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Un generale statunitense rivela dettagli sull’attacco iraniano alla base di Ayn al-Asad

Resumen Latinoamericano 2 marzo 2021L’episodio trasmesso negli Stati Uniti, includeva testimonianze di militari sopravvissuti all’attacco, che lasciò un centinaio di soldati nordamericani con commozioni cerebrali, oltre a immagini inedite che documentano l’attacco. Il comandante del comando centrale degli Stati Uniti, generale Kenneth Frank McKenzie, rivelava nuovi dettagli sull’attacco che colpì la base di Ayn al-Assad utilizzata dagli Stati Uniti nel gennaio 2020.

I loro missili erano precisi, aveva detto il generale McKenzie sul bombardamento iraniano della base di Ayn al-Assad
Durante l’intervista al programma “60 Minutes” del canale statunitense CBS, McKenzie disse che l’Iran aveva lanciato 16 missili ad alta precisione contro la base di Ayn al-Asad e descrisse l’attacco come mai visto prima. Va notato che l’Iran conferma che le sue forze possono attaccare e distruggere tutte le basi statunitensi nella regione in un secondo. L’Iran avvertiva che la vendetta per il martirio del Tenente-Generale Qasim Sulaymani sarà “maggiore del semplice bombardamento di una base militare nordamericana”. Il consigliere del parlamento iraniano Hossein Amir-Abdollahian affermò che “la determinazione dell’Iran a compiere una dura vendetta per l’assassinio di Suleimani è seria”.

CBS News parla coi soldati nordamericani che videro l’attacco missilistico iraniano su Ayn al-Asad
Il giornalista David Martin della “CBS News” parlava coi soldati statunitensi che si trovavano nella base aerea di Ain al-Asad in Iraq quando l’Iran lanciò l’attacco missilistico alla base, nei sei giorni durante cui Stati Uniti e Iran erano sull’orlo della guerra. Il rapporto del canale diceva: “L’attacco aereo statunitense contro le milizie sostenute dall’Iran fu l’ultimo capitolo del rapporto coll’Iran che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ereditato dall’amministrazione precedente, il presidente. Donald Trump. I due Paesi erano pericolosamente sull’orlo della guerra. Iniziò con un attacco dei droni statunitensi che uccise il massimo generale iraniano (il martire Generale Qasim Sulaymani) e si concluse con l’attacco missilistico iraniano contro le forze statunitensi in Iraq”. Il canale aggiunse che fu il più grande attacco missilistico balistico mai effettuato contro i nordamericani. Per la prima volta, il canale pubblicava un video dell’attacco ripreso da un drone nordamericano e il corrispondente parlava coi militari che videro l’attacco missilistico iraniano alla base.
Il comandante dell’esercito degli Stati Uniti, Alan Johnson, diceva in un video: “Ciao, amico. Se stavi guardando questo video, ieri sera sono successe cose brutte a tuo padre… quindi voglio che tu sia forte. Per la mamma, dovresti sempre sapere che ti amo. Arrivederci amici”. Poche ore dopo che Johnson registrò tale messaggio, i missili balistici iraniani piovvero sulla base aerea di Ayn al-Asad in Iraq, dove erano di stanza 2000 soldati nordamericani. Quando un drone registrò l’attacco, i nordamericani colti dal tiro non poteroto fare altro che correre e nascondersi. Ogni missile aveva una testata da 500 kg.Alan Johnson: Beh, le parole non possono nemmeno descrivere la potenza di questi missili. Johnson si nascose in un bunker progettato per proteggere le truppe da testate da soli 30 kg. Dopo l’onda d’urto, i detriti bruciarono.
Alan Johnson : I bunker erano in fiamme. Il nascondiglio di Johnson non dava alcuna protezione.
Alan Johnson: Ci avrebbero carbonizzato. Scendemmo per 135 metri. Non so quando colpirà il prossimo missile.
David Martin: Ha sentito l’impatto del prossimo missile?
Alan Johnson: Come un treno merci che passa. Johnson non era l’unico a cercare freneticamente un nascondiglio.
Alan Johnson: Sei persone che correvano al vicino nascondiglio. arrivammo al rifugio e capimmo che c’erano circa 40 persone che cercavano di entrare in un rifugio fatto per 10 persone. Afferrai l’uomo di fronte a me e dissi: “Devi andare nel seminterrato”… e furono spinti tutti lì.
David Martin: Ma quando corri tra bunker, è solo questione di fortuna?
Alan Johnson: Buona fortuna… tutto quello che posso dire è che la mano di Dio ci ha protetti. Perché in realtà nessuno sarebbe sopravvissuto a quell’attacco.
David Martin: Ha mai subito una cosa del genere?
Frank McKenzie: Non ho mai visto qualcosa del genere, dove lanciano veri missili contro le nostre forze e pensavo che la posta in gioco fosse alta. “Il sangue di molti nordamericani è sulle mani di Qassem Suleimani”, abbaiò Frank McKenzie. “Era quasi indispensabile come raramente si trova in Iran, e dove è andato, segue la morte”. Secondo McKenzie durante l’occupazione nordamericana dell’Iraq, Suleimani orchestrò attacchi che eliminarono più di 600 soldati statunitensi, e ne pianificava di nuovi. McKenzie aggiunse: Abbiamo visto rapporti dell’intelligence secondo cui Suleimani stava lanciando un’ondata di attacchi contro le nostre forze in Iraq, contro la nostra ambasciata e altre basi lì.
David Martin: Gli attacchi erano imminenti?
Frank McKenzie: Forse tra ore, forse tra giorni, forse tra settimane. Prima di allora, gli Stati Uniti si astennero dall’inseguire il Tenente-Generale Sulaymani, temendo che l’uccisione di un alto ufficiale avrebbe portato ad altri attacchi iraniani.
McKenzie: Non ho mai considerato uccidere qualcuno come facile, ma penso che il rischio di non agire in questa situazione superasse i rischi di agendo, quindi sì, ho preso la decisione giusta. Il 3 gennaio 2020, una telecamera di sicurezza all’aeroporto di Baghdad registrò l’arrivo di Suleimani su un volo commerciale da Damasco. McKenzie la vede da una prospettiva diversa.
David Martin: Aveva dei droni in volo. L’ha visto?..
Frank McKenzie : Sì.
Con il ritiro delle guardie di Suleimani dall’aereo, McKenzie diede l’ordine di uccidere il comandante iraniano. I missili caddero su entrambe le vetture contemporaneamente.
Frank McKenzie: Non ci furono applausi per l’operazione, perché si doveva essere pronti ad affrontarne le conseguenze. Il generale McKenzie era sicuro che l’Iran avrebbe reagito, ma non sapeva come, e nemmeno gli iraniani lo sapevano.
Frank McKenzie: Penso che siano entrati in un periodo di disorganizzazione perché persero l’ufficiale che formulava tutto e diceva cosa fare.
David Martin: Era una specie di silenzio minaccioso.
Frank McKenzie: Era un silenzio molto inquietante.
David Martin: E qual era il primo segnale che l’Iran prendesse in considerazione un attacco missilistico?
Frank McKenzie: Iniziarono a muovere i missili. Mancavano poche ore all’attacco quando il maggiore Alan Johnson seppe che le armi più potenti dell’Iran furono puntate sulla base Asad.
Alan Johnson: Un ufficiale dell’intelligence mi prese da parte e disse: ‘Signore, ho cattive notizie. Abbiamo informazioni che l’Iran prepara 27 missili balistici a medio raggio e il loro obiettivo è questa base e potremmo non sopravvivere”. Questa era una minaccia completamente diversa, disse il tenente colonnello Tim Garland. Il tenente colonnello Tim Garland era al comando di un battaglione dell’esercito nella tentacolare base aerea di al-Assad, 120 miglia a ovest di Baghdad, dove gli Stati Uniti utilizzavano dozzine di elicotteri, droni ed aerei.
David Martin: La base dispone di un sistema di difesa contro i missili balistici?
Tim Garland: No, signore. Tale minaccia era senza precedenti. Non credo sia mai stato preso in considerazione, quindi la capacità di impedirlo non c’era.
David Martin: Aveva un piano?
Tim Garland: Escogitammo un piano.
Staci Coleman: L’unica vera difesa contro un attacco missilistico balistico è starne lontano. La tenente colonnello Stacy Coleman e il resto dell’esercito si precipitarono ad evacuare più di 50 aerei e 1000 soldati dalla base prima che i missili colpissero. Ma la base era ancora occupata.
Stacy Coleman: Dovevamo ancora poter fare il nostro lavoro. Quindi la prima decisione fu dividere la nostra squadra di combattimento.
David Martin: Cosa pensava sarebbe successo a chi chiese di restare?
Stacy Coleman: La verità è che non pensavo saremmo sopravvissuti. Il miglior rifugio erano i rifugi antiaerei costruiti ai tempi di Sadam Husayn, ma non erano abbastanza.
Tim Garland: Era come se non avessimo escogitato un piano per avere abbastanza bunker per il numero di persone di cui parliamo. Così Garland inviò la maggior parte dei soldati nel deserto dove videro l’attacco da distanza di sicurezza.
Tim Garland: C’erano molte persone che non volevano andarsene. Non volevano essere quelli relativamente al sicuro.
David Martin: Molti avrebbero difficoltà a capire quello che ha detto. Perché i soldati non volevano mettersi al sicuro.
Tim Garland: Volevano sopportare il fardello e condividere il rischio. Dal suo quartier generale a Tampa, il generale Frank MacKenzie cercò di programmare l’evacuazione.
Frank McKenzie: Se parti prima, corri il rischio che il nemico veda quello che fai e adegua i suoi piani. Gli iraniani sorvegliavano la base acquisendo immagini scattate dai satelliti commerciali. McKenzie aspettò finché l’Iran non avesse scaricato l’ultima immagine della giornata.
David Martin: Quindi l’ultima volta che gli iraniani diedero un’occhiata alle foto spia ottenute commercialmente, cosa avrebbero visto?
Frank McKenzie: Vuderp aerei a terra e persone in azione.
David Martin: Quindi, quando lanciarono i missili, pensavano che la base sarebbe stata con la linea di volo completa.
Frank McKenzie: Penso che si aspettassero che diversi aerei nordamericani sarebbero stati distrutti e diversi soldati nordamericani morti. L’orologio segnava l’1:34. Quando cadde dal muro, registrò il primo missile.
John Haynes: Era un’alba istantanea. Ecco quanto sono brillanti i missili. Il sergente John Haynes e il suo team di sicurezza erano fuori dal loro blindato quando i primi missili colpirono.
John Haynes: E alla radio sentiamo: “I missili arrivano, arrivano, arrivano”.
David Martin: Cosa fece?
John Haynes: Ho lasciato cadere il telefono e sono corso all’auto. Non appena il missile colpì, la pressione chiuse le porte e vedemmo una nuvola di terra e fuoco.
Stacy Coleman: La chiamano “onda d’urto” e tu la senti, quell’onda quasi internamente. È come se i gli organi oscillassero dentro. Il sergente Kimo Keltz era fuori dal bunker, operando in un posto di guardia nel caso in cui allo sbarramento missilistico seguisse un attacco via terra.
Kimo Keltz: Scendiamo, proteggiamo i nostri organi vitali e teste e aspettiamo.
David Martin: Era sorpreso?
Kimo Keltz: Uno dei proiettili più vicini che colpì mi sollevò per due pollici da terra.
L’Iran lanciò 16 missili da tre posizioni: cinque andarono persi e 11 centrarono la base.
David Martin: Quello fu un attacco come alcun altro.
Frank McKenzie: Fu un attacco decisamente diverso da qualsiasi cosa avessi mai visto prima.
David Martin: Cosa ha capito finora?
Frank Mackenzie: I loro missili sono precisi.
David Martin: L’ha sorpreso?
Frank Mackenzie: Lo sapevamo, ma l’abbiamo visto. Spararono quei missili a grande distanza e colpirono dove volevano. Dal primo colpo all’ultimo impatto, passarono 80 minuti. In qualche modo non uccisero nessuno. Quando il sole sorse i sopravvissuti ripulirono i danni.
John Haynes: Sembrava una scena di film in cui tutto intorno era distrutto, ma nessuno è morto.
Stacy Coleman: Non ho ancora idea che Dio sia dalla nostra parte, che nessuno sia stato ferito gravemente e che non ci siano stati, sa, morti. La notizia si diffuse rapidamente dalla catena di comando e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump scrisse su Twitter: “Va tutto bene”. Ma si scopre che era prematuro.
Alan Johnson: C’erano persone che vomitavano e tutti avevano mal di testa.
Keltz: Ebbi una commozione cerebrale per due settimane.
David Martin: Come si sentiva?
Keltz: Come qualcuno che mi martella ripetutamente la testa.
Alan Johnson: Finalmente, sa, ore dopo ci capimmo che c’erano molti casi di commozioni cerebrali. I medici militari diagnosticarono più di 100 casi.
David Martin: Ne ha qualche traccia oggi?
Alan Johnson: Mal di testa ogni giorno, terribili ronzii nelle orecchie. Disturbo post traumatico da stress. Sono disposto ad ammetterlo. Ho ancora gli incubi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Un generale statunitense rivela dettagli sull’attacco iraniano alla base di Ayn al-Asad”

  1. molto strano che non ci fu nessun morto! o gli yankee sono stati molto bravi oppure qualche traditore iraniano li ha avvisati in anticipo (il “moderato” Rouhani capo del governo?)….propendo per quest’ultima ipotesi.
    I servizi yankee hanno visto che gli iraniani preparavano ben 27 missili ma poi ne sono stati lanciati solo 16 (di cui ben 5 dispersi – un terzo – e 11 che hanno centrato la base)…come mai gli iraniani non hanno lanciato tutti i 27 missili? strano anche questo! Qualcuno delle alte sfere militari o politiche ha volutamente limitato il numero dei missili da lanciare?
    gli yankee hanno avuto il tempo di allontanare dalla loro base ben 50 aerei e 1000 militari sui 2000 presenti! avrebbero avuto il tempo per far decollare i loro aerei e colpire con missili aria terra i siti nei quali gli iraniani preparavano i missili da lanciare…come mai si sono limitati solo a sgomberare il più possibile la base? sembrerebbe quasi che ci fosse un accordo sottobanco tra yankee e almeno parte della dirigenza iraniana: “noi iraniani vi lanciamo contro un po’ di missili (però siete preavvisati e quindi potete nascondervi nei bunker) ma voi promettete di non sparare i vostri missili contro di noi!
    Insomma in tutta la vicenda c’è qualcosa che non quadra!

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