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Perché Biden si crea il pantano iraniano?

Moon of Alabama, 18 febbraio 2021

Da quando è salito al potere, il presidente Joe Biden non ha fatto nulla per rilanciare l’accordo nucleare coll’Iran. Il JCPOA fu violato dagli Stati Uniti nel 2018, quando l’allora presidente Trump lo lasciò e rinnovò una campagna di sanzioni di “massima pressione” contro l’Iran. Per oltre un anno l’Iran mantenne l’impegno nell’ambito dell’accordo. Poi iniziò a superare gradualmente alcuni limiti tecnici dell’accordo. Quei passaggi erano legali nel JCPOA perché gli Stati Uniti l’hanno abbandonato. Tutto è reversibile. In risposta all’omicidio da parte di Israele dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh, il parlamento conservatore approvava una legge che obbliga il governo moderato del Presidente Rohani a ridurre l’adesione all’accordo JCPOA. In ciò, il governo iraniano ridurrà la capacità degli ispettori internazionali dell’AIEA di osservare il programma nucleare civile. Come annunciò l’ambasciatore dell’Iran alle Nazioni Unite:
“Gharibabadi @Gharibabadi – 16:11 UTC · 15 febbraio 2021
L’atto del Parlamento sarà eseguito in tempo (23 febbraio) e l’AIEA è stata informata oggi per garantire la transizione graduale a un nuovo corso a tempo debito. Dopo tutto, la buona volontà produce buona volontà!”
L’amministrazione Biden chiede all’Iran di tornare totakmente sotto le restrizioni dell’accordo, di accettare l’estensione di restrizioni dell’accordo e di parlare dei suoi programmi missilistici e del suo ruolo in Medio Oriente. Solo dopo, dice l’amministrazione Biden, gli Stati Uniti rimuoverebbero alcune loro sanzioni. Le richieste sono senza senso e non hanno alcuna possibilità di essere soddisfatte. Sono gli Stati Uniti che violano l’accordo. Biden potrebbe semplicemente rientrarvi revocando le sanzioni imposte da Trump. L’Iran aveva promesso che avrebbe proseguito rientrando nei limiti tecnici dell’accordo. Ma invece di accettare che l’amministrazione Biden cerca di creare un processo più complicato coordinando le posizioni negoziali con Arabia Saudita, Israele e altri oppositori dell’accordo: “L’inviato di Israele negli Stati Uniti suggeriva che Israele potrebbe non consultarsi con la nuova amministrazione sui passi per rientrare [nel JCPOA]. Biden si è impegnava con alleati e partner, incluso Israele, prima di qualsiasi mossa per aderire all’accordo. Ma Reuters riferiva che alcuni funzionari israeliani ritengono che la consultazione coll’amministrazione Biden potrebbe ritorcersi contro Israele “segnalando falsamente il suo consenso a qualsiasi nuovo accordo a cui si oppone ancora”. Nei colloqui informali tenuti dall’amministrazione Trump con l’Iran, gli Stati Uniti avanzarono pretese simili a quelle che fa Biden. L’Iran li respinse tutti.
La forza missilistica iraniana, costruita in modo indipendente, è un deterrente contro potenziali aggressori nella regione. Dalla rivoluzione iraniana di 43 anni fa, il Paese è sottoposto a vari embarghi. La sua aviazione non dispone di moderni aviogetti da combattimento. Gli Stati arabi nel Consiglio di cooperazione del Golfo Persico hanno circa 450 aerei da combattimento moderni. Inoltre, gli Stati Uniti mantengono un centinaio o più di aerei da combattimento nella regione. L’Iran ha poche capacità di difendersi da una campagna di bombardamenti concertata. L’unica cosa che può fare è minacciare la risposta con attacchi missilistici su obiettivi regionali. La sua forza missilistica è quindi una necessità. Suggerire che l’Iran debba limitare la sua forza missilistica è una richiesta che lascerebbe il Paese indifeso. Analogamente, non è accettabile un’ulteriore proroga dei termini delle restrizioni dell’accordo JCPOA. Il JPCOA fu negoziato in un lungo processo durante cui le parti fecero concessioni. Che gli Stati Uniti ora tornino a chiedere unilateralmente restrizioni senza offrire nulla in cambio è irragionevole. L’Iran non accetterà alcun negoziato col regime di Biden a meno che gli Stati Uniti non tornino all’accordo. Il suo leader supremo parlava: “Khamenei.ir @khamenei_ir – 8:42 UTC · 17 febbraio 2021
Riguardo al JCPOA, le promesse furono fatte dall’altra parte. Dico una cosa: abbiamo sentito molte promesse infrante e contraddette nella pratica. Le mere parole non aiutano. Questa volta solo azione! Azione! Se la Repubblica Islamica vede un’azione dall’altra parte, agirà anch’essa”.
Nel maggio 2021 l’Iran eleggerà un nuovo presidente. Il moderato Rouhani non è riuscito a rilanciare l’economia iraniana. Rouhani ha negoziato e accettato il JCPOA, ma fu tradito dagli Stati Uniti con nuove sanzioni devastanti che hanno portato a maggiore pressione economica. I conservatori in Iran hanno già vinto le elezioni parlamentari del 2020. (Nota: i “moderati” in Iran sono neoliberisti. I “conservatori” della linea più dura sono socialdemocratici). I conservatori probabilmente avranno la presidenza. Attualmente l’ex-presidente “intransigente” dell’Iran Mahmoud Ahmedinejad ha la più alta approvazione dagli elettori di tutti i candidati. Se le autorità religiose gli permettono di concorrere, è probabile che vinca. La diplomazia statunitense coll’Iran diventerà allora ancora più difficile. È difficile capire cosa si aspetta di avere l’amministrazione Biden camminando lentamente per tornare al JCPOA. Praticamente garantisce che la parte iraniana diventi più dura. Mantenere le sanzioni garantisce anche che l’Iran farà nuove mosse per contrastarle. Ha alleati affidabili nella regione e molti obiettivi e interessi degli Stati Uniti che possono essere colpiti. Se l’Iran non può esportare petrolio a causa delle sanzioni statunitensi, perché dovrebbe permettere che l’Arabia Saudita possa?
Senza che gli Stati Uniti ritornino al JCPOA, l’Iran ha gli incentivi per aumentare le scorte di uranio arricchito e il livello di arricchimento. I sottomarini nucleari statunitensi funzionano ad uranio arricchito al 60%. Perché l’Iran non dovrebbe costruire battelli simili e arricchire le sue scorte al livello necessario? Mentre l’Iran non vuole armi nucleari potrebbe, come il Giappone, creare e accumulare tutti i componenti necessari. Il lasso di tempo necessario per diventare uno Stato dotato di armi nucleari sarà quindi ridotto a un fine settimana. Non c’è possibilità di aumentare ulteriormente la pressione sull’Iran senza la cooperazione di Mosca e Pechino. Sebbene l’amministrazione Biden abbia parlato con entrambi sull’Iran, non c’è segno che accetteranno (di nuovo) di limitare il commercio coll’Iran. Questo soprattutto perché Washington si è dichiarata ostile a entrambi. Non c’è modo ragionevole in cui gli Stati Uniti possano attaccare l’Iran o il suo programma nucleare senza rischiare gravi danni alle proprie forze e ai loro alleati nella regione. Qualsiasi attacco si trasformerebbe probabilmente in guerra. Israele, Stato con armi nucleari che attualmente espande le sue scorte, sarà coinvolto e l’alleato dell’Iran in Libano, Hezbollah, userebbe la sua forza missilistica per distruggere l’economia dell’entità sionista.
Quanto sopra è noto da mesi. Non rientrando immediatamente nell’accordo, l’amministrazione Biden commette un suicidio diplomatico, come affermato da molti commentatori. L’amministrazione Biden avrebbe potuto ottenere una facile vittoria in politica estera anticipando semplicemente la fine delle sanzioni all’Iran e tornando al JCPOA. Invece ora crea il pantano per se stesso che ne consumerà l’energia in politica estera. Va oltre me capire perché lo faccia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

2 Risposte a “Perché Biden si crea il pantano iraniano?”

  1. “L’amministrazione Biden avrebbe potuto ottenere una facile vittoria in politica estera anticipando semplicemente la fine delle sanzioni all’Iran e tornando al JCPOA. Invece ora crea il pantano per se stesso che ne consumerà l’energia in politica estera. Va oltre me capire perché lo faccia.”

    biden lo fa perchè è un sionista solo di qualche grado inferiore a Trump e, quindi, esegue gli ordini dello stato ebraico!

  2. Perchè la lobby della guerra (società tra pentagono e industria bellica) è la reale sovrana negli Usa, più dei sionisti, dei millenaristi, di amazon, facebook e quant’altro.

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