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Il Partito di Abraham Lincoln è ora una setta cospirazionista

Finian Cunningham, SCF 28 febbraio 2021

Il partito che trionfò nella Guerra Civile degli Stati Uniti è tormentato dalla propria guerra civile, quella in cui i seguaci del trumpismo ingollano la droga del complottismo. E guai a chiunque osi mettere in discussione il “caro leader”. L’ex-presidente Donald Trump dovrebbe essere il principale relatore alla Conferenza di azione politica conservatrice, dove rivendica il Partito Repubblicano ancora sotto la sua influenza. È la prima volta che Trump appare pubblicamente da quando ha lasciato la Casa Bianca come presidente fallito il 20 gennaio. Il suo discorso al CPAC, tenutosi quest’anno a Orlando, in Florida, aveva lo scopo di rafforzare il trumpismo e il suo movimento populista MAGA come stella polare del Partito Repubblicano. Si ipotizza persino che Trump si annuncerà candidato alla presidenza per il 2024. Questo nonostante Trump sia l’unico presidente nordamericano ad essere stato messo sotto accusa due volte, la seconda volta per aver istigato l’insurrezione al Campidoglio il 6 gennaio per ribaltare il risultato delle elezioni del 2020. L’ambizione di Trump di guidare il partito è anche nonostante abbia perso il Congresso sotto suo controllo. Ma la sua base nel partito è più fedele che mai all’ex-star dei reality. Sondaggi mostrano che quasi la metà degli elettori repubblicani è disposta a dimettersi dal partito se Trump ne istituisse uno nuovo. È improbabile che accada perché il Partito Repubblicano fornisce già a Trump e ai suoi seguaci un utile veicolo elettorale. La storia mostra che terze parti negli Stati Uniti tendono a fallire nel sistema bipartitico che domina la politica nordamericana.
I lealisti di Trump sono ancora convinti che le elezioni del 2020 gli siano state rubate da un massiccio broglio elettorale. È solo una delle tante teorie del complotto che definiscono il Partito Repubblicano di Trump. Fox News e altri media di destra abbandonano il fantasma dei brogli dopo che le società di conteggio dei voti minacciavano cause legali da miliardi di dollari per diffamazione. La mancanza di prove ha reso sobrio la loro avventata narrativa mediatica. Ma non così tra nel “trumpenproletariat”. La base si attacca alle affermazioni ottuse secondo cui il loro capo è stato ingannato dalla Casa Bianca. La rete QAnon, che Trump sosteneva, è la principale fonte di tale narrativa, così come una miriade di gruppi estremisti bianchi armati. L’ultima iterazione del complottismo è che Trump sarà effettivamente eletto alla Casa Bianca il 4 marzo perché gli “addetti ai lavori” di QAnon ritengono che sia la giusta data storica per la nomina presidenziale, non il 20 gennaio.
Tale discesa del Partito Repubblicano nel fango delle delusioni reazionarie è in atto da tempo, almeno da due decenni. Il partito è ora un rifugio per xenofobi, anti-immigrati, ultranazionalisti bianchi, fanatici delle armi e fondamentalisti evangelici che contestano l’evoluzione. Persone come i commentatori neo-fascisti Alex Jones e il defunto Rush Limbaugh formulavano manifesti pieni di odio per il partito. Trump aveva l’abilità di politicizzare il nichilismo e renderlo eleggibile. Per come la mette Trump, così come i suoi fanatici di QAnon, gli USA è occupata dall’amministrazione Biden “di estrema sinistra”. L’amministrazione Biden è imperialista e capitalista. Ma tale è il crollo del discorso politico negli Stati Uniti che ogni terminologia viene stravolta con ossimori che rimbambiscono. È difficile credere che il Grand Old Party formato nel 1854 fosse il partito di Abraham Lincoln, primo presidente repubblicano. Lincoln era visto come uno dei maggiori statisti nordamericani, che prese una posizione di principio contro la schiavitù e plasmò gli Stati Uniti moderni. Un tempo il GOP rappresentava una filosofia politica intelligente e basata sui principi. Ora non più. È diventato una setta di cospirazionisti e squilibrati che vivono in un mondo delirante di inganni e negazioni. La rete QAnon è persino apertamente sostenuta dai congressisti repubblicani, come Majorie Taylor-Greene. Come molti suoi camerati settari, crede che i massacri delle sparatorie negli Stati Uniti siano fabbricazioni dal “grande governo” e dagli “attori della crisi” per perseguire un programma volto a togliere il diritto dei cittadini ad armarsi.
Trump abilmente giocò sul cospirazionismo per proprio vantaggio politico. Si è fatto un nome da astro nascente repubblicano promuovendo la narrativa razzista del “birther” secondo cui Barack Obama non poteva essere il 44esimo presidente perché nato in Kenya, e non era cittadino statunitense. Trump pose miriade di altre pericolose scemenze . La pandemia di coronavirus non era “nient’altro che influenza” che poteva essere curata “iniettandosi candeggina”. Un anno dopo vi sono più di 500000 morti, questo è ciò che succede quando sei nella tana del bianconiglio Trump e della sua setta che domina il partito di Lincoln. (Certo, Trump fece bene una sola cosa: lo scandalo del “Russiagate” spacciato dai democratici e dai media liberali che l’accusavano di essere manipolato dalla Russia fu davvero una follia delirante creata dall’altro partito).
La Conservative Political Action Conference rappresenta un chiaro esempio di come il Partito Repubblicano si divida in due campi inconciliabili. Un numero uguale di sostenitori tradizionali repubblicani sono disgustati da estremismo e negazionismo impadronitisi del partito, soprattutto dopo l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio istigato da Trump. Diversi importanti legislatori del GOP non partecipavano alla conferenza, come il capo della minoranza del Senato Mitch McConnell, l’ex-vicepresidente Mike Pence e i senatori Mitt Romney, Ben Sasse e Richard Burr, nonché i rappresentanti della Camera Liz Cheney e Adam Kinzinger, tra gli altri. Alcuni votarono per mettere sotto accusa Trump, ma la maggioranza dei repubblicani al Congresso è fedele all’ex-presidente finora. La loro lealtà non è per principio quanto per paura che l’ira di Trump possa porre fine alle loro carriere. Tipico delle sette, la base del governo del capo è spesso la paura. Il partito che trionfò nella guerra civile americana (1861-65) è tormentato dalla propria guerra civile, quella in cui i seguaci del trumpismo ingollano la droga del complottismo. E guai a chiunque osi mettere in discussione il “caro leader”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio