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Joe Biden adotta la strategia di “massima pressione” di Trump sull’Iran

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook, 11.02.2021

Mentre il neoeletto presidente degli Stati Uniti desidera rilanciare il JCPOA coll’Iran, il processo è tutt’altro che semplice. Joe Biden, che cerca di rendere l’America “grande” di nuovo a livello globale, vede questo risveglio come segno cruciale del rientro degli USA come superpotenza “responsabile”, invertendo il modo in cui fu in gran parte esclusa da molti importanti zone di conflitti a causa dell’orientamento politico interno della precedente amministrazione per “rendere di nuovo grande l’America”. L’aspetto esteriore di Biden nel “rendere di nuovo grande l’America” implica coinvolgimento attivo nella politica globale, non come estensione dello Stato di Israele come durante l’era dei vincitori, ma come Stati Uniti. L’ironia, tuttavia, è che l’amministrazione Biden, mentre vuole rilanciare il patto è, così com’è oggi, completamente riluttante a revocare le sanzioni che l’amministrazione Trump impose all’Iran dopo aver ritirato gli Stati Uniti dall’accordo. In altre parole, Joe Biden vuole sfruttare le sanzioni di Trump per far tornare l’Iran al pieno rispetto dell’accordo. Mentre Trump voleva usare tale leva, nella sua strategia di “massima pressione”, per costringere l’Iran a venire al tavolo dei negoziati per rinegoziare l’accordo, Biden vuole usare la stessa leva per costringere l’Iran a rilanciare il patto e iniziare i negoziati affrontando “altre aree di preoccupazione”, che non furono mai parte dell’accordo.
Come vorrebbe la politica statunitense, è presto per Biden per apparire “morbido” coll’Iran. In altre parole, un motivo importante per cui Joe Biden insiste nel mantenere le sanzioni fa parte del modo in cui vuole presentarsi come “duro” al mondo e ai nordamericani. Di conseguenza, due alti funzionari di Biden, il segretario di Stato Anthony Blinken e Avril Haines direttrice della National Intelligence, dissero nelle loro udienze di conferma che gli Stati Uniti devono ancora fare una “ lunga strada” nel rapido ritorno al patto. Nella prima conferenza stampa come segretario di Stato, Blinken confermava che le sanzioni statunitensi all’Iran sarebbero rimaste mostrando come la nuova amministrazione sostanzialmente continuasse le politiche della precedente amministrazione, inclusa una dimostrazione continua di profonda animosità nei confronti dell’Iran. Ciò si riflette anche nel modo in cui molti nel Congresso degli Stati Uniti già si oppongono alla ripresa del JCPOA. Già, la nomina di Rob Malley, che attualmente è a capo dell’International Crisis Group, come inviato di Biden in Iran è sotto il tiro politico dell’estrema destra. Malley, che fu coinvolto nei negoziati che portarono al JCPOA nel 2015, è considerato uno “specialista nella risoluzione dei conflitti”. Viene visto come funzionario “pro-Iran” e “anti-Israele” che ancora una volta, come il JCPOA, produrrebbe un accordo enormemente vantaggioso solo per l’Iran. Tuttavia, nonostante le credenziali di Malley, la sua capacità di risolvere il conflitto dipende solo dalla posizione che assume l’amministrazione Biden. Finora, chiariva che vuole che l’Iran torni alla piena conformità prima di revocare le sanzioni. L’amministrazione Biden, tuttavia, non solo cerca di rilanciare il patto così com’era nel 2016, quando Trump salì al potere. Vuole usare questa ripresa come piattaforma per avviare nuovi negoziati per portare gli altri programmi militari e di difesa iraniani sotto l’ambito di tale accordo.
L’8 febbraio, il segretario stampa della Casa Bianca confermava che “se l’Iran dovesse rispettare pienamente i suoi obblighi ai sensi del JCPOA, gli Stati Uniti farebbero lo stesso, e poi lo userebbero come piattaforma per costruire un accordo più ampio e su altre aree di interesse”. Tale posizione è significativamente diversa dalla posizione che Joe Biden pubblicizzò durante la sua campagna elettorale. In un saggio che scrisse per la CNN nel settembre 2020, Biden non attaccò la questione della revoca delle sanzioni statunitensi contro l’Iran. In effetti, Biden nemmeno menzionò che l’Iran dovesse tornare alla piena conformità affinché gli Stati Uniti revocassero le sanzioni. Il fatto che l’amministrazione Biden stia ora allegando pre-condizioni la dice lunga su come la nuova amministrazione non cerchi d’invertire immediatamente le politiche di Trump. Se la nuova amministrazione avesse davvero voluto invertire la strategia della “massima pressione” di Trump, il punto di partenza sarebbe stato il pieno rispetto da parte degli Stati Uniti della risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’insistenza di Biden nel mantenere in vigore le sanzioni statunitensi, esse stesse chiara violazione del JCPOA, rivela che il nuovo presidente effettivamente adottava la strategia della “massima pressione” di Trump e che intende usarla a suo vantaggio nei confronti dell’Iran. Per l’Iran, quindi, Biden non è diverso da Trump.
Ancora una volta, Biden candidato la pensava in modo diverso dalla “massima pressione” quando affermò che gli sviluppi avevano “dimostrato che la politica iraniana di Trump è un pericoloso fallimento. Alle Nazioni Unite, Trump non ha potuto radunare uno dei più stretti alleati degli USA per estendere l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite all’Iran. Successivamente, Trump cercò di reimporre unilateralmente le sanzioni delle Nazioni Unite all’Iran, solo per avere praticamente tutti i membri del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite uniti nel respingerne la mossa”. Biden presidente, tuttavia, pensa che non sia una buona idea per gli Stati Uniti tornare alla piena conformità e che l’Iran, che non ha mai violato l’accordo nemmeno una volta prima che le sanzioni statunitensi fossero imposte, deve tornare alla piena conformità. C’è quindi poca possibilità che tale posizione possa essere presa solo complicando non necessariamente uno scenario già abbastanza complicato.
Allo stato attuale, l’Iran, continuerà ad affrontare la “massima pressione” degli Stati Uniti con la “massima resistenza”. Il parlamento iraniano già approvava una legislazione per adottare misure significative aumentando le attività nucleari entro 60 giorni se alcune sanzioni statunitensi non verranno revocate. Coll’amministrazione Biden che per ora ha pienamente adottato la “massima pressione”, c’è poco da fare, l’Iran non cambierà la posizione attuale. E, coll’amministrazione Biden che segue la stessa politica dell’amministrazione Trump, ci sono poche possibilità di cambiamenti politici significativi e sostanziali nei confronti di altri Stati del Medio Oriente, come Arabia Saudita e Israele.

Salman Rafi Sheikh, ricercatore-analista di Relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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