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Gli Stati Uniti isolano la Cina? O essi stessi?

Joseph Thomas, LDD, 15 gennaio 2021La prevedibile risposta di Washington agli sforzi di Pechino per sradicare i disordini finanziati dagli Stati Uniti nella regione amministrativa speciale di Hong Kong erano altre sanzioni. Il New York Times nell’articolo “Gli Stati Uniti impongono sanzioni ai funzionari cinesi per la repressione di Hong Kong”, riferiva: “Gli Stati Uniti hanno imposto divieti di viaggio e altre sanzioni a 14 funzionari cinesi di alto livello per la continua repressione dell’opposizione a Hong Kong, poiché la polizia nel territorio cinese ha arrestato altre figure pro-democrazia”. La mossa degli Stati Uniti dimostra la loro politica estera impenitente di destabilizzare deliberatamente una nazione o regioni di una nazione, punendole per aver adottato misure per ripristinare l’ordine. Hong Kong subiva dal 2014 proteste a volte violente fino allo scorso anno. Coll’approvazione della severa legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, i coinvolti nelle proteste furono finalmente ritenuti responsabili, compreso chi lavorava con interessi stranieri (specialmente di Washington) per fomentare disordini. I politici dell’opposizione nella legislazione di Hong Kong furono rimossi, mentre i capi della protesta, come Joshua Wong, furono incarcerati per le proteste.

Interferenza degli Stati Uniti negli affari politici interni della Cina
La mossa degli Stati Uniti continua anche a stabilire un precedente nell’interferenza degli Stati Uniti negli affari politici interni della Cina. Il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo veniva citato da Reuters dicendo: “L’attacco inesorabile di Pechino ai processi democratici di Hong Kong ne sventrava il Consiglio legislativo, rendendo il corpo privo di opposizione significativa”. I commenti del segretario Pompeo sugli affari interni di Hong Kong, insieme alla documentata interferenza degli Stati Uniti, sono del tutto in contrasto col diritto internazionale e le norme, inclusa la Carta delle Nazioni Unite che proibisce a una nazione di violare l’indipendenza politica di un’altra. Gli Stati Uniti, facendo ciò, minano il proprio ruolo di auto-nominatoi sottoscrittori di quello che chiamano “ordine internazionale basato su regole”. Gli Stati Uniti minano anche la fiducia delle nazioni nel mondo che si chiedono cosa faranno gli Stati Uniti e fino a che punto andranno, se decidono di interferire anche nei loro affari politici interni. I funzionari cinesi che affrontane i divieti di viaggio e il sequestro dei beni a portata del governo degli Stati Uniti sono un esempio e monito per gli altri in Eurasia. Ma forse non è un avvertimento sul non attirare l’ira degli Stati Uniti, invece di essere sempre dipendenti dagli Stati Uniti fino a rischiare gravi danni se e quando Washington volgesse l’attenzione su essi in modo simile.

L’effetto isolante del confronto nordamericano con la Cina
È improbabile che le sanzioni statunitensi abbiano effetto sulla politica interna cinese e sproneranno Pechino a continuare a scacciare l’influenza ingiustificata degli USA su un suo territorio. Costringerà la Cina a diversificare le attività economiche dagli USA ed anche dai loro alleati che probabilmente seguiranno l’esempio con sanzioni e altre politiche anti-cinesi. Un buon esempio di ciò è il Canada e l’arresto della Chief Financial Officer di Huawei Meng Wanzhou nel 2018 per conto di Washington. Al di là dei confini della Cina ci sono nazioni che subiscono pressioni simili dagli Stati Uniti non solo a piegarsi agli interessi che guidano la politica estera degli Stati Uniti su persone e risorse a casa, ma anche al desiderio di Washington di isolare la Cina. Un primo esempio di ciò fu la campagna guidata dagli Stati Uniti per respingere il gigante cinese delle telecomunicazioni Huawei dai mercati globali. Gli Stati Uniti fecero pressioni sulle nazioni di tutto il mondo per escludere Huawei dai progetti infrastrutturali, incluso il lancio del 5G. Le nazioni del sud-est asiatico, ad esempio (coll’eccezione del Vietnam) finora ignoravano o elusero tale pressione. A causa di questo ei molti altri motivi, praticamente ogni nazione nel sud-est asiatico (e ironia della sorte, anche il Vietnam) continuava a subire il “soft power” statunitense nel tentativo di costringere i governi regionali a prendere una linea dura contro Pechino. Gli Stati Uniti cercavano anche di rimuovere i governi non cooperativi nella regione e sostituirli con cooperativi sull’isolamento della Cina. Ma invece di convincere le nazioni della regione a ruotare verso ovest, la strategia di coercizione e persino di cambio di regime di Washington invece, aveva un effetto esattamente opposto, spingendo a legami più profondi della Cina coi rispettivi vicini nel sud-est asiatico e in Eurasia. In sostanza, gli Stati Uniti, nel tentativo di isolare la Cina e punire le nazioni che continuano a fare affari con la Cina, si isolando invece sempre più.

Strategia ottusa dei nordamericani
I fondamentali economici che convincono le nazioni a scegliere la Cina agli Stati Uniti non vengono affrontati seriamente nei circoli della politica estera degli Stati Uniti. Perciò gli USA si trova in un circolo vizioso in cui la loro politica estera coercitiva e sgradevole, unita alla mancanza di incentivi economici per tollerarla, in particolare nel sud-est dell’Asai, allontanando sempre più i potenziali alleati. Anche l’apparato militare e di soft power deli USA, un tempo credibili, si è indebolito negli ultimi anni. In altre parole, gli Stati Uniti gitano un bastone spezzato avendo finito le carote. La Cina, invece, agitano un grosso bastone ma non rivolto ai giocatori della regione, ma agli USA e la loro ritirata dal Pacifico. La Cina gode anche di molte carote da offrire ai potenziali alleati. Per questi motivi, gli Stati Uniti, attraverso la propria politica estera, si isolano, non la Cina, una tendenza che continuerà nel prossimo futuro fin quando gli Stati Uniti non potranno rinunciare alla loro posizione al di sopra delle altre nazioni e accettare un posizione costruttiva invece.

Riferimenti:
New York Times – Gli Stati Uniti impongono sanzioni ai funzionari cinesi per la repressione di Hong Kong (8 dicembre 2020)
Reuters – Gli Stati Uniti sanzionano 14 funzionari cinesi su HK; Pechino dice che si vendicherà (8 dicembre 2020)

Joseph Thomas è redattore capo della rivista di geopolitica thailandese The New Atlas e collaboratore della rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio