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Perché gli USA rivelano i dettagli dell’attacco iraniano su Ayn al-Asad un anno dopo?

Elijah J. Magnier, AHTribune 06 marzo 2021

Il comandante del CENTCOM (comando centrale) degli Stati Uniti, generale Frank McKenzie, recentemente rivelava l’accuratezza dei missili balistici iraniani lanciati più di un anno fa come rappresaglia per l’assassinio del Generale Qasim Sulaymani. Dalla seconda guerra mondiale, questo evento storico segna il primo attacco diretto di qualsiasi Paese (Iran) agli Stati Uniti. Fu un atto di audacia iraniana e decisione scioccante affrontare apertamente la superpotenza della Terra. Indica che l’Iran era pronto alla guerra quando bombardò la base militare statunitense di Ayn al-Asad, la più grande in Iraq. Perché gli Stati Uniti resero pubblici questi fatti un anno dopo? Il riconoscimento dagli Stati Uniti dell’accuratezza dei bombardamenti iraniani non è una novità perché l’Iran l’annunciò un anno fa e i siti distrutti erano sui notiziari.
Cosa voleva mostrare l’amministrazione nordamericana e qual è il messaggio dietro le rivelazioni di Mackenzie? Riguarda l’accordo nucleare: il generale nordamericano dava una quantità di informazioni essenziali ricevute da droni statunitensi. Allo stesso tempo, l’Iran lanciò i missili inviando vari messaggi. In effetti, rivelare i dettagli che confermano la potenza dell’Iran sarebbe modo degli Stati Uniti per preparare il ritorno dell’Iran all’accordo nucleare (noto come JCPOA). Mostra che gli Stati Uniti riconoscono la potenza regionale iraniana e riconoscono efficienza ed effetto deterrente dei suoi missili. D’altra parte, spiegherebbe a Iran e mondo perché gli Stati Uniti vogliono emendamenti all’accordo JCPOA del 2015 e mettere i missili balistici iraniani sul tavolo dei negoziati. Negli anni di negoziati prima dell’accordo finale del 2015, l’Iran rifiutò di includere i suoi missili in qualsiasi colloquio, nonostante l’insistenza di tutti. L’Iran considera questi missili come prima linea difensiva a protezione della “Repubblica islamica”. L’Iran vive in un mare di Paesi ostili ed è circondato da 35 basi militari statunitensi. Gli Stati Uniti colgono ogni opportunità per inviare i loro bombardieri B-52H, portaerei e cacciatorpediniere nello Stretto di Hormuz per dimostrare potenza sulle coste iraniane, e droni e aerei spia statunitensi hanno violato ripetutamente la sovranità aerea iraniana. Il comandante del CENTCOM rivelò che l’attacco iraniano su Ayn al-Assad avrebbe distrutto 20-30 aerei e ucciso 100-150 soldati e ufficiali se l’evacuazione non fosse avvenuta ore prima del bombardamento. Questo è anche il modo esplicito degli Stati Uniti per chiarire che l’Iran può colpire qualsiasi Paese nella regione che può essere raggiunto dai suoi missili, colpire obiettivi lontani con elevata precisione e distruggere la potenza aerea di qualsiasi Paese in Medio Oriente e oltre. Ma l’amministrazione Biden potrebbe voler condividere un altro aspetto, che giustifichi il motivo per cui il presidente degli Stati Uniti negozia coll’Iran tornando all’accordo sul nucleare firmato nel 2015. Biden da candidato, inviò diversi messaggi indiretti all’Iran chiedendo di ridurre l’escalation e astenersi dall’offrire a Donald Trump la possibilità di dichiarare guerra nel suo ultimo mese in carica, nonostante le provocazioni statunitensi. Biden riconobbe anche che l’Iran ha un ruolo positivo, nelle elezioni statunitensi, quando si astenne dal rispondere alla richiesta di negoziati di Trump, negandogli l’opportunità di aggiungere i contatti negoziali coll’Iran nei suoi quattro anni di governo. Non perché l’Iran creda che Biden sia migliore di Trump, ma perché l’ex-presidente degli Stati Uniti fu il mandate dell’assassinio di Sulaymani e che il suo soggiorno o ritorno alla Casa Bianca avrebbe scatenato la guerra in Medio Oriente.
L’Iran vuole credere che ci siano differenze di opinioni nella nuova amministrazione statunitense, ma è meno preoccupato da esse differenze perché, finché le sanzioni di Trump sono in vigore, Biden beneficia di tale punizione economica del popolo iraniano. Ci sono due punti di vista tra l’amministrazione statunitense e l’Iran in cui ciascuna parte crede che il tempo sia dalla sua parte e che ritardare l’accordo gli sia utile aumentando la pressione sull’altra parte. Per l’Iran, il risultato è semplice: o le sanzioni statunitensi vengono revocate o la strada per espandere le capacità nucleari e aumentare l’arricchimento senza consentire agli ispettori è l’unica scelta disponibile. Questo porterebbe alla guerra? Forse uno scambio di attacchi perché, come “mostra” il generale McKenzie, l’Iran è pronto a reagire. C’è grande diffidenza negli Stati Uniti nel trattare coll’Iran: impone la deterrenza agli Stati Uniti lanciando 16 missili balistici che colpirono tutti i bersagli con precisione e da sole tre posizioni. Di conseguenza, l’Iran dimostra di avere migliaia di missili perché ha centinaia di siti ai confini e sul territorio iraniano e può colpire con precisione qualsiasi obiettivo mediorientale. Ciò significa che le 35 basi statunitensi dispiegate intorno l’Iran e nella regione sono nel raggio dei missili iraniani e possono colpirle se scoppiasse la guerra cogli USA. Di conseguenza, la grande e distruttiva capacità degli USA non impedirà la distruzione dei suoi centri aerei e militari e un grande numero di morti coi missili iraniani. Perciò gli USA cercano di includere i missili balistici in qualsiasi accordo con l’Iran prima che le sanzioni vengano revocate. Gli Stati Uniti hanno poche settimane per togliere le sanzioni all’Iran e il sui ritorno prima del Ramadan e il 12 aprile. Da quel giorno, l’Iran sarà impegnato nelle elezioni presidenziali senza il Presidente Hassan Rouhani, che non può candidarsi per un terzo mandato. Di conseguenza, gli Stati Uniti dovranno affrontare una nuova amministrazione iraniana intransigente, sulla falsariga del Consiglio della Shura guidato da Muhammad Baqer Ghalibaf, compagno del compianto Generale Qasim Sulaymani. Di conseguenza, i negoziati potrebbero essere ancora rinviati. L’amministrazione statunitense ritiene che il fattore tempo non sia a favore dell’Iran per la grave crisi economica sul popolo iraniano. Di conseguenza, “sarebbe” nell’interesse della Repubblica islamica affrettarsi verso l’accordo sul nucleare prima che turbolenze interne iraniane peggiorino. Biden è certamente consapevole di contribuire alle dure sanzioni contro l’Iran. Ma il presidente degli Stati Uniti potrebbe non essere consapevole che avvantaggi il leader della rivoluzione Sayyed Ali Khamenei, la cui teoria è che non ci si può fidare di alcuna amministrazione statunitense, che il Paese debba essere autosufficiente e aumentare la capacità nucleare senza tener conto della comunità internazionale.
L’Iran rifiuta la presenza di un rappresentante degli Stati Uniti nei negoziati europei (4 + 1, Francia, Gran Bretagna, Germania, Cina e Russia) e chiese che gli Stati Uniti revocassero prima tutte le sanzioni. Questa non è una posizione di debolezza. Invece, l’Iran non vuole dare a Biden ciò che si è rifiutato di dare a Trump e vuole che gli Stati Uniti rispettino prima la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’Iran dice che non è interessato a parole e discorsi, ma vuole invece che gli Stati Uniti ripensino la loro violazione del diritto internazionale. L’Iran ha più carte e crede che la fermezza della sua posizione porterà alla revoca delle sanzioni statunitensi o all’acquisizione della potenza nucleare, il che sarebbe irreversibile. La massima pressione non ha piegato l’Iran dal 1979, e di certo non lo spezzerà coll’amministrazione Biden. Pertanto, l’Iran non vede motivo per piegarsi alle pretese di Biden di essere prima conforme. Può darsi che il presidente Biden debba gestire teste calde come il partner primo ministro Benjamin Netanyahu. Il presidente degli Stati Uniti potrebbe voler considerare anche alleati come Arabia Saudita e Europa, e anche la propria amministrazione, dove molti credono che debba esserci il cambio di regime in Iran o “non negoziarvi” perché si arrenderà prima o poi. Il generale McKenzie disse che i suoi ufficiali dell’intelligence l’informarono che “l’Iran preparò 27 missili ma ne lanciò solo 16”. Ciò significa che l’Iran dimostrava di non aver sparato 11 missili pronti a colpire altri obiettivi. Ciò che il generale nordamericano non disse era che l’Iran informò la leadership irachena dell’intenzione di bombardare Ayn al-Asad, consentendo agli Stati Uniti di ridurre le perdite. In effetti, solo 100 soldati rimasero feriti.
L’Iran non esitò a colpire gli Stati Uniti quando l’amato generale fu assassinato e non tenderà la mano a Biden se non revoca le sanzioni. In questo caso, il mondo deve essere pronto a vedere l’Iran avanzare verso la fase di non ritorno del programma nucleare. Se Biden dovesse scegliere la guerra all’Iran, ne ha già visto i missili su Ayn al-Asad. L’Iran è lungi dall’essere più forte degli Stati Uniti. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno molte basi obiettivi dei missili di Teheran e l’Iran non esiterebbe a trasformare questa minaccia in opportunità. Spetta a Biden imparare dalla storia e da un detto del Medio Oriente: “Deduci ciò che sarà da ciò che è stato, perché tutte le cose sono uguali”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Perché gli USA rivelano i dettagli dell’attacco iraniano su Ayn al-Asad un anno dopo?”

  1. ecco, appunto! chi e perchè avvisò praticamente gli americani dell’arrivo dei missili?
    la mia risposta è: fu la componente dell’uscente rouhani il “moderato” (o il traditore?) timoroso delle reazioni degli usa nel caso di morti tra gli americani!
    I “moderati” hanno sempre paura dell’avversario e non capiscono che proprio questa paura incentiva l’aggressività degli avversari!

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