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La morte di un combattente della resistenza. Tenente-Generale Qasim Sulaymani

Fra Hughes, Orinoco Tribune, 3 gennaio 2021

Il 3 gennaio 2021 segna il primo anniversario del martirio di uno dei principali generali, leader militari e strateghi regionali dell’Iran. Fu assassinato a Bagdad, la capitale dell’Iraq, insieme ad Abu Mahdi al-Muhandis, vicecomandante dell’Hashd al-Shabi conosciute localmente come PMU, Unità di Mobilitazione Popolare, parte delle forze armate irachene. Il Generale Sulaymani era in visita in Iraq su richiesta del governo iracheno e fu accolto a nome del governo dal vicecomandante delle PMU all’aeroporto di Baghdad, prima che venissero sommariamente giustiziati per ordine del presidente nordamericano Donald Trump, che pretese che il generale Sulaymani complottava contro le forze e gli interessi nordamericani nella regione. Tali omicidi, un crimine di guerra, dovrebbero vedere Trump davanti la Corte penale internazionale dell’Aia. Gli USA di Trump non riconoscono più la legittimità della Corte internazionale. Per paura di processi per crimini di guerra contro le forze nordamericane che commettono atrocità atroci in Afghanistan, gli USA la lasciavano nell’aprile 2019. Tale esecuzione immorale e codarda coi droni fu anche una dichiarazione di guerra ad Iran e Iraq. Uccidendo due importanti membri delle forze armate iraniane e irachene, che rappresentavano anche i rispettivi governi, gli USA dimostrarono ancora una volta di essere i capi mondiale del terrorismo internazionale. Questo è ancora un altro esempio di come l’egemonia nordamericana, il diritto degli USA di compiere qualsiasi azione che ritengano opportuna in qualsiasi Paese del mondo, contrariamente al diritto internazionale, mostrando la scarsa considerazione di USA e loro presidente e complesso militare-industriale per democrazia, diritti umani e confini internazionali?
Il Generale Sulaymani e il Vicecomandante al-Muhandis furono uccisi da codardi. I loro ricordo e azioni vivranno per molto tempo dopo le politiche fallimentari dell’imperialismo nordamericano nella regione dell’Asia occidentale e del Medio Oriente. Trump pose il seme che una volta germogliato vedrà la fine dell’egemonia nordamericana nella regione e forse nel mondo.
Il generale Soleimani era il capo della sezione al-Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane. Combatté per conquistare la libertà dell’Iran dal colpo di Stato militare della CIA del 1953, quando depose il leader democraticamente eletto Mohammad Mosadegh e insediarono lo Scià che alla fine portò alla rivoluzione iraniana nel 1979. Scalò i ranghi militari durante la guerra con l’Iraq. Una guerra guidata dall’occidente usando Sadam Husayn nella controrivoluzione contro il popolo iraniano. Non solo ha guidato quelle forze in battaglia, ma fu anche il collante che consolidò l’Asse della Resistenza tra Iran, Siria, Libano, Yemen, Iraq e Palestina. Non era un soldatino legato alla scrivania. Si trattava di un leader nei campi del Libano meridionale che costrinse al ritiro gli israeliani, alla periferia di Damasco, dove combatté i mercenari taqfiri inviati a distruggere la Siria per conto di occidente, Israele, NATO e dittature del Golfo. Combatté SIIL/Daish in Siria e Iraq. Fu al fianco della resistenza palestinese a Gaza e dei rivoluzionari huthi nello Yemen. Quest’uomo fu l’artefice di molte vittorie dei popoli della regione contro l’aggressione imperialista nordamericana e le sue disavventure militari. Fu assassinato da Donald Trump, Casa Bianca, Pentagono, Tel Aviv, Londra e Riyadh perché era una minaccia alle loro macchinazioni per l’Asia occidentale. Era un esercito di un solo uomo le cui gesta leggendarie, coraggio e audacia accesero la torcia della libertà e della resistenza nella regione.
Possono aver ucciso il rivoluzionario, ma non hanno ucciso la sua visione singolare, la sua leadership ispiratrice, né i suoi seguaci che potranno trasformare quella visione in realtà. Quella visione era ed è assistere al completo ritiro delle forze nordamericane dalla regione e alla creazione di una Palestina libera, dal fiume al mare. Gli USA possono aver ucciso un uomo, ma al suo posto ce ne sono migliaia. Un eroe della Repubblica dell’Iran, icona della resistenza, come Guevara e Castro, Chavez e Allende sarà un faro per gli antimperialisti che cercano di porre fine all’aggressione e alle guerre imperialiste. Per creare un mondo di uguali in cui la cooperazione sostituisca la sottomissione e la fiducia reciproca, il rispetto e la dignità generino pace dalla guerra e amore dall’odio. Potrebbe essere morto, ma la sua eredità per la libertà della regione continuerà. Mentre la resistenza da Baghdad a Beirut, da Damasco a Sana e ovunque è sempre più forte e fiduciosa, solo la continua occupazione militare degli USA può arginare l’ondata di nazionalismo antiamericano e antimperialista che investe l’Asia occidentale. Inizia una nuova primavera araba. Cresciuto in Persia, libererà tutti. Dalla loro morte nasce una nuova speranza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio