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Cina: sfera di prosperità per la Russia e minaccia per gli USA

Rostislav Ishenko, Stalker Zone, 06 gennaio 2021La “società decente” discuteva costantemente di opzioni e modi per tratare con eserciti di milioni dell’est che si precipitano nel Vecchio Mondo per “arrostire i fratelli bianchi”. Tuttavia, nessuno spiegava perché dovrebbero fare proprio questo e come collegare il “pericolo giallo” al fatto che un piccolo corpo di spedizione di truppe di diverse potenze europee avesse appena distrutto la potenza militare della Cina, sopprimendo la “rivolta dei pugili”.” (E questa non fu la prima volta che un simile incidente si verificava in mezzo secolo). Nessuno disse al pubblico tremante che l’Oriente era tutt’altro che unito e, prima che qualcuno da lì potesse minacciare l’Europa, i cinesi massacravano i mongoli, e i giapponesi i cinesi (o viceversa). Alla fine, anche la guerra russo-giapponese (l’unica vittoriosa per l’est) avvenne sui territori cinesi. I giapponesi non invasero la potenza europea. sebbene dopo Tsushima la loro flotta dominasse il mare e potessero facilmente eliminare le piccole guarnigioni russe in Kamchatka, sostituendole con le proprie. È solo che i giapponesi non vollero mai andare così a nord. Questo è il motivo per cui lasciarono tranquillamente la Siberia dopo la guerra civile russa, senza prendere nulla di più di ciò che l’impero russo aveva ceduto al Giappone 15 anni prima, col Trattato di Portsmouth. Durante la prima e la seconda guerra mondiale, anche le potenze asiatiche litigarono tra esse e cacciarono allegramente anche i colonizzatori europei indeboliti. Gli unici Paesi con una popolazione non europea, ma proveniente da essa (caucasoide), minacciati dal “pericolo giallo” sono Australia e Stati Uniti, poiché si trovano nella tradizionale zona di espansione orientale, la zona tropicale della regione Asia-Pacifico (APR), nella cosiddetta zona del riso. Gli asiatici non sono nemmeno più interessati alla Nuova Zelanda e al continente degli Stati Uniti.
Il primo compito degli asiatici è creare una grande sfera asiatica di co-prosperità che unisca tutti i popoli (dalla Birmania alle Hawaii e dal Giappone all’Australia) sotto l’egemonia di un leader.
Il secondo compito è minare il potere politico ed economico nella regione degli Stati Uniti e dell’India (e prima dell’Impero britannico), nonché consolidare una posizione dominante nei mercati dell’America Latina.
È proprio in questo modo, col minor costo, che si risolvono tutti i problemi nel creare un cluster politico ed economico asiatico chiuso, concorrente naturale di quello euroamericano. Allo stesso tempo, se Europa e Stati Uniti considerano tradizionalmente la Russia una concorrente, che va indebolita al massimo e subordinata ai propri interessi (ma non distrutta, come molti dei nostri pensano), allora Cina e Giappone (come ogni altro potenziale egemone asiatico) considerano allo stesso modo gli Stati Uniti e qualsiasi potenza europea che cerchi di prendere piede nella zona asiatica dei Mari del Sud. La Russia è per esse un’alleata naturale, frenando l’espansione europea e garantendo la disponibilità di rotte commerciali terrestri dall’Asia all’Europa. In effetti, la presenza di una Russia neutrale o benevola nei confronti dell’Asia, consente all’egemone asiatico di competere con successo coll’economia euro-americana e di non aver paura di un’invasione militare.
Se guardiamo la mappa dell’Asia, capiremo che oggi anche il primo dei problemi identificati non è stato risolto: non è stato definito un unico egemone asiatico. Le affermazioni della Cina su questo ruolo sono le più rilevanti, ma né India né Giappone le hanno accettate al momento. Idealmente, la Cina impiegherà almeno un decennio per diventare l’indiscusso egemone in Asia. Solo allora potrà iniziare a risolvere il problema di cacciare definitivamente gli Stati Uniti dalla regione Asia-Pacifico.
A Washington non sono dei bambini a sedersi capendo perfettamente la situazione. Come ho già scritto, i nordamericani sanno di non poter sconfiggere Russia e Cina né con mezzi economici né militari e si concentrano sulla creazione del proprio cluster politico ed economico autarchico, entro cui i nordamericani potrebbero rapinare quante più economie possibili cercando di far morire di fame Russia e Cina. Per risolvere tale problema, devono difendere le loro posizioni in Europa dalla Russia (o almeno minimizzare il successo del Cremlino in quest’area). Allo stesso modo, gli Stati Uniti devono ridurre al minimo i successi della Cina in Asia. Coll’Europa, è più facile: hanno quasi la stessa civiltà, inoltre un numero piuttosto elevato di Stati dell’Europa orientale ha una paura mortale della Russia e vede gli Stati Uniti come l’unico difensore contro la rinascita della potenza russa. Pertanto, nonostante l’evidente svantaggio della cooperazione economica euro-americana, gli Stati Uniti riescono ancora a mantenere l’UE nella loro sfera di influenza con poco. Se il conflitto Trump-Biden tra capitale finanziario e industriale non fa a pezzi gli USA, Washington dovrebbe in linea di principio avere risorse sufficienti per mantenere l’Europa nella sua orbita d’influenza nei prossimi tre o cinque anni (a condizione che non subisca una sconfitta catastrofica in altre regioni, in particolare in Asia). Proprio per questo motivo lo scontro con la Cina in Asia diventa una priorità degli Stati Uniti. Questa tesi trumpiana fu già adottata dai democratici, quindi Biden non cambierà la politica statunitense nei confronti della Cina. Nella regione Asia-Pacifico, il compito di Washington è molto più difficile che in Europa, non avendo a lungo attratto risorse sufficienti per i Paesi della regione. In termini di civiltà, è anche estraneo a tutti tranne l’Australia. La Cina perde solo quando Giappone, India e Repubblica di Corea la vedono come concorrente economico e anche, insieme ad altri paesi della regione, per le controversie territoriali irrisolte. Tuttavia, l’idea stessa gli è vicina e comprensibile: la creazione del proprio mercato asiatico, che dia all’industria asiatica almeno un miliardo di acquirenti solvibili della classe media e relazioni commerciali ed economiche col resto del mondo alle proprie condizioni (asiatiche). Poiché le condizioni offerte dagli Stati Uniti sono peggiori, la probabilità che i Paesi della regione scelgano la versione cinese del futuro non è solo alta, ma altissima.
Washington non può entrare in guerra con Pechino. Non solo perché la Russia ha chiarito da che parte è disposta a schierarsi, ma soprattutto perché gli USA sanno bene che Mosca non lancerà l’attacco nucleare agli USA subito dopo l’attacco di questi ultimi alla Cina. La Russia chiederà la pace, offrirà mediazione e guarderà felicemente la potenza militare degli Stati Uniti esaurirsi in tale conflitto. Idealmente, Mosca non avrà nemmeno bisogno di combattere: quando gli Stati Uniti si indeboliranno abbastanza, sarà possibile semplicemente presentare l’ultimatum (fare un’offerta che non può essere rifiutata). Un attacco simultaneo a Russia e Cina sarebbe una follia dato che non gli lascerebbe nemmeno l’ipotetica possibilità di sopravvivere. Quindi, Washington non può aspettarsi di vincere in una competizione civile o economica, ma la guerra è una follia. Pertanto, gli USA hanno bisogno che la Cina entri in guerra con qualcun altro. Cercarono di spingere la Russia in una trappola simile, costringendola costantemente a una guerra con la Georgia, poi coll’Ucraina, poi cogli Stati baltici, ma si vide il governo russo reagire a tali provocazioni in modo flessibile e c’é gente che diventa isterica vedendo che Putin non invia carri armati da qualche parte. I nordamericani non smettono di cercare di trascinare la Russia in una guerra in Europa, ma senza lo stesso fanatismo. Ora tentano sempre più la stessa cosa con la Cina, ma debolmente. Date le peculiarità della psicologia orientale, che non solo non consente la “perdita della faccia” , ma in alcuni casi definisce specificatamente cosa sia esattamente la “perdita della faccia”, sarà più difficile per la leadership cinese resistere alle provocazioni nordamericane. Pertanto, possiamo aspettarci che nei prossimi anni, se gli Stati Uniti non collasseranno sotto il peso dei propri problemi, l’Asia sarà molto irrequieta. Allo stesso tempo, è improbabile che Washington cerchi di attaccare l’Asia centrale ex-sovietica. Dal punto di vista logistico, la sua posizione è importante, ma non unica (può essere aggirata dai corridoi). In termini strategici, è completamente controllata da Russia e Cina, che possono organizzare congiuntamente una “Ucraina” (che avrebbe dovuto diventare un peso per i piedi della Russia, ma è diventata un peso per gli Stati Uniti) con un qualche piano nordamericano in Asia centrale. Washington tenterà, contando sui nazionalisti locali e sull’opposizione islamica, di mettere Russia e Cina in lotta per il primato nella regione. Tuttavia, sarà molto difficile. Il fatto è che i confini cinesi (incluso il nord-ovest) sono stabili da secoli. A volte ci sono piccoli progressi, a volte riduzioni, ma poi il Regno di Mezzo ritorna ai suoi confini.
Anche nel primo millennio d.C., al momento del massimo progresso, i cinesi in Asia centrale non andarono oltre Tashkent. Inoltre, si trattava di guarnigioni distaccate dall’impero, il cui compito era proteggere le rotte commerciali. Su questo compito, fallirono e i resti furono ritirati in Cina. In generale, la Cina preferì sempre affidarsi al fatto che le sue importanti rotte commerciali nella regione saranno presidiate da un forte alleato, per cui il commercio cinese coll’occidente sarà anche finanziariamente vantaggioso.
La Russia oggi è proprio tale alleato. Inoltre, in Asia centrale, come nell’Europa orientale, è da tempo dimostrato in modo dettagliato e popolare che né Pechino con Mosca, né Mosca con Pechino aggraveranno le relazioni a causa di qualche ambiziosa nullità post-sovietica. Russia e Cina sono pronte a prenderli in compagnia e permettergli anche di guadagnare, ma devono comportarsi in modo esemplare in termini politici, altrimenti non si accorgeranno nemmeno di come avranno grossi problemi, che solo Mosca e Pechino possono risolvere. Questa alleanza è così redditizia ed autosufficiente che sarà molto difficile spezzarla. Permettetemi di ricordarvi che anche nell’anno critico per l’URSS del 1941, il Giappone (allora alleato del Reich) attaccò non essa (il che sarebbe stato naturale), ma gli Stati Uniti. E anche se Hitler dichiarò immediatamente guerra agli Stati Uniti, sperando che il Giappone dichiarasse guerra all’URSS o che almeno ritirasse delle truppe sovietiche, Tokyo rimase neutrale preferendo sviluppare l’espansione nella direzione tradizionale (nella zona del riso). Nel frattempo, ci fu la guerra in cui l’URSS era alleata degli Stati Uniti, e la Germania era alleata del Giappone, occupando nei piani di Tokyo lo stesso posto (garante del commercio asiatico con l’Europa e retrovia affidabile) che la Russia occupa oggi nei piani di Pechino.
Quindi, come 100-150 anni fa, il “pericolo giallo” ovviamente esiste, ma è un pericolo per gli Stati Uniti. Se gli Stati Uniti scomparissero domani, allora si può facilmente indovinare da chi correranno Giappone, Corea del Sud e India nel diventare alleati strategici (Taiwan capitolerà immediatamente). Tuttavia, temo che anche in questo caso incontreranno una posizione consolidata russo-cinese, e le proposte che saranno presentate saranno sorprendentemente diverse, in meglio, da tutto ciò che hanno sentito o si aspettano di sentire da Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio