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La guerra fredda scatenata da Biden è divenuta il congelamento del Texas

Vladimir Odintsov, New Eastern Outlook 27.02.2021Il nuovo sovrano della Casa Bianca ha fatto il suo primo discorso di politica estera da quando è in carica alla sessione internazionale online della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dedicata alle relazioni tra Europa e Stati Uniti, non lanciando un appello ad essere coinvolto in attività costruttive, cosa oggettivamente necessario nel mondo di oggi dopo il crollo causato dalla pandemia di coronavirus, ma invece per alimentare il prossimo scontro militare. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, lasciando cadere la maschera di “amante della pace” accusava Cina e Russia di aspirare a indebolire la NATO e l’unità transatlantica, e promesso di rafforzare valori e forza delle democrazie occidentali, cosa che vede solo come istigazione all’isteria militare. Sottolineando che “col suo arrivo” l’Europa non dovrà più pensare all’autonomia strategica, Biden ribadiva l’intenzione della sua amministrazione di rafforzare i valori reciproci modernizzando le forze militari dei Paesi e mantenendo il sostegno militare alla NATO. “Rassicurava” gli alleati europei che, a differenza dei “tempi di Trump”, ora i problemi legati alla sicurezza dell’Europa occidentale e alla cooperazione nella NATO sono le principali priorità dell’attuale leadership politica statunitense. Un tono simile assunto da Biden sull’acuire il confronto militare prevalse al forum del G7, con la richiesta di respingere collettivamente Pechino e Mosca. Come nessuno dubitava, il primo ministro britannico Boris Johnson, che presiedeva il vertice, fu l’intermediario attivo delle politiche di Washington. Tuttavia, la durezza di Biden verso Mosca e Pechino infastidisce apertamente i capi europei, e finora nel continente europeo non vi sono segni di entusiasmo nel sostenere tale linea della Casa Bianca, o del successo di Washington nel trascinare Francia, Germania e Giappone sulla sua nave da guerra. Il tentativo di creare un’alleanza mondiale contro Cina e Russia affidandosi a sinofobia e russofobia non ha ancora prodotto alcun risultato.
Spiegando la natura irrealistica di tali aspirazioni degli Stati Uniti, il quotidiano Global Times, in particolare, notava che gli Stati del G7, sebbene abbiano ancora vantaggio in tecnologia e divisione internazionale del lavoro, contano solo una frazione dell’economia mondiale, diminuita rapidamente negli ultimi anni. I Paesi del G7 ora rappresentano il 33% del PIL mondiale, mentre 30 anni fa era circa il 70%. Nel frattempo, la Cina da sola ha generato il 18,6% del PIL mondiale nel 2020. Pertanto, parlare di ripresa economica dopo la pandemia senza coinvolgere la Cina è “navigare senza bussola”. Lo stesso vale per la futilità occidentale contro la Russia imponendo sanzioni o creando vari tipi di “circoli di amici degli Stati Uniti”, poiché non solo nel campo delle innovazioni militari e delle armi, ma anche nello sforzo civile per combattere il disastro globale, la pandemia di coronavirus, Mosca mostrava i vantaggi che ha da tempo. È con buona ragione che il vaccino russo Sputnik V, e i sistemi missilistici antiaerei russi S-400, siano sempre più paragonati al “Kalashnikov russo” quotidianamente. Oggi, l’unico interesse comune di nordamericani ed europei è fare leva nella contrattazione per contenere Cina e Russia. Tale motivazione è particolarmente forte per gli europei, perché non vogliono perdere i profitti con la riduzione dei legami commerciali con Cina e Russia. E questa cooperazione economica continuerà, almeno per questo decennio. E ciò, in particolare, è confermato dalla pubblicazione recente sulla rivista conservatrice nordamericana The National Interest, dove l’ex presidente dell’Unione conservatrice nordamericana, David Keene, esortava gli Stati Uniti a non trasformare la Russia in capro espiatorio per i suoi scopi di politica interna.
Consapevole del breve tempo che passerà alla Casa Bianca, Joe Biden cerca di dimostrare un approccio insolitamente aggressivo nei confronti di Russia e Cina, imponendo le condizioni per la nuova guerra fredda globale. Tuttavia, non capisce che la nuova amministrazione di Washington dovrà condurre quattro guerre contemporaneamente: due guerre fredde nell’arena internazionale contro Cina e Russia, una guerra civile e una grande guerra culturale negli Stati Uniti e nel mondo. Non si può escludere la possibilità che, con ogni probabilità, ad esse si aggiunga un conflitto militare locale, e per questo Biden non ridurrà, ma amplierà la presenza militare statunitense in Medio Oriente, Afghanistan, Europa e sud-est asiatico. Inoltre, gli Stati Uniti dovranno combattere contemporaneamente su tutti i fronti, pur affrontando crescente carenza di risorse! E il fatto che gli Stati Uniti non vincano una sola guerra negli ultimi 70 anni è noto a tutti, soprattutto in Vietnam e Afghanistan. Quindi, come si dice in Oriente: il cane abbaia, ma la carovana passa. Insieme a questo, in Oriente sanno che “abbaiare” è la parola dei deboli.
Pertanto, non sorprende che, in risposta agli appelli della Casa Bianca alla guerra fredda, la stessa Madre Natura abbia punito gli Stati Uniti per la loro politica militarista e l’indifferenza verso i nordamericani comuni. Quasi senza eccezioni, tutti i media nordamericani della scorsa, insieme agli appelli di Biden alla guerra fredda, parlavano del gelo improvviso che investiva gli Stati Uniti, provocando interruzioni della luce e decine di vittime. Più di 200 persone sono morte, cinque per ipotermia. Secondo il canale televisivo KHOU, la famiglia di un ragazzo congelato a morte in Texas intentava una causa da 100 milioni di dollari contro l’Electric Reliability Council del Texas, che serve il 90% dei consumatori dello Stato, e la compagnia energetica locale Entergy. Milioni di persone sono rimaste senza elettricità, 14 milioni di residenti nel Texas hanno avuto problemi coll’approvvigionamento idrico e più di 260000 sono rimasti senza acqua. Il Texas congelato porta l’industria petrolifera nordamericana al collasso, affermava Bloomberg. Di conseguenza, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden già dichiarato il Texas disastro naturale. E sebbene in molti Paesi, inclusi gli Stati Uniti, sia previsto un clima mite nel prossimo futuro, oggi molti nordamericani si pongono una domanda pressante: arriverà il disgelo nella politica estera dell’amministrazione Biden?

Vladimir Odintsov, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio