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La rivoluzione missilistica in Russia

Evgenij Super, Stalker Zone, 23 febbraio 2021

La Russia ha assistito a una rivoluzione nel campo delle armi missilistiche. Come sempre in Russia, i risultati più importanti passano inosservati. E ora solo gli esperti si sono accorti che nel campo delle armi missilistiche la Russia ha compiuto progressi davvero rivoluzionari, il che ci permette di riconsiderare la nostra perdita nella corsa tecnologica di uno dei fronti importanti della guerra fredda.
L’adozione del missile da crociera BGM-109 “Tomahawk” da parte dell’esercito nordamericano nel marzo 1983 segnò l’inizio di una nuova era. Sebbene gli stessi missili da crociera esistessero negli eserciti da metà anni ’70, il “Tomahawk” fu il primo a sapere a volare alla fantastica distanza di 5500 km, allora. E allo stesso tempo portando una carica nucleare. Gli Stati Uniti imposero all’Unione Sovietica la corsa agli armamenti missilistici e la vinsero. Su 32 sottomarini nucleari nordamericani del tipo Los Angeles, 384 Tomahawk erano in servizio. E c’erano altri 3600 sulle navi di superficie. L’URSS in questo contesto era piuttosto pallida. I nostri missili da crociera erano missili antinave su aerei a lungo raggio. E poiché tali aerei potevano imbarcarne solo un numero limitato, ne avevamo solo 76 “strategici”, e allo stesso tempo non potevamo lanciare più di 600 missili da crociera con una salva. Non era molto. Ma nella strategia globale di guerra, questo livello era considerato sufficiente. La vittoria in Europa doveva essere raggiunta a terra, e lì tutto veniva deciso da carri armati e artiglieria. Per distruggere il nemico dall’altra parte dell’Atlantico, si prevedeva di utilizzare missili strategici intercontinentali. Tuttavia, negli anni 2000, fu evidente che il mondo, così come la natura dei combattimenti, era cambiato. I missili da crociera divennero una necessità e nel 2011 l’esercito russo ebbe un compito ambizioso e di principio: aumentare il numero di tali missili di 30 volte.

Salto in avanti
Il lavoro andò in due direzioni: migliorare i missili ed espandere il numero dei loro vettori. Il primo portò alla creazione dei prodotti Kh-555, Kh-101 e 3M-54 “Kalibr”. Quest’ultimo cambiò composizione e numero di vettori. In particolare, il Tu-95MS-16 ne accoglie 6 nel vano interno e 10 su piloni esterni. Ma poiché il numero totale di bombardieri è limitato da accordi internazionali, la loro quota della “salva” crebbe leggermente, a 768 missili. La Marina è un’altra storia. Se nel 2010 non disponeva di navi con missili da crociera, nel 2014 la piccola nave lanciamissili “Daghestan” con 8 “Kalibr” è apparsa nel Mar Caspio. Poi ne furono costruite altri cinque. Poi vennero i progetti “Bujan-M” e “Karakurt”, nuove fregate come il Progetto 22350, e profondamente modernizzate, come le grandi navi antisommergibili “Marshal Shaposhnikov”. Il testimone fu raccolto dai sommergibilisti che hanno “calibrato”i Varshavjanka, Lada, Jasen , Antej e Shuka. Anche i sottomarini Progetto 877 “Paltus”, non così nuovi, dopo essere stati ammodernati, ricevono 18 “Kalibr” ciascuno. Ciò portava le dimensioni della salva della flotta a oltre 1000 missili da crociera.
Così, nell’autunno del 2020, insieme ai complessi terrestri “Iskander”, in grado di trasportare da 2 a 4 missili cruise, la salva totale russa supera i 2350 missili. Formalmente, questo è ancora inferiore a quello degli Stati Uniti ma, in primo luogo, gli ultimi missili russi sono soverchiano gli obsoleti “Tomahawk” nordamericani per reale efficacia di combattimento, e in secondo luogo, ricordiamo che nel 2010 la Russia aveva solo 600 missili per una salva. Quindi il progresso in soli 10 anni è davvero rivoluzionario. E chi dice che ci fermeremo qui?

Traduzione di Alessandro Lattanzio