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La lotta geopolitica è stata globalizzata: unipolarismo-multipolarismo

Jorge Rachid, Internationalist 360°, 21 febbraio 2021“Non dobbiamo solo cambiare il collare: dobbiamo smetterla di essere cani”. – Arturo Jauretche
Dalla caduta del muro di Berlino e dall’egemonismo degli USA, autoproclamatisi vincitori della Guerra Fredda, il mondo ha vissuto una situazione di tensione e conflitto in cui sono emersi nuovi attori che mettevano in discussione quella posizione. Dagli anni del duo neoliberista globale Reagan-Thatcher, gli scenari di conflitto, guerre commerciali, culturali, economiche e finanziarie si sono svolti in ambienti del terzo mondo, lontani dalla metropoli. Baghdad era lontana da Washington; Kiev, periferica all’Unione Europea; Filippine, tra Cina e 7a flotta statunitense. Damasco intrappolata tra Turchia e operazioni di CIA, Mossad e M16 britannico che armavano lo SIIL, insieme a Libia e Yemen, devastate per il petrolio e il controllo dello Stretto di Hormuz, e l’aggressione permanente all’Iran. L’America Latina navigava nel mondo multipolare, dal cambiamento geopolitico della regione, da Unasur e Celac che, attraverso i BRICS, aprirono le porte commerciali all’Est, fatto intollerabile per gli USA assetanti nel preservare il proprio “cortile di casa”, senza l’ingresso di nuovi attori, soprattutto Russia e Cina. Poi inizi la controffensiva col boicottaggio, golpe, licenziamento e blocco dei Paesi della nostra regione che osarono oltrepassare quei presunti limiti imposti dal colonialismo dell’Impero.
Il colonialismo è quello che è, e nel caso del nostro Paese lo è ancora di più quando vediamo come lo scenario bellico passa all’Atlantico meridionale, dalla posizione coloniale delle Malvinas, base NATO, con dispiegamento sul territorio antartico. Con la conseguente depredazione marittima, i passaggi inter-oceanici e il futuro sfruttamento dell’unico continente non attaccato nelle viscere, l’Antartide, che possiede ricchezze come combustibili fossili, litio, oro e altri minerali necessari per nuove e vecchie tecnologie . Oltre al prezioso oro del 21° secolo: l’acqua fresca della calotta polare. La pandemia, come evento di crisi sanitaria globale, ha modificato gli scenari precedenti e sottoposto ad attacchi il mondo intero; non c’erano più impostazioni nel terzo mondo per combattere il virus. Tutto fu travolto. Ma come sempre, sono i popoli, i più poveri, a subire le peggiori conseguenze. Anche chi fino a poco prima non sapeva nulla del Medio Oriente, o dov’era, come il popolo nordamericano che ora comincia a vedere morire i connazionali, all’estero, vittime di guerre incomprensibili. Le morti furono in gran parte causate dalla pandemia senza aver ricevuto assistenza medica negli USA, nonostante avessero, a causa dell’investimento economico impressionante, un dispiegamento militare nel mondo di 1100 basi militari, paralizzate nelle operazioni a causa del virus.
Ci sono stati oltre 2 milioni di morti nel mondo nel 2020 a causa della pandemia. Racconti macabri furono pubblicati quotidianamente sulle prime pagine di tutti i media. Queste vittime non raggiungono ancora i 2,5 milioni di morti degli ultimi 15 anni di guerre e distruzioni di città e monumenti storici. Molti create da aggressioni coloniali ai Paesi del terzo mondo, sempre in nome delle “libertà e democrazia”. Aggiungiamo 4,5 milioni di sfollati, indicati solo come poveri in fuga dalla miseria sul Mediterraneo, a causa dell’atteggiamento complice dei media egemonici che non spiegano mai le vere cause. Tale crisi di civiltà, messa a nudo dalla pandemia, cambia gli assi geopolitici mondiali riallineando le forze, dalle quali il mondo orientale emerge saldamente fuori dall’egemonia occidentale. E lo fa sia dal punto di vista economico e tecnologico, sia da quello militare. Si è concluso la visione occidentale della vita, del mondo e delle cose. La visione hegeliana della storia è crollata. La memoria vivente di 7000 anni di esperienza, sepolta dall’arroganza culturale del mondo occidentale nel stabilire una storia documentata di 2400 anni di imposizioni religiose e monarchiche, seguite da capitalismo e neoliberismo, viene ricostruita.
Potremmo chiederci se il mondo sarà migliore o peggiore dopo questa pandemia combinata con riscaldamento globale ed anticipazione di ulteriori pandemie, se noi esseri umani non possiamo recuperare l’Umanità come esperienza planetaria al servizio antropomorfico biocentrico e innamorarci di nuovo della cure della natura. La catastrofe ecologica si avvicina a passi da gigante e si presenta con segnali: in medicina la chiameremmo sintomi della rabbia di Madre Terra.
La Matria, sviluppata in pace dal pensiero meticcio, bruno, creolo profondo della nostra Patria Grande, ha sempre contribuito al rispetto della natura nonostante le aggressioni coloniali del Nord egemonico che invase 33 volte i Paesi della regione contro popoli e governi bloccati e sottomessi nei secoli XIX, XX e XXI, secondo la concezione imperiale anglosassone. L’immagine di un futuro modello di solidarietà sociale attiva tra i popoli dell’America Latina è oggi dimostrata da un Venezuela bloccato, che manda ossigeno a Manaus nel Brasile devastato; la produzione di vaccini in Argentina per 150 milioni di latinoamericani insieme al Messico; Gas boliviano nel nostro Paese; il recupero del Mercosur e presto di Unasur. È necessario aprirsi al mondo dalla nostra identità, senza capitolare, in nome di schemi macroeconomici e molto meno do colonizzazioni culturali, che tentano di cancellare la memoria dei popoli, come fa il neoliberismo dominante. Da ogni crisi nasce un’opportunità, e la pandemia ha permesso che ciò accadesse, rivelando la vera natura di un sistema invivibile, brutale e disumano naturalizzato e che erode le fondamenta dell’umanità così come l’abbiamo conosciuta. Se continuiamo a comportarci allo stesso modo, otterremo gli stessi risultati: Madre Terra ci avverte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio