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Quando le transnazionali coltivano la guerra: il caso Venezuela-Guyana

Misión Verdad, Internationalist 360°, 30 gennaio 2021La disputa venezuelano-guyanese è aumentata di volume e frequenza, i media cartellizzati e globalizzati si aggirano intorno la questione con lo schema tipico che precede gli attacchi occidentali agli “Stati falliti” per imporre “pace e democrazia” che, alla lunga, non arrivano mai. In precedenti occasioni, la loro ripetuta “informazione” ha ammorbidito il pubblico fin quando, attraverso falsità, innescarono azioni come quelle in Iraq, Libia o Afghanistan. Considerare questo problema non significa prevedere che si verificherà un’aggressione militare, ma piuttosto val notato l’interesse aziendale e l’escalation delle informazioni incentrate sull’intensificazione di un confronto politico e persino militare.

Crocevia di azioni e reazioni recenti
Il 23 gennaio, le navi Lady Navera e Sea Wolf furono intercettate dal pattugliatore Comandante Eterno Hugo Chávez (GC-24) mentre operavano al largo di Waini Point, nella Zone di Reclamo o Essequibo Guyana. Secondo la stampa della Guyana, le navi erano nelle sue acque. Da parte sua, il Ministero degli Esteri venezuelano riferiva che la nave da guerra operava “in acque di indiscussa sovranità venezuelana” e che i due pescherecci erano “impegnati nella pesca illegale in flagrante violazione delle acque di piena sovranità e giurisdizione venezuelana, senza una qualsiasi documentazione legale”, per questo motivo sono furono costretti a prendere la rotta per il porto di Güiria e i 12 membri d’equipaggio processati. Georgetown bollava come “aggressione” il sequestro dei pescherecci che, secondo la sua versione, avvenne nella zona economica esclusiva della Guyana, e chiese l’immediata liberazione degli equipaggi. La controversia entrava in una fase critica dopo che la Corte internazionale di giustizia (ICJ) decise a dicembre, con 12 voti contro 4, di essere competente ad analizzare “la validità del lodo arbitrale del 3 ottobre 1899 e la questione della composizione definitiva del confine terrestre” tra i due Paesi. Il suddetto lodo fu considerato nullo e non valido nel 1966 quando Venezuela e Guyana sottoscrissero l’Accordo di Ginevra, a cui il governo venezuelano rispose il 7 gennaio con diverse misure. Una delle azioni fu comunicare per iscritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres il rifiuto dell’interferenza dell’ICJ nel risolvere tale controversia. Con la sua decisione, la corte avrebbe annullato i colloqui diretti tra i due Paesi “per avanzare verso un’intesa pacifica e vantaggiosa per entrambe le parti”, come dichiarato dal Presidente Nicolás Maduro alla televisione nazionale. Lo stesso giorno, il Presidente decretò la creazione della Zona di Sviluppo Strategico del Fronte Atlantico, al fine di fornire protezione e salvaguardare la giurisdizione del Venezuela nei suoi spazi continentali; aree marine interne, zone di confine storiche e vitali del Paese. Un’unica autorità sarà responsabile dell’amministrazione del nuovo territorio nazionale.
Il presidente della Guyana, Irfaan Ali, respinse il decreto come “profondamente inquietante” a cio , l’11 gennaio il Ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, risposte che le dichiarazioni di Irfaan Ali erano un riflesso della “supremazia imperiale che incita al confronto col Venezuel, e sottende pretese sconosciute e pericolose per nulla conformi al diritto pubblico internazionale e in conformità con il buon vicinato”. La posizione venezuelana respinse l’interferenza di Georgetown negli affari interni del Venezuela mettendo in discussione il decreto del nuovo territorio marittimo e denunciò gli interessi della transnazionale petrolifera ExxonMobil (Exxon).

L’interferenza egoistica di Stati Uniti e burattini
Lo stesso 11 gennaio, il Ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, annunciò che le Forze Armate Nazionali Bolivariane, tramite la Marina, disponeva il pattugliamento nelle acque del territorio di Essequibo dopo l’inizio delle esercitazioni militari tra Comando Meridionale degli Stati Uniti e Guyana nella zona. Accompagnato dalla Vicepresidentessa esecutiva della Repubblica, Delcy Rodríguez, il generale in capo dichiarò che “siamo preparati a tali aggressioni che, tra l’altro, non sono una novità dalla Guyana e dall’impero statunitense”. La reazione del governo venezuelano arrivò quando il capo del comando meridionale degli Stati Uniti, Craig Faller, giunse in Guyana per guidare manovre marittime congiunte volte, tra le altre cose, ad intercettare il traffico di droga vicino al confine venezuelano. L’intercettazione dei due pescherecci fu un’opportunità per gli Stati Uniti per dimostrare la solita interferenza egoistica. In una riunione sulla controversia Guyana-Venezuela, il suo rappresentante presso il Consiglio permanente dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS) dichiarò che “gli Stati Uniti condannano la cattura di due pescherecci della Guyana da parte della Marina del Governo di Maduro, e chiediamo l’immediato rilascio di queste navi e dei loro equipaggi. Gli Stati Uniti sostengono una risoluzione pacifica della disputa territoriale tra Venezuela e Guyana”. Il Venezuela non appartiene all’OAS, ma il suo segretario generale chiese il rilascio dei 12 cittadini della Guyana, nonché delle due navi trattenute. Anche propose che “la disputa territoriale tra Venezuela e Guyana sull’Essequibo non sia risolta con azioni unilaterali”. Nessuno disse ad Almagro che, nel 2011, Georgetown decise di apportare modifiche alla sua piattaforma continentale marittima per lo sfruttamento del petrolio senza preavviso al Ministero degli Esteri venezuelano. Né che, nel 2012, il Paese confinante consegnò il “Blocco Roraima” alla compagnia transnazionale “Anadarko” per l’esplorazione petrolifera, col segreto sul luogo della concessione, paralizzato dopo la protesta venezuelana nel 1999-2000. Fu solo nel 2013 che il governo venezuelano scoprì la posizione nella costa atlantica venezuelana dove la Guyana applicò la linea di demarcazione col Venezuela con un’inclinazione di 30 gradi. mentre la Marina bolivariana afferma che dal 1996 il Venezuela indica l’inclinazione di questa linea a 70 gradi esercitando sovranità sull’area. Questa delimitazione interessò non solo la costa atlantica della Guayana di Esequiba, ma anche dello Stato venezuelano del Delta Amacuro.
Alla consegna del blocco di Roraima, oltre che al blocco fu aggiunta la riattivazione dei lavori di esplorazione petrolifera nel blocco Stabroek (28000 kmq), concessi dalla Guyana al largo della costa atlantica venezuelana. Il capo dell’esercito della Guyana dichiarò nel novembre 2020 che le forze straniere non saranno mai più autorizzate a “prendere di mira” le operazioni di esplorazione e produzione petrolifera del Paese. L’esercito della Guyana aveva ordinato elicotteri statunitensi da utilizzare “per rafforzare la difesa nazionale”, dichiarava ad ottobre l’agenzia di cooperazione per la sicurezza statunitense DSCA. La defunta amministrazione Trump aveva raddoppiato il sostegno alla Guyana nella disputa territoriale col Venezuela, usandolo come altro fianco nella sua campagna per costringere il Presidente Maduro a dimettersi. Ciò fu dimostrato dalle suddette dichiarazioni all’OAS e dalla visita di Mike Pompeo, allora segretario di Stato nordamericano, nel settembre 2020. In quel contatto cercò sostegno per gli sforzi dell’amministrazione Trump per rovesciare il presidente e rafforzare investimenti e cooperazione statunitensi in “energia e infrastrutture”, impegnandosi al contempo ad approfondire la cooperazione in materia di sicurezza marittima e interdizione della droga. Pompeo elogiò il sostegno di Alí al Lima Group, l’ente regionale screditato dei governi satellite degli Stati Uniti che guidano e sostengono le aggressioni contro la politica interna venezuelana.

Quale sarebbe l’interesse degli Stati Uniti e dei loro proprietari nella controversia?
Quando Pompeo visitò la Guyana, lo fece non solo nel quadro del piano golpista clamorosamente fallito contro il Venezuela, ma in combinazione con altre due motivazioni. Uno fu descritto da Geoff Ramsey del Washington Office on Latin America (WOLA), che commentò: “La realtà è che siamo in campagna elettorale interna, e questa è una Casa Bianca che vede la politica del Venezuela come indissolubilmente legata alla sua elezione nella campagna in Florida”. L’altra, più pesante è legata alla presenza della multinazionale Exxon nella crescente attività petrolifera del Paese confinante; il gigante petrolifero fece la prima scoperta petrolifera nel blocco di Stabroek (26800 chilometri quadrati) nel maggio 2015. Nel 2018 la società ha sospese le indagini sismiche di una parte di Stabroek a seguito di un incidente navale con la Ramform Tethys. La nave appartenente alla compagnia norvegese Petroleum Geo-Services (PGS), che conduceva un’indagine sismica per conto di Exxon, interruppe i lavori di esplorazione e si diresse ad est quando una nave della marina bolivariana l’annordò. Exxon disse che l’incidente non avrebbe interrotto le operazioni di perforazione e sviluppo. dato che al tempo prevedeva 750mila barili al giorno di produzione di petrolio per conto della Guyana, nel 2026. Nel dicembre 2019, la società avviò la produzione del giacimento petrolifero di Liza, con la capacità di pompare 120mila barili al giorno e continuava ad esplorare la superficie vicina. Una parte del blocco Stabroek, che comprende Liza, si trova nel territorio conteso. Oggi l’azienda transnazionale è sottoposta a forti pressioni a causa delle grandi ripercussioni della pandemia globale, del forte calo dei prezzi del petrolio e della minaccia del picco della domanda di petrolio. Gli analisti temono che Exxon, a causa dell’enorme di debito, diventerà una “società zombie”, il che significa che non genererà reddito operativo sufficiente per coprire le spese degli interessi. Nella lotta per sopravvivere nel prolungato crollo dei prezzi del petrolio, registrava una perdita di 2,4 miliardi di dollari nei primi mesi del 2020 e un deterioramento del flusso di cassa. Tuttavia, analisti come Matthew Smith affermano che non è ancora una società zombie perché può ancora aumentare redditività e flusso di cassa se le prospettive per i prezzi del petrolio migliorano insieme a un portafoglio diversificato a livello globale da asset energetici di qualità. Nel settembre 2020, Exxon fece la diciottesima scoperta petrolifera nel blocco di Stabroek e aumentò la stima delle risorse petrolifere recuperabili ad oltre 8 miliardi di barili. Questo è il motivo per cui annunciò a novembre l’intenzione di dare priorità alla spesa in conto capitale per attività di alto valore, come le operazioni nel bacino Guyana-Suriname, ed annunciò che avrebbe proceduto allo sviluppo del giacimento petrolifero Payara nel blocco Stabroek, che verrà attivato nel 2024 e avrà la capacità di pompare 220000 barili al giorno. Nel dicembre 2020, Exxon aveva raggiunto l’obiettivo della produzione del campo Liza. I ricavi per la Guyana potrebbero generare 168 miliardi di dollari, 120 volte il budget annuale del Paese. Nel frattempo, lo scorso 17 gennaio, il deputato dell’opposizione all’Assemblea nazionale venezuelana (AN) e il presidente della Commissione permanente di politica estera, Timoteo Zambrano, annunciava che “Exxon ha pagato 15 milioni di dollari perché loro (il governo della Guyana) facessero causa al Venezuela in un tribunale che non riconoscono come nemmeno noi”.

Reclutamento di un Paese satellite
Il rapporto subordinato della Guyana cogli Stati Uniti è in fase di macerazione e l’influenza di Exxon fu la chiave nella formazione della colonia. Anche quando la mega-azienda e il suo quartier generale cercarono d’intrecciare rapidamente interessi politici e finanziari, ci furono sfumature, come quando l’ex-presidente David Granger si lamentò pubblicamente delle pressioni fatte per consentire a Voice of America di installare una stazione radio nel suo territorio e trasmettere propaganda nel Venezuela. Prima della visita di Pompeo, l’Associazione Guyana per i diritti umani espresse la preoccupazione che la nazione di 740000 persone finisse nella disputa Venezuela-USA affermando che: “Allineare la Guyana con chi cerca il cambio di regime non solo minaccia i negoziati legali della Guyana oltre confine, ma sarebbe anche politicamente assurdo”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio