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L’accusa di “genocidio” alla Cina si basa su accuse infondate di estremisti di destra

Gareth Porter e Max Blumenthal, The Gray Zone 18 febbraio 2021

Le amministrazioni Trump e Biden si sono affidate al lavoro di un fondamentalista religioso, Adrian Zenz, per l’accusa di “genocidio” contro la Cina. Un’attenta revisione della ricerca di Zenz rivela chiaro abuso di dati e vere e proprie falsità. Sia il presidente Joe Biden che il suo segretario di Stato Anthony Blinken appoggiano l’accusa dell’ultimo minuto di “genocidio” dell’ex-segretario di Stato Mike Pompeo della popolazione uigura musulmana nella provincia cinese dello Xinjiang. Ma un’indagine sul lavoro del ricercatore su cui Pompeo si affidava per l’accusa rivela abuso di dati e affermazioni fraudolente che minano tale accusa incendiaria. L’accusa di genocidio contro la Cina da parte del governo degli Stati Uniti deriva da un’unica fonte: un documento del giugno 2020 di Adrian Zenz, ricercatore tedesco di destra affiliato a Victims of Communism Memorial Foundation e Jamestown Foundation neoconservatrice di Washington, DC. Articoli di Associated Press, CNN e BBC si basano sull’articolo di Zenz per affermare che il crollo dei tassi di natalità uiguri e l’applicazione di misure di controllo delle nascite nelle contee uigure della regione dello Xinjiang erano la prova di una politica di “genocidio demografico”. Pochi giorni dopo la pubblicazione del documento di Zenz, Pompeo denunciava la presunta politica cinese di “sterilizzazione forzata, aborto forzato e pianificazione familiare coercitiva”, accreditando personalmente “le rivelazioni scioccanti di Adrian Zenz”. Biden appoggiava l’accusa di genocidio quando apparve per la prima volta sui media. Il portavoce della sua campagna dichiarò a Politico: “L’indicibile oppressione che gli uiguri e altre minoranze etniche hanno subito per mano del governo autoritario cinese è un genocidio e Joe Biden si oppone con la massima fermezza”. Blinken , da parte sua, dichiarava alla sua prima conferenza stampa da segretario di Stato di essere d’accordo sul genocidio contro gli uiguri. Mentre i mandanti di Zenz lo descrivono come “uno dei principali studiosi mondiali sulle politiche del governo della Repubblica popolare cinese nei confronti delle regioni occidentali del Paese del Tibet e dello Xinjiang”, è, in effetti, un fondamentalista cristiano di estrema destra che dice di essere “guidato da dio” contro il governo cinese , deplora l’omosessualità e l’uguaglianza di genere e insegna solo in istituzioni teologiche evangeliche.
Lyle Goldstein, specialista di Cina e professore del Dipartimento di ricerca strategica e operativa del Naval War College, dichiarava a The Grayzone che l’etichettatura di Zenz dell’approccio cinese agli uiguri come “genocidio demografico” è “ridicola al punto da essere offensiva per chi ha perso parenti nell’Olocausto”. Goldstein dusse che l’approccio cinese allo Xinjiang “è un atteggiamento più repressivo di quanto vorremmo, ma di certo non è un genocidio”. Inoltre, un’attenta revisione della ricerca di Zenz mostra che la sua affermazione di genocidio è contraddetta da un flagrante abuso di dati, affermazioni fraudolente, scelta di materiali e false dichiarazioni propagandistiche.

Genocidio o parità di trattamento nella politica di pianificazione familiare?
Nel documento del 2020 di Adrian Zenz per la Jamestown Foundation, si vantava che le sue scoperte “forniscono la prova più evidente che le politiche di Pechino nello Xinjiang soddisfano uno dei criteri di genocidio citati nella Convenzione delle Nazioni Unite sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio”. Zenz si riferiva all’articolo 2 (d) della Convenzione: “Imporre misure intese a prevenire le nascite all’interno del gruppo”. Ma l’Articolo II qualifica gli atti rilevanti se “commessi coll’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale”. Ma “prevenire le nascite” di per sé non può essere la prova di un presunto genocidio senza la prova dell’intenzione di distruggere il gruppo in questione. Altrimenti, qualsiasi programma di controllo delle nascite di un gruppo etnico sarebbe la prova di una politica di genocidio. Zenz affermava che le misure di controllo della popolazione applicate agli uiguri potrebbero essere etichettate “genocidi” perché i tassi di crescita della popolazione sono diminuiti dell’84% nelle due maggiori prefetture uigure tra 2015 e 2018 e sono ulteriormente diminuiti in diverse regioni nel 2019. Ma statistiche più complete di quelle che Zenz citava nella sua relazione, e dati che convenientemente omise, contraddicevano la sua conclusione. Zenz forniva statistiche che rivelano che tra il 2005 e il 2015 la crescita della popolazione uigura nello Xinjiang fu 2,6 volte superiore a quella dei cinesi han nella regione. Sia i dati ufficiali cinesi che Zenz concordano sul fatto che la popolazione uigura nello Xinjiang è aumentata in modo significativo tra il 2010 e il 2018. I dati di Zenz mostravano un aumento della popolazione uigura da 10,1 milioni a 11,8 milioni dal 2010 al 2018, mentre i dati del governo cinese dimostrano un aumento maggiore da 10,1 a 12,7 milioni. Ciò significa che la popolazione uigura nello Xinjiang è cresciuta di un incredibile 25,04%. Zenz mostra che la popolazione cinese han è aumentata da 8,5 a 9,8 milioni in otto anni, mentre i dati del governo cinese mostrano un aumento minore della popolazione han da 8,8 milioni a 9 milioni. Sia il rapido aumento dei tassi di crescita della popolazione uigura sia l’aumento del margine della maggioranza uigura rispetto la popolazione han dello Xinjiang negli ultimi anni sono il risultato della politica del figlio unico imposta alle coppie cinesi han dal governo nel 1979. Secondo lo specialista cinese Martin King Whyte, la politica del figlio unico fu accompagnata da un modello di abusi a lungo termine nell’attuazione, tra cui “monitoraggio mestruale intrusivo, sterilizzazioni forzate e aborti, ammende monetarie sbalorditive per nascite fuori quota “in mobili e alloggi di chi si opponeva alla registrazione per i bambini nati al di fuori del piano”. Le famiglie uigure, tuttavia, furono esentate dalla politica del figlio unico. Le coppie uigure urbane potevano avere due figli e le coppie uigure rurali tre. In pratica, inoltre, gli uiguri rurali avevano famiglie numerose, con nove o dieci figli in alcuni casi, come riconosceva anche Zenz.
Nel 2015, il governo cinese annunciò l’allentamento del limite decennale di un figlio per le coppie han urbane, consentendo alle coppie urbane di avere due figli e alle famiglie rurali di averne tre. Nello Xinjiang, dove i tassi di natalità superavano abitualmente i limiti stabiliti in precedenza, i funzionari locali sollecitarono l’applicazione equa della politica di pianificazione familiare tra le coppie han e uigure. Nel luglio 2017, il governo regionale dello Xinjiang pose fine all’esenzione dai limiti per i bambini agli uiguri. Ci si aspettava quindi che le coppie uigure seguissero le stesse limitazioni imposte di recente alle coppie han: due bambini nelle aree urbane e tre nelle regioni rurali. Come il governo cinese ha apertamente riconosciuto, una diminuzione del 5% del tasso di natalità nello Xinjiang tra il 2017 e il 2018 fu il risultato dell’applicazione paritaria delle politiche di pianificazione familiare oltre le linee etniche. Pur eludendo questo punto, Zenz evitò che il tasso di natalità complessivo della Cina diminuito precipitosamente negli ultimi anni per l’invecchiamento della popolazione e i contraccettivi ampiamente disponibili attraverso programmi come distribuzione gratuita annuale dal governo di un miliardo di preservativi. Ad esempio, a Guangzhou, lontana dallo Xinjiang, il tasso di neonati è precipitato al punto più basso in un decennio.

Scegliere e distorcere il materiale originale, inquadrando l’assistenza sanitaria gratuita come genocidio
Sempre nel 2017, la Commissione nazionale cinese per la salute e la pianificazione familiare annunciò un investimento sanitario da 5,2 miliardi di dollari nello Xinjiang, dichiarando l’intenzione di rafforzare la fragile infrastruttura sanitaria nelle aree rurali povere della regione. Secondo le statistiche del governo cinese, i tassi di mortalità materna e infantile nello Xinjiang furono dimezzati nel 2018, mentre l’aspettativa di vita media aumentò a seguito dei maggiori investimenti nella sanità pubblica. Uno studio del 2019 di Lancet descrisse il miglioramento della salute materna in Cina e la riduzione della mortalità infantile come “straordinaria storia di successo”. Un altro studio di quell’anno dell’Accademia cinese delle scienze mediche arrivò a una conclusione simile. Il modo in cui questi indicatori positivi di salute potessero servire come prova del genocidio fu evitato da Zenz, che l’omise dal suo rapporto. Nel suo articolo, Zenz definì l’espansione dei servizi sanitari pubblici nello Xinjiang come prova del genocidio. Ad esempio, Zenz indicò la foto di uiguri delle regioni rurali dello Xinjiang che ricevono un consulto medico in una clinica sanitaria gratuita come parte dello “sforzo per imporre l’attuazione completa di crescenti sforzi intrusivi di controllo delle nascite”. Tuttavia, la fotografia raffigurava una coppia troppo vecchia per avere figli, datata maggio 2017, mesi prima che il governo cinese annunciasse la fine dell’esenzione del limite per i bambini per gli uiguri. Secondo la fonte originale della fotografia, un articolo su China News, raffigurava un reggimento del Corpo di produzione e costruzione dello Xinjiang che si schierava in una provincia rurale nel programma governativo di eradicazione della povertà. Lì, i medici “misuravano la pressione sanguigna, l’elettrocardiogramma, la glicemia, l’altezza e il peso degli abitanti dei villaggi giunti gratuitamente dal medico… Più di 200 poveri furono diagnosticati e curati e più di 100 farmaci comuni distribuiti sul posto”.
In un altro punto del suo articolo, Zenz citava un documento dell’agosto 2019 dell’ufficio governativo della contea di Wenquan nello Xinjiang come prova di “maggiore pressione per implementare metodi di controllo delle nascite intrusivi”. Fece riferimento a una menzione di 468 “interventi chirurgici per il controllo delle nascite”, che potrebbe essere tradotta alternativamente come “operazioni di pianificazione familiare”, ma non diede alcuna prova che le operazioni fossero coercitive. In modo rivelatore, Zenz omis la riga successiva, che esprimeva soddisfazione per un tasso di natalità dell’8,11%. Zenz continuava ad ignorare il documento che pubblicizzava la maggiore fornitura di servizi di salute mentale gratuiti, vaccinazioni antipolio e trattamenti per prevenire l’AIDS, nonché misure di riduzione della povertà e costruzione di nuovi ospedali e cliniche mediche per la popolazione dello Xinjiang. In che modo un massiccio investimento per migliorare la salute di comunità rurali già trascurate si inseriva nel quadro di una politica di genocidio? Ancora una volta, Zenz evitava la domanda.

Inventare statistiche, raccontare storie per accusare il nemico ufficiale
Tra le “scoperte principali” di Zenz c’era l’affermazione che “l’80% di tutti i posizionamenti IUD aggiunti netti in Cina… furono eseguiti nello Xinjiang, nonostante la regione costituisca solo l’1,8% della popolazione della nazione”. Secondo il China Health Statistics Yearbook 2019 pubblicato dalla National Health Commission, la fonte originale dell’affermazione di Zenz, il numero di nuove procedure di inserimento IUD nello Xinjiang nel 2018 fu solo l’8,7% del totale della Cina. Quindi la “scoperta principale” di Zenz appare gonfiata di 10 volte, errore sconcertante che sostanzialmente mina la sua argomentazione. Le sezioni pertinenti dell’annuario statistico su cui si affidava Zenz furono tradotte da un madrelingua cinese e visualizzate di seguito. Una traduzione completa del grafico può essere visualizzata qui e un archivio dell’intero annuario statistico è qui.
Quando Zenz tentò di difendersi dall’accusa di manipolare le statistiche sugli interventi chirurgici di controllo delle nascite nello Xinjiang, mise ulteriori dubbi sulla qualità della sua ricerca. Rispondendo a un accademico cinese, affermò di aver calcolato i 239457 nuovi inserimenti netti di IUD dello Xinjiang (dispositivi aggiunti meno quelli rimossi) all’80% del totale nazionale nel 2018. Tuttavia, la provincia di Henan registrò 206281 nuovi inserimenti netti di IUD, pari al 69%, nel 2018. L’Hebei, il 61%, pari al 210% degli inserimenti netti nazionali. Questi numeri hanno senso solo se calcolati insieme a province come Jiangsu e Yunnan che ebbero più rimozioni (-60% e -54%) rispetto al totale degli inserimenti netti nazionali. Facendo affidamento a misurazioni così bizzarre, Zenz sembrava aver tentato un cinico trucco statistico per dipingere lo Xinjiang come focolaio di chirurgia anticoncezionale. Coll’affermazione più involontariamente assurda dell’articolo pieno già di ciò, Zenz affermò che il governo cinese inseriva tra 800 e 1400 IUD pro capite ogni anno nello Xinjiang. Ciò significava che ogni donna della provincia avrebbe dovuto subire da 4 a 8 interventi chirurgici IUD ogni giorno. Con così tanto tempo trascorso ogni giorno sul tavolo operatorio, è una meraviglia che chiunque nello Xinjiang abbia tempo per lavorare o mangiare.
In un altro punto del suo articolo, il truffatore affermava che il 73,5% delle donne sposate in età fertile nella contea di Kuqa, nello Xinjiang, aveva indossato IUD nel 2017-2018. In una nota a piè di pagina, Zenz affermò: “Questi dati provengono da un deposito di oltre 25000 dossier governativi locali ottenuti dall’autore nel 2019″, L’articolo che diede in allegato, tuttavia,fu scritto da lui stesso per la Jamestown Foundation e non conteneva dati sulle operazioni IUD nella contea di Kuqa. Zenz tentò di gonfiare le sue statistiche traballanti con drammatiche testimonianze di esuli uiguri residenti negli Stati Uniti istruiti dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Le narrazioni di tali esiliati furono contestate con veemenza dai famigliari nello Xinjiang, così come da laureati di centri professionali e da medici locali che produssero documenti ufficiali degli ospedali che smentivano tali accuse.
Nel suo articolo, Zenz citava un articolo del settembre 2019 nella radio governativa degli Stati Uniti Radio Free Asia con la testimonianza di un esule che vive negli Stati Uniti, Tursunay Ziyawudun, che affermò di essere stata sterilizzata con la forza e torturata in un centro di internamento cinese. Tuttavia, nel febbraio 2020, Ziyawudun cambiò completamente la sua storia , dicendo a Buzzfeed: “Non fui picchiata o maltrattata. La parte più difficile fu mentale. È qualcosa che non riesco a spiegare: soffri mentalmente. Essere tenuti da qualche parte e costretti a restare lì senza motivo”. Ziyawudun cambiò di nuovo la sua storia dopo essere andata negli Stati Uniti e coltivata dal progetto Uyghur Human Rights Project finanziato dal governo statunitense. Lo scorso febbraio, disse a BBC e CNN di essere stata violentata da guardie in un campo di internamento. Il rapporto della BBC si basava nientemeno che su Zenz come esperto della presunta politica cinese di “stupro sistematico”. L’inquadramento propagandistico di Zenz, la scelta di materiali originali e manipolazione di statistiche si adattano al travisamento mostrato in un documento del dicembre 2019 dall’autore per una pubblicazione legata alla NATO che sosteneva l’esistenza di una politica per costringere i membri della minoranza uigura a diventare “schiavi del lavoro duro e faticoso”. Come riportato da Ajit Singh per The Grayzone, Zenz dipinse in un articolo il programma governativo che fornisce alle donne uigure assistenza per l’infanzia gratuita, come prova della separazione familiare forzata, “esempio scioccante di questa ‘liberazione’ delle donne dai loro figli”, lo chiamava. Zenz che opportunamente omise di citare dall’articolo una donna uigura che diceva che l’assistenza gratuita per l’infanzia “ha risolto [il suo] problema, ora ci sono persone che si prendono cura dei miei figli, posso tranquillamente andare a lavorare … é molto conveniente”. Poiché i documenti di Zenz sono pubblicati da un think tank neoconservatore che funge da sbocco dell’intelligence statunitense, non sono sottoposti a revisione da accademici accreditati. Ma non sembra nemmeno che siano stati sottoposti ad alcun controllo. Questo lasciava Zenz in balia di un controllo imbarazzante da parte di Internet costringendolo a modificare gli errori dopo esser stato interpellato da utenti twitter: “Sebbene sia difficile capire come Zenz sia riuscito a cavarsela con così tanta negligenza statistica, uno sguardo alla sua origine ne spiega le motivazioni ideologiche e fornisce il contesto della sua attenzione negativa sul controllo delle nascite. È un fondamentalista cristiano anti-aborto e antifemminista affascinato dalla teologia della Fine dei tempi, dicendo che Dio lo guida nella missione contro il governo cinese”.

Cristianista anti-gay e anti-aborto “guidato da dio” contro la Cina
La BBC basò il suo rapporto del giugno 2020 in cui si sostiene che “il controllo delle nascite forzato sopprime la popolazione” sul lavoro di Zenz, riferendosi a lui come “studioso della Cina” senza menzionare il suo impiego presso istituzioni di destra di Washington o le sue opinioni ideologizzate. Come la BBC, un rapporto dell’AP si basava interamente su una copia del giornale di Zenz, ma non diede alcun background e ripulì la sua origine di destra o le sue affiliazioni istituzionali. Anche un articolo della CNN pubblicato il mese dopo e poi nel settembre 2020 sulle presunte sterilizzazioni forzate cinesi nello Xinjiang si affidavano a Zenz senza menzionare la sua origine politica. Come riporta The Grayzone, Zenz è un fondamentalista cristiano di estrema destra che afferma di essere “guidato da dio” per sconfiggere il Partito Comunista Cinese. Sebbene sia sempre pubblicizzato dai media occidentali come uno dei principali studiosi sulla Cina, nel 2015 si descrisse come “docente di metodi di ricerca empirica presso un’università cristiana”. Ancora nel 2018, infatti, Zenz era membro della facoltà della Scuola europea di cultura e teologia della Columbia International University di Korntal, in Germania.
Il primo libro pubblicato di Zenz, “Degno di sfuggire : perché tutti i credenti non saranno rapiti prima della Tribolazione”, lui e il suo coautore, Marlos Sias, esortavano i credenti cristiani a sottoporre i bambini ribelli a “sculacciate scritturali”, condannava l’omosessualità come “una dei quattro imperi della bestia”, e sostenne che gli ebrei che si rifiutano di convertirsi al cristianesimo evangelico alla Fine dei Tempi saranno “spazzati via” o “raffinati” in una “fornace ardente”. Nel tomo End Times, Zenz predisse che l’imminente caduta del capitalismo avrebbe portato al potere l’Anticristo entro “pochi decenni”. Identificò la forza che “introdurrà l’Anticristo al potere” come “la caduta economica e finanziaria di “Babilonia”, con “Babilonia” che rappresentava simbolicamente il sistema economico globale del mondo (capitalismo)”. Come altri evangelici rinati, Zenz è anche ferocemente anti-aborto e contrario all’uguaglianza di genere. “Un’altra importante struttura di autorità data da Dio che Satana attacca attraverso lo spirito postmoderno è quella delle strutture di autorità di genere”, scrisse Zenz. “Attraverso le nozioni di uguaglianza di genere […] il nemico mina gli incarichi di ruolo unici ma diversi di Dio per uomini e donne”. Zenz attualmente è membro della Victims of Communism Memorial Foundation, un fronte del lobbismo di destra di Washington DC nato dal National Captive Nations Committee. Quest’ultimo gruppo fu fondato dal nazista ucraino Lev Dobrianskij per soffocare qualsiasi sforzo diplomatico coll’Unione Sovietica. Il suo co-presidente, Jaroslav Stetsko, era capo della milizia OUN-B che combatté al fianco dei nazisti durante l’occupazione dell’Ucraina nella seconda guerra mondiale. Nell’aprile 2020, il mandante di di Zenz elencò i morti per Covid-19 come “vittime del comunismo”, accusandone il governo cinese. Zenz è anche impiegato dalla Jamestown Foundation, think tank neoconservatore di Washington DC fondato dal direttore della CIA di Ronald Reagan William J. Casey, per stabilire un canale extra-governativo per pagare i dissidenti sovietici. In passato, la leadership di Jamestown guidò gli sforzi di lobbying per sostenere il separatismo in Cecenia.
Nel loro apparente zelo per l’escalation con la Cina, i principali organi di stampa occidentali come AP, BBC e CNN accettano la dubbia ricerca di Zenz come fatto assoluto, ignorando la sua origine di estremista religioso ideologicamente impegnato nel cambiamento di regime a Pechino. Se Biden e Blinken adottano formalmente la designazione di “genocidio” dell’amministrazione Trump, effettivamente approveranno anche la ricerca scadente e propagandistica di Zenz. L’accusa di genocidio cui può appellarsi l’amministrazione Biden come utile randello geopolitico, così come difesa dagli attacchi dei repubblicani di destra che dipingono il nuovo presidente come “morbido con la Cina”. Ma rafforzerà solo la mano degli intransigenti decisi a provocare uno scontro pericoloso e potenzialmente catastrofico con una potenza nucleare. “Gli Stati Uniti hanno deciso di diffamare la Cina”, aveva detto a The Grayzone l’ex-vicecapo della missione degli Stati Uniti a Pechino e assistente del segretario alla difesa Chas Freeman, e l’accusa di genocidio degli uiguri “è perfetta in ciò”. Freeman affermava che i cinesi “sembrano fare molte cose crudeli e controproducenti nello Xinjiang”. Tuttavia, mise in guardia dal prendere l’accusa di genocidio come valore nominale: “Nell’attuale atmosfera, dovremmo essere particolarmente scettici sulle affermazioni di chi fa parte della campagna anti-cinese in occidente. Prima di condannare, dovremmo essere sicuri dei fatti”. La Jamestown Foundation non rispose a una richiesta di commenti sulla ricerca di Zenz.

Traduzione di Alessandro Lattanzio