La Nuova Via della Seta: antitesi del colonialismo

Saikat Bhattacharya Qutnyti 16 luglio 2018

Di recente, i media occidentali trascorrono molto tempo confrontando l’iniziativa della Nuova Via della Seta cinese, chiamata anche Belt Road Initiative (BRI), con il colonialismo. Mentre la BRI riguarda lo sviluppo infrastrutturale in tutto il mondo, il colonialismo è pirateria, strage, razzismo, deindustrializzazione dell’Asia, bottino sistematico delle risorse, rapimento, stupro, schiavitù. Quindi, confrontare la BRI col colonialismo non è solo pubblicità negativa della BRI, ma anche dare al colonialismo un aspetto costruttivo che in realtà non ha.

Inizio della civiltà occidentale
La civiltà occidentale è nata con l’ascesa di numerose tribù germaniche durante gli ultimi giorni dell’Impero Romano d’Occidente. Queste tribù conquistarono enormi parti dell’impero romano d’occidente e gradualmente si trasformarono da società tribale dedite alla caccia a società agro-feudale e in seguito accettarono il cristianesimo. Questo processo di trasformazione fu completato intorno al 500 d.C. I popoli occidentali molto civilizzati conoscevano ben poco il commercio, e si conformavano all’interpretazione cattolica del cristianesimo che predicava che vivere facendo soldi (banca, commercio e commercio) era la strada per l’inferno. L’avanzata degli arabi nel Mediterraneo, penisola iberica e Italia meridionale e i continui attacchi dei vichinghi dalla penisola scandinava (ancora non toccata dalla civiltà) costrinse gli occidentali ad entrare nell’età del castello con un’economia di guerra che lasciava poco spazio al commercio.

Prima fase dell’espansione occidentale: le crociate
Il primo cambiamento arrivò nella civiltà occidentale in due modi. I nuovi sovrani vichinghi vittoriosi diedero all’occidente una mentalità da guerriero espansionista. Il mondo musulmano subìo contraddizioni tra l’avanzata dei turchi e declino degli arabi dall’832 al 1055 d.C. Nel 1033 d. il Duca di Normandia (vichingo) conquistò la Sicilia. La stretta araba sulla penisola iberica gradualmente si ridusse durante questo periodo. Si può affermare che la caduta degli arabi diede ai popoli dell’Europa occidentale la possibilità di adottare gli scambi commerciali, una novità per loro. Quando i turchi in ascesa entrarono in contraddizione con l’impero bizantino, la classe dirigente feudale dell’Europa occidentale colse l’occasione per lanciare crociate contro il mondo musulmano in nome della liberazione della Terra Santa e Gerusalemme, dove i turchi si rifiutavano di far entrare pellegrini cristiani. Occuparono Gerusalemme nel 1099 d.C. e vi dominarono brevemente. Ciò espose gli occidentali alle ricchezze della società orientale (cioè non occidentale, compresi i cristiani ortodossi bizantini insieme ai musulmani). Ciò distrusse la filosofia cristiana del denaro come via per l’inferno e gli occidentali iniziarono a cercare ricchezze orientali. Gli occidentali furono sconfitti da Saladino nella III Crociata. Le crociate rimanenti non ebbero successo e soprattutto era un desiderio di saccheggiare piuttosto che di liberare la Terra Santa.

Ascea dell’età Moderna
La sconfitta nelle crociate rese gli occidentali consapevoli del potere del commercio, del denaro, delle scienza, tecnologia e conoscenza. Viaggiare nell’impero mongolo rese gli occidentali consapevoli della geografia orientale dove i musulmani che controllavano la Via della Seta li separavano da produttori globali come Cina, India, Giava, Sumatra, Malesia, ecc. Quindi dal 1200 al 1500, gli occidentali si dedicarono alla comprensione delle conoscenza, scienza, arte, ecc. greco-romana-persiuano-arabe. Arrivò l’era moderna. Gli arabi in declino non rappresentavano una sfida e l’unico problema erano i turchi in Asia minore e nel Sud Europa, che li separavano dai principali produttori globali. Essendo gli iberici nell’estremo occidente, cercarono di raggiungere Cina-India saltando la Via della Seta circumnavigando l’estremità meridionale dell’Africa e anche volgendosi ad ovest. Il portoghese Vasco Da Gama e Cristoforo Colombo ci riuscirono rispettivamente nel 1493 e nel 1498.

Seconda espansione occidentale: colonialismo
L’occidente iniziò a raggiungere il centro di produzione globale come Cina, India, Sud-est asiatico nel 16° secolo. Inizialmente, le potenze occidentali come Portogallo, Paesi Bassi, Inghilterra e Francia potevano dominare i mari solo usando le superiori tecnologia navale ed organizzazione sociale, chiamata Stato nazionale. Ma i regni asiatici di Cina, India, Bengala, Asia sud-orientale continuavano a dominare la produzione. Quindi i Paesi occidentali furono sempre in deficit commerciale coi regni asiatici. Gli asiatici producevano meglio e l’occidente aveva poco da offrire. Le potenze occidentali si affidarono a pirateria, rapine, schiavitù e a tutte le attività famigerate per coprire questo deficit. Ciò si chiamava colonialismo. Ma tali metodi non furono mai sufficienti a contrastare l’enorme vecchio modo di produzione asiatico. Per dominare la produzione e sconfiggere la produzione asiatica e invertire il deficit commerciale in surplus a loro favore, le potenze occidentali compirono tre mosse:
Uso di tecniche belliche superiori, conquistando i regni asiatici, trasformandoli in colonie e distruggendone deliberatamente la produzione usando coercizione e politiche del governo.
Distruzione delle relazioni feudali e tribali nelle società occidentali, portando i popoli a sostenere una vita basata sulla necessità e costringendoli a divenire una classe di manodopera salariata.
Distruzione delle classi feudali, clericali e nobili che si nutrivano del surplus dell’allora economia agricola e artigianale, in modo che l’eccedenza venisse reinvestita nel processo produttivo per ulteriore produzione.
Queste tre mosse crearono le condizioni materiali che diedero vita a un processo di produzione automatizzato ed iniziò l’era del capitalismo industriale. Dopo aver sconfitto i cinesi nelle guerre dell’oppio nel 1840, il capitalismo industriale occidentale emerse vittorioso sul modo di produzione asiatico. Utilizzando il processo di produzione automatizzato, l’occidente creò non solo il surplus commerciale coi Paesi asiatici, ma anche divenne un’economia maggiore nonostante avesse una popolazione più bassa. Questo perché gli occidentali rimasero senza accordi feudali o sociali attraverso cui sostentarsi e quindi furono costretti ad impegnarsi in attività monetizzate guadagnado dal mercato. Così, dal 1840, il lavoro produttivo a basso costo e il processo di produzione automatizzato fecero l’occidente il del centro di produzione globale. Così le colonie asiatiche dell’occidente passarono da buoni produttori finali a fornitori di materie prime. Così i Paesi occidentali iniziarono a creare altre colonie per materie prime a buon mercato e manodopera a basso costo.

Reazione della Cina all’ascesa dell’occidente
Tra tutte le antiche civiltà asiatiche, la civiltà cinese è la più continua. La civiltà cinese aveva affrontato le invasioni, ma poté integrare tutti gli invasori a differenza di altre civiltà asiatiche, dove gli invasori li modellavano. I cinesi chiamavano il loro Paese Zhong Guo o Regno di Mezzo, ovvero il loro Paese era il centro della Terra ed esattamente sopra Zhong guo giace il paradiso. Questo può essere visto come metafora della posizione cinese come centro di produzione del mondo. A differenza di altri regni asiatici, i cinesi ebbero sempre un’amministrazione centrale nella loro storia. Quindi si può dire che la Cina fu difficile da spezzare rispetto ad India o Sud-Est asiatico. Con l’ascesa dell’occidente dal 1840, la fede cinese nella tradizione fu scossa fino al midollo. Inizialmente, i cinesi si rivoltarono contro i sovrani sconfitti con la loro visione tradizionale. Ma quando videro il Giappone modernizzarsi e aderire alla produzione industriale automatizzata, i cinesi cominciarono a mettere in discussione anche la tradizione. Capivano solo la speranza che la Cina rivoluzionasse la sua società tradizionale in una moderna.

Il Marxismo in Cina
Il capitalismo industriale cadde nelle crisi della produzione mentre molti Paesi occidentali e il Giappone cominciarono a industrializzarsi. Il dominio globale inglese fu scosso dall’ascesa di Stati Uniti e Germania. Durante la Prima guerra mondiale, nel 1917, Lenin usò la contraddizione tra i Paesi occidentali e guidò la rivoluzione marxista nell’impero russo. Lenin aggiunse lo spirito anti-coloniale al movimento marxista della lotta di classe. L’Unione Sovietica di Stalin mostrò una rapida industrializzazione a tutto il mondo, prima di sconfiggere l’esercito tedesco. L’Unione Sovietica non solo distrusse il feudalesimo e liberò risorse per l’industrializzazione, ma le utilizzò anche in modo pianificato nell’istruzione, sanità, industrie pesanti e infrastrutture. Questi fecero meraviglie e l’Unione Sovietica divenne la seconda economia dopo la Seconda guerra mondiale. I cinesi furono molto impressionati dal successo dei sovietici. Dopo aver fatto qualche esperimento con la democrazia occidentale, la trovarono impotente contro l’aggressione imperialista occidentale e giapponese. I cinesi iniziarono la loro rivoluzione marxista sotto la guida di Mao, che ebbe successo nel 1949. I marxisti con Mao inizialmente erano convinti di dover sradicare il feudalesimo ed intraprendere l’industrializzazione pianificata come l’Unione Sovietica. Ma le politiche sovietiche nel periodo post-stalin convinsero Mao che seguire l’Unione Sovietica non avrebbe portato la Cina al comunismo. Mao criticò il modello sovietico indicando che l’economia pianificata non è la base dell’economia. La pianificazione fa parte della super-struttura della società socialista e l’economia socialista si basa su individui motivati dal denaro (es. economia delle merci) proprio come il capitalismo. Pianificare senza coordinarsi con la domanda individuale non porterà a uno sviluppo equilibrato. Mao notò anche la lotta culturale per sconfiggere la motivazione del denaro. Mentre la crisi di accumulazione a livello aggregato spinge i popoli al socialismo, la motivazione del denaro o individuale li porterà verso il capitalismo. Mao predisse anche che la lotta tra comunismo e capitalismo andrà avanti per tre o cinque secoli. Sebbene la Cina di Mao abbia progredito parecchio annullando il feudalesimo, destinando risorse ad istruzione, sanità ed infrastrutture di base, la Rivoluzione Culturale fu un disastro per la Cina.

La Cina con la globalizzazione
Il periodo di Mao dimostrò due cose importanti: l’economia pianificata non è sufficiente a trasformare l’individuo motivato dal denaro in qualcuno che lavoro secondo le proprie capacità e sia pronto ad essere pagato in base alle esigenze, e senza innalzare il livello tecnologico, le forze produttive della società non possono crescere. Negli anni ’70, basandosi sul credito dei petrodollari, gli Stati Uniti si assicurarono un credito illimitato. Le risorse militari in tutto il mondo aiutarono gli USA a ottenere tali crediti esteri, che gonfiarono i prezzi degli asset statunitensi e quindi i profitti tramite la vendita di tali asset. Quindi la crisi di produzione eccessiva fu temporaneamente risolta. A poco a poco l’occidente, principalmente gli Stati Uniti, iniziarono a specializzarsi nel commercio di beni e ad esportare la propria base manifatturiera in paesi del Terzo Mondo per trarre maggiori profitti usando la manodopera a basso costo. La leadership cinese di Deng Xiaoping comprese l’opportunità di ottenere tecnologia e capitali occidentali per industrializzare rapidamente la Cina. Deng colse l’occasione. In quel momento, anche la tradizione del regno centrale ritornava. La Cina, dopo aver sradicato il feudalesimo e dato istruzione e salute di qualità, creò manodopera più economica e produttiva. In tal modo la Cina ebbe un vantaggio competitivo rispetto all’occidente sul mercato globale. Quindi l’integrazione dell’economia cinese col mercato globale l’aiutava a ritornare al centro della produzione. Il desiderio comunista di aumentare le forze produttive della società cinese e il desiderio tradizionale di riemergere al centro della produzione globale fecero meraviglie per la Cina, che iniziò ad industrializzarsi sfruttando il vantaggio competitivo mentre gli Stati Uniti continuavano a indebitarsi con Cina ed altri Paesi per trarre profitto dalle attività di compravendita di titoli e utilizzando tali proventi per generare la domanda di prodotti principalmente cinesi. Il processo iniziò negli anni ’80, ma dopo le crisi finanziarie globali del 2007-08, subì forti dubbi. Ciò fu dovuto al fatto che la quota cinese del PIL globale misurata in PPP crebbe dal 2,32% del 1980 al 18,11% del 2017. Per gli USA calò dal 21,92% al 15,26%. Quindi il PIL cinese diventa troppo grande per affidarsi al mercato statunitense, mentre il PIL statunitense diventa relativamente piccolo per agire da consumatore globale.

La Via della Seta di Xi: la Cina riprende il suo posto
Dopo la crisi del 2008, è evidente che l’economia cinese diventava troppo grande per fare affidarsi agli Stati Uniti come mercato per le esportazioni, e l’economia statunitense sta diventa troppo piccola per agire da principale mercato globale. Così la Cina creava la Belt Road Initiative (BRI) sotto la guida di Xi Jingping per creare la domanda di investimenti infrastrutturali statali e ridurre le esportazioni sul percentuale del PIL dal 36% nel 2007 al 19% nel 2017. Da un lato, la Cina aveva iniziato a lavorare per ridurre la dipendenza dal mercato globale, mentre dall’altra parte vuole condividere la sua nuova prosperità col resto del mondo. Senza tale iniziativa, la Cina non può recuperare il suo posto come centro della produzione globale. Mentre l’occidente in ascesa fece ricorso a pirateria, morte, deindustrializzazione nel periodo coloniale, la Cina intraprende uno sviluppo infrastrutturale in tutto il mondo. Queste infrastrutture sicuramente creano la domanda di beni e industrie cinesi, ma allo stesso tempo rendono la produzione nei Paesi beneficiari più economica, meno dispendiosa in termini di tempo e facile da trasportare. Il denaro investito aiuta i Paesi destinatari a gestire anche la crisi degli scambi internazionali. Anche se un’infrastruttura costruita non realizza profitti sufficienti per coprire i costi oggi, può creare profitti in futuro. Oppure può aiutare altre aziende a realizzare profitti indirettamente da poter tassare. Anche se non c’è alcun profitto, prestito e accordo possono essere ristrutturati. Soprattutto, quando Venezuela, Zimbabwe e Gambia non restituirono i prestiti, la Cina non cercò denaro ma piuttosto investito ancor più in questi Paesi.

BRI: Anti-tesi del Colonialismo
Nessuna delle soluzioni di cui sopra era disponibile nel periodo coloniale. Gli occidentali erano solo arrivati, uccidendo e saccheggiando. Non c’era alcuna possibilità di uguaglianza tra razze e nazioni. Le colonie non ebbero mai alcuna sovranità per accordarsi con le potenze coloniali. La Compagnia delle Indie Orientali inglese trasformò l’eccedenza commerciale dell’India in deficit commerciale in 100 anni. L’investimento netto della società fu negativo. La popolazione dell’India orientale fu ridotta a un terzo durante i primi anni di governo. Le potenze coloniali insegnavano “il fardello dell’uomo bianco” nelle loro università. La BRI d’altra parte riguarda gli investimenti netti in Cina e all’estero, inclusi Paesi del terzo mondo con deficit commerciale. Il New York Times presentava i non redditizi investimento e acquisto cinesi del porto di Hambantota come colonialismo. Ma il colonialismo non ha mai riguardato investimento ed acquisto di beni non redditizi. Nella storia del colonialismo non c’è stato un solo evento come questo. Se avesse avuto qualcosa del genere allora il colonialismo sarebbe stato chiamato sviluppo. È assurdo chiamare colonialismo l’acquisto di Hambantota quando gli Stati Uniti mantengono 900 basi militari in tutto il mondo. Anche se i Paesi della BRI danno spazio alla Cina per costruire basi militari, non si può chiamare colonialismo finché le basi militari statunitensi in Giappone, Corea del Sud, Golfo, Germania, Italia non vengono chiamate così. La BRI è meglio intesa come antitesi del colonialismo. Mentre il colonialismo era la risposta occidentale al surplus commerciale dei regni asiatici e alla supremazia del modo di produzione asiatico, la BRI è una risposta del surplus commerciale della Cina al fatto che la quota USA del PIL globale diventa troppo piccola per generare la domanda di prodotti cinesi. Quindi la Cina deve investire in tutto il mondo per sviluppare Paesi che offrano un mercato ai prodotti cinesi contemporaneamente. Mentre il colonialismo è associato al declino dell’Asia, BRI riguarda la condivisione delle risorse della Cina in ascesa col resto del mondo. Prima dell’ascesa dell’occidente, la Cina era il primo produttore globale e quel periodo non è associato al colonialismo. Quindi la Cina che riprende la sua vecchia posizione non può essere definita colonialista; la BRI è una tesi contro il colonialismo.

L’autore è ricercatore presso l’Università di Jadavpur. Calcutta, Bengala Occidentale

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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