Crea sito

Guerra Elettronica in Siria: dove sono finiti 36 “Tomahawk” statunitensi?

Vladimir Gundarov, Stalker Zone, 20 febbraio 2021

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2018, i terroristi dello SIIL usarono per la prima volta droni per attaccare la base aerea russa di Humaymim in Siria. 13 droni parteciparono all’attacco. Pochi lo sanno, ma sei furono distrutti con la guerra elettronica (EW), i restanti sette dal sistema Pantsir-S. Da quella notte, i terroristi non si arresero per un mese cercando di sfondare le nostre difese aeree in Siria. Nel pieno dei combattimenti col SIIL, il Ministero della Difesa russo regolarmente riferì del successo nella lotta ai droni dei terroristi. In un solo mese, nell’estate 2018, 45 droni usati negli attacchi alla base aerea russa di Humaymim furono distrutti dai sistemi di difesa aerea o neutralizzati dalla guerra elettronica. Successivamente, gli attacchi e, di conseguenza, i droni neutralizzati, diminuirono bruscamente. A quanto pare, i terroristi erano esausti e smisero di lanciarli, essendosi assicurati della difesa impenetrabile della nostra base aerea. Sebbene i droni fossero poco costosi. Furono realizzati, si può dire, col minimo: un aliante di compensato multistrato, pellicola e schiuma speciale. Gli ordigni esplosivi improvvisati che pesavano 10 chilogrammi erano in alluminio, gli shrapnel di dadi e pezzi di tondini. Motori pronti, navigazione, controllo e sistemi di rilascio degli ordigni erano attaccati come dei LEGO. Tali velivoli autocostruiti volavano per oltre 100 chilometri ad una quota di 3,5 chilometri. Quando si avvicinano alla base, manovravano. Uno di tali droni non rappresenta una minaccia particolare. Ma se sono dozzine…

Come distruggere uno sciame di droni
La stazione radar del complesso Tor-2M rilevò un piccolo bersaglio e seguì e trasmise le coordinate ai missili 9M338. Il dispositivo informatico di bordo del missile calcolava la portata, la velocità del bersaglio, determinava il punto di avvicinamento e al momento giusto fece esplodere la testata. Non c’era alcuna difficoltà. Il problema è che questo è costoso: centinaia e forse mille volte più di un drone fatto in casa. Forse è per questo che il Ministero della Difesa russo non riferì la quantità di munizioni utilizzate dalle unità di difesa aerea russe per fermare 118 droni. Cosa fare dopo in questa situazione? Dopo tutto, l’uso di “Tor” e “Pantsir” per i droni è solo in casi estremi, perché costoso. L’ex-direttore generale e progettista generale dell’Istituto di ricerca di Mosca “Agat” Josif Hakobjan condivise con me il suo sogno: è pronto, nonostante l’età, a guidare lo sviluppo di un sistema di difesa aerea a corto raggio in grado di sparare missili economici come un Kalashnikov. Questi sono razzi in miniatura, ma ce ne saranno molti: 100, 200 o anche più su una piattaforma. Non è noto se qualcosa di simile venga prodotto o meno nella nostra Industria della Difesa. Ma mentre sogniamo, lo fanno all’estero. La Lockheed Martin Corporation offriva ai militari un complesso MHTK (Miniature Hit-to-Kill) composto da 400 missili intercettori di piccole dimensioni. Sono progettati per affrontare razzi e proiettili di artiglieria e di mortaio, droni ed elicotteri di piccole dimensioni. Nel 2018, l’esercito statunitense firmò un contratto da 2,6 milioni di dollari con Lockheed Martin per iniziare ufficialmente i lavori sul mini-intercettore nell’ambito del programma EMAM (Extended Mission Area Missile), per 519,7 milioni di dollari stanziati per il programma per l’anno fiscale 2018-2023. Ma l’industria della difesa russa ha ancora qualcosa che può essere utilizzato per rispondervi.

“Spoofing” dei “Tomahawk”
Uno dei mezzi più efficaci di protezione contro droni, munizioni plananti e missili da crociera sono i sistemi di guerra elettronica. L’esperienza del loro utilizzo in Siria è preziosa perché operano in un ambiente di vero scontro armato, compresa la guerra elettronica, e non nelle condizioni da serra del poligono o dell’addestramento. A tal proposito, approfondiremo cause e conseguenze dell’evento verificatosi nelle prime ore del mattino del 7 aprile 2017. Dopo aver avvertito l’esercito russo attraverso “canali esistenti”, i cacciatorpediniere statunitensi “Ross” e “Porter”, situati vicino Creta, lanciarono 59 missili da crociera Tomahawk contro la base aerea “al-Shayrat”. Abbatterli, ovviamente, non fu molto corretto, quindi i nostri sistemi antimissile agirono in silenzio. Tuttavia, lo stesso giorno, su iniziativa della Bolivia, si tenne una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU per discutere dell’attacco nordamericano. I rappresentanti di Russia e Stati Uniti si scambiarono accuse e avvertimenti sulle conseguenze negative delle loro politiche. Di conseguenza, la Russia sospese il memorandum sulla prevenzione degli incidenti e la garanzia della sicurezza dei voli aerei durante l’operazione militare in Siria tra le forze armate della Russia e degli Stati Uniti, in vigore da ottobre 2015. Sia l’incontro in Consiglio di Sicurezza con reciproche accuse che la sospensione del memorandum non furono casuali, se si tiene conto che “al-Shayrat” fu utilizzata dall’aviazione russa come aeroporto operativo. Questo fatto mise in luce anche la frase del Vicerappresentante Permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per gli Affari Politici, che affermò che le azioni degli Stati Uniti supportavano i terroristi. Alla fine del 2015, diverse pubblicazioni riportarono che il gruppo aereo russo in Siria utilizzava la base “al-Shayrat” a Homs fornendo supporto all’offensiva delle truppe governative. Il 6 novembre, durante un briefing con Vladimir Putin sulla situazione in Siria, il Capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov mostrò al Comandante Supremo la mappa delle operazioni di combattimento, che indicava quattro elicotteri d’attacco Mi-24P e uno da trasporto militare Mi-8 di stanza nell’area dell’aerodromo “al-Shayrat”. Ora è chiaro perché era importante fare qualcosa in modo che, dopotutto, non tutti i tomahawk finissero su questo aeroporto. Ma non potevamo abbatterli con missili della difesa aerea, perché in tal caso entravamo in un confronto aperto cogli Stati Uniti. Secondo i mezzi di controllo russi, solo 23 missili su 59 lanciati raggiunsero la base aerea siriana. Il luogo in cui si trovano i restanti 36 missili da crociera è sconosciuto. Alcuni esperti collegarono la perdita dei 36 Tomahawk al sistema di guerra elettronica “Krasukha-4” situato presso la base aerea russa di Humaymim. Se questo è vero o no, non lo diremo. Ma l’ingegnere capo dell’impianto elettromeccanico di Brjansk, dove viene realizzato questo complesso, disse che il “Krasukha-4” è un modulo d’interferenza multifunzionale. Il prodotto di nuova generazione è volto a proteggere gli obiettivi dagli attacchi aerei. Come avviene questo?
“Krasukha” acceca i sistemi di bordo del nemico in un raggio di 200 chilometri. L’aeroporto “al-Shayrat” è a 135 chilometri dalla nostra base aerea, e ancora più vicino al centro logistico di Tartus, a soli cento chilometri. Il Ministero della Difesa russo non specifica quali sistemi EW sono schierati in Siria. Ma un rapporto del Center for Advanced Defense Studies (C4ADS) nordamericano riferì di due sistemi russi potenzialmente in grado di svolgere missioni anti-drone distorcendo il segnale di navigazione globale. La parola “spoofing” ora non lascia il linguaggio degli esperti occidentali. Significa situazione in cui un programma si maschera con successo da un altro falsificandone i dati. Il rapporto C4ADS fu pubblicato nel 2019. In esso, in particolare, vengono nominati quattro complessi EW. Si tratta del famoso “Krasukha-4” della base aerea di Humaymim, della stazione di disturbo R-330ZH “Zhitel” dell’aeroporto di Aleppo, nonché dei sistemi di guerra elettronica “Samarkand” e “Shipovnik-AERO”. Le caratteristiche tecniche di questi ultimi due sono sconosciute, così come la loro ubicazione in Siria, se anche vì sono presenti. Secondo il rappresentante della United Instrument Corporation, dove producono “Shipovnik-AERO”, questo complesso hackera il computer di bordo del drone quando incontra un sistema familiare e, se gli è sconosciuto, lo prende sotto controllo in pochi minuti. Molti droni moderni sono programmati per tornare al punto di lancio in caso di perdita del segnale di controllo. “Shipovnik-AERO” genera un falso campo di navigazione con la sostituzione delle coordinate dinamiche e quindi impedisce l’esecuzione del programma di ritorno. Guidato da false coordinate, il drone si reca nel punto specificato dall’equipaggiamento di guerra elettronica. Dell’R-330ZH “Zhitel”, l’intelligence radio nordamericana, a quanto pare, non ha capito se questa stazione funziona col complesso d’interferenza automatizzato R-330M1P “Djabazol” o funziona in modo indipendente. Non contesteremo neanche questo.

Il centro nevralgico della campagna siriana
La Siria è diventata una sorta di terreno di prova per una serie di attrezzature militari russe, comprese le nuove da guerra elettronica, osserva il rapporto C4ADS. A sostegno delle loro scoperte, l’Università del Texas di Austin e il C4ADS citano i risultati di tre studi condotti nell’arco di diversi mesi nella primavera 2018, utilizzando un ricevitore GPS a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La loro ricerca mostrava prove di spoofing del segnale GPS. I dipendenti dell’Università del Texas identificarono la fonte dei segnali, che si trovava presso la base aerea di Humaymim, “il centro nevralgico della campagna militare russa in Siria”. I segnali imitarono i satelliti GPS, ma non davano informazioni di navigazione affidabili. In effetti, i ricevitori di questi segnali “falsi” confermavano che la comunicazione coi satelliti fu stabilita, ma non era possibile calcolarne posizione e tempo, il che rese i prodotti inutilizzabili. Esperti dell’Università del Texas scoprirono che i segnali spoofing sono oltre 500 volte più potenti dei segnali GPS originali per gli aerei che volano all’orizzonte diretto del trasmettitore. Le informazioni sull’interferenza GPS pubblicate sul sito del Centro di navigazione della guardia costiera degli Stati Uniti da navi nel Mediterraneo orientale riflettevano l’immagine di attività dove non c’era. Ciò influì anche sul funzionamento dei ricevitori GPS convenzionali. Nei rapporti di diversi registratori GPS di navi situati in stretta vicinanza tra esse, fu riferito che non potevano fornire informazioni affidabili sulla loro posizione. Gli autori del rapporto richiamavano l’attenzione sul fatto che non si trattava solo di interferenza, ma di sostituzione del segnale, un problema scientifico e tecnico complesso.
Nell’aprile 2018, il tenente-generale Raymond Anthony Thomas III (noto anche come Tony Thomas), allora capo della direzione generale delle forze speciali del dipartimento della difesa degli Stati Uniti, parlando al simposio della Geospatial Intelligence Foundation (GeoINT) degli Stati Uniti sulla guerra elettronica in Siria, dichiarò: “In Siria, siamo nell’ambiente da guerra elettronica più aggressivo del pianeta dai nostri avversari”. Un video di tale discorso fu pubblicato su Internet. “Ci mettono alla prova ogni giorno, eliminando i nostri messaggi, disabilitando il nostro AC-130 (aereo di supporto diretto per le unità di terra sul campo di battaglia) e così via”, si lamentava il generale. Tuttavia, non specificava chi esattamente disturbava elettronicamente, ma tutti capirono di chi si parlava. La pubblicazione The Drive suggeriva che Thomas molto probabilmente si riferisse alle forze armate russe. In precedenza, NBC, citando fonti dell’amministrazione statunitense, riferì che l’esercito russo interferiva col controllo dei droni nordamericani che volavano sulla Siria. Tali azioni influenzavano seriamente le operazioni di Washington in questo Paese, affermava l’articolo.
Ebbene, i russi sono diligenti e imparano dai nordamericani. Nell’ottobre 2015, il Capo di Stato Maggiore della 15.ma Armata delle Forze Aerospaziali russe, Maggior-Generale Anatolij Nestechuk. dichiarò: “Come ha dimostrato l’analisi dei recenti conflitti armati, il nemico usa attivamente la possibilità di introdurre modifiche deliberate alle caratteristiche dei suoi sistemi di navigazione. E non possiamo tenere conto delle informazioni ottenute dai ricevitori GPS”. Come si dice, cortesia richiede.
E un’ultima cosa. La perdita di 36 “Tomahawk” nordamericani rimase un mistero. Bene, se ne sono andati, e Dio li aiuti, probabilmente sono persi nel deserto, nonostante il fatto che i nordamericani li rappresentino come armi ad alta precisione. O forse sono solo diventati vecchi, perché rimasti nei magazzini per 20 anni. Ma questo, come si suol dire, non è un nostro problema.

Vladimir Gundarov, capitano di vascello, Nnuero 6 (869) del 16 febbraio 2021 del Corriere Militare-Industriale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio