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Risposta del Ministero della Difesa algerino a marocchini e sionisti

Mohsen Abdelmoumen, AHTribune 01 marzo 2021

Il Ministero della Difesa algerino è in prima linea nella battaglia titanica contro un nemico poliedrico, ma la matrice è la stessa. A riprova, i recenti comunicati del Ministero della Difesa e le dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore che evocano una guerra di quarta generazione, nonché il piano di destabilizzazione contro l’Algeria, senza dimenticare le varie operazioni antiterrorismo che dimostrano che la bestia terrorista c’è ancora, in agguato nell’ombra. Il comunicato del 21 febbraio ci informa sulle minacce e ci mostra, soprattutto, che il nostro esercito, l’ANP, ha capito ciò che altri sembrano ignorare o fingere di ignorare, un fatto su cui dovremmo soffermarci ancora. “Alcuni partiti e portavoce della discordia hanno spacciato dalle loro pagine eversive e resoconti sui social network accuse infondate, professando che azioni ed operazioni svolte dall’istituzione militare, internamente ed esternamente, rispondano ad ordini e istruzioni stranieri, e che l’ANP si prepara a inviare truppe in missioni fuori dei nostri confini nazionali sotto il cappello di potenze straniere nell’ambito del G5 Sahel, il che è falso e inaccettabile. Intossicazioni che provengono solo da ignoranti al soldo del Makhzen marocchino e dei sionisti”. Questo comunicato, che evoca un piano di destabilizzazione contro l’esercito algerino, colonna portante dello Stato algerino, arriva in un momento in cui l’Algeria è bersaglio di circoli occulti che non hanno mai nascosto l’intenzione di smantellare lo Stato algerino. Usano slogan inverosimili e subdoli come il famoso “Dawla madania machi askaria”, elaborato nei laboratori imperialisti e che punta direttamente all’esercito algerino. Naturalmente, le forze occulte dietro tali slogan agiscono di concerto coi traditori all’interno e all’estero guidati dall’organizzazione terroristica Rachad (con cui sono in conflitto e contenzioso nei tribunali belgi) al servizio dei sionisti. Tale organizzazione è legata ai makhzen marocchini e ad certi oligarchi che finanziano tali azioni, ed è la punta di diamante del piano per destabilizzare l’Algeria.
L’osservazione del Ministero della Difesa algerino è di grande rilevanza e le minacce che attendono l’Algeria non sono spettacolo o stato d’animo, ma campanello d’allarme suonato dal comunicato stampa. Mentre scrivo, i nostri soldati operano in montagna dando la vita per la patria, mentre agitatori e altri burattini si nascondono nelle loro case. La lotta contro l’idra fondamentalista è permanente. Certo, in un momento in cui il Ministero della Difesa ci avverte sui vari pericoli che attendono l’Algeria, i “partiti politici” e la “società civile algerina” continuano il loro leggendario letargo. Il comunicato del 21 e del 24 febbraio del Tenente-Generale Said Chanegriha, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito popolare nazionale (ANP), data simbolica per la nazionalizzazione degli idrocarburi, confermano che l’esercito del nostro Paese è sempre al corrente delle molteplici pericoli che attendono l’Algeria. “Le possibili ripercussioni sulla sicurezza e stabilità del nostro Paese, indotte dal deterioramento della sicurezza nel nostro ambiente regionale, oltre ai vili e non meno ripetuti tentativi di minare la coesione della società, ci impongono oggi più che mai di consolidare i legami della nostra unità nazionale e rafforzare i nostri coesione e fronte interno, al fine di affrontare tutte le minacce”, disse nel discorso di apertura del seminario nazionale su “Le guerre della nuova generazione:sfide e metodi di confronto”. E affermò: “Questo non deve essere un obiettivo in sé, ma un mezzo per rafforzare ulteriormente vigilanza e patriottismo, per prendere coscienza di quanto accade contro il nostro Paese ed essere pronti ad affrontare ogni eventualità e scenari”. E sottolineò che “la difesa nazionale è un dovere sacro e responsabilità collettiva che noi, individui, comunità e istituzioni, dobbiamo garantire ponendo gli interessi supremi della nazione come obiettivo principale e rafforzando i requisiti della risposta a tutte le campagne subdole, che invano cercano di prendere di mira le nostre unità nazionale, sovranità e stabilità ”
Il Capo di Stato Maggiore dell’ANP avvertiva dei pericoli della nuova generazione di guerre hanno una loro via prendendo di mira le società con propaganda, contro-propaganda e strategia per influenzare la percezione collettiva. “Le guerre di nuova generazione, o guerre ibride come alcuni le chiamano, sono guerre che hanno il loro metodo, prendendo di mira le società e si basano su propaganda e contro-propaganda, e questo attraverso la strategia per influenzare la percezione collettiva”, spiegava. Pertanto, è importante, se non essenziale, analizzare attentamente le parole del comunicato stampa del 21 febbraio e la dichiarazione del Capo di Stato Maggiore del 24 febbraio, perché ogni parola è importante.
Da parte mia, non ho mai smesso, coi miei articoli e le molteplici interviste, di mettere in guardia contro le numerose minacce che prendono di mira l’Algeria e il nostro esercito. È stato elaborato e progettato un piano per smantellare l’Algeria e il nostro esercito. Purtroppo si vede che il lavoro a livello mediatico non adeguato, con canali televisivi e giornali inutili, se non per riempirsi di soldi pubblicitari. Sui social network, nemici e traditori dell’Algeria sono più dannosi che mai e siamo lontani dall’avere una resistenza organizzata che affronti tali nemici ben organizzati. La guerra sui social network sarà decisiva in futuro. Con questi comunicati e varie dichiarazioni, il nostro esercito dimostra ancora una volta di essere davanti a tutti pronto ad affrontare ogni pericolo che attende l’Algeria, qualunque sia. Si spera che il messaggio venga colto dalle forze patriottiche, lontano da calcoli politici e manovre di una parte o dall’altra. Quando è in gioco il destino dell’Algeria, gli ego e gli altri conti da farmacisti devono scomparire. L’Algeria deve affrontare diverse sfide: sicurezza, economica, politica, tutte allo stesso tempo. Il dovere di ogni algerino è difendere il proprio Paese da tale cavallo di Troia di traditori all’interno e all’estero. Siamo mobilitati in questa lotta da tempo, contrariamente ad alcuni “salottieri” usurpatori e parassiti. Il patriottismo non è una posizione politica o un gioco, è un impegno permanente, e il patriota non è mai al servizio dei propri interessi personali, anzi, è sempre pronto al sacrificio. Il patriottismo non si misura con le parole ma coi fatti. La mia convinzione è incrollabile: l’Algeria uscirà vittoriosa dai piani dei nemici. La storia del nostro Paese ci dimostra che sappiamo affrontare ogni ostilità. L’Algeria è intrisa del sangue dei martiri e questa terra benedetta dal cielo con la sua storia millenaria non è in vendita. La nostra patria è una fortezza della resistenza che rifiuta di normalizzare le relazioni con l’entità sionista d’Israele e ha sempre sostenuto le giuste cause e la lotta dei popoli nel mondo, tra questi, i popoli palestinese e saharawi.
I creatori dello slogan “Dawla madania machi askaria” (civile, non militare, statale) hanno stabilito questa Taqiya semantica coll’obiettivo di piazzare uno Stato islamico in Algeria che rientri nel quadro del piano del neo-FIS, sperando di conquistare il potere col caos. L’esercito gli impedì negli anni ’90 di trasformare l’Algeria in califfato medievale. Per questo motivo, prendono di mira l’ANP ed evocano gli anni ’90 con una propaganda permanente del “chi-uccide-chi” con implacabilità isterica. Non esitarono ad allearsi cogli oligarchi in prigione guidati dal sinistro Ali Hadad, che, dalla prigione, finanziò diverse operazioni per destabilizzare l’Algeria. Per anni avvertivo dalle manovre dell’oligarchia e degli islamisti, chiesi il consolidamento del fronte interno attorno a un progetto sociale che offra prospettive al popolo algerino. Oggi l’Algeria è bersaglio di numerose offensive imperialiste e serve una vera impennata nazionale per neutralizzare i nemici dell’Algeria e salvaguardare la stabilità del Paese. È questione di vita o di morte. Offrire un orizzonte e una rotta a questo grande Paese, dare speranza ai giovani algerini è il primo compito. È necessario combattere le forze antinazionali sul campo. Questo è il ruolo di ogni cittadino algerino.

Traduzione di Alessandro Lattanzio