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Il piano generale degli USA per Guyana e Caraibi

Arturo Rosales, Internationlist 360°, 19 febbraio 2021

Riepilogo storico
Tra il 1803 e il 1959 gli Stati Uniti ampliarono il proprio territorio da 13 Stati a 50. Ciò fu ottenuto acquistando ampi tratti di terra come la Louisiana dalla Francia, nel 1803 e l’Alaska dalla Russia zarista nel 1867. Altre espansioni si ebbero con conquiste, come l’annessione (alcuni dicono il furto) di quasi metà del territorio del Messico nella guerra messicano-statunitense del 1848. L’ultimo Stato ad essere annesso all’unione furono le Hawaii nel 1959 e ci sono spesso voci secondo cui Porto Rico potrebbe un giorno diventare il 51° Stato dell’unione. L’espansionismo statunitense negli USA fu sostenuto dalla Dottrina Monroe del 1823 il cui primo principio è “l’America agli americani”. Intendendo minacciosamente i nordamericani e non i 652 milioni coll’America Latina, e può essere considerato oggi come corollario del destino manifesto degli Stati Uniti tale frase coniata nel 1845, ed è l’idea che gli Stati Uniti sono destinati, da Dio, come i suoi sostenitori credevano, ad espandere il proprio dominio e diffondere democrazia e capitalismo nel continente nordamericano. Nel XX e XXI secolo molte nazioni a sud del Rio Grande fanno anche parte di tale credenza divina, considerando la quantità di interferenze negli affari interni delle nazioni castiglianofone nello stesso emisfero, direttamente o utilizzando il fantoccio OAS per eseguirne i piani. Questo è il “cortile di casa” degli Stati Uniti e comprende anche molte piccole nazioni dei Caraibi che, solo con immaginazione malata, sarebbero una “minaccia alla sicurezza nazionale” degli Stati Uniti Cuba e Grenada! Una di queste nazioni che non rappresenta una “minaccia” per gli Stati Uniti nella regione è la Repubblica Cooperativa della Guyana sulle coste nord-orientali del Sud America tra Venezuela e Suriname.

La questione della Guyana
C’è una disputa tra Venezuela e quella che era la Guyana britannica dal 1895 sul territorio a ovest del fiume Essequibo rivendicato dal Venezuela, in quanto faceva parte del territorio liberato dall’Impero spagnolo dopo la decisiva battaglia di Carabobo del 24 giugno 1821. La Guyana moderna che ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1966 ereditò la parte orientale grazie ai Paesi Bassi (allora Guyana olandese, ora Suriname) e la parte occidentale dell’Essequibo annessa illegalmente dalla Gran Bretagna durante le guerre di indipendenza contro l’impero spagnolo dal 1811 al 1821. Questa controversia non fu mai risolta in modo soddisfacente con una sentenza in stallo dalla firma dell’Accordo di Ginevra. Questo è un accordo per risolvere la controversia sulla frontiera tra Venezuela e Guyana britannica (ora Repubblica cooperativa della Guyana), meglio noto come Accordo di Ginevra, trattato firmato a Ginevra, in Svizzera, il 17 febbraio 1966. Il primo principio di questo accordo è che le parti dovrebbero uscire soddisfatte da un accordo negoziato. Tuttavia, come si potrebbe sospettare, gli Stati Uniti furono coinvolti indirettamente in questa controversia tramite le azioni di Exxon-Mobil che inviò una piattaforma di perforazione su invito del governo della Guyana, per esplorare petrolio e gas nelle acque contese al largo delle coste di Guyana-Venezuelana nel maggio 2015. Ora la situazione per impedire la legittima rivendicazione del Venezuela della regione di Essequibo è destinata a un’altra svolta in tale lunga saga, poiché i potenti avvocati di New York iniziavano a proporre che la Guyana, che aspettava questo, faccia parte integrante degli Stati Uniti d’America.

Non appaltatori militari ma appaltatori legali
Il sito Guyana-USA è “dedicato all’annessione legale della Guyana negli Stati Uniti e presta particolare attenzione ai vantaggi che affluirebbero a Stati Uniti e Guyana se diventasse territorio o possesso degli Stati Uniti”. Il sito è sponsorizzato dagli uffici legali per l’immigrazione e la nazionalità di Robert Sidi, Esq., avvocato di New York che fomenta la fine della sovranità della Guyana e l’espansione degli interessi associati nell’emisfero. Esiste persino il Comitato per una Guyana statunitense. La Guyana è ricca di minerali, energia, biodiversità e dal punto di vista geopolitico darebbe agli Stati Uniti una testa di ponte nel nord-est del Sud America adiacente a Cuba e al Venezuela. Viene in mente il concetto della base militare come Palmerola Air Base in Honduras. La giustificazione democratica a tale proposta è la seguente: “Più di 350000 guyanesi sono già immigrati negli Stati Uniti. Veramente una massiccia immigrazione. Oltre 100000 guyanesi sono cittadini degli Stati Uniti. Gli altri 250000 possono diventarlo se soddisfano i requisiti legali di naturalizzazione. La stragrande parte di costoro sostiene l’annessione legale della Guyana negli Stati Uniti sotto forma di Commonwealth o territorio degli Stati Uniti, come persona giuridica di nuova creazione conosciuta come Guyana, USA”. Sebbene tale sito sponsorizzato da Robert Sidi affermi di non avere affiliazioni politiche, non serve poiché gli Stati Uniti sono davvero gestiti da aziende, non partiti politici che formano i governi. Ecco perché dopo la sua avventura nel 2015 nelle acque contese della Guyana-Venezuela, Exxon-Mobil è ora ben consolidata a Georgetown con uffici e produzione petrolifera dalla fine del 2019. Non è una domanda stupida chiedere se i soldi della Exxon-Mobil siano dietro tale iniziativa per l’espansione degli Stati Uniti?

I Caraibi prossima tappa?
La Guyana potrebbe essere la prima piccola nazione a cadere sotto l’egemonia degli Stati Uniti, ma esaminando ulteriormente il sito Guyana-USA, ci sono altre sorprese che evidenziano le ambizioni del piano sponsorizzato da Robert Sisi. Non solo fu progettata la nuova bandiera per la Guyana-USA, ma sono progettate e pubblicate altre 27 nuove bandiere nazionali per le piccole nazioni e dipendenze caraibiche, indicando che la Guyana è solo il trampolino di lancio verso il completo dominio degli Stati Uniti del bacino caraibico. Traete le vostre conclusioni, ma certamente sembra che le forze aziendali facciano gli straordinari per espandere gli interessi degli Stati Uniti e recintare completamente il Bacino dei Caraibi come parte geografica legale del leggendario “Back Yard” statunitense.

*Arturo Rosales scrive da Caracas per Axis of Logic.

Traduzione di Alessandro Lattanzio