Russia: sovrana e ben protetta dalle tempeste finanziarie

Aekadij Savitskij SCF 19.07.2018

Durante la campagna elettorale, il Presidente Vladimir Putin ha promesso di rendere la Russia meno vulnerabile ai rischi geopolitici. È stato fedele alla parola. Il Paese fa passi da gigante per garantirsi stabilità economica e sovranità finanziaria. Il processo di de-dollarizzazione è in pieno svolgimento. Il mese scorso ci fu la grande notizia quando il mondo scoprì che le disponibilità di titoli USA in Russia erano scese da 96 miliardi di dollari a 48,7. Il 18 luglio è stato riferito che Mosca ancora una volta vendeva più del 70% dei buoni del Tesoro statunitensi, lasciandolo solo 14,9 miliardi su 48,7. Sanzioni e guerre commerciali? Sì, l’uso statunitense di misure punitive come strumenti di politica estera ha imposto la mossa, ma non era l’unico motivo. Questo fa parte della politica intenzionale a lungo termine per mettere la Russia in una posizione di forza globale, sfruttando la quantità trascurabile di debito internazionale del Paese e la disponibilità di riserve d’oro considerevoli. Mosca si allontana dal dollaro diversificando le riserve e aumentando l’indipendenza economica, avendo accumulato riserve d’oro negli ultimi 11 anni. L’oro è giustamente visto come ifugio sicuro che proteggerà il Paese da eventuali fluttuazioni e instabilità. Nel 2017, la Banca Centrale Russa più che raddoppiò l’acquisto di oro, portando la sua frazione a oltre il 17%, facendo della Russia il leader mondiale nell’accumulazione del metallo prezioso. Nel maggio 2018 le riserve auree della Banca di Russia sono aumentate dell’1%, a 62 milioni di once per un valore di 80,5 miliardi di dollari. Quest’anno, la Russia ha superato la Cina divenendo uno dei cinque maggiori detentori di oro al mondo, con riserve che superano le 1900 tonnellate. Tutto sommato, il deposito d’oro russo è cresciuta di oltre il 500% dal 2000. Il Paese è anche il terzo produttore di oro. Durante gli ultimi dieci anni, ha estratto oltre 2000 tonnellate di oro. La produzione annuale dovrebbe aumentare di 400 tonnellate entro il 2030. Un altro modo per proteggersi dall’onnipresente dollaro è usare altre valute per pagare i conti. Mosca e Pechino hanno costruito un sistema di pagamento senza dollari. La Cina può acquistare petrolio russo con lo yuan, la valuta nazionale, che la Russia può scambiare con l’oro nella borsa di Shanghai.
Analisti della Bank of America (BofA) Corp. credono che il mercato azionario globale sia in crisi riecheggianti gli eventi del 1997-1998. Bloomberg cita gli strateghi del BofA guidati da Michael Hartnett, che ha scritto in una recente nota che “il disaccoppiamento degli Stati Uniti, l’appiattimento della curva dei rendimenti, il crollo dell’EM, sono echi di 20 anni fa“. Christine Lagarde, Managing Director della FMi, ha la stessa opinione affermando, “Le nuvole all’orizzonte… si fanno sempre più scure di giorno in giorno“. Crede che “la nuvola più grande e più oscura che vediamo sia il deterioramento della fiducia indotta dal tentativo di sfidare il modo in cui si commercia, sono gestite le relazioni e le organizzazioni multilaterali operano“, ovviamente riferendosi agli Stati Uniti. George Soros, finanziere e magnate statunitense pensa anche che si prepari una grave crisi finanziaria, scatenata da un dollaro in ascesa e dalla fuga di capitali dai mercati emergenti. Rivolgendosi al parlamento tedesco a luglio, la cancelliera tedesca Angela Merkel sollevava lo spettro della crisi finanziaria provocata dalle guerre commerciali lanciate dagli Stati Uniti. Sembra che l’economia statunitense sia condannata a vivere una crisi ogni dieci anni, influenzando così negativamente il mondo. Nel 1997-1998, la Russia subì un duro colpo, ma apprese la lezione e adottò provvedimenti per prepararsi alle contingenze. Sembra esserci saggezza nella politica della Russia. Altri farebbero bene a seguire la Russia. Christine Lagarde ha descritto la situazione finanziaria in Russia come “buona notizia”. Nell’intervento al Forum economico internazionale di San Pietroburgo a maggio, elogiava la Russia per “il mirabile quadro macroeconomico che risparmia un giorno di pioggia, lasciando fluttuare il tasso di cambio, introducendo il targeting dell’inflazione e rinforzando il sistema bancario“. Il Paese non ha praticamente deficit di bilancio, ha un solido saldo delle partite correnti e un debito molto basso. In effetti, la Russia ha uno spesso cuscinetto che la proteggerà nei momenti di difficoltà, con riserve d’oro cresciute a 461 miliardi di dollari. In passato, le crisi erano accompagnate dal calo dei prezzi del petrolio. Questa volta è diverso. Il quadro dei mercati dell’energia è favorevole agli esportatori. Ci si aspetta che i prezzi del petrolio siano abbastanza alti da rafforzare l’economia russa. Questo mese Morgan Stanley aumentava le previsioni sui prezzi del greggio Brent a 85 dollari al barile. Secondo Bank of America Corp., i prezzi del petrolio potrebbero salire a 100 dollari nel 2019.
La Russia si è assicurata contro prove e tribolazioni economiche, crisi finanziarie, misure punitive e altre minacce. Ciò non significa che non ne risentirà affatto, ma si trova in una posizione molto più forte rispetto a Stati Uniti ed UE, che hanno voluto paralizzarne l’economia con sanzioni fallendo. Piaccia o no, si dovrà dare al diavolo il dovuto, governo e Banca centrale russi si sono mostrati in passato padroni dell’arte di far persistere il Paese, ben preparato ad affrontare il futuro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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