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Al-Julani, il jihadista che fa la danza del ventre coi nordamericani

Hakim Saleck, Sputnik 16.02.2021

Hayat Tahrir al-Sham, gruppo jihadista discendente del Fronte al-Nusra, il ramo siriano di al-Qaida, vuole darsi un’immagine rispettabile. Il suo capo, Abu Muhamad al-Julani, in testa. Una campagna di pubbliche relazioni che, contro ogni previsione, da i suoi frutti negli Stati Uniti. Hayat Tahrir al-Aham (o HTS, nuovo nome del Fronte al-Nusra, ramo siriano di al-Qauda) può riuscire in Siria ciò che i taliban non sono riusciti a fare in Afghanistan? Decisa a diventare un interlocutore politico “credibile” nella ricostruzione siriana, l’entità jihadista intraprende una vasta operazione di… de-demonizzazione! Un approccio che lascia senza parole.

Ex-compare di Abu Musab al-Zarqaui
Iniziata diversi anni fa, tale trasformazione ha assunto una dimensione nuova negli ultimi mesi. Ed è il capo del gruppo che guida il ballo. Abu Muhamad al-Julani, jihadista fondatore del Front al-Nusra, poi HTS, ha messo da parte turbante, tunica e kalashnikov per indossare il costume occidentale a tre pezzi. Così rinnovato, spera di dimenticare un passato particolarmente greve e la sua associazione coi capi più potenti della nebulosa jihadista. Sono quindi finite le interviste con telecamera di al-Jazira, quando il signore della guerra minacciava le potenze internazionali. Ora, al-Julani appare con barba e capelli tagliati, insieme al giornalista nordamericano della PBS Martin Smith, a cui recentemente rilasciava un’intervista.
“Sono appena tornato da tre giorni a Idlib, in Siria, con Abu Muhamad al Jolani, fondatore dell’affiliata di al-Qaida Jabhat al-Nusra. Ha parlato candidamente di 9/11, AQ, Abu Bqkr al-Baghdadi, SIIL, USA e altro”. Martin Smith (@ Martin28Smith) 2 febbraio 2021
Il suo obiettivo è semplice: mostrare che il suo gruppo, ribattezzato “governo di salvezza”, rispetta i diritti umani. La formazione di Idlib (Siria nord-occidentale) non avrebbe quindi nulla a che fare con i jihadisti assatanati di sinistra memoria.

Un esercito di 10000 terroristi
Tale metamorfosi sorprende così tanto gli abitanti della regione che vivono sotto il suo governo che alcuni si perdono in congetture sulla strategia. Tant’è che il gruppo rilasciava una dichiarazione sotto forma di testo esplicativo: “L’intervista fa parte di uno sforzo per rompere l’isolamento imposto alla regione e rivolgersi a un pubblico straniero”. Per quanto sorprendente possa sembrare, il piano di questo sodale di Abu Musab al-Zarqaui e Abu Umar al-Baghdadi sembra dare i suoi frutti. Oltre all’intervista al giornalista nordamericano Martin Smith, diversi elementi suggeriscono che la strategia di al-Julani funziona. Già alcuni in occidente vogliono dargli una seconda possibilità. Dareen Khalifa analista dell’International Crisis Group (ICG), influente think tank di Bruxelles. Sul Financial Times afferma che, sotto il controllo di al-Julani, la regione ” sembra una società conservatrice, islamista e antidemocratica. Ma non sembra senza legge controllata da una milizia”. Lo specialista aveva recentemente visitato il posto. Disse di aver notato che i muri con slogan jihadisti erano stati imbiancati. A quanto pare, alle donne di Idlib non sarebbe richiesto di coprirsi il viso. Alla gente sarebbe persino permesso fumare! Sorprendente per una regione considerata dall’amministrazione nordamericana “il più grande rifugio di al-Qaida dall’11 settembre”. Eppure, con la scusa di preservare un fragile cessate il fuoco, due analisti dell’ICG, un’istituzione il cui presidente Robert Malley è stato nominato da Joe Biden inviato speciale per l’Iran, suggeriscono che Washington rimuoverà HTS dalla lista di organizzazioni terroristiche.

I jihadisti rinnovati, nuovi guardiani dell’occidente in Siria?
In particolare, Dareen Khalifa e Noah Bonsey (ex-ICG ora consulente sulla Siria) ritengono: “L’amministrazione Biden dovrebbe lavorare coli alleati europei e la Turchia per spingere HTS ad adottare nuove misure che rispondano alle principali preoccupazioni locali e internazionali e definire criteri chiari che (se rispettati) consentano ad HTS di perdere l’etichetta di “terrorista”.” “HTS, ex.affiliato di al-Qaida e gruppo ribelle dominante ad Idlib, ruppe con le reti jihadiste transnazionali e ora cerca di entrare nell’impegno politico sul futuro della Siria”, aggiungono nella loro richiesta. Secondo loro, aprire la porta alle discussioni con HTS raggiungerebbe due obiettivi strategici: “Stati Uniti ed Europa guadagnerebbero influenza in una regione della Siria dove attualmente non ne hanno e avrebbero possibilità reali e dirette per ridurre ulteriormente il pericolo che Idlib diventi un parco giochi dei terroristi. Quindi sperano di riutilizzare i gruppi jihadisti per consentire alle potenze occidentali, tenute sotto controllo, di riguadagnare una leva in Siria.
Tale posizione guadagna slancio sull’Atlantico. Irrita gli osservatori che non hanno dimenticato il passato di al-Julani e del suo gruppo. Così Fabrice Balanche, geografo e specialista in Siria, spiega su La Croix di non lasciarsi ingannare dal “restyling” del gruppo jihadista. Per lui, il signore della guerra è bloccato nella sacca di Idlib e, per mancanza di soluzione: ” Gioca la carta moderata e la carta umanitaria, ricordando che tre o quattro milioni di civili vivono nell’enclave e non sanno dove andare in caso di offensiva”, In un lungo lavoro di ricerca pubblicato a gennaio e sponsorizzato dal centro Robert-Schuman, i ricercatori Jérôme Drévon e Patrick Haenni spiegano che il radicalismo ideologico del gruppo “non è scomparso”. Non esiste una “ revisione teologica ”, sottolineano i ricercatori, ma “l’ attuazione delle visioni religiose del gruppo è sospesa o neutralizzata”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio