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Il ripristino della NATO di Biden indica il fallimento globale degli Stati Uniti

SCF, 19 febbraio 2021

Più gli Stati Uniti spingono la NATO come strumento, più è evidente che il potere nordamericano si scarica. Un mese dopo la sua nomina, questa settimana l’amministrazione del presidente Joe Biden formalmente s’impegnava sulla scena internazionale per definire le principali politiche estere. Il suo segretario alla Difesa Lloyd Austin si rivolse a un vertice NATO via video in cui trasmise il messaggio di Biden che gli Stati Uniti s’impegneranno nuovamente cogli alleati europei. I quattro anni di politica abrasiva America First di Donald Trump furono abbandonati al posto di un approccio più agevole e consensuale con Biden, che parlò alle videoconferenze del Gruppo dei Sette, nonché alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del fine settimana. Uno sviluppo importante era l’annuncio dell’amministrazione Biden di essere pronta a rientrare nell’accordo nucleare internazionale coll’Iran, ripudiando il rifiuto di Trump dell’accordo. Resta da vedere, tuttavia, cosa vorrà l’amministrazione Biden in cambio dell’onorare la firma del trattato negoziato nel 2015. Altre inversioni di politica includono truppe statunitensi rimanere in Germania in contrasto col piano di Trump di ridurle. Sembra un altro esercizio per riparare i rapporti cogli europei. In precedenza, Biden aveva anche annunciato che avrebbe negoziato con la Russia l’estensione del nuovo trattato START che limita le armi nucleari. Quest’ultima mossa era accolta con cautela. Ma, ancora una volta, resta da vedere. Non c’è dubbio sul cambiamento di stile. L’amministrazione Biden promette di essere collegiale sul processo decisionale strategico cogli alleati europei. La retorica prepotente di Trump per indurre i membri europei a spendere di più per la NATO fu abbandonata da Biden. L’establishment di Washington era fortemente preoccupato che le tirate di Trump alienassero gli alleati europei minando la NATO, che a sua volta diminuiva l’autorità degli USA e ne frustrava gli interessi.
Storicamente, gli Stati Uniti si affidano alla NATO per proiettare il proprio potere e influenza sull’Europa. Questo era il suo obiettivo fondamentale quando fu istituita nel 1949 all’inizio della Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica. Negli ultimi decenni, la NATO assume la continua espansione per la proiezione del potere imperiale nordamericano, comprendendo non solo l’Europa occidentale ma tutta l’Europa fino ai confini della Russia. La NATO è uno strumento delle ambizioni egemoniche nordamericane su Balcani, Caucaso, Nord Africa e Medio Oriente, Africa ed Asia-Pacifico. Per un’organizzazione che nominalmente è nata per mantenere la sicurezza nel Nord Atlantico, sembra davvero strano sentire i propri portavoce parlare della necessità di affrontare la Cina. Tale missione globale stranamente ampliata riflette il fatto reale, ma non detto, che la NATO si occupa esclusivamente di servire le ambizioni globali nordamericane. L’ex-presidente Trump era troppo ignorante o ossessionato dai costi finanziari, “siamo stati derubati” si lamentava ripetutamente sulla NATO, per capire il quadro strategico di ciò che l’alleanza è veramente destinata a servire. Col nuovo tizio alla Casa Bianca, vecchio funzionario dell’establishment, c’è apparentemente un approccio consensuale cogli alleati. Tuttavia, alla base del lessico liberale c’è lo stesso vecchio mantra dell’ostilità verso Russia e Cina. Lloyd Austin, capo del Pentagono, disse agli alleati europei che ci sarebbe stata “maggiore condivisione degli oneri” per affrontare le “minacce” presumibilmente rappresentate da Russia e Cina. Biden continuò lo stesso tema del confronto con Russia e Cina nelle sue conferenze G7 e di Monaco del fine settimana.
Le ambizioni egemoniche nordamericane richieste per soddisfare il suo capitalismo aziendale dipendono da una geopolitica a somma zero. Il globo deve essere diviso in sfere di influenza come nei primi decenni della Guerra Fredda. Deve esserci antagonismo per contrastare una cooperazione genuina, anatema per il capitalismo nordamericano. In effetti, si può dire che la guerra fredda non è mai finita quando l’Unione Sovietica si dissolse più di tre decenni fa. L’ideologia imperialista nordamericana continuò sotto le nuove forme di “lotta al terrorismo”, “promozione della democrazia e costruzione della nazione”, o ultimamente “competizione di grandi potenze” con Russia e Cina. La conclusione è che la NATO è più importante che mai per le ambizioni del potere globale di Washington, data la fine del capitalismo nordamericano e l’ascesa della Cina e dell’Eurasia. La NATO da copertura politica cruciale per ciò che altrimenti sarà visto come il nudo imperialismo nordamericano. La contraddizione, tuttavia, è che il mondo passa sempre più verso il regno multipolare in cui le nazioni sono più interdipendenti e integrate nelle relazioni economiche. Russia e Cina sono i principali partner commerciali e di investimento coll’Europa, non avversari e ancor meno nemici. Quest’ultima rappresentazione è assurda. Gli unici che affermano che Russia e Cina sono una “minaccia” sono i nordamericani, indipendentemente da chi siede alla Casa Bianca, repubblicano o democratico. (Beh, non gli unici. Ci sono figure minori in Europa, come i politici baltici reazionari che dichiarano russofobia e sinofobia in doverosa deferenza verso i loro padroni nordamericani).
Quindi si può concludere che non ci sarà un fondamentale reset post-Trump della NATO con Biden. L’organizzazione rimane quella che è sempre stata, una macchina da guerra per promuovere gli obiettivi egemonici dell’imperialismo nordamericano. L’unica differenza è che l’amministrazione Biden è più esperta nel proiettare immagine e retorica appetibili su “consenso”, “diversità” e “condivisione degli oneri”. Tale NATO rinnovata, ma in sostanza ideologicamente rigida, soffre di gravi dissonanze nelle relazioni pratiche col mondo reale dell’evoluzione multipolare. Biden proverà a far aderire i membri della NATO alle ambizioni globali degli USA, ma quegli stessi membri inevitabilmente si allineano col resto del mondo per i propri interessi politici ed economici. Più la NATO cerca di diventare militarista servendo nordamericani e tirapiedi europei come il segretario generale Jens Stoltenberg, più è probabile che l’alleanza si dissolva. La sua funzione imperialista non è più adatta allo scopo, né praticabile nel mondo di oggi. Più gli Stati Uniti spingono la NATO come strumento, più è evidente che la forza del potere nordamericano si scarica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio