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Dottrina della coercizione ridondante

Jorge Elbaum, Internationalist 360°, 28 febbraio 2021

Gli Stati Uniti tornavano al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) dopo tre anni di assenza, decisa dall’amministrazione Donald Trump. Il primo discorso del nuovo segretario di Stato Antony Blinken, tuttavia, non si discosta di una virgola dalle ragioni addotte dal repubblicano per aver lasciato l’istituzione multilaterale. Nell’agosto 2020, il Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti (NSC) diffuse dal sito della Casa Bianca il quadro strategico dell’emisfero occidentale, un documento in cui gli obiettivi della strategia globale erano adattati alle particolarità dell’America Latina e dei Caraibi. I documenti furono rimossi dal sito ufficiale del governo degli Stati Uniti la settimana successiva all’inaugurazione di Joe Biden. Secondo giornalisti accreditati a Washington, il motivo della cancellazione non era la rettifica o futura mutazione della dottrina, ma necessario adattamento a un linguaggio più diplomatico. Il prologo del Quadro strategico si congratula con se stesso per aver “assicurato pace e prosperità nella regione” e prosegue con un suggestivo paragrafo sulle “abbondanti risorse naturali della regione, compresi combustibili e metalli preziosi”. Nel suo sviluppo, l’archivia cinque obiettivi chiave sulle seguenti dimensioni:
Geopolitico
Economico
Istituzionale
Militare
Ideologico
Il primo obiettivo è volto alla sicurezza nazionale e della sua sfera di influenza, specificando che i rapporti coi vicini sono ancorati alla propria sicurezza geostrategica. L’America Latina e i Caraibi, afferma il quadro, sono un’area di assoluta preoccupazione per Washington, e questo comporta lo scoraggiamento di altre autorità internazionali al di fuori del suo controllo. Tale primo obiettivo coincide con lo spirito della frase enunciata nel 1912 dal presidente degli Stati Uniti che fu anche giudice della Corte Suprema, William Howard Taft: “Non è lontano il giorno in cui la bandiera degli Stati Uniti sventolerà in tre punti equidistanti per marcare il nostro territorio: uno al Polo Nord, uno al Canale di Panama e il terzo al Polo Sud. L’intero Emisfero sarà nostro in virtù della superiorità della nostra razza, così come è già nostra in termini morali”. Il rapporto dà la priorità alla sicurezza interna ma non fa alcun riferimento ai problemi urgenti della regione, come disuguaglianza, mancanza di sviluppo industriale e carenze infrastrutturali. Sebbene America Latina e Caraibi siano considerate le aree geografiche più disuguali al mondo, il legame esplicitamente dichiarato da Washington si concentra sulla sicurezza e sul suo controllo geopolitico per garantirsi il benessere dei nordamericani.
Il secondo capitolo è volto a promuovere “la crescita coll’espansione dei liberi mercati”, minando ogni forma di regolamentazione sovrana che salvaguardi il decollo produttivo o tutelare aree di sviluppo strategico dei Paesi latinoamericani. Il documento aggiunge, come riferimento al prologo sulle “abbondanti risorse naturali della regione, come combustibili e metalli preziosi”, la necessità imperativa di garantire le filiere, eufemismo per condannare la regione a regione estrattiva ancorata alla primarizzazione economica. Tale sezione cerca di dare certezza alle aziende monopolistiche e ai loro supporti finanziari rappresentati da Wall Street, ratificando i vantaggi derivati dal controllo produttivo e commerciale. Il libero scambio nel suo formato neoliberista avvantaggia le aziende dei paesi centrali e ha distrutto il potenziale produttivo della regione. Mentre le politiche protezionistiche furono promosse per sfruttare le basi industriali, Washington cercava di contrastare qualsiasi decollo che sfidasse il dominio delle sue transnazionali. Il risultato di tale politica è la crescente riduzione ed inserimento dell’America Latina e dei Caraibi nel commercio mondiale. Da una quota mondiale del 12% nel 1955, la regione è scesa al 6% nel 2016, per raggiungere il minimo del 4,7% nel 2018.

Egemonia incrinata
Il terzo asse si riferisce alla sfera istituzionale. Il quadro strategico ritiene che l’unico sistema democratico sia quello compatibile coi loro interessi. Quindi, qualsiasi trionfo politico di un modello che metta in dubbio la loro egemonia non è più considerato una democrazia. Da tale valutazione risulta che Nicaragua, Cuba e Venezuela non sono valutati Paesi democratici. Tale preconcetto fu esercitato dai diversi governi degli Stati Uniti. Washington manca di autoconsapevolezza del ruolo destabilizzante, interferente e criminale che svolge nella regione, con la sua partnership con le élite monopolistiche e oligarchiche che minano la democrazia ogni volta che un programma politico sfida gli interessi egemonici del dipartimento di Stato. Attualmente, per minare tali processi sovrani, Washington utilizza due meccanismi specifici: la legalità istituzionalizzata, coll’approvazione delle corporazioni dei magistrati, e il reclutamento di fondazioni, organizzazioni della società civile e centri di ricerca attraverso l’USAID e la sua versione segreta, l’Atlas Network.
Il quarto capitolo è dedicato all’etichettatura dei legami dell’America Latina e dei Caraibi con Cina e Russia come influenza politica malvagia, nonostante che nell’ultimo decennio Pechino abbia consolidato la posizione di principale partner commerciale della regione. La sezione fa appello a un linguaggio militarista e colloca i Paesi vicini come suo entourage, minando così la capacità di stabilire relazioni autonome al di fuori della loro autorizzazione, indicando la Belt and Road Initiative (BRI), che prevede investimenti nelle infrastrutture, questo programma come provocazione contro il “vantaggio competitivo delle forze militari statunitensi”. Tale è la giustificazione per il massimo dispiegamento navale di Washington in America Latina e nei Caraibi degli ultimi quattro decenni, nell’aprile 2020, il cui scopo esplicito era intimidire Venezuela e Cuba, e di avvertire i Paesi sulle conseguenze di un legame maggiore con Cina e Russia. Tale era l’intenzione della nave della Guardia Costiera, USCGC Stone, che fingeva di pattugliare le acque territoriali argentine nell’Atlantico sud-occidentale. Poiché il governo di Alberto Fernandez rifiutò di autorizzarne la missione, la nave decise di non entrare nel porto di Mar del Plata.
L’ultimo asse è esplicito sull’intenzione di espandere la comunità regionale di partner affini, col chiaro scopo di dare continuità all’imposizione del neoliberismo cooptando referenti locali, finanziamento di ONG benaccette e interferenza nel sistemi giuridici e accademici dei Paesi della regione. A tale scopo si aggiunse l’appello alle corporation delle (Google, Facebook, Amazon e Twitter, tra le altre) favorevoli ad estendere e giustificare la concezione del mondo funzionale agli interessi monopolistici delle multinazionali. Washington utilizza apertamente tali tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale e il cloud computing, per posizionarsi contro le economie che ne contestano l’egemonia. Tali innovazioni creavano crescente manipolazione delle informazioni, fondamentale per il controllo sociale, la sorveglianza e la monetizzazione. Questo è il motivo principale per cui i dati aggregati vengono trasmutati in obiettivi di attacchi informatici permanenti, data la crescente rilevanza politica, ideologica e commerciale.
Negli ultimi quattro decenni del XX secolo, l’America Latina fu vittima delle dottrine della sicurezza nazionale, volte a reprimere la contingenza dei processi politici progressisti, poiché furono immediatamente inscritti nella logica bipolare. In tale quadro, Washington promosse e sostenne tutte le dittature genocide, omettendo di indicarne la totale assenza di democrazia. Dopo la Guerra Fredda, le dottrine del dipartimento di Stato erano orientate alla Guerra alla Droga. Dal 2001 l’etichetta fu adattata alla lotta al terrorismo. Tali eufemismi, così come l’attuale quadro strategico, promossero piani simili, progettati su ordine delle società transnazionali e relative appendici finanziarie. Come correlato funzionale, cercarono di impedire qualsiasi via di sviluppo autonoma dei Paesi della regione, soprattutto sugli aspetti industriali e/o tecnologici che potevano fare leva o favorire il distacco dalla tossicità imperiale.
La vittoria elettorale di Biden sarebbe una buona notizia per immigrati, minoranze, genere, riscaldamento globale e questioni ambientali. Tuttavia, per America Latina e i Caraibi, ci si può solo aspettare che imbianchino (o nascondano) i documenti che guidano le loro politiche. La struttura monopolistica transnazionale li obbliga a difendere ciò che considerano loro aree di influenza, pena il collasso prima del previsto. Questa è, paradossalmente, la loro maggiore debolezza. L’imperatore è nudo. E sempre più attori politici sono consapevoli del suo esaurimento.

Traduzione di Alessandro Lattanzio