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L’Egitto assume un ruolo attivo in Medio Oriente

Vladimir Odintsov, New Eastern Outlook 15.02.2021

Gli eventi recenti e la politica di Cairo in questo contesto mostrano chiaramente che l’Egitto rivendica costantemente un ruolo principale in Medio Oriente, non come strumento di Stati Uniti e Israele, come prima, ma su posizioni patriottiche interamente arabe. E questi vettori della politica estera di Cairo sono chiaramente visibili nella partecipazione dell’Egitto al colpo di Stato del 2019 in Sudan, nell’approccio a risolvere la crisi libica, nel conflitto nel Mediterraneo orientale, nel desiderio di mediare tra Israele e palestinesi, anche tra Arabia Saudita ed Iran nel Golfo Persico. Dato il cambio di leadership politica negli Stati Uniti e l’instaurazione di legami con Israele da parte di quattro Paesi arabi (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan e Marocco), nonché le accuse nel mondo arabo di “vendere interessi palestinesi” in questi accordi con Israele, il Presidente Abdalfatah al-Sisi attivamente coinvolto nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese e nella creazione dello Stato palestinese coi confini del 1967 e Gerusalemme est come capitale. A dicembre, durante la visita del leader palestinese M. Abas a Cairo, il Presidente al-Sisi gli indicò l’intenzione di Cairo di essere mediatore attivo nei colloqui di pace con Israele. Mettendo in pratica questo passo, una settimana prima che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden si insediasse, l’Egitto avviava una riunione a Cairo dei ministri degli Esteri di Germania, Francia e Giordania, in cui riprendere i colloqui di pace tra Israele e Palestinesi, attivamente discussi. Per discutere di “unità araba e difesa dei diritti dei palestinesi”, la politica statunitense nei confronti della Palestina della nuova amministrazione alla Casa Bianca, l’Egitto col sostegno della Giordania avviava una riunione di emergenza della Lega degli Stati arabi (LAS) l’8 febbraio a livello dei ministri degli Esteri dei Paesi membri. La nota dell’Egitto alla Lega, in particolare, richiedeva una posizione globale araba che protegga la sicurezza nazionale araba, sia al servizio dell’interesse comune, rafforzi la solidarietà condivisa e affermi la permanenza della posizione araba sulla questione palestinese.
Discutendo la questione palestinese nella sessione convocata, il segretario generale della Lega Ahmad Abulqayt affermò che la LAS cerca una soluzione completa e giusta alla questione palestinese e l’incontro straordinario dei leader arabi era segno che i Paesi arabi sono pronti a unirsi sul caso della Palestina. A questo proposito, osservava che la questione palestinese rimarrà al centro dell’attenzione araba fin quando non sarà risolta coll’istituzione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme est come capitale. In tal modo, il capo della LAS notava che qualsiasi minaccia a una terra araba è una minaccia all’intera nazione e che la regione è alle soglie di una nuova fase. Alla luce di ciò, fu sottolineata la necessità di maggiore attenzione internazionale alla questione palestinese, che dovrebbe fare di questo tema la sua priorità. Il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry, che si è rivolto alla LAS, osservò la ferma posizione dell’Egitto sulla creazione dello Stato palestinese coi confini del 1967 e Gerusalemme est capitale, e l’importanza del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi. Inoltre, anche mise in guardia contro qualsiasi cambiamento nello status di Gerusalemme e disse che Cairo lavora per facilitare il dialogo palestinese verso la riconciliazione.
Da parte sua, anche il principe Faysal bin Farhan, ministro degli Esteri del Regno dell’Arabia Saudita, confermava che i Paesi arabi sono uniti nell’affrontare queste sfide. Tuttavia, a differenza del segretario generale della LAS e del rappresentante egiziano, il principe Faysal cercava di portare la discussione sulle “minacce esterne al mondo arabo” presumibilmente provenienti dall’Iran. Chiaramente desideroso di compiacere Washington e Israele dopo la dimostrazione d’insoddisfazione dell’amministrazione Biden per le politiche di Riyadh “sotto Trump” e la decisione di vietare a Washington di fornire armi e attrezzature militari al regno, il principe Faysal iniziava a chiedere “la fine delle violazioni e minacce iraniane alla regione”. Ricordiamo che il ministro degli Esteri saudita recentemente definiva la riduzione degli obblighi nucleari dell’Iran ai sensi degli articoli 26 e 36 violazione del JCPOA, deliberatamente “dimenticando” che furono gli Stati Uniti e non l’Iran a provocarne il crollo. In risposta a tali iniziative del principe Faysal, il rappresentante permanente dell’Iran presso le organizzazioni internazionali a Vienna, alla riunione del Consiglio dei governatori dell’AIEA, riferendosi alla divulgazione di attività nucleari segrete dell’Arabia Saudita, invitava l’AIEA a garantire che l’Arabia Saudita si adegui agli obblighi dell’accordo di salvaguardia globale. In particolare, Kazem Gharibabadi nella riunione espresse preoccupazione per il silenzio di chi ha sempre espresso preoccupazione per l’integrità del regime di salvaguardia, avvertendo che la storia si ripete e che l’Arabia Saudita segue la stessa strada intrapresa da Israele, che finge di non essere vincolato perché non fa parte del TNP. Sulla questione palestinese si concentrava anche Ayman Safadi, ministro degli Esteri del Regno hascemita di Giordania. In particolare, affermava che una soluzione a due Stati era l’unico modo per porre fine al conflitto tra palestinesi e israeliani. “La questione palestinese è la prima questione centrale per gli arabi ed è la chiave per una pace giusta e globale”, sottolineava Safadi. “Ciò indica la necessità di un’azione araba diretta a sostenere i (nostri) fratelli e raggiungere la pace, soprattutto coll’inizio della nuova amministrazione nordamericana e i nuovi gesti che ha annunciato”.
Questo incontro straordinario della riunione della LAS a Cairo, secondo molti osservatori, dimostrava la tempestività con cui Cairo pone la questione alla comunità araba. Il suo punto chiave era la necessità di rafforzare la solidarietà araba sulla soluzione dei due Stati e chiaro invito a tutti i leader arabi a sostenere la Palestina. Speriamo che la solidarietà araba e l’appello unanime a una soluzione pacifica della questione palestinese, incoraggino le autorità israeliane a riprendere immediatamente i colloqui di pace israelo-palestinesi, e forse anche a rimuovere dall’agenda la questione estremamente delicata del trasferimento della capitale di Israele a Gerusalemme.

Vladimir Odintsov, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio