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Dall’Eritrea alla Bolivia: chi sostiene i golpe di Washington?

Filmon Zerai, Internationalist 360°, 26 dicembre 2020

Il 18 ottobre 2019 l’attivista eritrea Vanessa Tsehaye twittò un articolo dell’attivista boliviana Jhanisse Vaca Daza pubblicato sulla pagina della Fondazione per i diritti umani, incoraggiando il rovesciamento del leader socialista Evo Morales. “Se la democrazia e i diritti umani saranno ulteriormente compromessi, la Bolivia potrebbe diventare il prossimo Venezuela. Le elezioni presidenziali del 20 ottobre sono un’opportunità fondamentale per rimuovere Morales dal potere e ripristinare la giustizia in Bolivia. Il nostro pianeta non può permettersi un altro leader autoritario che rimane al potere a spese del mondo naturale”. Jhanisse V Daza (@JhanisseVDaza) Poche settimane dopo, in Bolivia, il mondo assistette al colpo di Stato della giunta fascista e alla cacciata di Evo Morales, lasciandolo in esilio, umiliato e perseguitato. Il nuovo regime si scatenò immediatamente, uccidendo decine e massacrando manifestanti indigeni e ribaltando tutte le conquiste economiche e politiche ottenute dal governo socialista. Il colpo di Stato fece avanzare la politica estera di Washington coerente dall’America Latina all’Africa nel prendere di mira i leader socialisti o qualsiasi Stato non conforme. Chi è Vanessa Tsehaye e perché un’attivista eritrea è così vicina a un’attivista boliviana per il cambio di regime? Il collegamento è la Human Rights Foundation, dove Jhanisse V. Daza è manager delle Freedom Fellowships, programma di cui scelsero Vanessa facesse parte dal 21 maggio 2019. Jhanisse rivelò nell’annuncio del programma di borse di studi : “Chi concorre in un’organizzazione o start-up senza scopo di lucro o della società civile ha bisogno di aiuto e guida su leadership personale, costruzione di movimenti, strategia di commercializzazione e mediatica, raccolta fondi e sicurezza digitale. La mia esperienza fu innovativa e non vedo l’ora di portare le competenze di livello mondiale in ciascuna di queste aree per 10 nuovi seguaci”. Vanessa Tsehaye

Qual è la sua esperienza e chi sono gli “esperti di livello mondiale”?
Un esame più dettagliato di connessioni e rapporti di lavoro di Jhanisse Vaca Daza rivela che guida una rete internazionale di operazioni di cambio di regime sostenute da Washington in Bolivia, Hong Kong e altre regioni strategiche. Come riportato per la prima volta da Wyatt Reed e Ben Norton di GrayZone, Daza è collegata ai figuri venezuelani Leopoldo Lopez e Thor Halvorssen, fondatrice e CEO della Human Rights Foundation. Sono entrambi collegati all’oligarchia di destra e razzista che ha condotto una lunga campagna di destabilizzazione del Venezuela col sostegno di Washington. Inoltre, Daza è associata a Srdja Popovic, l’ex-organizzatore del gruppo Otpor che ebbe un sostanziale sostegno finanziario da National Endowment for Democracy (NED), International Republican Institute (IRI) ed Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID). Il gruppo Otpor fu una delle sofisticate operazioni decennali per prendere di mira la Jugoslavia socialista e a distruggerla. Il rapporto investigativo di The GrayZone rivelava: “CANVAS fu finanziato dal National Endowment for Democracy, utensile della CIA che funge da braccio principale del governo degli Stati Uniti per promuovere il cambio di regime”. Secondo le e-mail interne di Stratfor, società di intelligence nota come “CIA ombra”, CANVAS “potrebbe anche aver ricevuto finanziamenti e addestramento dalla CIA durante la lotta anti-Milosevic del 1999/2000″. CANVAS è nato dal movimento Otpor!, gruppo di attivisti appoggiato dagli Stati Uniti che abbatté il Presidente Slobodan Milosevic, preso di mira dal rovesciamento dalla NATO per non essere sufficientemente conforme. “Un’e-mail dello staff di Stratfor si vanta:“ i ragazzi che gestivano OTPOR sono cresciuti, hanno indossato abiti e progettato CANVAS… o in altre parole un gruppo “esporta-rivoluzione” che gettò i semi per numerose rivoluzioni colorate. Sono ancora agganciati ai finanziamenti statunitensi e fondamentalmente vanno in giro per il mondo cercando di rovesciare dittatori e governi autocratici (quelli che agli Stati Uniti non piacciono)”. Stratfor rivelava che CANVAS “ha rivolto l’attenzione al Venezuela” nel 2005, dopo aver coltivato movimenti di opposizione che guidarono le operazioni di cambio di regime pro-NATO in Europa orientale. Tra quelli addestrati da CANVAS c’erano i capi del tentato golpe in Venezuela quest’anno, tra cui Juan Guaido, Leopoldo Lopez e decine di associati al partito Volontà Popolare sostenuto dagli Stati Uniti”.
Il 19 luglio 2019, Vanessa twittò a sostegno di Srdja Popovic: “Possiamo avere successo solo imparando da chi ha combattuto in modo simile prima di noi”. Meron Estefanos è un altro attivista eritreo associato alla Human Rights Foundation e collegato a Srdja, come si vede dal tweet del maggio 2015. Sia gli account twitter di Meron che quelli di Vanessa sono verificati e sono sempre incentrati su notizie per dare l’impressione di una voce eritrea imparziale, nonostante la connessione con elementi oscuri e obiettivi di Stato. Vanessa Tsehaye fu pure nominata al premio per la libertà di espressione dell’indice sulla censura nel 2016. Come riportato da Morning Star: “L’Indice sulla censura continua a funzionare ancora oggi, presentandosi come organizzazione che promuove la libertà di espressione nel mondo. Ma una rapida occhiata ai suoi principali donatori allerta. Oltre alla già citata Ford Foundation, è finanziata da Open Society Foundations, Open Democracy e dall’oscura organizzazione del soft power National Endowment for Democracy (NED)”. Cosa possiamo dedurre sul danno attivo allo Stato di Bolivia ed Eritrea da Vanessa nella diaspora eritrea e sui legami con Jhanisse Vaca Daza/Human Rights Foundation? La sua apparizione fa parte di molti obiettivi controrivoluzionari negli anni per sconfiggere la rivoluzione eritrea dalle radici socialiste, demoralizzarne il nazionalismo rivoluzionario del popolo eritreo e indebolirne lo Stato. La strategia di Washington fu multiforme e sofisticata per dispiegamento ed esecuzione nella diaspora dal 2007, come presentati dai cablo di WikiLeaks dell’ex-ambasciatore Ronald K. McMullen. Il risultato impeccabile della rivoluzione eritrea sotto la guida di ELM, prima ELF e poi EPLF, che aveva un obiettivo fondamentale socialista dopo l’indipendenza, fu un esempio minaccioso per l’Africa. Pertanto, l’Eritrea fu vittima di piani e distruzione imperialista per decenni:
1890-1945 Sopravvissuta e resistito al colonialismo italiano senza influenza della cultura italiana, della lingua e del razzismo dell’era fascista.
1945-1960 Sopravvissuta e resistito agli obiettivi del colonialismo britannico nel partizionare l’Eritrea e dividerne la popolazione.
1961-1991 Sopravvissuta e resistito a USA/ Regno Unito/URSS che sostennero colonialismo ed occupazione brutale etiope.
1991-1998 Pace e transizione.
1998-2000 Sopravvissuta all’invasione dell’Eritrea sostenuta da Washington che appoggiava ul TPLF, proprio come fece anni dopo in Somalia.
1998-2018 Sopravvissuta e resistito all’aggressione di Washington e del regime etiope che sosteneva mirando a collasso dello Stato, destabilizzazione e sabotaggio economico per indurre il popolo a ribellarsi e sottomettersi.
2009-2018 Sopravvissuta alle debilitanti sanzioni delle Nazioni Unite contro lo Stato, sua difesa e punizioni collettive del popolo.
L’emergere dell’attivismo neoliberista della diaspora guidata da Vanessa/OneDaySeyoum opera dalle questioni individuali considerate delle celebrità contro comunità e lotta collettiva. Questo è il motivo per cui è guidato dai social media senza seria legittimità popolare nella comunità eritrea, poiché l’obiettivo non era che seminare discordia, frammentazione politica ed esternarei i problemi reali dell’Eritrea. L’attivismo della diaspora neoliberale è diretto via twitter, metriche e drammi online, come il dogpiling della comica Tiffany Haddish che visitò l’Eritrea per narrazione personale e pubblicizzare il Paese del padre. Va chiarito che Tiffany Haddish fu vischiosamente presa di mira, quando non era affatto una voce politica. Vanessa usò di proposito il bullismo sui social media di Tiffany per pubblicizzare la sua organizzazione e usare quella trovata per centrare la sua organizzazione e il suo profilo. OneDaySeyoum/Vanessa Tsehaye non si opposero alle pressioni di Susan Rice per sanzioni contro lo Stato dell’Eritrea dal 2009 al 2018 e tacque sulla guerra d’aggressione durata 18 anni del regime di Addis Abeba sostenuto da Washington. La maggior parte dei giovani della diaspora della Gen Z che la sostengono su twitter vengono ingannata da un’operazione imperialista, piena di campagne superficiali e pubbliche relazioni senza alcun impatto sul popolo eritreo né sullo Stato. La campagna sui social media aiuta solo a costruire il “marchio attivista” e il loro profilo, non affronta materialmente i problemi del popolo eritreo. Sfruttano politicamente il grave problema dei rifugiati eritrei in Libia per incolpare lo Stato, senza menzionare il ruolo dell’imperialismo nel destabilizzare la Libia e l’aggressione all’Eritrea .Questo è paragonabile ad essere un piromane di notte ma esibirsi da vigili del fuoco alla luce del giorno. Cosa significa sostenere le sanzioni, la destabilizzazione economica/militare dello Stato eritreo con la difesa dei rifugiati? Inoltre, Vanessa ha guadagnato notorietà e capitale dei social media dalla sfortuna di Ciham in Eritrea. Dobbiamo allontanarci dalle singole questioni delle campagne sui social media, poiché questo è di per sé liberalismo e impegnarci veramente in un approccio di alto livello per sostenere il popolo eritreo oltre il PFDJ senza vendersi all’imperialismo. Sostenere la libertà di Ciham è la cosa giusta da fare, ma non c’è motivo di impegnarsi nel liberalismo e allinearsi alla campagna di Vanessa Tsehaye, finanziata dalla Human Rights Foundation. La campagna sui social media su Ciham e il suo spettacolo ha beneficiato solo la carriera di Vanessa Tsehaye. Come presentato da Ivan Marovic, uno dei fondatori di Otpor: “Non è bello. Le persone normali odiano la politica.. ma…h ai bisogno di persone normali se vuoi fare il cambiamento. Per farlo, devi rendere sexy la politica. Rendilo bella. Rendila alla moda. La rivoluzione come linea di moda”.

In difesa dei commento della sinistra eritrea
“Non nascondere nulla alle masse del nostro popolo. Non dire bugie. Esponi le bugie ogni volta che vengono dette. Non mascherare difficoltà, errori, fallimenti. Non rivendicare vittorie facili… ”
Amilcar Cabral

Nel corso degli anni c’è stata una spinta verso un attivismo neoliberista che mira a rovesciare l’eredità della generazione più anziana di eritrei con una politica di sinistra e nazionalismo rivoluzionario. Lo stesso nazionalismo rivoluzionario è preso di mira, anche se va chiarito che il PFDJ ha fallito nell’Eritrea e nella diaspora come avanguardia nello spirito socialista dell’EPLF. La generazione eritrea più anziana attiva alla fine degli anni ’80 e ’90 col nazionalismo rivoluzionario ha costruito le comunità della diaspora e sviluppato un movimento di lunga durata per aiutare l’Eritrea. L’ascesa di Vanessa/OneDaySeyoum si oppone alla ricca storia dell ‘attivismo della comunità dal basso verso l’alto prevalente negli anni ’80 / ’90 e all’inizio degli anni 2000 nella diaspora, originariamente modellato dall’avanguardia socialista nell’EPLF. Gli attivisti della diaspora neoliberista sono in contrasto con la storia degli organizzatori eritrei, che si battevano per la solidarietà, l’antimperialismo e la costruzione della lotta collettiva che univa gli eritrei e difendeva Stato e rivoluzione. Sfortunatamente, Isaias Afewerki e PFDJ non sanno mantenere quell’eredità e ora abbiamo giovani vulnerabili ai truffatori e alla guerra controrivoluzionaria. La paura di narrazioni critiche di sinistra contro elementi del PFDJ e vicini al dipartimento di Stato come Vanessa è seria, e la contro-risposta vomitarattacchi ad hominem e screditare qualsiasi critica di sinistra.
Ad esempio di seguito, negli ultimi mesi, sono stato preso di mira da Vanessa Tsehaye / OneDaySeyoum diffondendo disinformazione e mettendo in luce i miei commenti, liquidandomi come misogino, sessista e prendendo di mira le eritree per aver condannato pubblicamente i suoi legami cogli imperialiste e il suo sostegno al golpe in Bolivia. Il mio tweet si rivolge all’imperialismo e Vanessa Tsehaye rispose proclamando falsamente che sono misogino:

(A proposito, il suo nome era Vanessa Berhe negli articoli passati, interviste ad Al Jazeera e quello era il nome che usai prima che cambiasse nome, non sapevo che l’aveva cambiato ma ora mi sono aggiornato)
La critica pubblica legittima di un attivista ipervisibile è misogino o sessista? Se è così, non ho alcun problema a correggermi, ma questo è motivato dall’obiettivo di imbrattare la mia critica politica. Altrettanto importante, l’account dell’individuo associato a Vanessa inviava messaggi diretti a popolari neri di sinistra con ampio seguito, proclamando senza un’indagine pubblica indipendente, che prendevo di mira le donne eritree quando ciò non è vero. Il mio indirizzo personale fu diffuso da uno dei membri di OneDaySeyoum con minacce personali offline, oltre ad altri commenti su youtube che minacciavano di chiamare la mia famiglia e pubblicare il nome della mia partner. Inoltre, le persone associate a Vanessa Tsehay/OneDaySeyoum presero di mira l’organizzazione di cui faccio inviando i loro associati a monitorare le nostre attività e a penetrare e sabotare i nostri sforzi. L’HOA-PALS (Horn of Africa-Pan Africanist for Liberation and Solidarity mira a costruire uno spazio di sinistra alternativo che sia multi-generazionale, guidato da donne e filo-LGBTQ+. Affermazioni fallaci su di me che prendo di mira le donne eritree sono errate, considerando che sono un membro di un’organizzazione guidata da donne in cui abbiamo avuto vari dialoghi su come questo fu un lavoro riuscito politico nel scartare il mio commento. Il mio commento è diretto, schietto e non ha lo scopo di danneggiare le comunità emarginate, ma di mettere in discussione elementi reazionari, che si tratti degli attivisti o dei quadri del PFDJ o dei funzionari eritrei. Fui bloccato dall’ambasciatore eritreo in Giappone per aver criticato le sue opinioni anti-Cuba/URSS/marxiste, fui bloccato dal direttore dell’OMS, Tedros Adhanom per quando fu ministro degli Esteri del TPLF, fui bloccato dall’ambasciatore statunitense a Gibuti, MC Hammer per il supporto a Selassie/Menliek e ho avuto più problemi con uomini reazionari nella nostra comunità che con le donne.
Come eritreo, capisco l’ottica di criticare pubblicamente le donne e ho fatto di più per stare attento nel linguaggio, leggendo opere femministe marxiste queer per eliminare meglio il mio patriarcato interiorizzato per fare meglio nel mio approccio, pur cercando i principi guida degli antimperialisti e evidenziando i problemi della politica estera di Washington nel Corno d’Africa. Essere un eritreo rivoluzionario nella diaspora richiede da un lato di non essere associato al dipartimento di Stato di Washington, o sostenere acriticamente Isaias Afewerki dall’altro. Esiste un approccio trasformativo alla transizione dell’Eritrea oltre Isaias Afewerki e non funzionerà in collusione con dipartimento di Stato/Human Rights Watch/Amnesty e OneDaySeyoum. Gli eritrei hanno il diritto di difendere lo Stato e non dovremmo lasciarci intimidire e convincere a lavorare con imperialisti e loro lacchè. Nessun eritreo rivoluzionario che creda nella nostra lotta collettiva è mio nemico, sia che operi nel PFDJ o nell’opposizione, poiché dobbiamo mantenere il fronte uniti. Kwame Ture parlò delle differenze tra mobilitazione e organizzazione. Disse che la mobilitazione di solito porta all’azione di riforma, non all’azione rivoluzionaria. “Quelli di noi rivoluzionari non si occupano dei problemi, siamo interessati al sistema”. La mobilitazione delle masse ampia richiederà approcci radicali con organizzazioni incentrate sulla lotta collettiva piuttosto che su questioni individuali e spettacoli sui social media. I giovani della diaspora eritrei e non eritrei attratti dalla propaganda emotiva su Twitter sono inermi in quanto non riconoscono di essere trascinati da qualcosa di pericoloso per l’Eritrea e la regione. Tale sofisticata campagna si rivolge ai giovani della diaspora e persone con grande seguito, che non conoscono l’Eritrea.
Ci si può impegnare e decostruire il ruolo dell’imperialismo nel modo in cui i rifugiati eritrei vengono sfollati in Libia e affrontano gravi minacce, senza giustificare i fallimenti di Isias Afewerki nel ridurre danni e politiche distruttive. Si può essere di sinistra senza supportare il PFDJ. La posizione di classe della diaspora si riflette nella politica per il Corno d’Africa. Le prospettive e l’analisi di classe furono sepolte dall’attivismo neoliberista della diaspora verso questioni che deviano su emozioni e spettacoli invece che su analisi storiche e indagini approfondite. Vuoi la libertà per il tuo popolo? Da quale posizionamento di classe? Noi neri di sinistra abbiamo il dovere di essere esperti sui media e ben versati nella guerra informativa contro l’America nera e l’Africa. Spesso i liberali non capiscono le critiche penetranti e la persuasione ideologica. Abbiamo intenti dannosi portando alla luce il posizionamento politico dannoso di eritrei pro-dipartimento di Stato e pro-Isaias Afewerki? No. L’intento è allontanare la conversazione a sinistra dai reazionari tramite il PFDJ o certi resoconti dell’opposizione. Abbiamo un problema col dilagante sentimento antisocialista tra gli attivisti eritrei neoliberisti e la loro continua campagna di sorveglianza online col supporto di sostenitori oscuri. La sinistra eritrea viene presa di mira e perseguitata per i commenti critici e le opinioni. La sinistra globale nera deve capire che elementi come quelli in questo articolo che vogliono screditare la sinistra eritrea e membri di sinistra che si organizzano online, vanno chiariti indagando con chi interagiscono e le loro associazioni oscure. Quanto a screditare la posizione di sinistra eritrea, qualsiasi difesa dello Stato o rivoluzione è intenzionalmente equiparata al sostegno ad Isaias Afewerki e dei suoi fallimenti. È così che gli attivisti eritrei filo-USA razionalizzano la demonizzazione di qualsiasi difesa dello Stato deviando su Isias/PFDJ. Difendere Bolivia, Venezuela, Iran, Cina dall’aggressione occidentale non significa essere d’accordo con la politica interna o col capo di Stato dell’Eritrea, ma siamo guidati dai principi dell’antimperialismo e dalla linea non interventista. Nello spirito del panafricanismo, della tradizione radicale nera e dell’antimperialismo, la sinistra eritrea e la rivoluzione eritrea devono essere difesi dall’iper-nazionalismo, dall’attivismo della diaspora neoliberale e dalla destra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio