o la loro assenza, e poi sull’occidente collettivamente si aggravarono le ricadute quando fu pubblicato il rapporto dell’OPCW del giugno 2017, rivelando l’assoluta mancanza di prove che collegassero il governo siriano all’attacco. È uno schema che si è ripetutamente rivelato, ogni volta che l’OPCW non può accedere ai siti di presunti attacchi chimici perché rin territori occupati da pericolosi terroristi, le “unità campione dei campioni” dei caschi bianchi consegnavano prove impossibili da verificare, e gli Stati Uniti si fiondavano negli attacchi militari in Siria prima che le indagini possano essere condotte e le relazioni rese pubbliche e analizzate. Così i caschi bianchi erano in realtà uno strumento della propaganda di guerra, consentendo agli Stati Uniti di fare pressioni sulla Siria e attuare attacchi militari ogni volta che il governo siriano compiva progressi significativi verso posizioni occupate da al-Qaida. Sulle pretese dei caschi bianchi di “salvare migliaia di civili”, è impossibile verificarlo, in particolare perché, proprio come l’OPCW non ha accesso al territorio, i caschi bianchi e i loro sodali di al-Qaida occupano, né le organizzazioni indipendenti che hanno il compito di verificare qualcos’altro che i caschi bianchi rivendicavano. Gente come il Guardian che sostiene che i caschi bianchi siano semplicemente la vittima della “macchina della propaganda online”, ammette che essi sono la principale fonte delle accuse usate come pretesti per i seriali attacchi occidentali alla Siria, quale altra conclusione si può trarre se non che caschi bianchi sono propagandisti bellici?

La loro pagliacciata finale?
I soccorritori non abbandonano le persone che hanno giurato di proteggere. I caschi bianchi chiaramente non hanno mai giurato di proteggere nessuno. Essendo propagandisti di al-Qaida, sono stati evacuati insieme ai terroristi e altri membri di supporto messi a tacere dall’avanzata del governo siriano. The Guardian riferiva nell’articolo, “Il Regno Unito accetta di accogliere alcuni caschi bianchi evacuati dalla Siria da Israele”, che: “Il Regno Unito è disposto a offrire asilo ad alcuni dei 500 membri o parenti delle forze di difesa civile volontarie siriane noti come caschi bianchi, salvati dalla Siria ed evacuati in Giordania, apprende Guardian. I caschi bianchi bianchi e famigliari furono evacuati dalle forze di difesa israeliane nella notte di sabato, passando dal nord di Israele alla Giordania in tre punti. Gli israeliani ne avevano inizialmente evacuato 800, ma in seguito la cifra fu rivista al ribasso da James Le Mesurier, un ex-agente dell’MI5 considerato il fondatore del gruppo in Turchia nel 2013”. Quindi, presumibilmente, centinaia di caschi bianchi, che hanno lavorato per al-Qaida, saranno ora dispersi in Europa e Nord America. Tuttavia, questa non è la loro pagliacciata finale. La provincia settentrionale di Idlib rimane ancora occupata dai terroristi eterodiretti. Ciò che i terroristi non hanno contrabbandato in Israele e Giordania consolidano le posizioni nel nord della Siria. Alcuni dicono che non è una questione di se, ma di quando le forze siriane rivolgeranno l’attenzione verso nord per prendere Idlib. Quando lo faranno, i caschi bianchi saranno lì, fianco a fianco agli affiliati di al-Qaida, ancora una volta assumendo il ruolo di propagandisti di guerra, fabbricando prove e provocazioni per giustificare qualunque ruolo desiderato dai loro mandanti stranieri. E anche quando l’ultimo casco bianco scapperà dalla Siria o si nasconderà tra la popolazione siriana lasciando i veri eroi a ristabilire l’ordine, salvare i deboli e ricostruire la nazione, il cinico espediente dei caschi bianchi si ripeterà in altri conflitti per procura, in altre nazioni prese di mira dalla guerra ibrida occidentale. Le nazioni dovranno considerarsi avvertite, citando la Siria come esempio, dato che l’occidente usa tale tattica e l’userà di nuovo. Le lezioni apprese dalla Siria su tutti gli aspetti della guerra ibrida occidentale vanno condivise e apprese per impedire la tragedia e la miseria da cui i caschi bianchi affermavano di salvare la gente, ma in realtà seminandole tra il popolo siriano.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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