Crea sito

La produzione petrolifera venezuelana riprende mentre negli USA si chiede di togliere le sanzioni

Ricardo Vaz, Internationalist 360°, 11 febbraio 2021

La produzione di greggio in Venezuela ha recuperato raggiungendo il massimo in otto mesi. L’ultimo rapporto mensile dell’OPEC collocava la produzione della nazione caraibica di gennaio a 487000 barili al giorno (bpd) secondo fonti secondarie, un aumento di 72000 bpd rispetto a dicembre 2020. La cifra rappresenta la produzione più alta dal maggio 2020. I dati riportati direttamente dalla compagnia petrolifera statale PDVSA sono praticamente uguali, a 484000 bpd, contro i 441000 bpd del mese precedente. Secondo quanto riferito, il rialzo della produzione era dovuto a una serie di nuovi clienti del PDVSA, poiché i partner commerciali a lungo termine furono respinti dalle sanzioni. Tuttavia, la produzione rimane vicina ai minimi storici, essendo scesa drasticamente da una media di 1,911 milioni di barili al giorno nel 2017 e 1,354 nel 2018. A partire dalle misure finanziarie contro PDVSA a metà 2017, l’amministrazione Trump impose misure contro l’industria petrolifera venezuelana, principale fonte di reddito estero del Paese. Questi includevano embargo, sanzioni secondarie contro Rosneft, navi, compagnie di navigazione e altri intermediari del commercio petrolifero. A fine 2020, Washington anche decise di vietare gli accordi di scambio, minacciando numerose multinazionali di liquidare le transazioni con PDVSA. Le misure peggioravano la già grave carenza di carburante.
La nuova amministrazione Biden promise di continuare le politiche del predecessore, col segretario di Stato Antony Blinken che affermava che la Casa Bianca cercherà di rendere le sanzioni “più efficaci” nei suoi piani per estromettere il governo di Nicolas Maduro. Tuttavia, le misure unilaterali degli Stati Uniti furono oggetto di un maggiore controllo nelle ultime settimane. I rappresentanti Ilhan Omar (D-MN) e Jesus “Chuy” García (D-IL), nonché la senatrice Elizabeth Warren (D-MA), stilarono una lettera esortando il presidente Biden a prendere in considerazione la riduzione delle sanzioni nella pandemia globale del coronavirus. “Troppo spesso e per troppo tempo, le sanzioni sono imposte come reazione istintiva senza valutazione misurata e ponderata dei loro impatti”, si leggeva nella lettera, aggiungendo che licenze ed esenzioni spesso non hanno impatto a causa della “conformità eccessiva” del settore finanziario. Il testo, che non nominava il Venezuela, proseguiva evidenziando come le sanzioni hanno “dimostrato di aver danneggiato i civili”, tra le altre conseguenze, senza avere un dimostrabile “beneficio netto per interessi e sicurezza nazionali [degli Stati Uniti]”. La lettera fu firmata da altri 23 membri del Congresso, tra cui Alexandria Ocasio-Cortez (D-NY) e Ro Khanna (D-CA), e sostenuta da organizzazioni come Alliance for Cuba Engagement and Respect (ACERE), Center for Economic and Policy Research (CEPR) e Just Foreign Policy.
La richiesta di sanzioni seguiva una decisione del Governement Accountability Office degli Stati Uniti (GAO) evidenziando le gravi conseguenze delle misure del Tesoro contro il Venezuela. “Le sanzioni, in particolare contro la compagnia petrolifera statale [PDVSA] nel 2019, hanno contribuito al declino dell’economia venezuelana, limitando principalmente le entrate dalla produzione di petrolio”, affermava il documento. Il rapporto di 56 pagine evidenziò come le sanzioni statunitensi allontanarono i clienti e costrinsero Caracas a vendere greggio a prezzi più bassi, oltre all’accesso ai diluenti necessari per miscelare il greggio extra-pesante del Venezuela in gradi esportabili. Il documento del GAO concludeva che le misure unilateralo esacerbarono la carenza di carburante e i blackout, oltre a ostacolare la fornitura di aiuti umanitari. Il co-direttore del CEPR Mark Weisbrot commentò il rapporto del GAO come “prova che tali sanzioni unilaterali e illegali degli Stati Uniti sono una forma di punizione collettiva della popolazione venezuelana e dovrebbero essere terminate immediatamente”. Il think tank di DC seguì da vicino l’impatto delle sanzioni statunitensi e scoprì che le misure avevano causato almeno 40000 morti nel 2017-2018.
Allo stesso modo, le compagnie petrolifere, tra cui la Chevron degli Stati Uniti e l’India Reliance Industries, fecero pressioni sul dipartimento di Stato nordamericano per revocare alcune misure dell’amministrazione Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio