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Nicolás Maduro Moros al Forum di San Paolo

Internationalist 360° 17 luglio 2018

Discorso di Nicolás Maduro Moros, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, nella sessione plenaria speciale sul pensiero di Fidel, durante la XXIV Riunione del Forum di San Paolo, tenutasi all’Avana Convention Center, il 17 luglio 2018, “60.mo anno della Rivoluzione “. (Versioni stenografiche – Consiglio di Stato)

Caro compagno Miguel Díaz-Canel, Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri di Cuba;
Caro compagno Evo Morales, ti ringrazio per la tua brevità (risate);
Compagno Salvador Sánchez Cerén, mio fratello salvadoregno (Applausi);
Compagna Mónica Valente, segretaria permanente del Forum di San Paolo (Applausi);
Compagno “Mel” Zelaya, comandante della resistenza della città di Morazán (Applausi);
Compagno Joaquim Chissano, ex-presidente del Mozambico (Applausi);
Martín Torrijos, ex-presidente del Panama (Applausi);
Caro fratello Kenny Anthony, ex-primo ministro di Santa Lucia (Applausi);
Denzil Douglas, ex-primo ministro di Saint Kitts e Nevis (applausi);
Compagno José Balaguer, capo delle relazioni internazionali del Partito Comunista di Cuba (applausi);
Compagno David Choquehuanca, Segretario Generale dell’ALBA (Applausi);
Compagno Ricardo Patiño, ex-Ministro degli Esteri dell’Ecuador (Applausi);
Compagno Oscar López Rivera, eroe del Movimento Indipendentista portoricano (Applausi e esclamazioni di: “Viva Puerto Rico libre!”) Lunga vita a Porto Rico Libero!
Cari compagni dall’America Latina, dai Caraibi, dall’Asia, dal mondo arabo, dall’Europa, dai diversi luoghi in cui ospiti speciali sono venuti al Forum di San Paolo:
Quanta storia c’è qui, adesso? Quante lotte! Quanti decenni! Quanti sacrifici ed eroismo dei nostri popoli. Ho seguito da vicino questa edizione del Forum di San Paolo all’Avana, attraverso Telesur in spagnolo e inglese, siamo riusciti a seguire da vicino le deliberazioni, le opinioni, il ricco dibattito di idee, di esperienze di ogni partito politico, di ogni forza politica presente, che durante questo Forum è riuscita a rivitalizzare, senza dubbio, credo, questa meravigliosa idea fondata nell’ultimo decennio, degli anni novanta del secolo scorso, da quel genio visionario dell’umanità, Comandante Fidel Castro Ruz e dal nostro grande compagno Luiz Inácio Lula da Silva (Applausi). Va visto il tempo trascorso. come diceva sempre il nostro Comandante Hugo Chávez. Voglio salutare il nostro collega Adán Chávez Frías, fratello del nostro comandante e capo della delegazione del grande Polo Patriottico del Venezuela, che riunisce tutti i partiti politici e i movimenti sociali nella rivoluzione bolivariana: quando tutte le luci del mondo si sono spente; quando l’Unione Sovietica cadde e la potenza dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche venne smembrato in venti pezzi; quando l’ex-blocco dei Paesi socialisti nell’Europa orientale crollò e cadde nelle mani del più selvaggio capitalismo neoliberale; quando sembrava che il mondo unipolare e il Consenso di Washington fossero la fine della storia in America Latina, furono sollevate una luce e una bandiera. E dovremmo sentirci orgogliosi, membri di questo forum di diversità, dibattiti, lotte, lavoro e potere politico che è il Forum di San Paolo, perché fu precisamente nel 1990, quando le luci si spensero nel mondo, da Cuba, dal Brasile, dall’America Latina e dai Caraibi nacque la necessità di costruire uno spazio di unione e di lotta. E come ha detto Evo ora, uno spazio la cui forza è la diversità. Qui non ci sono posizioni egemoniche, né ce ne sono state; ci sono stati grandi leader, e così sarà la storia di questo movimento e di questa bella forza che è il Forum di Sao Paulo, che nella sua diversità è riuscito a raccogliere e a bere dalla culla fondatrice dei Caraibi del ventesimo secolo, la Rivoluzione latinoamericana che è Cuba, da cui è riuscita a prendere da Fidel, il suo leader, tutta la forza rigeneratrice e rinnovatrice.
Per quanto riguarda questo Forum a San Paolo, possiamo rivedere i concetti di Fidel: nel 1993, nel pieno del periodo speciale, il Forum di San Paolo si riunì a L’Avana e Fidel parlò ai leader della sinistra, della sinistra superstite di quell’epoca, dei movimenti progressisti, popolari e rivoluzionari di quell’epoca. Quell’autunno il Nicaragua firmò gli accordi di pace in America centrale e Fidel, con visione premonitrice, li chiamò a preparare l’unione dell’America Latina e dei Caraibi, li chiamò a creare una visione unitaria del nostro continente, come un blocco di forze, che chiamava a combattere, non ad arrendersi tra le peggiori difficoltà. Quando esaminiamo la storia della nostra gente, compagni, fratelli e sorelle, se rivediamo solo la storia di questi 28 anni di esistenza del Forum di San Paolo, vedremmo la grandezza, come l’espresse il compagno, Presidente Evo Morales, vedremo la grandezza di quello che è stato lo sforzo delle forze rivoluzionarie dell’America Latina e dei Caraibi per invertire una delle più difficili situazioni di dominio e assoluta egemonia dell’imperialismo USA sulla nostra regione attraverso il modello neoliberista. E come siamo passati da un decennio degli anni novanta, dall’egemonia e dal dominio, a un primo decennio dell’America Latina, dei Caraibi, del XXI secolo, di risveglio, risurrezione dei popoli (Applausi). Non credo in ciò che chiamano la fine del ciclo, non ci credo; credo nella lotta, noi del Venezuela crediamo nel la lotta permanente (Applausi). Non è il momento di lamentarsi delle ferite, non è il momento di vantarsi delle conseguenze naturali della lotta, avanzata-ritirarata, questo è il modo di combattere. Qui ci sono i compagni della Siria che possono dirlo bene, che hanno dovuto affrontare una guerra terroristica interventista, e lì il popolo della Siria e la Repubblica araba siriana sono in piedi. Onore e gloria al popolo arabo siriano! (Applauso prolungato).
L’America Latina e i Caraibi hanno preso, dal meglio dei loro antenati, la forza di incontrarsi e riscoprirsi, in un processo permanente di rinnovamento e resurrezione politica e ideologica. Stavo parlando con il compagno Morales prima di venire qui. Abbiamo avuto un incontro bilaterale tra Evo e me, circa un’ora e mezza, giusto Evo?, Parlando e rivedendo tutto, di tutti gli argomenti del Forum di San Paolo, l’importanza di queste istanze, di come queste istanze erano le istanze dove fu seminato ciò che ha dato come risultato Petrocaribe, ALBA, Unasur e Celac. Se in qualche luogo il terreno è stato preparato per l’emergere della nuova integrazione, del nuovo stadio della bella e brillante vita latinoamericana che abbiamo vissuto, è stato qui nel Forum di San Paolo, qui sono nate le idee più tardi venute alla luce nell’emergere di Petrocaribe, ALBA, Unasur, Celac (Applausi). Quindi dobbiamo vedere da dove veniamo, e le nostre forze politiche, i nostri leader, i nostri grandi leader, Fidel, Chávez, Néstor Kirchner, Evo, Correa, Cristina, Lula (Applausi); I nostri grandi leader in America Latina e nei Caraibi provengono dalla lotta per la speranza, provengono dalla lotta contro le difficoltà e gli ostacoli. Quindi non apriamo la strada a nessuna tesi peregrina che mira a demoralizzare la lotta dei nostri popoli in questo 2018, per quanto sia difficile, oggi siamo in condizioni migliori che mai per far avanzare la liberazione, l’unione e l’indipendenza di questo continente, senza dubbio (Applauso), finché non ci sarà più l’imperialismo nel mondo. Se c’è l’imperialismo ci sarà lotta, finché c’è l’imperialismo negli Stati Uniti, anche se è in declino con il potere che ha, ci sarà cospirazione, ci sarà intrigo. Se sapremo di aver affrontato tutte le forme di guerra non convenzionale contro la Rivoluzione Bolivariana, di essere in prima linea nella lotta e di subire colpi diretti, minacce, aggressioni permanenti; ma non ci siamo né arresi né lamentati, perché qui si tratta di difendere le giuste cause ed aprire la strada all’espansione delle forze politiche, sociali, morali e spirituali rivoluzionarie dei nostri popoli, nella ricchezza della diversità che i nostri Paesi significano e che questo Forum di San Paolo ha espresso in modo meraviglioso per 28 anni nelle diverse fasi. Quindi potremmo prendere e parafrasare il Liberatore: noi, i partiti politici, i movimenti sociali, i vertici del Forum di San Paolo in 28 anni esprimiamo le lotte dei nostri popoli, e siamo figli degli ostacoli, della lotta, delle difficoltà, e da cui siamo stati in grado di costruire questo bellissimo progetto che oggi s’intravede in America Latina e nei Caraibi (Applausi).
Il Venezuela ha affrontato, come ben sapete, una guerra di carattere non convenzionale, una guerra di logoramento, con obiettivi molto chiari da parte degli USA. Non possiamo incolparne Trump, è la politica di un impero che considera la nostra regione il suo cortile e che ha assunto un ruolo geopolitico e geoeconomico nei confronti del Venezuela per i propri interessi. Nei suoi documenti, nei suoi discorsi, il Comandante Chávez lo disse 20 anni fa, e dobbiamo ricordare, venti anni fa! Il prossimo 6 dicembre di quest’anno segna i 20 anni della prima vittoria elettorale presidenziale del Comandante Hugo Chávez nelle elezioni del 1998 (Applausi), e già da allora i rapporti e gli interventi dei funzionari statunitensi del periodo dell’amministrazione Clinton dicevano: “Hugo Chávez non va bene per i nostri interessi in Venezuela”. (Risate). E chi ha detto che si deve lavorare per gli interessi degli Stati Uniti? Bisogna lavorare per gli interessi del popolo e soprattutto dell’America Latina e dei Caraibi, nella visione di Bolivar, nella visione dei liberatori. Il Movimento Rivoluzionario Bolivariano, che era riuscito a utilizzare una strategia pacifica, costituzionale ed elettorale per raggiungere il potere politico e realizzare la rivoluzione bolivariana democratica, nazionalista e popolare, già identificarono il Movimento Bolivariano e il Comandante Chávez come elementi che non servivamo agli interessi degli Stati Uniti. Cercarono di adulare Chávez: quanto parla bene Chávez, che grande leader è Chavez, e lo circondarono di presidenti di destra che cercavano di vedere se l’avrebbero compromesso, come a volte fanno cogli altri. Si vide, giusto? Come dice Walter Martínez, ci sono situazioni in pieno sviluppo là fuori, di persone che hanno vinto coi voti di sinistra e che finiscono per governare per le oligarchie e l’imperialismo in modo sfacciato (Applausi). E con il Comandante Chávez e i primi anni della Rivoluzione Bolivariana, operarono in due direzioni, da un lato l’adulazione, l’offerta, dicendo: Chavez, questo è un altro mondo, perché hai intenzione di avvicinarti a Cuba, Chávez? Perché diventi amico di Fidel?
Nella prima visita del Comandante Hugo Chávez a Cuba come Presidente eletto, ricevette la telefonata da un vicesegretario di Stato degli Stati Uniti d’America, per chiedergli, prima di arrivare a Cuba, di non visitare Cuba e, in secondo luogo, chiedere spiegazioni a un presidente eletto sovrano sul perché visitasse Cuba. E Chavez li mandò all’inferno da allora (Applausi). E d’altra parte la cospirazione; da un parte adulare e d’altra parte cospirare, premere, minacciare, le minacce pubbliche della CIA, del segretario di Stato, le minacce private dell’ambasciatore statunitense in Venezuela, la cospirazione permanente dei media, la campagna permanente per demonizzare, stimolare l’odio e la paura contro la leadership rinnovatrice emersa, e la cospirazione per cercare di spezzare le forze armate, che si concluse, come ricordano tutti, definitivamente nel colpo di Stato mediatico contro il Comandante Chávez nel 2002, il 12 e 13 aprile di quell’anno. Da allora, il Venezuela affrontava l’aggressione imperiale. Non ci sarà alcun impero statunitense che permetta che la rivoluzione bolivariana abbia un letto di rose.
Compagni, chi aspira alla dignità, alla giustizia sociale, all’uguaglianza, alla felicità per il popolo e all’indipendenza in America Latina, non può credere che avrà un letto di rose; sarà un combattimento e una lotta permanente per aprire lo spazio ad essa, per aprire la strada all’idea di redenzione, di giustizia, di felicità dei popoli (Applausi).
È la vera storia. Se aspiri alla felicità del tuo popolo, devi aspirare all’indipendenza politica ed economica. Non importa come si chiamano, disse il Comandante Fidel Castro quando ricevette il Comandante Hugo Chávez il 14 dicembre 1994, progetti verso il futuro, se vogliono chiamarlo bolivarismo, sono d’accordo; se volete chiamarlo cristianesimo, sono d’accordo; Se volete chiamarlo socialismo, sono d’accordo, il progetto di redenzione, giustizia, democrazia, dignità, diritto dei popoli. Non importa come lo chiamiamo, indipendentemente dalla diversità delle circostanze nei nostri Paesi in tutta l’America Latina e nei Caraibi, all’inizio o alla fine vedrete la vostra faccia, compagni, come abbiamo visto il mostro dell’impero statunitense e degli interessi delle oligarchie locali. Ci è toccato in questa fase, dopo la dipartita fisica del Comandante Hugo Chávez, leader fondatore, leader supremo della nostra rivoluzione, abbiamo dovuto affrontare ogni forma di guerra non convenzionale. Ora il Nicaragua si trova di fronte al metodo che ci applicarono nel 2014, i Guarimbas. E l’anno scorso, vi ricordate, esattamente un anno fa? Il Venezuela subì 120 giorni continui di aggressioni di strada, di gruppi pagati dall’ambasciata degli USA, gruppi violenti e campagna mediatica mondiale moltiplicata per presentare un Venezuela nel caos, alle porte della guerra civile, e un governo dittatoriale che reprime un popolo che protestava, una sceneggiatura perfetta. Oggi l’applicano al Nicaragua Cristiano, al Nicaragua Sandinista. Tutto il nostro amore, tutto il nostro appoggio incondizionato al Comandante, Presidente Daniel Ortega Saavedra, alla compagna Rosario Murillo, al Fronte di liberazione nazionale sandinista e al popolo del Nicaragua che sconfiggerà la violenza. Sconfiggeranno il terrorismo e trionferà la pace, siamo sicuri che trionferà la pace (Applausi ed esclamazioni di: “Sandino vive, la lotta continua! Andremo fino alla vittoria, libertà o morte, e se moriamo, non importa, la nostra causa continuerà a vivere, gli altri ci seguiranno!”) Avanti! In ogni modo. Abbiamo sconfitto i Guarimbas invocando il potere del popolo, il potere costituente, e il Venezuela è riuscito a resistere nel corso dell’ultimo anno di ciclo ascendente di accumulazione di forze e di vittorie elettorali davvero sorprendenti. Noi, nel corso di 10 mesi, siamo riusciti a ribaltare la situazione difensiva in cui ci avevano messo, e con le elezioni costituenti e la loro vittoria e l’installazione del potere costituente plenipotenziario, con le vittorie in 19 governatorati su 23 del Paese, con la vittoria in 308 comuni dei 335 comuni del Paese, e con la tremenda vittoria elettorale nella presidenza della Repubblica il 20 maggio, il Venezuela ha consolidato la pace, la via democratica e ha ripreso le condizioni politiche per la ripresa globale della nostra società ferita dalla guerra che abbiamo subito nel corso di questi anni complessi, di fronte all’impero più potente che sia mai esistito sulla terra. Cuba conosce abbastanza bene questa lotta!
Nell’ultimo anno, il Venezuela è stato sottoposto a minacce d’invasione militare. Quando denunciammo i piani un anno fa, come potrebbero tali piani essere descritti, più che criminali, piani pazzeschi dell’amministrazione statunitense per fingere l’invasione, l’occupazione militare del Venezuela? Fu smentito dall’amministrazione stessa. Ora è pubblica la rivelazione di alti ex-funzionari del governo di Donald Trump, che hanno recentemente dichiarato e sono trapelati attraverso i cablo internazionali e la stampa degli Stati Uniti, che fu Donald Trump stesso a proporre un piano di occupazione militare del Venezuela. Gli dico: il Venezuela vuole la pace. Vogliamo la pace con l’uguaglianza, vogliamo la pace con la giustizia, vogliamo la pace con la democrazia, vogliamo la pace con l’indipendenza nazionale, ma dico che siamo i figli di Bolivar, i figli di Chávez, e non temiamo alcuna minaccia venga fatta contro di noi dall’impero degli USA. Non l’abbiamo temuta, né abbiamo paura di affrontare alcuna minaccia ora (Applausi).
Vogliamo la pace, la pace che abbiamo avuto e la pace che continueremo ad avere, perché è la stessa coscienza latinoamericana, caraibica, la forte coscienza della pace che permette di neutralizzare, dissipando minacce di questo tipo ancor prima che siano state attivate, prima ancora che siano state attivate! Una minaccia di questo tipo si è sicuramente materializzata 100 anni fa senza averla consultata; una minaccia di occupazione e invasione militare, come dice il comunicato stampa, ispirata dall’invasione di nostra sorella Panama, ispirata dall’invasione e dall’occupazione della nostra sorella Granada negli anni ottanta, sicuramente 30, 50 anni fa eseguita, avrebbe causato una tragedia, perché il popolo del Venezuela non si arrenderà mai all’imperialismo USA, in nessuna circostanza (Applausi). Ma la minaccia stessa è sovrastimata, è fuori dal contesto, nonostante la campagna contro il Venezuela in tutti i Paesi del mondo guidata dalla stampa nordamericana. La campagna condotta contro di noi per 20 anni, ma soprattutto negli ultimi cinque anni, per giustificare azioni avventurose dell’estrema destra, di ciò che chiamiamo il Club Klux-Klan che governa Washington. Secondo loro sarebbe giustificato, perché hanno posizionato coi media del mondo, come si suol dire, il mondo sottosopra. “Venezuela, una dittatura”, “la crisi umanitaria” e tutte le giustificazioni per un’occupazione, un’invasione; ma senza dubbio la ragione morale della causa del Venezuela e la ragione morale del sostegno dei popoli dell’America Latina che non accetteranno mai con calma un’aggressione contro il nostro Paese. Ecco perché io, dal Forum di San Paolo, alla presenza di importanti movimenti, partiti e leader politici in America Latina, dico: il Venezuela ha saputo difendere la sua pace ed indipendenza e continuerà a ottenere la pace con la giustizia, pace con la patria, pace con l’indipendenza e il progetto bolivariano seguirà il suo corso e sviluppo (Applausi).
Sono due gli obiettivi vitali e centrali della geopolitica imperialista contro la Rivoluzione Bolivariana: il primo, alla radice, la ricchezza petrolifera del Venezuela. Non è un caso che i Paesi con le maggiori riserve petrolifere del mondo siano sempre stati obiettivi della strategia imperialista: Iraq, Libia, Iran, Venezuela. La ricchezza petrolifera del Venezuela, come sapete, il Venezuela ha la più grande riserva di petrolio certificata a livello internazionale sulla Terra. Il Venezuela ha petrolio per 200 anni. Quando il petrolio sarà finito nelle grandi regioni che sono ora i principali produttori del pianeta, ci saranno ancora 100 anni o più di petrolio, a 30 metri sul livello del mare. Ma, inoltre, dovreste sapere che nel corso di questi anni il Venezuela ha certificato la più grande riserva d’oro del pianeta, una delle più grandi riserve di diamanti del pianeta e quella che sarà la quarta riserva di gas più grande della Terra. Primo obiettivo: cogliere la ricchezza che hanno amministrato per 90 anni, dal 1908 al 1998, la ricchezza delle risorse naturali del nostro Paese. Il petrolio del Venezuela è a un giorno e mezzo dalle coste di Miami, e ciò sarebbe la causa definitiva per avere il nostro Paese, la nostra regione nell’occhio del dominio, dell’egemonismo, del controllo imperialista; Basterebbe, perché, inoltre, questa ricchezza gli appartenne per 90 anni, senza discussione, fino all’arrivo della Rivoluzione del Comandante Hugo Chávez. Ma l’altra ragione ha altrettanto peso, ed è una ragione che nel Forum di San Paolo potrebbe essere lo scenario in cui è più compreso; politico, geopolitico; l’altra ragione è forse la riserva immateriale, ma la più grande riserva spirituale e culturale che un popolo può avere, ed è il progetto rivoluzionario e il progetto Bolivariano (Applausi). L’impero insorse all’inizio della Rivoluzione Bolivariana, ed aumentò le azioni per neutralizzare i mutamenti della leadership rivoluzionaria di Chavez, la direzione rivoluzionaria del progetto bolivariano, i risultati del socialismo bolivariano, per cercare di rovesciarlo, por fine per sempre al progetto che non si poté distruggere in 200 anni, il progetto di Bolivar, il nostro progetto rivoluzionario. Queste sono le due ragioni: la ricchezza materiale: petrolio, oro, e ricchezza spirituale, ciò che ci tiene in piedi, che ci ispira, che ci fa andare avanti, la ricchezza rivoluzionaria del progetto bolivariano fondato dal nostro amato Comandante Hugo Chávez Frías. Il Venezuela resiste alle difficoltà. Non ci siamo mai piegati alle persecuzioni, note solo a Cuba, persecuzioni economiche e finanziarie, sanzioni, persecuzioni su conti. Il Venezuela è ora vittima di un’aggressione economica sconosciuta al nostro Paese, e che abbiamo visto a Cuba, continua il blocco, l’embargo e la persecuzione economica e finanziaria contro Cuba. L’embargo, la persecuzione contro i conti della repubblica, che ha persino raggiunto il settore privato, il che sembra incredibile, la destra promuove apertamente e pubblicamente la persecuzione economica e finanziaria contro il nostro Paese, ma gli stessi settori privati sono vittime della persecuzione globale contro le finanze, le risorse e i conti della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Ho detto, dopo la vittoria elettorale del 20 maggio, che il Venezuela entra in una nuova fase. Ho detto che la rivoluzione socialista bolivariana, fondata dal nostro Comandante Chávez, ha un nuovo inizio. E che siatene certi, compagni del Forum di San Paolo, questa rivoluzione, fondata sulle idee di Bolivar, questa rivoluzione fondata sullo spirito creativo e magnifico del nostro Comandante Chávez, questa rivoluzione che abbiamo difeso insieme al popolo, con il voto popolare, la sovranità popolare, la libertà del popolo, questa rivoluzione supererà gli ostacoli, le difficoltà che abbiamo e continuerà il suo cammino verso la costruzione di una potenza regionale. (Applausi).
Abbiamo vissuto la bellezza e la gloria di questi anni. Abbiamo apprezzato la presenza di giganti come Fidel, Chávez, Kirchner. Vediamo con dolore, ma non con rassegnazione, la persecuzione di Lula. Chi avrebbe pensato cinque, otto anni fa, nello splendore della sua leadership, che un giorno l’oligarchia si sarebbe vendicato di Lula, l’avrebbe inseguito e nascosto in qualche segreta per impedirgli di esercitare la sua libertà e i suoi diritti politici? Perché sanno che Lula Libre vince le elezioni presidenziali sulla destra brasiliana (Applausi). Tutta la nostra solidarietà a Lula! Tutta la nostra fratellanza al fratello Lula! (Applausi e esclamazioni di: “Lula libre!”)
Vedo molti intellettuali qui, compagni. Ringrazio tutti i fratelli intellettuali che sono qui, i leader, per la solidarietà e la comprensione che hanno avuto. Non è facile essere amici del Venezuela, dovete essere coraggiosi e avere un grande cuore per non disprezzare il nostro amore e la nostra amicizia, così da non nascondersi. Dovete essere coraggioso. È facile pronunciarsi contro il Venezuela, dire qualcosa. C’è chi l’ha fatto, credendo di aver avuto voti, perdendo le elezioni. C’è una fazione di sinistra che volevano convertire nella sinistra anti-Chavez. Grande successo nella loro sconfitta, quindi. Ma chi fu coraggioso e hanno mantenuto i principi del non-intervento, è vittorioso. (Applausi). Sebbene in politica non ci siano verità inconfutabili o eterne, né possono esserci perché, da bravi marxisti, crediamo nella dialettica del pensiero e della realtà, e nel cambiamento permanente. Propongo il Venezuela come sede del prossimo forum, Adam, per quando? (Gli dicono entro luglio).
Sono d’accordo con ciò che dice Evo, ci riuniamo ogni tre mesi per aggiornarci, condividere esperienze ed ogni anno per tenere il forum annuale speciale (Applausi).
Concludo, colleghi pensatori, scrittori e intellettuali (Risate), la questione della parità di genere va rispettata (Applausi).
Credo davvero che la destra latinoamericana nelle sue diverse espressioni non abbia un progetto democratico, anche se le vecchie dittature del 20° secolo sono state abbandonate, le stesse oligarchie ora vengono con la forza della vendetta contro i progetti popolari, con una cattiveria che non si è vista, cosa fanno a Lula, a Cristina, beh, cosa fanno a noi. Non c’è una destra democratica, posso dire testimoniandolo, con prove del processo della storia, il Venezuela non ha un solo partito di destra, né centro destra con un progetto democratico, tolleranza, rispetto per la Costituzione, convivenza, e ora il Venezuela è il massimo esempio di come l’aggressione dell’intolleranza, dell’odio politico sia gestito da ciò che chiamano Gruppo di Lima, “Cartello di Lima” come lo chiamano lì. Lì abbiamo Bogota, la destra colombiana con cui abbiamo convissuto per un certo periodo nel processo di convivenza. Il Comandante Chávez, negli otto anni del governo di Álvaro Uribe Vélez, ebbe per buona parte, quasi sette anni e mezzo, cooperazione fino agli eventi del 2008 dell’attacco infame all’Ecuador, e quindi agli eventi di otto anni fa, nel 2010, dove con una falso pretesto attaccarono il territorio venezuelano e istigarono un conflitto armato nello stesso periodo. Poi aiutammo Juan Manuel Santos a fare la pace, lo dirò con modestia, con umiltà, ma devo dire, senza la partecipazione del governo rivoluzionario del Comandante Chávez, senza la partecipazione del governo rivoluzionario di Nicolás Maduro sarebbe stato impossibile raggiungere negoziati e accordi di pace tra il governo della Colombia e i guerriglieri delle Forze armate della Colombia FARC-EP (Applausi). La Colombia lo sa. Conservo segreti ben documentati su questi processi, accordi già firmati, e nonostante tutto, compagni, qual è la risposta di Santos quando arriva Trump? Assalto, attacco, tradimento del Venezuela e della Rivoluzione Bolivariana. Le parole pronunciate davanti a Chavez e davanti a me da Juan Manuel Santos era di rispettarci, di vivere insieme, di convivere con modelli diversi. La Colombia con il suo capitalismo e noi con i nostri tentativi di costruire il socialismo. E ora l’oligarchia colombiana prepara una serie di cosiddette false bandiere, provocazioni, assemblee per vedere di istigare un conflitto armato nei 2200 chilometri di confine e tra la nostra amata e sorella Colombia e la Repubblica Bolivariana del Venezuela. E se metto la Colombia come esempio, posso mettere qualsiasi settore della destra, la destra argentina di Macri, la destra pinochetista del Cile che governa con Piñera, e così via. Ciò che è stato fatto contro il Venezuela e che ora s’intende fare contro il Nicaragua, fu fatto contro Cuba nell’era delle dittature militari degli anni ’60 e ’70; col consenso interventista di un gruppo minoritario di governi di destra.
Oserei proporre l’analisi, ai dibattiti e forum, della formulazione di strategie e idee per l’azione, come ci appartiene a noi, politici e rivoluzionari, per dedicarci al dibattito, alla riflessione, allo studio e poi all’elaborazione di strategie di potere, come dice Evo, per il potere politico, compagni, la conquista del potere, la costruzione del potere, il mantenimento del potere politico per il popolo.
Mi permetto di proporre nella formulazione di queste politiche, quella visione verso gli anni a venire, che uno dei compiti che abbiamo è affrontare questa destra intollerante, fascista che perseguita i popoli e che vuole il potere solo per sradicare i progetti liberatori dei nostri popoli. Quando eravamo la maggioranza in America Latina e nei Caraibi, non ci è mai venuto in mente di perseguitare un governo perché di destra, e quando abbiamo fondato Unasur con Uribe, sentimmo che i nostri fratelli colombiani dovevano essere presenti. Il certificato di nascita di Unasur fu firmato da Álvaro Uribe Vélez, attuale presidente della Colombia. Prendete la presidenza della Colombia ora, giusto? Uribe dirige la Colombia su twitter. Non conosco il vero nome del Signor, non so il nome del presidente eletto della Colombia. Come si chiama? (Lo chiamano Duca). Non imparo il nome, l’imparo (Applausi). Il presidente presidente eletto guidato dai twitter di Álvaro Uribe Vélez? Vedremo, quindi. Ecco l’ex-cancelliere dell’Argentina, Jorge Taiana, ecco l’ex-cancelliere della Bolivia, firmatario della Legge Unasur. Álvaro Uribe Vélez pose poi la sua firma (sui punti), Chávez da una parte, Lula dall’altra.
La destra non è mai stata perseguitato perché destra, ma perché, come si cercò d’integrarla nella visione che Fidel spiegò in questa piattaforma nel 1993, la visione dell’unione latinoamericana nella diversità, in un blocco unico di America Latina e Caraibi. Quindi oso proporre nuove forme di azione, di denuncia. Proprio come l’esistenza di una destra fascista che ha imposto golpe e dittature militari in America Latina fu denunciata per decenni, riuscendo a rovesciarle, sconfiggerle e ad uscire dalle ceneri dei movimenti rivoluzionari, dobbiamo affrontare, denunciare, sminuire, isolare e sconfiggere l’attuale destra latinoamericana che cerca di porre fine ai processi d’integrazione di Unasur e Celac e ai processi di liberazione del continente (Applausi).
Cosa pensare di quello che eravamo nel 1990-1993 e di quello che siamo in questa prima fase! Il secondo decennio del 21° secolo non è finito ed eccoci qui, in combattimento, in lotta. Dobbiamo rivendicare la forza di ciò che il Forum di San Paolo ha significato e significa, e nella diversità i cui siamo, compagni e compagne, continuare a mantenere le bandiere dell’unione dell’America Latina e dei Caraibi. Il Venezuela resiste, il Venezuela è vittorioso e il Venezuela è al servizio di tutte le forze che vogliono liberazione, indipendenza, unione. Siamo pronti, come dicevo a Evo, a salvare il progetto Unasur, a rafforzare e approfondire i progetti sociali ed energetici di ALBA e Petrocaribe, a rafforzare, mantenere e accrescere, ora con l’arrivo del nuovo presidente in Messico, il bel progetto di unione della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi, punto d’incontro di tutte le forze politiche (Applausi).
È valsa la pena lottare. Ascoltavo oggi Eusebio, Dilma, il Compagno Yan Chung di Shanghai; Mel Zelaya, Kenny Anthony, tra gli altri colleghi che parlavano di Fidel. Che gigante, giusto? Che orgoglio essere latinoamericani e caraibici e dire: Siamo eredi delle glorie dei padri liberatori, Bolivar e Marti, ma abbiamo anche qui, nei nostri cuori, la testimonianza vivente e diretta di uomini come Fidel Castro Ruz! (Applausi).
Ho avuto fortuna nella storia di questi anni, insieme al Comandante Chávez, quando mi nominò Cancelliere e poi, curandosi la malattia qui all’Avana, e poi in questa fase come Presidente, di condividere lunghe ore di conversazione con il Comandante Fidel Castro e ascoltarne le esperienze, i orientamenti, la visione strategica; e mi ha sempre detto: Maduro, sempre, anche nelle peggiori circostanze, quando pensi che non ci sia speranza, devi combattere, devi combattere e combattere e, se necessario, morire combattendo (Applausi). Dico: se necessario, Fidel, continua a vivere, continua a combattere, continua a vivere nella lotta!
Grazie al Forum di San Paolo per tutta la solidarietà!
Lunga vita al Forum di San Paolo! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Lunga vita all’unione dell’America Latina e dei Caraibi! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Lunga vita alla rivoluzione bolivariana! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Viva Cuba! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Viva Fidel! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Lunga vita a Chávez! (Esclamazioni di: “Viva!”)
Fino alla vittoria sempre, fratelli!
Grazie (Applausi)

Traduzione di Alessandro Lattanzio