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L’assassinio di Sulaymani ha insegnato agli iraniani a non fidarsi mai delle promesse occidentali

Se Biden vuole seriamente allentare le tensioni con Teheran, ha una sola opzione: attuare integralmente l’accordo nucleare
Seyed Mohammad Marandi, AHTribune 06 gennaio 2021

Quando politici, attivisti e intellettuali filo-occidentali incautamente parlano di brogli nelle elezioni presidenziali iraniane del 2009 e della Bolivia del 2019, media occidentali, think tank, ONG ed “esperti” si mobilitarono per minare i risultati delle elezioni, nonostante la mancanza di prove. La narrativa della “frode elettorale” fu fortemente promossa per destabilizzare questi Paesi e distruggere la legittimità dei loro presidenti eletti democraticamente attraverso i social media controllati dagli Stati Uniti e i media finanziati dall’occidente. Si osservi il netto contrasto nel modo in cui i media statunitensi e loro esperti trattano i nordamericani che parlano di brogli nelle presidenziali del 2020. Il presidente Donald Trump e i suoi milioni di sostenitori furono censurati sui social media di proprietà degli Stati Uniti e ridicolizzati o ignorati nella maggior parte dei media aziendali e statali occidentali dopo aver parlato dei brogli. Questo è il motivo per cui le risposte occidentali all’assassinio del fisico accademico Mohsen Fakhrizadeh erano completamente prevedibili in Iran. I media affermarono che Fakhrizadeh guidava un programma di armi nucleari iraniano anni dopo che le agenzie di intelligence statunitensi conclusero che l’Iran l’aveva cessato. E, cosa più importante, nonostante mai l’AIEA abbia affermato che l’Iran avesse tale programma. Tuttavia, i media occidentali e gli organi di propaganda continuarono fedelmente a presentare la finzione del regime israeliano come un fatto.

Le false affermazioni di Netanyahu
Alcuni retroscena su tali persistenti accuse israeliane:
Nel 1992, l’allora parlamentare Benjamin Netanyahu affermò che all’Iran mancavano tre-cinque anni per avere le armi nucleari.
Nel 2009, affermò che l’Iran avrebbe potuto assemblare una bomba e fabbricarne molte altre entro un anno o due.
Nel 2012 Netanyahu nuovamente affermò che mancavano solo pochi mesi all’Iran per poter costruire un’arma nucleare.
L’elenco potrebbe continuare, eppure nel corso di molti anni di affermazioni chiaramente false, i media occidentali e gli “esperti” ripresero ciecamente le accuse di Netanyahu sulla disponibilità dell’Iran a montare una bomba nucleare. Ogni volta che il regime israeliano creava collegamenti tra scienziati assassinati e un programma di armi nucleari inesistente, i media occidentali ripetevano tali accuse infondate e di solito citavano “fonti di intelligence informate” come prove. Fakhrizadeh, brutalmente assassinato davanti la moglie, fu trattato allo stesso modo. Immediatamente dopo l’assassinio, i media occidentali si muovono per assassinarne la figura.

Giustificare l’estremismo
Si basa sullo stesso metodo che i media occidentali “indipendenti” e gli “esperti” usano per giustificare il sostegno agli estremisti in Afghanistan, l’assedio a Gaza, l’invasione dell’Iraq, la distruzione della Libia, la guerra sporca in Siria, le sanzioni al Venezuela, il colpo di Stato in Bolivia e il catastrofico assalto allo Yemen. Proprio come con l’assassinio da parte degli Stati Uniti del Generale Qasim Sulaymani, che aveva guidato la guerra regionale contro lo Stato islamico (IS), l’UE e altre entità occidentali non usarono le corrette parole di condanna per descrivere l’assassinio di Fakhrizadeh nelle loro dichiarazioni pubbliche, legittimando ulteriori attacchi terroristici contro cittadini iraniani. A causa dell’illegalità di Stati Uniti ed Israele e della conseguente sottomissione europea, agli iraniani sembra non essere rimasta altra scelta che reagire contro il regime israeliano per scoraggiare eventuali futuri assassini. Abbiamo visto tale tipo di rappresaglia dopo l’attacco terroristico a Sulaymani, quando l’Iran lanciò missili contro la base militare di Ayn al-Asad nell’Iraq occupato dagli Stati Uniti. La risposta di Teheran incluse l’espansione del programma nucleare. Per scoraggiare ulteriormente il terrorismo, tuttavia, la risposta a Israele dovrà essere più severa. Il mondo è cambiato immensamente dalla firma dell’accordo nucleare del 2015. Nonostante le sanzioni paralizzanti imposte dai regimi di Obama e Trump, Iran ed alleati non persero influenza regionale. Al contrario, gli alleati regionali degli Stati Uniti persero altre guerre, affrontando difficoltà economiche e in alcuni casi un declino terminale. Gli Stati Uniti profondamente divisi che affrontano la depressione economica, mentre l’ascesa della Cina continua, non si concederà il lusso di scaricare un fardello crescente sulle spalle fragili di alleati e delegati regionali. Le potenti capacità di guerra asimmetrica dell’Iran l’hanno reso un avversario formidabile agli Stati Uniti.

Vantaggi militari
Gli Stati Uniti, che circondavano l’Iran di basi militari e minacciavano a lungo gli iraniani di morte e distruzione, non possono credere seriamente che l’Iran negozierà i suoi vantaggi militari, né ritirerà il sostegno agli alleati che severamente frenava le ambizioni imperiali occidentali. Come può l’Iran negoziare coll’imminente regime di Biden quando quattro scienziati nucleari iraniani, tra cui uno dei miei colleghi dell’Università di Teheran, furono assassinati durante la sua vicepresidenza? Come può l’Iran fidarsi della nuova squadra alla Casa Bianca quando il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, avrebbe detto all’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton nel 2012 che al-Qaida era “dalla nostra parte in Siria”? La scelta del presidente eletto Joe Biden della nuova direttrice dell’Ufficio gestione e bilancio, Neera Tanden, che affermò che gli Stati Uniti dovrebbero costringere la Libia a usare la sua ricchezza petrolifera per ridurre il deficit del bilancio degli Stati Uniti. Washington ha intrapreso una guerra illegale, ha distrutto il Paese e vuole che le vittime paghino ciò. Questo è l’imperialismo nella sua forma più vile e rozza. L’Iran sarebbe sciocco ad abbassare la guardia. Cosa può aspettarsi l’Iran da Biden, che sostenne l’invasione dell’Iraq a causa delle armi chimiche che non esistevano? I media occidentali ripeterono a pappagallo le affermazioni dell’intelligence statunitense sui legami di Sadam Husayn con al-Qaida, un’organizzazione terroristica che l’alleanza USA-sauditi creò in Afghanistan. L’Iran non può fidarsi di un regime cui élite e media obbedienti giustificherebbero immediatamente l’aggressione se si trovasse una fessura nell’armatura iraniana. Sulaymani, che andò a Baghdad su invito del primo ministro iracheno, fu assassinato insieme alla controparte irachena nella guerra contro l’IS, il comandante Abu Mahdi al-Muhandis, eppure le élite occidentali risposero come se il regime statunitense avesse l’autorità di attuare tale terrore.

Il percorso davanti
Non importa quanto gli analisti occidentali affermino diversamente, non ci saranno negoziati sulla difesa dell’Iran, sulle sue alleanze regionali o cambiamenti all’accordo nucleare. L’Iran non ha resistito ad anni di brutalità disumana di Trump per placare Biden. Se Biden cerca seriamente di allentare le tensioni e raggiungere una soluzione amichevole, esiste solo un’opzione, attuare pienamente l’accordo nucleare. L’Iran non accetterà più azioni alla Obama, dove l’Iran rispetta i suoi impegni e gli Stati Uniti fingono di attuarli. Se Biden sceglie scioccamente una strada diversa, scoprirà presto che uccidere eroi iraniani ha reso il Paese determinato a farla pagare all’occupazione statunitense. È passato un anno dal martirio di Sulaymani, ma gli orientalisti devono ancora apprendere che la forza dell’Iran non si fonda sulle personalità, ma su un sistema politico sofisticato e competente. Le azioni di Trump e Netanyahu hanno impartito agli iraniani una lezione importante: non fidarsi mai delle vuote promesse occidentali e portarsi sempre un grosso bastone.

Traduzione di Alessandro Lattanzio